PIEMONTE ARTE: CHIERI, FORNERIS, CANTAMESSA, VASCO, MUNARI E PRAMPOLINI, DE BERNARDI, GALLINA

CHIERI, IN BIBLIOTECA FINO AL 30 NOVEMBRE, MOSTRA: “TRA DEROSSI E PINOCCHIO. LA SCUOLA ELEMENTARE ITALIANA TRA OTTO E NOVECENTO NEL FONDO STORICO DELLA BIBLIOTECA FRANCONE”

Nonostante il clima mite e le temperature ancora piuttosto sopra la media stagionale stiamo iniziando ad inebriarci dell’aria frizzantina, sublimarci con il profumo di caldarroste, e deliziarci del foliage autunnale che tinge le nostre giornate. Grandi e piccini sono tornati tra i banchi di scuola già da più di un mesetto salutando le vacanze estive in attesa del Natale. Per omaggiare la scuola e offrire un’occasione di riflessione sul suo ruolo essenziale nella vita quotidiana, attingendo dai beni del Fondo Francone, nella Biblioteca Civica di Chieri è stata allestita, a cura del personale di CoopCulture, una mostra nella saletta espositiva. Un viaggio a ritroso nella realtà scolastica tra Otto e Novecento in cui di quella tenace promessa, ormai sempre più vaga, di una scuola quale opportunità di crescita morale e miglioramento sociale è possibile trovare un’eco negli oltre 30 volumi esposti, dove i libri Cuore e Pinocchio fungono da guide letterarie in quanto specchi delle diversità-aspirazioni-tensioni proprie di quel contesto storico. Sebbene spesso venga dato per scontato ciò che si ha e lo stile di vita in cui si è immersi, sono stati fatti enormi progressi e grandi conquiste negli ultimi due secoli, anche sul fronte dell’istruzione. Basti infatti ricordare gli sviluppi normativi sull’istruzione pubblica partendo dalle leggi Casati del 1859 e Coppino del 1877, come primo passo rivolto all’urgenza pedagogica di un’Italia da poco unita, per far fronte al grande problema dell’alfabetizzazione. In questo scenario la scuola elementare, in sinergia con le scuole serali e festive, svolse un ruolo essenziale nella lotta contro l’analfabetismo. Ecco dunque un’altra occasione offerta dalla Biblioteca di Chieri non solo per visionare i preziosi volumi del Fondo storico della Sala Francone ma anche per tuffarsi nel passato, non remoto, centrandosi su una tematica decisamente attuale.  (Serena Goldin)

 

TORINO: NELLE SALE DELLA “FOGLIATO” ESPONE ERICA FORNERIS

Dipinti e aqueforti di Erica Forneris si possono vedere alla Galleria Fogliato, in via Mazzini 9 a Torino, dal 10 novembre al 9 dicembre, nella mostra personale «Incontrare la luce per fermare il tempo». Diplomatasi all’Accademia Albertina con una tesi sull’arte di Mario Calandri, intitolata «Il tempo e i luoghi della memoria», esprime la propria «lettura» della realtà circostante con un tono poetico che ricorda i versi di Cesare Pavese: «Basta un pò di silenzio e ogni cosa si ferma/nel suo luogo reale». Per fermare il tempo, la linea e la luce che taglia obliqua lo studio, Erica Forneris si affida alla definizione di un interiore percorso all’interno di un immanente silenzio, di una ricercata e voluta solitudine dinanzi alla lastra di zinco o alla tela o all’immagine evocata.

E nello studio dipinge il suo autoritratto fatto di melograni, di rose, di peonie, riscopre gli antichi maestri spagnoli, rilegge le pagine pittoriche dell’olandese Jan Vermeer, in una sorta di rivisitazione di una stagione che riemerge dagli anni trascorsi all’Accademia Albertina, da interiori riflessioni, da meditazioni intorno al valore del segno, del colore, del linguaggio. Un percorso, che stabilisce precise connessioni fra passato e presente, pittura e grafica, citazioni e oggetti di un tempo ormai trascorso. Oggetti che affiorano alla mente da lontane sedimentazioni della memoria, da un incontro, da una frase musicale. E un mobile d’epoca, un vecchio orologio, una poltrona e una macchina per cucire, diventano i soggetti delle incisioni che entrano in dialogo con l’ambiente, con i libri di un’intera esistenza, con le rose e i legacci recuperati dalla storia di famiglia.

Le opere, siano queste dipinti o incisioni, rivelano una particolare sensibilità, un’attenzione alla «costruzione» della rappresentazione, alla definizione delle tecniche miste su tavola come «Ogni mio istante» e «Tutto scorre – III- (Lisiantus ed Iperico)». La ricerca della Forneris appartiene alla cultura visiva contemporanea, a una scrittura estremamente calibrata, rigorosa, equilibrata nella resa dell’immagine. Ogni interno puntualmente delineato, ogni finestra aperta sull’infinito, ogni preziosissimo ex libris, da «La sosta» a «Merci in arrivo», concorrono a creare il clima di una visione segnata dai ricordi, mentre si rinnovano le cadenze espressive di di una profonda esperienza compositiva. Un iris disposto su un piano orizzontale, un ramo di magnolia, una natura morta con caffettiera, fanno parte del suo cammino attraverso la natura, la magia dell’alba, la scoperta della luce. E nella luce il profilo di un volto «Tra luci e ombre», il cancello de «Il giardino segreto» e le «Tracce della memoria senza oblio» che richiamano i versi di Jorge Luis Borges: «io provo il logorarsi dello specchio/ che si placa in una sola immagine».

L’immagine si trasforma, come la parola, e «acquista altro senso,/ diventa altro suono» (Giovanni Testori), si ricompone nello spazio con tutta l’energia di una rievocazione legata a calle, peonie, nature morte, nella suggestione del segno che incide la lastra, di un rosa delicato, del verde delle foglie e del rosso delle mele. Incontrare la luce per fermare il tempo.

 

                                                Angelo Mistrangelo          

 

CASTELLO DI MIRADOLO: AUGUSTO CANTAMESSA. FOTOGRAFIE

La mostra apre al pubblico sabato 10, alle ore 14

Il Castello di Miradolo apre le porte alla più grande retrospettiva dedicata all’opera di Augusto Cantamessa. La mostra, curata dalla Fondazione Cosso, rende omaggio al Maestro, recentemente scomparso, e alla sua arte. Il progetto è nato con la collaborazione di Bruna Genovesio e Patrik Losano, curatori del patrimonio fotografico di Cantamessa. Oltre 60 opere, in bianco e nero, stampate in modern print e vintage, raccontano la sua visione del mondo, con diversi inediti mai esposti al pubblico. La Fondazione Cosso e il progetto artistico Avant-dernière pensée presentano nelle sale espositive una particolare installazione sonora che lega alla narrazione visiva frammenti di memoria musicale. Lo speciale allestimento Da un metro in giù offre una nuova prospettiva di osservazione e di scoperta: sotto l’opera d’arte, divertenti spunti per interagire con le fotografie e con gli spazi.

 

TORINO: IL PERCORSO ARTISTICO DI SERGIO VASCO

Da «martinArte», in corso Siracusa 24/A a Torino, si apre l’8 novembre, alle 18, la mostra personale di Sergio Vasco che sino al 23 novembre accoglie il pubblico e, in sintesi, propone il suo discorso creativo e l’impegno di un’intera esistenza.

Rileggendo il percorso artistico di Vasco si coglie la sua «occhiata rivolta al mondo che ci circonda», la strenua volontà di attraversare vicende, situazioni, accadimenti per raggiungere lo spazio dell’arte, per avventurarsi in una stagione di interiori intuizioni, di accordi cromatici, di incontri determinanti per il fare pittura e scultura e grafica.

Ora, a poco più di cinquant’anni dalla prima mostra personale alla «Promotrice delle Belle Arti», il suo discorso si «scopre» nelle tavole esposte da «martinArte», dove illustra e sottolinea un ritratto professionale che unisce gli anni del «Visual Design», con una rigorosa progettazione legata agli stilemi architettonici contemporanei, all’iniziale interesse per una scultura dal modellato sapientemente delineato, che ha fatto dire a Lucio Cabutti: «Prevale la figura umana, di volta in volta stabile e pensosa, oppure dolente, come posseduta da un antico dolore….».

Vi è, quindi, nel suo impegno una costante evoluzione espressiva, una sintesi figurale che trova riscontri nell’attenzione per i molteplici aspetti della società del secondo Novecento e del nuovo Millennio, per un’interpretazione capace di legare astrazione, realismo simbolico e iperrealismo. Tanto da essere invitato nel 1972 da Elio Quaglino, titolare della Galleria La Minima di Torino, alla rassegna «Arte Giovane. Aspetti italiani dell’Iperrealismo», insieme a Enrico Borghi, Alex Ognianoff e Gianni Zatterin. L’anno successivo, Albino Galvano scrive di «una pittura che, mentre costringe l’occhio a illudersi del reale, stimola l’immaginazione è vera arte: sintesi di vita interiore e di perizia nella padronanza della tecnica. Vera poesia perché eccellente mestiere».

Dalla frequentazione della Bottega della ceramica di Victor Cerrato al Borgo Medievale alle lezioni di Filippo Scroppo all’Accademia Albertina, dall’approfondimento tecnico ai corsi ENALC all’insegnamento delle Discipline Pittoriche al «Liceo Artistico Statale» di Cuneo, «1° Liceo Artistico» e «Liceo Artistico Cottini» in Torino, si snoda un’attività sempre affiancata dalla ricerca di un proprio linguaggio artistico.

Un linguaggio caratterizzato dalla rivisitazione della realtà quotidiana, dai riferimenti al passato «Classico», dalle anamorfosi e da quel ricorrente «drappo-simbolo-messaggio» che evoca i miti positivi o negativi dell’attuale società.

Vasco ha recuperato, tra pittura e scultura e materiali quali il plexiglass, una dimensione artistica scandita da una lettura, e conseguente ridefinizione, dell’ambiente, dai proverbi antichi come antiche sono le riflessioni popolari («Bene la forza- ma l’ingegno è meglio»), dal fluire del segno-parola che «occupa» lo spazio della tela o del foglio di carta.

Il manifesto per il concorso «Centenario dell’Unità d’Italia» (Italia ‘61), il puntuale sviluppo compositivo dei disegni per lo «Studio ‘65» e per il progetto museografico del Forte di Bard dello «Studio Dedalo», esprimono una sorprendente capacità tecnica mediante «tavole» che «parlano molti linguaggi…sono strumenti interattivi» (Massimo Venegoni). E con il Premio Arte Mondadori, per la scultura in bronzo «Come straccio strizzato», e le suggestive opere finaliste al Premio Nazionale di Pittura Cesare Pavese, si ricorda la natura morta «Tre sono i buoni bocconi», «Messaggio ad un fanciullo» e «Lungopo dai Murazzi» che ricrea il fascino di una Torino percorsa dalla luce atmosferica.

 

Angelo Mistrangelo       

                                                                                                              

APOLLINAIRE E L’INVENZIONE “SURRÉALISTE”

Il poeta e i suoi amici nella Parigi delle Avanguardie

Fino al 24 febbraio 2019

Wunderkammer GAM

Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

A cura di Maria Teresa Roberto con Virginia Bertone, Franca Bruera e Marilena Pronesti

La mostra dossier presentata nella Wunderkammer della GAM rinnova la stretta collaborazione con la Fondazione Ferrero di Alba e crea un significativo collegamento con il convegno internazionale Métamorphoses d’Apollinaire, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Torino in collaborazione con le Università del Kent e di Paris-Nanterre, in occasione del centenario della morte di Guillaume Apollinaire (1880-1918). Organizzata in parallelo alla mostra alla Fondazione Ferrero di Alba dei capolavori dadaisti e surrealisti del Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, l’esposizione in Wunderkammer propone un antefatto di quelle ricerche, illustrando alcuni aspetti emblematici dell’avanguardia parigina degli anni Dieci. Fulcro della mostra è la prima rappresentazione, nel 1917, de Les Mamelles de Tirésias di Apollinaire, un testo paradossalmente sospeso tra il registro tragico e quello comico e grottesco, a proposito del quale l’autore coniò l’aggettivo “surréaliste”. Grazie alla disponibilità degli Archives Férat di Parigi, sono presentati in mostra i bozzetti delle scene e dei costumi realizzati dal pittore cubista di origini russe Serge Férat (1881-1958). In concomitanza con la mostra, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino ospiterà, la sera del 22 ottobre, la rappresentazione delle Mamelles de Tirésias messa in scena dalla compagnia parigina Waou Production. Il percorso espositivo ricostruisce inoltre attraverso lettere e disegni il tessuto di rapporti e di scambi che univa, intorno alle riviste Les Soirées de Paris, SIC e Nord-Sud, il folto gruppo di scrittori e pittori vicini ad Apollinaire, con una particolare attenzione per la figura di André Salmon (1881-1969), primo estimatore e difensore, insieme ad Apollinaire, di Picasso e dell’estetica cubista. Grazie alla disponibilità degli Archivi Salmon di Torino sono esposte alcune caricature che offrono una galleria di personaggi centrali per la formazione dell’avanguardia parigina, tra i quali spicca il creatore della Patafisica Alfred Jarry (1873-1907), autore di culto sia per i dadaisti sia per i surrealisti. Fin dal 1912 Apollinaire aveva sostenuto e difeso la pittura di Giorgio de Chirico (1888-1978), destinata a influenzare nel decennio successivo le riflessioni sull’arte di poeti e pittori surrealisti. La mostra si conclude con l’omaggio che nel 1930 de Chirico volle dedicare all’amico dei suoi anni parigini illustrando con una serie di 68 litografie l’edizione Gallimard dei Calligrammes, i componimenti poetico-visuali composti da Apollinaire tra il 1913 e il 1916, la cui raccolta completa era stata pubblicata per la prima volta nel 1918.

La mostra è realizzata con il contributo della Fondazione Ferrero di Alba

 

TORINO: BRUNO MUNARI ENRICO PRAMPOLINI. MOVIMENTO, LUCE E CREATIVITÀ INFANTILE

a cura di Graziano Menolascina

Fino al 2 febbraio 2019

Galleria In Arco, Piazza Vittorio Veneto 3, Torino

Dopo l’acclamata mostra “Scacco Matto” dove il teatro futurista e le geometrie elementari di Fortunato Depero incontravano le composizioni astratte e fluorescenti di Peter Halley, la Galleria In Arco è lieta di presentare “Movimento, Luce e Creatività Infantile” Bruno Munari ed Enrico Prampolini. La ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività infantile attraverso il gioco di Bruno Munari si affianca al panorama dell’arte astratta caratterizzata per il suo profondo interesse per il dinamisco – organicismo, sino alla polimatericità influenzata da visioni del microcosmo di Enrico Prampolini. La mostra, curata da Graziano Menolascina, si compone partendo dal 1913 con “Ritmi Spaziali” di Enrico Prampolini sino ai lavori realizzati negli anni cinquanta, continuando con una selezione di dipinti, sculture e carte che percorrono tutta la carriera artistica di Bruno Munari dal 1950 al 1990.

Designer, sculture e scrittore. Considerato uno dei massini protagonisti dell’arte, del design e della grafica del 20° secolo, ha mantenuto inalterata la sua estrosa creatività a sostegno dell’indagine costruttiva della forma attraverso sperimentazioni visive e tattili e insieme, alla sua grande capacità di comunicare attraverso parole, oggetti, giocattoli. Inizialmente vicino al futurismo, se ne allontanò poi gradualmente dedicando la sua ricerca all’approfondimento di forme e colori e all’autonomia estetica degli oggetti. Tra le realizzazioni più emblematiche le «macchine inutili» (dal 1933), consegni meccanici presentati come modelli sperimentali che indagano sulle possibilità percettive, che fecero Munari un precursore dell’optical art. La ricerca, non inquadrabile nelle categorie consuete, tende a una sorta d’ironico analismo, mediante la continua sperimentazione di sempre nuovi strumenti di comunicazione. Partito dalla poetica futurista dell’interpretazione dell’arte come tonalità, egli risolve il suo processo inventivo attraverso forme astratte semplici e pure, per offrire all’uomo oggetti utili non sono in senso materiale, ma anche intellettuale ed estetico, nel tentativo di riassumere in essi le contrastanti istanze della tecnica e dell’arte, della necessità, della libertà e dell’imprevisto. La sua costanze ricerca è stata quella dell’approfondimento di forme e colori, variabili secondo un programma prefissato e della autonomia estetica degli oggetti. La figura di Enrico Prampolini, nasce come pittore, scenografo e scrittore d’arte. Fu uno dei più noti rappresentanti del futurismo, cui aderì dal 1912, contribuendovi con «manifesti» e scritti polemici, caratterizzando fin dall’inizio la sua ricerca col prediligere come mezzo espressivo il collage polimaterico. Dopo un periodo preparatorio in cui assimilò, assieme agli elementi futuristi, quello del cubismo e dell’astrattismo, Prampolini si avviò gradatamente attraverso forme puramente astratte e mezzi polimaterici, verso una rappresentazione di visioni fantastiche di forte luminosità, oggetti e corpi cosmici, che simboleggiano di fatto il potere dello spirito umano sulle forze naturali, attraverso i mezzi della civiltà moderna e la sua compenetrazione con esse. In contatto con i maggiori movimenti d’avanguardia del Novecento, svolse un importante ruolo come organizzatore di eventi. Nel 1945 fondò l’Art club, e proseguì nel suo impegno per la diffusione dell’arte astratta parallelamente alla sua attività pittorica che rimase sempre fedele all’astrazione pura e alla ricerca delle varie possibilià offerte dal polimaterismo ( Rapporti armonici, 1954; Astrazione plastica X, 1955, Roma, Galleria nazionale d’arte moderna). Di grande interesse è il suo contributo teorico nel campo della scenografia teatrale (da Scenografia a e coreografia futurista, 1915, a Elementi formativi della scenografia contemporanea, 1950).

 

CASALBORGONE: TONINO DE BERNARDI TRA SPERIMENTAZIONE E POESIA

Protagonista del cinema underground e sperimentale, Tonino De Bernardi presenta sabato 10 novembre, alle 20,30, al Teatro San Carlo di Casalborgone il suo film «Elettra» del 1987, che «è la bellezza del vero cinema, quando supera la «letteratura» e incontra la poesia» (A. Farassino, su «La Repubblica» del 23 ottobre 1987). Un momento, quindi, di scrittura cinematografica, di ricerca, di una misura espressiva che appartiene al suo lungo impegno di autore, che ha fondato e gestito la casa di produzione torinese Lontane Province Film a Casalborgone, dove vive, lavora e ha insegnato Lettere. E da «Vaso etrusco» del 1967 a «Serva e padrona» del 2005, si snoda un percorso che nel 2017 è approdato alla Videoteca GAM con l’opera «Il nostro verde» (1967) di Tonino De Bernardi e Paolo Menzio, inserita nel ciclo di mostre dedicate al cinema sperimentale italiano degli anni ‘60 e ‘70. L’opera, che è stata donata alla collezione del museo, nasce dall’incontro con Taylor Mead che prese parte alle riprese. In particolare, nella scena finale risuonano le parole di «Howl» di Allen Ginsberg: «Ho visto le menti migliori della mia generazione/ distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche». Tra gli interpreti si ricordano Pia Empremian e i poeti concreti Adriano e Maurizio Spatola che hanno lasciato una traccia  inconfondibile della loro esperienza. Una stagione che vide attive personalià come Arrigo Lora-Totino o il pittore e poeta visivo Dino Bedino che ha scritto i versi:«Anche la vita è come un adieu sospeso/ rinviato a quell’Ora, a quel Viaggio in cui non serve valigia o passeport/ ma i segreti del cuore/ la prière che è nel libro della memoria…./(oh non lasciarla appassire…». La serata per «Elettra» restituisce alcuni degli aspetti del percorso innovativo e interiorizzato del linguaggio di Tonino De Bernardi, l’essenza di una visione culturale e creativa che ha preso forma attraverso la frequentazione del Gruppo 63 di Edoardo Sanguineti, le suggestioni dell’Action Painting e della Pop Art, e del profondo interesse per il cinema: «Filmavo volti, perché nei volti c’era già tutto».

                                              Angelo Mistrangelo

 

CUNEO: PIERFLAVIO GALLINA, EX VOTO

A palazzo Samone dal 10 novembre al 9 dicembre 2018

Inaugurazione 10 novembre alle ore 18.00

Orari: venerdì, sabato e domenica dalle 15.30 alle 19.00

Dal 15 al 19 novembre, in occasione di SCRITTORINCITTA’,

aperta anche al mattino dalle 10.00 alle 12.30

“Ex voto” è il titolo del progetto espositivo dedicato al maestro Pierflavio Gallina in omaggio ad un fecondo e ormai lungo percorso artistico interamente dedicato alla terra in cui vive: la Langa, recentemente ricompresa tra i luoghi proclamati Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Il progetto curato da Giacomo Doglio, Massimiliano Cavallo e dall’Atelier PF Gallina, è promosso dalla associazione “grandArte “, in collaborazione con il settimanale La Guida, la casa editrice Primalpe, Spazio 7 Gallery – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Famija Albèisa, si avvale del patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Città di Cuneo, Torino, Alba e Cherasco e del contributo della Fondazione CRC. “Ex voto” approda a Cuneo dopo essere stata presentata, nei mesi passati, a

Torino, Alba e Cherasco. La scelta di quattro luoghi espositivi per la mostra, che si ispira a temi di stretta attualità e a valori di alto impegno civile, vuole connettere la provincia di Cuneo ed in particolare il territorio della langa, attraverso la presenza di Torino, all’intero Piemonte per sottolineare una identità culturale e territoriale che non ha solo connotazione ed appartenenza locale ma dell’intera regione.

 

CERRINA, MOSTRA “LA LEGGEREZZA DELLA SCULTURA”, XIII edizione Cerrina, Parco dell’Arte, via Garmontano 5: sabato 13 ottobre – sabato 15 dicembre 2018.

12 sculture di medie e grandi dimensioni realizzate in acciaio lucido e acciaio corten.

Artista: Daniele dell’Angelo Custode. A cura di: Anselmo Villata.

Coprogettazione: Université Paul-Valéry, Montpellier III (Francia).

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 15 dicembre 2018, dal lunedì al venerdì dalle 10,00 alle 17,00; sabato e domenica su appuntamento.

Il 2018 vede la realizzazione della tredicesima edizione della mostra annuale “La leggerezza della scultura” che si svolge fino al 15 dicembre vedrà la mostra personale di Daniele dell’Angelo Custode le cui opere saranno accolte nel Parco dell’Arte di Cerrina. Questo luogo risulta particolarmente idoneo ad accogliere sia le opere che per il pubblico che con esse interagisce, dove natura e creatività artistica si incontrano e dialogano generando un’atmosfera particolarmente suggestiva, anche e soprattutto per i materiali impiegati che inglobano e deformano (o ri-formano) il paesaggio circostante rendendolo un corpo unico con le forme scultoree. Originario di Nardò, in provincia di Lecce, l’artista ama la luce e con essa ci gioca, stuzzicandola e catturandola per modellarla dentro le sue opere. Per rendere ancora più efficace l’unione tra scultura e paesaggio, soprattutto l’azione e il variare luminoso, Daniele dell’Angelo Custode impiega, in modo preferenziale, due materiali assolutamente in antitesi nel risultato finale, ossia l’acciao corten e l’acciaio lucido. Il primo è opaco, ruvido, assorbente i raggi luminosi, ma le sculture con questo realizzate presentano superfici piane, piuttosto estese, interrotte da forme “vuote” che lasciano vedere al di là, cosicché la realtà ambientale diventa parte integrante della scultura e si confronta con l’iconografia geometrica e astratta dell’opera, mettendo in atto un certo razionalismo

progettuale e compositivo. L’altro materiale prediletto è l’acciaio lucidato a specchio, modellato come se fosse particolarmente duttile anziché duro, resistente. Le opere in acciaio, inoltre, presentano le superfici scosse da movimenti ondulatori irregolari che provocano rilievi e avvallamenti profondi, accartocciamenti, e rispecchiano l’ambiente circostante frantumandolo, distorcendolo, amplificandolo, riducendolo e creando giochi di luce effimeri, unici e irripetibili. Qui, la casualità dell’ambiente che interferisce nello specchiamento è sostanziale nell’approccio con l’osservatore e l’opera non è mai uguale a se stessa, anche quando rimane nello stesso posto, ma

muta con lo scorrere del tempo. “La leggerezza della Scultura”, è progettata dall’I.N.A.C. in collaborazione con l’Université Paul-Valéry, Montpellier III (Francia) e con il Centro di Ricerca Interdisciplinare in Scienze Umane e Sociali di Montpellier (Francia) e aderisce alla XIV Giornata del Contemporaneo indetta dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani (AMACI).

 

CHIERI, PRESENTAZIONE LIBRO “NATALE A TORINO”

Domenica 11 novembre ore 17 presso Accademia del Caffè Vergnano, via Balbo 4 Chieri

 


-- Scarica come PDF --


Pubblicità
×
Pubblicità