PASSIONE FUMETTI di Giancarlo Vidotto – JURIC: la madre degli Orfani


 

Aveva ragione Leo Ortolani quando, nel commento alla sua Cover Variant di “Orfani: Nuovo Mondo” nr. 1 dell’ottobre 2015, riferendosi ai protagonisti delle prime due stagioni di Orfani citava “Sì, vabbè, Ringo, mica Ringo, Angelo, Pistolero, Mocciosetta, Faccia da Scimmia, va be’, lo so, grazie per aver partecipato. Però la Juric. Eh. O no? Perché questa, diciamocelo, è la serie della Juric. Bella. Arrogante. Nella copertina va anche a coprire il titolo della nuova serie. Ma la Juric se ne frega, del titolo della nuova serie. Qualunque sia la serie, qualunque sia il titolo, lei ci sarà.” Geniale e profetico. Nel mese di dicembre 2016 si è conclusa la miniserie di 3 numeri (improprio chiamarla quarta stagione, anche se segue la terza) dedicata proprio ed esclusivamente a Lei e al suo passato, “Orfani: JURIC”.

 

Nel mondo della letteratura, del cinema e dei fumetti, sono tanti i personaggi che vorrebbero arrivare a dominare il mondo. Nessuno riesce mai nell’intento, vince sempre l’eroe. Tranne che su Orfani. Tranne la Juric. Lei – la psicologa degli orfani – è riuscita a manipolare tutti, fino ad arrivare al vertice del nostro mondo, e poi anche del Nuovo Mondo, sostanzialmente da lei stessa creato. Jsana Juric, un mostro senza scrupoli, senza anima e senza cuore, cinico e crudele, capace di tutto, ma proprio tutto, per raggiugere il proprio scopo. Ma Jsana Juric è anche la salvatrice dell’umanità, colei che ha tenuto duro, guidando con una visione superiore i destini della popolazione mondiale verso la salvezza. Con qualche sacrificio, si intende.

 


 

La prima stagione di Orfani ha debuttato in edicola nell’ottobre 2013 e si può considerare una specie di rivoluzione per la Sergio Bonelli Editore. Per tante cose, più che per una in particolare. E la prima serie a fumetti della Bonelli concepita per essere interamente a colori, è stata strutturata in stagioni come i telefilm di successo, utilizza un linguaggio narrativo moderno e dinamico che prende spunti dal fumetto americano e giapponese, ma anche dal cinema e dai videogiochi. E’ una serie dove tutto può accadere, non c’è un protagonista che si possa definire principale, soprattutto non immortale. Inoltre è stata concepita per essere multimediale. Insieme al fumetto è stato prodotto il cartone animato ed è in preparazione un primo romanzo. Gli albi a fumetti sono diventati volumi di lusso per la BAO e sono recentemente tornati in edicola in un formato maggiorato, come allegati al Corriere della Sera.

 


 

Jsana JURIC – come sottolineava Leo Ortolani – ha dominato, con le sue decisioni, le prime stagioni di Orfani, pur rimanendo narrativamente spesso in secondo piano. Come si confà del resto ai grandi statisti, al cui confronto non sfigurerebbe. Negli ultimi 3 mesi del 2016 è stata pubblicata una miniserie in cui viene raccontata la vita della Juric fino al suo esordio, avvenuto proprio nel nr. 1 della prima stagione. Da dove viene la Juric? Da dove vengono le sue straordinarie capacità di leggere e manipolare l’animo umano altrui? E, soprattutto, cosa l’ha portata ad essere così cinica e spietata? Non ultimo, il mistero del suo occhio mancante. Tre albi densi e intensi, duri e crudi, scritti da una guest star d’eccezione, la cattivissima sceneggiatrice di Dylan Dog, Paola Barbato, sotto la regia di Roberto Recchioni, creatore di Orfani insieme a Emiliano Mammucari.

 

Orfani è una serie che leggo con piacere sin dall’inizio, ed è anche una delle poche serie Bonelli che legge mio figlio, segno che il linguaggio adottato è in grado di catturare l’attenzione dei giovani. Ricordo in particolare la scena finale del confronto tra Ringo e Sam, pubblicata sul nr. 10 “Cuori sull’abisso” della prima stagione, una di quelle che ti lasciano a bocca aperta, ma anche la tematica di Nuovo Mondo e soprattutto il finale, il più tosto delle tre stagioni. Però la serie dedicata alla Juric è quella che mi ha coinvolto di più. Coinvolto e, diciamo pure, anche sconvolto, per la drammaticità del racconto che la brava Paola Barbato riesce a rendere così intenso e appassionante, grazie anche ai disegni estremamente efficaci di Roberto De Angelis, Riccardo La Bella, Maurizio Di Vincenzo e Luca Casalanguida, tutti dotati di grande realismo ed espressività. Le copertine dei tre albi sono opera di un altro grande del fumetto italiano: Nicola Mari, anche lui proveniente da Dylan Dog, come la Barbato.

 


 

“Orfani: Juric” è una miniserie che può essere letta indipendentemente dalle altre stagioni, a cui è comunque collegata dalle pagine iniziali e finali, scritte da Roberto Recchioni, per i disegni in bianco e nero di Andrea Accardi. Queste parti sono dedicate allo scrittore Ėmile Bogdan, incaricato dalla Juric stessa di redigerne la biografia per gli abitanti di Nuovo Mondo. Attraverso le sue ricerche scopriamo che il passato della affascinante professoressa è stato terribile, tanto che spesso ci troveremo a soffrire con lei, a stare dalla sua parte. Una storia assolutamente non banale, che prende – come del resto tutta la serie Orfani – molti spunti dalla nostra realtà, soprattutto dall’attualità, quella più scomoda, quella che vorremmo non vedere, ne sentire, come ad esempio il problema dei migranti.

 


 

Paola Barbato è una delle più importanti sceneggiatrici italiane del momento, se non la più importante. Ha esordito nel 1998 su Dylan Dog, prima su un albetto di Groucho “Il cavaliere di sventura”, poi sulla testata principale con l’albo nr. 157 “Il sonno della ragione”, disegnato da Bruno Brindisi. Ad oggi ha scritto più di 50 storie, comprese quelle per Speciali, Maxi, Giganti e Almanacchi. Per la collana dei Romanzi a Fumetti ha scritto “Sighma” per Stefano Casini, di cui è in lavorazione la prosecuzione. Per la serie de Le Storie ha scritto ad oggi 5 albi, il primo “Il boia di Parigi” per Giampiero Casertano, l’ultimo “I sogni dei morti” per Anna Lazzarini. Nel 2016 è uscita la miniserie evento “UT” in 6 albi, su soggetto e disegni di Corrado Roi. Una sceneggiatrice tosta. Non potrebbe essere diversamente, considerato il suo notevole curriculum fumettistico. La miniserie “Orfani: Juric” lo conferma in pieno.

 


 

Paola Barbato è anche una bravissima scrittrice. Ha scritto numerosi racconti – di cui uno, Ghor, in coppia con Tiziano Sclavi – pubblicati in importanti raccolte per diversi editori e tre romanzi pubblicati da Rizzoli: Bilico, Mani nude e Il filo rosso. Ho letto “Mani nude”. Quando ci penso sto ancora male, tanto mi ha impressionato. Un romanzo magnetico che ti cattura e non ti molla più, e allo stesso tempo ti colpisce duro allo stomaco, dall’inizio alla fine, senza tregua, senza pieta. Ha vinto il premio Scerbanenco ed è uno di quei romanzi che merita leggere, se si ha stomaco ovviamente. Ne parlerò ancora, anche della Barbato, perché alla Bonelli stanno lavorando alla trasposizione di Mani nude in un Romanzo a fumetti, ad opera dei disegnatori Paolo Armitano e Davide Furnò e di cui è già circolata qualche immagine.

 


 

La serie ORFANI è recuperabile sul sito Bonelli, come arretrati, o in fumetteria. Composta di albi a colori di 96 pagine, 12 numeri la prima stagione ORFANI (in corso di ristampa per il Corriere della Sera), 12 la seconda ORFANI: RINGO, 12 la terza ORFANI: NUOVO MONDO, 3 ORFANI: JURIC. A metà gennaio 2017 inizierà ORFANI: TERRA, sempre in 3 numeri, scritta da Emiliano Mammuccari e con le copertine di GIPI.

 


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