PIEMONTE ARTE a cura di Angelo Mistrangelo

ARTE, MUSICA E LIBRI A BENE VAGIENNA

Angelo Mistrangelo, Danielsa Piazza e Gian Giorgio Massara a Bene Vagienna

Tra le manifestazioni artistiche della «Granda», si segnalano i molteplici appuntamenti con l’arte, i libri e la musica, organizzati a Bene Vagienna, domenica 30 luglio, dal Comune, con la presenza dell’Assessore Damiano Beccaria e della consigliera Silvia Dotta, e dall’Associazione Culturale Amici di Bene di Michelangelo Fessia. La giornata si è sviluppata, a partire dalla 114° edizione di Augusta Antiquaria, attraverso la mostra «Espressioni d’Arte» di Barbara Villosio alla Cella della Torre Campanaria della Parrocchiale, la personale del pittore Giorgio Cestari, intitolata «Nella luce il segno», con delicate e naturalistiche opere dal tipico impianto figurativo ricco di luce esposte a Palazzo Lucerna di Rorà già Oreglia di Novello e, nelle Sale del Maggiordomo di questa stessa sede, la collezione «Lame e Cotej» di Piercarlo Prateschi. A Casa Ravera, invece, è stata proposta la pregevole collezione «Lenci ed epigoni» di Raffaello Pernici con un intervento di Giovanni Prelle Forneris, mentre nella sala conferenze l’editore Daniela Piazza, Gian Giorgio Massara e Angelo Mistrangelo hanno parlato del libro «Smalti tra arte e storia» della scrittrice Anna Cremonte Pastorello di Cornour. Si tratta di un volume interamente dedicato alla storia e all’evoluzione degli smalti che, corredato da un’ampia selezione di riproduzioni, permette di scoprire la lavorazione degli oggetti d’arte e, contemporaneamente, le pagine di un singolare diario per immagini: dagli Smalti della Porta Reale della Chiesa del Salvatore del Sangue Versato di San Pietroburgo al cane in smalto di manifattura cinese, dal cofano del cardinale Giacomo Guala Bicchieri alle opere dello Studio Del Campo, della Comunità Artistica di Idro Colombi con Miranda Bestazzi, Marisa Micca e le allieve di quest’ultima Carla Gentile e Mara Saroglia. E con un prezioso e suggestivo concerto d’arpa, si ricorda l’esposizione «Fra le corde dell’arpa di Vicror Salvi», curata da Glauco Poggioli, Francesco Coppolecchia e Lina Campanelli alla Chiesa di San Bernardino dei Disciplinanti Bianchi.

Per domenica 1° settembre, alla Chiesa dei Disciplinanti Bianchi di Lequio Tanaro è in programma l’inaugurazione della rassegna «Alchimie artistiche», con gli artisti dell’Associazione Piemontese Arte e gli interventi critici di Gian Giorgio Massara e Angelo Mistrangelo.

Una domenica d’arte, quindi, con operatori culturali e delle istituzioni come Rosanna Cauda della Regione Piemonte, Orietta Lorenzini della Promotrice delle Belle Arti di Torino, la giornalista Vanna Pescatori e, tra gli artisti, Bartolomeo Delpero, Giuseppe Garau e Anna Maria Palumbo, finalisti della Prima Edizione del Concorso «3 T» – Terra, Territorio, Tradizioni», con riferimenti all’area e ambienti di Bene Vagienna, insieme a Claudio Giacone e Nene Martelli.

 

 

GRANDI MOSTRE A DOMODOSSOLA: DAL FUTURISMO AL DIVISIONISMO DI FORNARA

Carlo Fornara, “le lavandaie”

Domodossola e le sue valli annovera importanti spazi museali ed espositivi e vanta un passato artistico d’eccezione. Basti pensare a Palazzo San Francesco, a Casa De Rodis, alla Collezione Poscio e, nelle valli, alla Scuola di belle arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore, che è stata culla di quella scuola vigezzina che ha raggiunto la notorietà prima in Francia e poi nel resto d’Europa, scuola di cui Carlo Fornara è stato allievo formidabile, per poi diventare protagonista del Divisionismo. Per questi motivi riteniamo ancora più rilevanti le due grandi mostre che Domodossola ospita in questo periodo. La prima: “Balla Boccioni Depero. Costruire lo spazio del futuro”, presso i Musei Civici di Palazzo San Francesco, è dedicata al Futurismo, per raccontare un’epoca d’oro della città di Domodossola. La seconda: “Carlo Fornara. Alle radici del Divisionismo (1880-1910)”, mostra proposta dalla Collezione Poscio nella sua sede espositiva in Casa De Rodis, è dedicata al maestro vigezzino Carlo Fornara, di cui si è detto sopra, con una particolare attenzione ai decenni della sua maggiore creatività e innovazione artistica.

La rassegna “Balla Boccioni Depero. Costruire lo spazio del futuro” (Palazzo San Francesco, piazza Convenzione 11) continua fino al 3 novembre 2019, con i seguenti orari: da mercoledì a domenica 10-12 / 15-19, lunedì e martedì chiuso, curatore: Antonio D’Amico, ente promotore il Comune di Domodossola, con il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e Regione Piemonte. I Musei Civici di Palazzo San Francesco riaprono quindi i battenti con una grande mostra dedicata al Futurismo. Esposti oltre settanta opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Gerardo Dottori, Tullio Crali e tanti altri artisti in dialogo con le sculture delle donne ossolane in abiti d’epoca, la prima macchina immatricolata nella provincia di Novara e l’aeroplano dell’aviatore peruviano Geo Chàvez, che compì la mirabolante impresa della prima transvolata delle Alpi, sorvolando i cieli del Sempione nel 1910.

La mostra propone una visione coinvolgente dell’ultimo decennio dell’Ottocento fino al 1960, dalla stagione prefuturista all’aeropittura, attraversando gli anni tra le due guerre mondiali, per mettere in evidenza il cambiamento del rapporto tra l’uomo e la natura, tra il centro e la periferia, tra la tradizione e il futuro. Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Fortunato Depero sono i protagonisti di un percorso evolutivo che vede nella velocità, nel movimento e nel volo il fulcro di un linguaggio rivoluzionario che impregna di sé la nuova “cultura figurativa europea”.

La rassegna “Carlo Fornara. Alle radici del Divisionismo (1880-1910)” (Casa De Rodis, via Attilio Binda 8) continua fino al 20 ottobre 2019, curatori: Annie-Paule Quinsac, ente promotore la Collezione Poscio. La mostra, realizzata in occasione del cinquantenario della scomparsa, presenta una selezione di tele, affiancate da una sezione riservata ai disegni dell’artista. Gli anni Novanta dell’Ottocento furono per lui stagione formativa sotto la guida del maestro Carlo Cavalli, erede spirituale del marsigliese Adolphe Monticelli.  Questa “prima maniera” sarà destinata a mutare per lo sconvolgente incontro/confronto con il Simbolismo di Giovanni Segantini, cui va a fare da assistente nell’agosto 1898 a Maloja in Engadina. Nel primo decennio del nuovo secolo: il Novecento, Fornara mostra una pittura dagli esiti europei e internazionali. Con opere, molte delle quali proposte in mostra (Chiara pace, L’aquilone, Fontanalba, Ombre e luci, per citare solo le più note), caratterizzate dalla sperimentazione divisionista, che, superando, via via, l’influenza dei temi e della visione segantiniana, giunge ad un modo assolutamente originale per trasporre nelle tele la bellezza della Valle Vigezzo, dove l’artista era nato nel 1871.

Due mostre d’eccezione quindi, mostre di richiamo per gli amatori dell’arte, ma anche per i molti turisti italiani e stranieri che, in estate, soggiornano, per le loro vacanze, nelle località lacustri e montane della provincia del Verbano Cusio Ossola.

Enzo De Paoli

 

ARTE PER TUTTI AL FORTE DI VINADIO CON “WILLIAM TURNER, FUGA DALLA NEBBIA”

Venerdì 5 luglio, alle ore 21, una serata tra arte, musica e improvvisazione con il trio P.Arti. L’appuntamento è parte del calendario “Persone Patrimonio d’Impresa”

Venerdì 5 luglio, alle ore 21, presso il Rivellino del Forte di Vinadio si terrà la serata di arte imperfetta “William Turner, fuga dalla nebbia” a cura di P.Arti. L’evento è parte del calendario di eventi di welfare culturale “Persone Patrimonio d’Impresa. Tre luoghi della cultura si aprono al mondo delle imprese”, progetto realizzato grazie al contributo della Fondazione CRC (Bando “Musei Aperti 2017”) dall’associazione Castello del Roccolo, in collaborazione con il Filatoio di Caraglio e il Forte di Vinadio, con la partnership di Regione Piemonte, Fondazione Piemonte dal Vivo, Hangar Piemonte, Fondazione Artea e Comune di Vinadio, oltre al patrocinio della Città di Busca e del Comune di Caraglio. L’iniziativa di welfare aziendale, pur essendo aperta a tutti, è rivolta in particolare agli imprenditori e ai lavoratori delle imprese del territorio, che con leloro famiglie avranno la possibilità di avvicinarsi al mondo dell’arte nella suggestiva cornice offerta dal Forte di Vinadio. L’ingresso è libero; è consigliata la prenotazione telefonando al 349/5094696 o scrivendo info@personepatrimoniodimpresa.it.

 

GALLERIA SABAUDA, ULTIMI GIORNI PER LA MOSTRA “LEONARDO DA VINCI. DISEGNARE IL FUTURO”

Ultimi giorni di apertura della mostra Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro, allestita nelle Sale Palatine della Galleria Sabauda e visitabile fino a domenica 14 luglio. Un’occasione irripetibile per ammirare il nucleo di disegni autografi di Leonardo da Vinci conservati alla Biblioteca Reale di Torino, comprendente tredici fogli acquistati dal re Carlo Alberto nel 1839, tra cui il celebre Autoritratto, oltre al Codice sul volo degli uccelli donato da Teodoro Sabachnikoff al re Umberto I nel 1893. Per restituire il senso del lavoro di Leonardo, inoltre, la genesi dei disegni torinesi è indagata in relazione con analoghe esperienze di altri artisti, attraverso l’esposizione di maestri fiorentini quali Andrea del Verrocchio e Pollaiolo, lombardi come Bramante e Boltraffio, fino a Michelangelo e a Raffaello.

 

 

 

 

 

M.A.O., INCONTRO “NEI VASI PREZIOSI. L’ACQUA NEI PALAZZI ISLAMICI

Mercoledì 3 luglio 2019, ore 18

MAO Museo d’Arte Orientale

Incontro in occasione della mostra “Goccia a goccia dal cielo cade la vita. Acqua Islam e Arte”

Nei vasi preziosi.

L’acqua nei palazzi islamici: quotidianità, ritualità, piacere e sfarzo.

Conferenza di Ilaria Bellucci – Assistente alla curatela della mostra

Ingresso libero fino esaurimento posti disponibili.

I tagliandi gratuiti verranno distribuiti a partire da mezz’ora prima dell’inizio dell’appuntamento.

L’acqua è uno degli elementi chiave nell’arte del mondo islamico. La sua importanza deriva dalla trasposizione, anche in ambito laico, di riti e precetti religiosi: ecco dunque che l’acqua diventa il simbolo tangibile e benefico di un potere e di un’autorità che derivano dall’alto e insieme la preziosa risorsa che esige cura e attenzione nella sua conservazione e distribuzione, ma anche l’impareggiabile elemento delle ineffabili architetture e scenografie dei giardini “all’araba”.

L’estetica legata al rito e ai luoghi di culto viene rielaborata in senso metaforico e declinata a vari aspetti dell’estetica civile. Basti pensare al fatto che l’esigenza delle abluzioni prima delle preghiere quotidiane impone la presenza di strumenti per veicolare l’acqua in ambiente domestico. Ove questo non sia possibile, i fedeli si riversano negli hammam, luoghi preposti alla purificazione dell’anima, ma anche e soprattutto alla cura del corpo e delle relazioni sociali. “Una città non può dirsi completa se non possiede un hammam” (cit. Le mille e una notte) e lo stesso vale per ogni palazzo nobiliare o sultaniale che, a partire dal complesso califfale Omayyade di Qusayr Amra dell’VIIII secolo, incorpora al suo interno la zona termale.

Sono molteplici le valenze simboliche di cui è investita l’acqua, un bene prezioso e limitato che porta con sé anche implicazioni politiche. La regolare e continua distribuzione d’acqua è prerogativa del buon governo. Il giusto governante si prende cura del bene della comunità (umma) provvedendo alla costruzione di fontane pubbliche (sabil) e acquedotti. D’altro canto all’interno delle mura del suo palazzo i giardini stupiranno gli ospiti per rigogliosità e magnificenza dei giochi d’acqua, associando il potere all’addomesticazione della natura e quindi all’amministrazione della bellezza del creato. Infine, la valenza più immediata dell’acqua nel contesto quotidiano:

l’acqua da bere e tutti gli strumenti che servono per raccoglierla, immagazzinarla e distribuirla, quali brocche, kilga, acquamanili, vasi, bocche di fontana. In questi oggetti lo status del proprietario è espresso attraverso lo sfarzo dei materiali di realizzazione, la citazione del suo nome o le invocazioni religiose ivi riportate che ne fanno un’opera meritoria che salverà la sua anima.

 

UGO NESPOLO, MOSTRA A MILANO, PALAZZO REALE

Articolata come un viaggio non necessariamente cronologico, la grande mostra dedicata a Ugo Nespolo, in programma dal 6 luglio al 15 settembre ad ingresso gratuito nell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale, racconta il percorso di un artista che nelle sue multiformi evoluzioni ha segnato tappe rilevanti nella storia dell’arte italiana. La mostra, curata da Maurizio Ferraris, è promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Studio Nespolo e realizzata grazie a Fondazione Bracco, main sponsor del progetto, con il supporto organizzativo di Skira, editore del catalogo. Ricco di un costante senso d’insofferenza verso gli obblighi del conformismo creativo e critico, Nespolo ha infatti dato vita a una figura d’artista unica ed originale fatta di cultura e di ironia, mischiando con sapienza l’alto e il basso del suo “fare” artistico e portando avanti una costante e seria riflessione sull’arte. La mostra presenta circa duecento opere che bene esemplificano la multiforme ricerca creativa di Nespolo e una attenzione particolare per i materiali: dal legno ai metalli, dalle ceramiche ai vetri. “L’estate di Palazzo Reale è ormai da qualche anno dedicata alle espressioni della contemporaneità – afferma l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Una proposta che si sta consolidando grazie anche all’apprezzamento da parte del pubblico, italiano e internazionale, sempre più numeroso in città durante la stagione estiva. Ripercorrendo le tappe del lavoro di Ugo Nespolo in questa grande mostra, raccontiamo la vivacità della scena italiana, la sua interdisciplinarietà, la sua capacità di contaminarsi e di contaminare, diventando spesso modello, e talvolta avanguardia, per gli artisti di tutto il mondo”. I primi lavori di Nespolo sono degli anni sessanta e vengono presentati da Pierre Restany alla Galleria Schwarz di Milano, che annovera fra i suoi artisti Duchamp, Picabia, Schwitters, Arman, Baj con cui l’artista intrattiene una lunga amicizia e fonda l’Istituto Patafisico Ticinese, avendo l’onore di avere il proprio diploma firmato da Raymond Queneau: queste prime opere anticipano il movimento dell’Arte Povera fondato da Germano Celant, le cui prime mostre vedono infatti la partecipazione di Nespolo. Di questo periodo sono Molotov, Condizionale, Power Violence, Radio, Semplicissimo e molti lavori Senza titolo, assemblaggi ad alto tasso di creatività fatti di vimini, formica, legno, colle, acciaio, ferro, carta, cui si accompagnano una ventina di Studi per opere Schwarz in tecnica mista su carta e otto Tavole di Pastore, stampe su carta da spolvero dalle forme geometriche. Nasce in questi anni la tecnica dei “puzzles”, che del lavoro di Nespolo diventano ben presto la più riconoscibile cifra distintiva. L’artista ritaglia e rifila pezzi sagomati di legno, incastrati e fatti combaciare fra di loro per comporre figure dai contorni irregolari: tessere perlopiù monocromatiche, che danno vita alla combinazione di inedite immagini policrome. Precoce è anche la passione di Nespolo per il cinema: l’artista dà vita, con Mario Schifano, al Cinema degli Artisti, ispirato al New American Cinema, che conosce tramite Jonas Mekas, Warhol, Yo¯ko Ono, P. Adams Sitney. Tra il 1967 e il 1968 realizza film come Grazie Mamma Kodak, La galante avventura del cavaliere dal lieto volto, Le gote in fiamme, Neonmerzare, Buongiorno Michelangelo, Boettinbianchenero, Tucci-Ucci, che hanno come protagonisti gli amici Enrico Baj, Lucio Fontana, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti. A Milano, grazie a Fernanda Pivano, conosce anche i più significativi esponenti della beat generation, Jack Kerouac e Allen Ginsberg, che diventa il protagonista del film A. G. (1968). A Parigi con Baj Nespolo incontra Man Ray che gli dà un testo da utilizzare per il film Revolving Doors del 1982. Quella del cinema è un’esperienza che dura negli anni, dando luogo a importanti retrospettive a lui dedicate da Musei, Gallerie, Fondazioni ed Istituzioni culturali in America, Europa e Asia fino al Beaubourg di Parigi con la rassegna del 1984 intitolata Le cinéma diagonal, dove viene anche presentato, nel 2001, Film/a/To, sceneggiato e interpretato da Edoardo Sanguineti. A Palazzo Reale sono esposti vari fotogrammi e straordinari manifesti di film, ideati e disegnati dall’artista anche per le proiezioni in musei internazionali quali Londra, Berlino, Bucarest, Shanghai. Gli anni settanta e ottanta vedono Nespolo ampliare ancora la scelta dei materiali e di conseguenza innovare le forme dei suoi lavori: Fuga in avanti è uno stivale rovesciato in legno e cuoio; Gentlemen’s Agreement un divertente porta-cappelli; Ipotesi dialettica sono animali in cartapesta dipinta, ma anche fotografie dell’artista che salta nel vuoto, Les mains pleines una spettacolare scultura in legno e alabastro, Tranche de vie un grande ventaglio in legno, madreperla e argento; Nesporama, un coloratissimo smalto su legno; Adesso avete voi, Barbe posticce, Con i vostri mostri sacri e Grande conto, splendidi acrilici su legno. Tra il 1973 e il 1985 Nespolo è a New York dove si afferma la pop art, cui guarda con interesse, pur senza trascurare la tradizione delle avanguardie europee, dal Futurismo al Dada: Depero, in particolare, gli offre il modello di un’arte ludica, pienamente inserita nel contesto della vita quotidiana. Sono di questo periodo quadri come Fuga da New York, Quando la città dorme, Soft New York e la serie Vetrine di New York. Artista e uomo di cultura – è anche critico d’arte – Nespolo è profondamente contrario allo sprezzante isolarsi dell’artista e rivendica invece l’esigenza di “contaminarsi”, scendendo in mezzo alla gente e adattando l’arte alle sue esigenze, per farla entrare nei circuiti dell’esistenza quotidiana. Di qui l’attenzione per il design e la pratica assidua di un’arte applicata, che ha portato Nespolo a cimentarsi nei settori più disparati, dall’abbigliamento all’arredamento, dalle copertine di libri e di dischi alla grafica pubblicitaria (le campagne dedicate a Campari e alla Richard Ginori di cui è stato il direttore artistico): fondamentale risulta la creazione di manifesti dedicati a importanti eventi culturali e sportivi, da Azzurra ai Mondiali di Calcio e al Giro d’Italia. Troviamo in mostra molti manufatti del genere, come i prototipi di bellissimi mobili colorati, modelli di fontane pubbliche, set di tazzine e servizi di piatti per Renault e Richard Ginori, orologi Swatch, accendini Zippo, modelli di moto per BMW e Piaggio. Ma Nespolo è stato anche autore di celebri scenografie e costumi per il teatro – come la Turandot di Busoni, il Don Chisciotte di Paisiello e l’Elisir d’amore di Donizetti, la Butterfly di Giacomo Puccini, oltre a occuparsi del tour di Ivano Fossati nel 2000: in mostra si trovano vari bozzetti in modelli acrilici su legno e disegni a tecnica mista su carta. E vi sono anche splendide maioliche dipinte, acrilici e foglie oro su legno, un’enorme opera polimaterica abitabile, sculture in vetro, opere dedicate a temi chiave come i Numeri e le Lettere, bronzi dipinti e sculture in bronzo come Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare, di cui realizza nel 1999 una scultura alta 10 metri in acciaio dipinto per il Comune di San Benedetto del Tronto, inaugurata alla presenza di Renzo Arbore. E ancora opere realizzate con materiali preziosi in omaggio alla capacità esecutiva, libri d’artista stampati con prestigiosi editori e personalità della cultura letteraria, filosofica e scientifica. Nespolo è stato protagonista di importanti mostre realizzate in tutto il mondo: da New York a Tokio, da Londra a Seoul, da Pechino a Mosca, sino a quella itinerante del 1997 nelle capitali del Sud America, in una ininterrotta e straordinaria esperienza di arte e vita. Un percorso dunque estremamente lineare fatto di eclettismo e di ricerca per una mostra e un personaggio che insieme alla dimensione culturale rivendica con le sue opere un ruolo autonomo, originale, popolare e per questo “fuori dal coro”.

Nespolo. Fuori dal coro

6 luglio – 15 settembre 2019,

Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano

palazzorealemilano.it

Ingresso gratuito

Lunedì 14:30-19:30;

Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica 09:30-19:30;

Giovedì, Sabato 09:30-22:30

Aperto 15 agosto 9:30–22:30

Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

 

MUSEO ACCORSI-OMETTO: MOSTRA DI  GIULIO BOETTO

La scelta di Giulio

Giulio Boetto: viaggio di un paesaggista nel secolo che distrusse il paesaggio

Una installazione di Giosuè Boetto Cohen

su musiche originali di Marco Robino – Architorti

Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto

Dal 4 luglio al 15 settembre 2019

Quale fu la scelta di Giulio? Perché un titolo da film per un evento dedicato a un pittore? Perché la scelta fu almeno doppia, e questa mostra non è una raccolta di opere. Giulio Boetto, alla fine della Grande Guerra, aveva ventiquattro anni, ed era già celebre. A Torino i giornali ospitavano le sue caricature. Le maggiori rassegne avevano premiato i suoi quadri. Il Re d’Italia ne aveva acquistati alcuni. Gli intellettuali, pur innamorati del nuovo, lo volevano nei salotti. E i produttori del cinema come scenografo e cartellonista. Ma lui aveva già dipinto “La casa del prete”. Una piccola casa di paese, nascosta nella pianura, come tante altre. Scoperta per caso, ci era tornato, per studiarla nei particolari, in ogni situazione. Aveva, insomma, già fatto la sua scelta. E che valore ha, cento anni dopo, nel mondo che viviamo, la decisione di un artista giovane, intelligente, dotato, che lascia la città, il vento poderoso delle avanguardie e sposta tutta la sua vita alle pendici di una montagna? Che non sente l’urgenza di essere inedito “a qualunque costo”, e si ferma a guardare, ancora per una stagione, en plein air. Un narratore che ai grandi avvenimenti preferisce un mondo “piccolo”, che va dalla punta del Monviso a un gregge in riva al Po, dal tendone di un circo, al mercato degli animali. Un mondo davvero piccolo. O un mondo…immenso? Un secolo è passato. Gli storici lo hanno chiamato “breve” per la sua struttura degli eventi. Per altri è stato lunghissimo. Ha portato le più grandi scoperte, la mobilità di massa, la rivoluzione informatica. E insieme la guerra totale, il genocidio, la distruzione delle risorse e del paesaggio. Forse così sarà ricordato, tra qualche decina di anni. Il secolo che distrusse il paesaggio. Proprio ciò che era stato – nelle sue manifestazioni naturali e umane – la scelta di Giulio. Se la sua vicenda fosse confluita in uno dei grandi movimenti del Novecento, questa mostra non si sarebbe potuta fare. Avremmo una narrazione completamente diversa, una lettura più soggettiva, mediata, forse geniale. O magari qualcosa che non riusciamo nemmeno a comprendere. Le installazioni video che compongono la mostra ne danno qualche esempio, semi-serio. E invece Giulio ha lasciato immagini con vari livelli di lettura, ma che parlano un po’ a tutti, indipendentemente dalle conoscenze e dai gusti. Da qualche anno il “piccolo mondo” che l’artista scelse di tramandare sembra meno piccolo. Potrebbe essere, anzi, quasi alle origini di ciò che la cultura dell’oggi dichiara di voler riscoprire. E che, almeno apparentemente, sta entrando in alcuni stili di vita emergenti: la vita naturale “ritrovata”, in mille e una declinazioni. L’arte, lo spirito, la scelta di Giulio Boetto, “torinese di Saluzzo”, poco hanno a che fare con i trend e i fenomeni di costume. Ma sarà interessante guardare al paesaggio piemontese com’era, attraverso le opere di un grande pittore, nel momento in cui una certa consapevolezza dei disastri arrecati – e il desiderio di rivalutare l’esistente – sono un poco più presenti nella vita contemporanea. La mostra, che ha debuttato alla Castiglia di Saluzzo in occasione dei cinquant’anni dalla morte del pittore, arriva a Torino in un adattamento speciale, pensato per gli spazi e l’atmosfera del Museo Accorsi-Ometto. Per l’edizione 2019 sono state utilizzate, oltre ai repertori filmati, novanta fotografie, in gran parte inedite e le riproduzioni di ottantatré opere. La colonna sonora originale, parte fondamentale delle tre installazioni, è stata composta ed eseguita da Marco Robino con l’Ensemble Architorti. Il progetto è stato promosso dal Comune di Saluzzo, dalla Fondazione Artea e dalla Regione Piemonte, con la collaborazione della Associazione UrCA. InTesta (Gruppo Armando Testa) e Il Museo Nazionale del Cinema hanno partecipato alla produzione dei contenuti multimediali. Per l’edizione torinese si è aggiunto il patrocinio del Comune di Torino.

 

OMEGNA: “ARTESTATE 2019”– MAESTRI DEL XX° SECOLO ALLA GALLERIA “SPRIANO”

Continua fino a settembre, alla galleria “Spriano” di Omegna (Via Cattaneo 16) la mostra dell’Estate 2019, con opere dei seguenti maestri del XX° secolo: Antonio Calderara, Carlo Nangeroni, Ugo Nespolo, Mauro Staccioli, Joe Tilson.

La selezione operata per questa rassegna da Silvio Spriano è in linea con le scelte espositive della sua pluridecennale attività e conferma una particolare attenzione per alcuni movimenti prediletti, quindi arte del Novecento con un occhio di particolare riguardo per i maestri astratti, geometrici e informali e per il Movimento Arte Concreta e il Costruttivismo; maestri e movimenti che il Signor Silvio ha conosciuto e frequentato personalmente, costruendo in molti casi importanti rapporti amicali, lavorando nel suo territorio (non solo nel Verbano Cusio Ossola, ma anche nella limitrofa provincia di Novara e nella vicina Svizzera) non solo come gallerista ma anche come esperto operatore e organizzatore culturale.

Parlando degli artisti attualmente in mostra, ricordiamo anzitutto Antonio Calderara (nella foto), molto noto anche per la sua omonima fondazione e museo. Calderara, nato ad Abbiategrasso il 28 ottobre 1903 e deceduto a Vacciago di Ameno il 27 giugno 1978, inizialmente seguace della pittura lombarda divisionista, si dedica all’arte figurativa fino agli anni ’50 del XX° secolo, successivamente passa a forme aniconiche e decisamente astratte, per influenza della tradizione costruttiva svizzero-tedesca, forme con cui raggiunge una meritata notorietà. Carlo Nangeroni invece, nato a New York il 24 giugno 1922, dopo essere entrato in contatto con le idee ed i protagonisti dell’action painting, come Willem De Kooning e Franz Kline, per un breve periodo dipinge con orientamento astratto espressionista, mentre considera con interesse i traguardi di Rotko e Tobey, quindi nel 1958, rientrato nuovamente in Italia, conosce il critico Carlo Belloli e gli artisti dell’ambiente milanese, sviluppando nelle sue opere una graduale evoluzione verso problematiche cromostrutturali. Ugo Nespolo, nato a Mosso Santa Maria il 29 agosto 1941, vicino alle esperienze di Baj all’inizio degli anni ’60, sviluppa una ricerca neo-dada, incentrata sul rapporto tra arte e gioco, con riferimenti alle immagini infantili, al fumetto, al mondo dell’arte, ad elementi della realtà quotidiana scomposti e ricomposti. Mauro Staccioli, più conosciuto come scultore, nato a Volterra nel 1937, quindi trasferitosi a Milano, si interessa di problemi della ricerca e della sperimentazione dell’insegnamento artistico.  Egli descrive il proprio lavoro come un intervento in una situazione data; le forme da lui usate, benché visibilmente derivate dalla Minimal Art, sono determinate e subordinate al carattere del posto in cui devono essere collocate, sono quindi dei veri interventi ambientali. Joe Tilson infine, scultore e pittore, nato a Londra nel 1928, è tra i protagonisti della Pop Art inglese. Ha sperimentato diversi materiali e tecniche, giungendo, negli anni ’60, a soluzioni originali, con la serie di dipinti e costruzioni ispirate ai giochi a incastro dei bambini o al tema della “ziqqurat”.

Enzo De Paoli

 

TORINO, BIASUTTI: MOSTRA “DI PITTURA E SCULTURA”

La Galleria Biasutti & Biasutti presenta la mostra Di pittura e scultura, un interessante percorso che sintetizza le caratteristiche espositive della nostra sede. Dal movimento dell’Arte Povera con Giovanni Anselmo – Linea terra (1970), Giulio Paolini – Sottosopra (2005),  Giuseppe Penone – Guanto (1972), Piero Gilardi – Tappeto natura (1968), al Gruppo dei Sei di Torino, Enrico Paulucci – Casetta nel viale (1938), Nicola Galante – Natura morta con violino (1965), Francesco Menzio – Fiori su sfondo blu,  ad alcuni artisti che hanno caratterizzato il panorama pittorico italiano, da Mario Sironi – All’osteria (1930) a Mario Nigro – Senza titolo (1956), da Salvo – Sarajevo (1984) a Marco Gastini – Senza titolo (1992). La rassegna si articola anche attraverso la presenza di alcune sculture, come la maschera in legno di Enrico Baj – Torodicielo (1993), la terracotta policroma di Luigi Mainolfi – Senza titolo (2015) e l’assemblaggio di Daniel Spoerri – Les jeux de toujours (2005).  A completamento della mostra i lavori di Luigi Stoisa – Io, tu e il gallo (2006), Enzo Bersezio – Decalogo (2019) e Giuliana Ponti – Senza titolo – opere in terracotta e sabbia (2009-2019). Fino al 20 luglio 2019.

 

MUSEO PIETRO MICCA: “LA GUERRA DI CANNONIERI E MINATORI”

 

1999 – 2019: LA CAPPELLA DEL BAROLO DI SOL LEWITT E DAVID TREMLETT  COMPIE VENT’ANNI

La Cappella del Barolo di Sol LeWitt e David Tremlett, uno dei primi e più riconoscibili progetti di recupero e valorizzazione del contesto ambientale delle Langhe con interventi di arte contemporanea internazionale, compie vent’anni. Costruita nel 1914 come riparo da temporali e grandinate per chi lavorava nelle vigne circostanti e mai consacrata, la Cappella di SS. Madonna delle Grazie fu acquistata dalla famiglia Ceretto nel 1970 assieme a 6 ettari del prestigioso vigneto di Brunate, nel cuore della DOCG del Barolo.Ridotta a rudere dopo anni di abbandono, si è trasformata in uno degli edifici più famosi del territorio, la Cappella del Barolo, grazie alla famiglia Ceretto che nel 1999 ne ha affidato una reinterpretazione in chiave modernista al genio degli artisti Sol LeWitt e David Tremlett. La scintilla creativa è scaturita all’improvviso davanti a un bicchiere di Barolo e alla maestosità del paesaggio. Agli artisti è subito piaciuta l’idea di recuperare l’edificio in rovina in una divisione spontanea degli interventi: all’esterno forme geometriche in colori acidi e forti disegnate dall’americano Sol LeWitt, maestro dell’arte concettuale; all’interno grandi campiture in tinte morbide, stese con il palmo della mano dall’inglese David Tremlett, anche autore dei riflessi acquei del pavimento marmoreo.

 

 

 

CONDOVE, MOSTRA DI LIA LATERZA

Sabato 6 luglio alle ore 17, gli Amici della Chiesa di San Rocco inaugureranno la mostra di Lia Laterza dal titolo: Le molteplici espressioni dello stile nel variabile discorso creativo di Lia Laterza. L’Artista, coordinata dal curatore Valter Vesco, presenterà circa 30 Opere tra acquerelli, oli e incisioni significativi  della sua importante carriera pittorica.

Chiesa romanica di San Rocco Via Cesare Battisti – Condove

Orari: mercoledì 10/12; venerdì ore 16/19; sabato e domenica ore 10/12 -16/19.

Info: amicisanroccocondove@gmail.com

fino a domenica 28 luglio.

 Orari: mercoledì 10/12 – venerdì 16/19 – sabato e domenica 10/12 – 16/19

Ingresso Libero

 

 

COSTIGLIOLE D’ASTI, MOSTRA” ALESSANDRO SCIARAFFA. COSMONAUTICA”

a cura di Sara d’Alessandro Manozzo

Mostra promossa e realizzata dal Comune di Costigliole d’Asti e Fondazione Torino Musei

7 luglio – 29 settembre 2019

Castello di Costigliole – Costigliole d’Asti (AT)

Inaugurazione: sabato 6 luglio alle ore 18

Castello di Costigliole Piazza Vittorio Emanuele II 10, Costigliole d’Asti (AT)

La mostra Cosmonautica, a cura di Sara d’Alessandro Manozzo, presenta al Castello di Costigliole sculture e installazioni di Alessandro Sciaraffa (Torino, 1976) alcune delle quali appositamente realizzate per la mostra: un vero e proprio viaggio in un universo sonoro e visivo inesplorato, che trasforma il visitatore in astronauta. Il lavoro di Sciaraffa si muove tra scienza, natura e poesia: le sue opere appaiono come “macchine” o strumenti futuribili, in grado di rendere materiale l’immateriale. Il suono è l’elemento ricorrente: è un linguaggio universale, che avvicina ciò che è lontano, crea una continuità tra uomo, macchina, natura, cosmo. Il suono e la musica sono per Sciaraffa l’immagine della vita umana nella sua completezza, parte di un tutto: la singola nota è solo una nota, ma in una melodia essa acquista un senso: contiene in sé la precedente e anticipa quella che verrà. Per questo molte opere cercano attivamente la partecipazione del pubblico: l’opera deve essere aperta a chi la osserva, che può farla propria. La vibrazione percepita di fronte ai Totem, gong che invadono lo spazio con le loro basse frequenze, trasforma l’ascolto in un’esperienza fisica, immersiva e sinestetica. Il suono ci mette in contatto con lo spazio siderale, in un viaggio verso luoghi che possiamo solo immaginare: la Luna, il satellite che regola il mare e il ciclo della natura, e il Sole, la nostra stella, che permette la vita. Con la Luna dialoga Speakermoon, antenna parabolica che invia onde radio che si riflettono sulla Luna per poi tornare sulla terra. Super Natural Garden dialoga invece con il Sole: una serie di sensori catturano radiofrequenze molto basse, dette VLF, e traducono in rumori le diverse intensità delle eruzioni solari, restituendoci il suono della nostra stella. Le ombre del mare è uno strumento musicale magico, che riproduce il suono delle onde senza bisogno di essere toccato, perché “attivato” dai gesti dell’osservatore. Il campo nero monocromo di Akasha è invece costituito da pannelli di cristalli liquidi il cui colore si modifica con il variare della temperatura superficiale: il pubblico è chiamato a disegnare con l’acqua. I Catarifrangenti sono pitture su fondo nero, invisibili, che appaiono al pubblico solo quando il flash di una macchina fotografica le illumina. Alessandro Sciaraffa vive e lavora a Torino. Insieme a Luca Congedo e Fabrizio Rosso ha fondato il gruppo di sperimentazione musicale WHYOFF. Tra le principali personali: Ti porto il mare, Fondazione Merz, Torino (2011), VITRINE, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino (2012), Greater Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2013), I Lunatici parlano alla luna, Galleria Giorgio Persano, Torino (2014), Fontanella, Galerie Italienne, Parigi (2016), Between a Dusk and a Dawn there is an eclipse, Galerie Mazzoli, Berlino (2017), The Winter Symphony, Museo Ermitage, San Pietroburgo (2019), Aurora (2019), Ground Moscow, Mosca.

La mostra è parte del programma del progetto “Castello di Costigliole d’Asti, il racconto e la cultura del territorio”, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo (maggior sostenitore) attraverso il bando “I luoghi della cultura 2018”.  È promosso dal Comune di Costigliole d’Asti in partnership con il Teatro degli Acerbi e l’Associazione CRAFT.

 

 

ROBERTO DE MARCHI, “ASTRAZIONI SU CARTA”

 

POCAPAGLIA, PRESENTAZIONE DEL LIBRO: “SON SOLDATO! SCRIVIAMO LA NOSTRA STORIA DA POCAPAGLIA AL FRONTE

ricerca condotta dai ragazzi della 3c, coordinati dalla docente Olimpia Scagliotti, a ricordo dei 62 giovani pocapagliesi caduti nella grande guerra

Domenica 30 giugno, durante i festeggiamenti Patronali in fraz. Macellai presso il Circolo Acli nel comune di Pocapaglia, è stato presentato il libro SON SOLDATO! SCRIVIAMO LA NOSTRA STORIA DA POCAPAGLIA AL FRONTE frutto della ricerca storica, riguardante dispacci e comunicazioni inviate al fronte, negli archivi del Comune di Pocapaglia degli alunni della 3c della Scuola Secondaria di 1° grado, coordinati dalla docente OTTAVIA MAFFIOTTI, a ricordo dei 62 giovani Pocapagliesi caduti durante la grande guerra.

 

TORINO, CITTADELLA: MOSTRA “SUPEREROI E RADIAZIONI”

AIFM (Associazione Italiana di Fisica Medica) invita il pubblico a scoprire la Fisica medica attraverso la sua mostra itinerante “Supereroi e Radiazioni – Il Ruolo della Fisica Medica nei fumetti Marvel” che, organizzata in collaborazione con WOW Spazio Fumetto – il Museo del Fumetto di Milano, guiderà il pubblico in un fantastico viaggio alla scoperta del mondo delle radiazioni. Sarà lo stesso Presidente dell’Associazione, il Dr. Michele Stasi, ad aprire la mostra con una conferenza, aperta al pubblico dal titolo “Ma le radiazioni fanno davvero paura?” che si terrà Giovedì 4 luglio dalle 18.00 alle 20.00. La sede della Mostra sarà all’interno di “Uomo Virtuale. Corpo, Mente, Cyborg” ospitata all’interno del Mastio della Cittadella di Torino.

 

 

 

 

 


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