Chieri, basket: i Leopardi ripartono da coach Silvio Bronzin

Dopo una stagione esaltante, con tutti gli obiettivi centrati, la scelta è stata praticamente obbligata: con estremo piacere e orgoglio il progetto tecnico BEA Leopardi riconferma coach Silvio Bronzin nella duplice veste di head coach della Prima Squadra e di Responsabile Tecnico del Progetto giovanile.Arrivato ufficialmente la scorsa stagione dopo una carriera che lo ha visto giungere fino a panchine in Serie B ed a svariate Finali Nazionali Giovanili, fin dal primo attimo Silvio si è calato perfettamente nella realtà arancio-nera sposandone a pieno il progetto ed i valori.Oltre agli ottimi risultati della Prima Squadra, arrivata sotto la sua guida per la prima volta ai play-off del campionato di Serie D, e dell’Under 18 Elite, vincitrice incontrastata del girone di qualificazione e capace di superare squadre scese dal campionato di Eccellenza, tutto il progetto tecnico ha beneficiato della sua supervisione, con evidenti risultati oltre che sul campo, soprattutto per quanto riguarda la crescita generale di squadre, giocatori e staff.Dopo una stagione del genere, non poteva che essere immediata la scelta di ripartire da lui nella costruzione della nuova stagione dei Leopardi.A margine della firma sul rinnovo, abbiamo posto qualche domanda a coach Bronzin:Coach, qual’è il bilancio della tua prima stagione a BEA?Sicuramente può dirsi più che positiva. Mi è stato chiesto come Capo Allenatore della Prima Squadra e Responsabile Tecnico del Settore Giovanile di aiutare a far crescere una realtà giovane ma già lievitata in maniera esponenziale,  ed i risultati non sono certo mancati. Per la prima volta abbiamo raggiunto i Playoff in Serie D, abbiamo sfiorato le Final Four sia con la U20 sia con la U18 Elite e ultimo in ordine di tempo ma non di importanza, la squadra Juniores è entrata nelle prime 4 d’Italia alle Finali Nazionali di Cesenatico. Ovviamente non dimentico anche gli ottimi segnali di crescita dati dai più “piccoli”, che non possono che farci ben sperare per il futuro.A proposito di futuro: quali sono le tue aspettative sulla stagione alle porte?Nella mia prima stagione a BEA è stato importante conoscere la società e l’ambiente in tutte le sue componenti. Ora, per la prossima stagione non mi soffermo su obiettivi scontati quali la crescita dei nostri atleti o l’ottenimento di risultati sul campo, dalla Serie D alla U13, ma fisso l’attenzione su due punti apparentemente secondari ma a mio avviso imprescindibili per una realtà come la nostra.Innanzitutto, mi piacerebbe, come si fa ad esempio con una squadra del settore giovanile, programmare la costruzione di uno Staff dalla base, coinvolgendo gli atleti in uscita dal settore giovanile in attività di assistentato, identificando quelli con particolare talento per il ruolo di istruttore/allenatore e avviandoli ai corsi per diventare, a seconda della loro predisposizione, istruttori Minibasket o Allenatori.Secondo, alimentare l’entusiasmo creato la scorsa stagione intorno alla Serie D, con un pubblico sempre più numeroso e “chiassoso”, portando a BEA giocatori funzionali al nostro progetto, che prevede l’inserimento sistematico e programmato dei ragazzi del settore giovanile in Prima Squadra, ma anche e soprattutto in grado di accendere il pubblico di casa con le loro giocate.Prima di chiudere scendiamo più sul personale: cos’è per te BEA e perchè hai scelto il progetto dei Leopardi?Questa è la domanda cui viene più facile e spontaneo rispondere. BEA per me è una famiglia. Mi sento il fratello maggiore di tutti gli allenatori dello staff e in questo ruolo cercherò di aiutarli durante tutta la stagione con il mio piccolo bagaglio di esperienze. La verità però è che, come sempre capita in questi casi, fondamentalmente saranno loro a darmi una grande mano e a migliorarmi non solo dal lato tecnico ma anche e soprattutto da quello umano.E come in ogni famiglia che si rispetti, ci sono mamma e papà. Finora non ho citato nessuno per paura poi di dimenticare qualcuno, ma Salvatore e Stefano (Morena e Piccionne ndr) meritano un’eccezione, a patto che non mi si chieda chi è la mamma e chi il papà. Mi confronto con loro ogni giorno ormai da un anno, sui progetti, sugli ostacoli piccoli e grandi, sui successi e sulle momentanee battute d’arresto. Due amici in primis, due persone a volte diametralmente opposte ma unite dalla grande passione per BEA e dalla ferma volontà di raggiungere gli obiettivi prefissati. Non è solo per le loro indubbie capacità di gestione e programmazione ma anche e soprattutto per le qualità umane, non così scontate in figure come la loro, che il progetto BEA, cui si dedicano con entusiasmo da anni, prende sempre più corpo. Scegliere il progetto dei Leopardi per me significa poter dare un contributo, mi auguro significativo, a questa continua ed innegabile crescita. Con orgoglio, anzi, con Pride!Parole di entusiasmo e cariche di energia che non ci possono che far ben sperare per il futuro dei Leopardi: buon lavoro Coach!

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