PIEMONTE ARTE – a cura di Angelo Mistrangelo  

COUMBOSCURO: L’ARTE DI TINO AIME E SEGIO UNIA

Sancto Lucio de Coumboscuro – domenica 14 luglio 2019

ROUMIAGE DI LUGLIO

VERNISSAGE DELLA RASSEGNA LUENCHOUR – LONTANANZE

l’arte di Tino Aime e Segio Unia

Roumiage a la Vierge Adoulourado – ore 15.00

Apertura rassegna d’arte ore 17.00

È dagli anni settanta che il piccolo centro di Coumboscuro promuove una rassegna d’arte estiva. L’’appuntamento si riconferma anche per il 2019 come evento di rilievo, poiché a Santo Lucio saranno presenti due grandi artisti: Tino Aime e Sergio Unia.  «Luenchoùr-Lontananze», è il titolo emblematico, estrapolato “da una poesia capolavoro – ci dice Remigio Bertolino dalla introduzione al catalogo – di Sergio Arneodo: tensione verso l’infinito, per la ricerca di una bellezza baluginante dalle creste del sublime”. Due artisti montanari – Tino Aime (appartenente ad un famiglia di pastori di Roaschia) e Sergio Unia (famiglia contadina della fraz Assunta di Roccaforte Mondovì)  propongono al visitatore una scelta di opere tra le più significative in una fitta trama di echi, rimandi, rifrazioni. Così, nel tempo il poeta di Coumboscuro resta un fulgido esempio di armoniosi intrecci culturali tra i popoli della montagna e figura di unione tra i due artisti presenti in mostra. Tino Aime è il cantore dei silenzi e della gente che abita le altezze. La sua carriera dopoguerra in poi è stato un crescendo che lo ha portato alla notorietà e gli ha permesso di distinguersi per l’originale creazione grafica e illustrativa, sino alla produzione delle “finestre”, dove i quadri sono incorniciati da vere finestre in legno delle baite alpine, creando una profondità ed una aderenza prospettica e paesaggistiche di grande originalità. Sergio Unia è un artista che rifugge da ogni vacua sperimentazione e conosce bene il saldo e concreto mondo della montagna fatto non solo di paesaggi incantati, ma di dura fatica quotidiana come la sua nel laboratorio per rendere testimonianza alla bellezza. I due artisti sono posti in un continuo dialogo-raffronto scandito in sezioni tematiche: musica, giochi, maternità, acqua, gente nostra, bambini, bambini e animali, leggerezza, eleganza.

 

MUSEO DELL’AUTOMOBILE: OMAGGIO A EZIO GRIBAUDO

Dal 12 luglio al 29 settembre 2019

Il MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, in occasione delle celebrazioni che Torino ha riservato a Ezio Gribaudo per il suo novantesimo compleanno, gli dedica un omaggio selezionando tra le sue opere, quelle che dialogano – secondo la sensibilità dell’artista – con il mondo dell’automobile: circa 30 opere realizzate tra i primi Anni Sessanta e il 2018 nei quali le linee, i volumi e le forme delle vetture giocano un ruolo simbolico nonostante la loro presenza leggera, quasi subliminale, nascosta.  “Presentando questa mostra  – dichiara Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO – vogliamo indagare un percorso personale non marginalmente legato alla Torino dell’automobile, del design e della produzione, e una ricerca artistica che testimonia la centralità del tema della metropoli moderna, entrambi soggetti puntuali del percorso espositivo del Museo. Questi paesaggi sono gli sfondi davanti o dietro ai quali nelle opere di Gribaudo circolano automobili in passaggio, in qualche caso reperti grafici o residui pubblicitari reinventati a nuova vita, e in altri casi brani di una società urbana cosmopolita.” Le opere esposte abbracciano tutto il periodo di produzione artistica di Ezio Gribaudo, dalle quelle giovanili degli anni ’50 fino ad arrivare ai pezzi di più recente composizione. Gribaudo ha sempre sperimentato tecniche differenti, con una particolare predilezione per i materiali e i processi della tipografia: in mostra al MAUTO, alcuni dei suoi famosi “flani”, che utilizzano gli stampi di cartone delle matrici tipografiche in collage o tecnica mista (i tre Flani del 1965; Isotta Fraschini del 1964). Sono poi esposte alcune delle opere appartenenti al corpus Simboli del Concilio Vaticano II del 1963, mentre di epoca più recente sono le rielaborazioni grafiche che Gribaudo fa dei calendari Fiat negli anni ’70 (serie Mele e Auto e Mele, pere e auto del 1973). A completare questo excursus nell’immaginario del Maestro, rappresentazioni di dinosauri (Brontosaurus, 1984), cavalli (Cavallo, 2010; Cavalli, 2017) e pinocchi (Pinocchio en plein air, 2015) e alcuni esempi della sua sperimentazione scultorea (serie Piramidi, realizzata nell’arco di tempo tra il 1965 e il 2007). Insieme alle opere figurative e a una video intervista realizzata dal giornalista Giosuè Boetto Cohen, saranno esposte 4 vetture che accompagnano il visitatore lungo una promenade attraverso l’immaginario caleidoscopico dell’artista: la Fiat 500 F del 1968, la Fiat 501 S del 1921, l’Isotta Fraschini BN 30/40 HP del 1910 e la Lancia Aurelia B52 coupé Bertone del 1951. A completare l’ensemble, sarà esposta GFG STYLE – TECHRULES REN 2017, il modello di stile in polistirolo disegnato nel 2016 da Fabrizio Giugiaro e scolpito a bassofondo da Ezio Gribaudo con uno dei suoi temi più iconici, il dinosauro, nel giugno 2019 proprio in occasione della mostra al MAUTO. La Techrules REN è una vettura elettrica di ispirazione aereonautica alimentata da turbine con 3 posti a guida centrale. Di questo modello sono stati realizzati successivamente il prototipo e una vettura performante da record. Non manca uno sguardo al vissuto personale dell’artista, ricco di importanti avvenimenti e incredibili incontri che hanno influenzato e stimolato la sua creatività tanto varia, quanto ricercata: da Giorgetto Giugiaro a Sergio Pininfarina, con i quali ha stretto un’amicizia sincera, passando per artisti del calibro di Giorgio De Chirico, Salvador Dalì, Pablo Picasso, Andy Warhol e molti altri autori che ne hanno influenzato lo stile personale e che hanno segnato il panorama artistico-culturale del Novecento, trasformandolo per sempre. “Ezio è un amico fraterno. L’amicizia è un sentimento semplice e complesso insieme: si può essere amici per affinità elettive e si può essere amici istintivamente senza nutrire le stesse passioni. Quel che è certo è che non è l’automobile né il car design ad alimentare i nostri reciproci interessi. Se anche lui dedica attenzione alle quattro ruote è perché è ammirato dalle loro fattezze, dalla loro massa in movimento, dalla coerenza di quelle forme nello specifico loro contesto epocale e ambientale.” (Giorgetto Giugiaro, designer). Ezio Gribaudo è un artista tra i più poliedrici ed eclettici del XX secolo: ha esplorato il mondo e i suoi mille linguaggi, ha sperimentato materie e tecniche sempre diverse – dalla tipografia alla scultura, dalla pittura al collage – e ha ritratto soggetti di varia natura e ispirazione. Artista di fama internazionale ed editore d’arte, Ezio Gribaudo è stato una figura centrale per la sua città, Torino, per cui è stato promotore culturale e che ha contribuito a rendere centro di riferimento per l’arte contemporanea. Torino, tra gli anni Sessanta e Settanta, è punto di riferimento nazionale e internazionale per l’industria dell’automobile, diventata ormai simbolo per eccellenza dell’industrializzazione moderna: la selezione di dipinti di Ezio Gribaudo esposti al MAUTO e realizzati in quel periodo indaga i diversi linguaggi che l’artista ha prediletto per rendere opera d’arte l’automobile che, come ogni creazione del grande maestro, è sintesi tra tecnica e arte, tra tradizione antica e modernità assoluta.

 

L’ESIGENZA POETICA DI MARCO SEVESO A COLLEGNO

Alla Sala delle Arti di Collegno, la mostra antologica dedicata a Marco Seveso (San Remo 1945-Torino 2018) rinnova l’attenzione intorno alla sua pittura e al suo mondo interiore. Un percorso espressivo che emerge prepotentemente dalle parole del fratello Giorgio, critico d’arte, dall’incontro con la cultura visiva tra la «classicità» del passato e le sperimentazioni del nuovo Millennio, dalla capacità di trasformare la realtà in testimonianze, documenti e luoghi della memoria e del sogno. Un sogno che è narrazione, sguardo, comunicazione mediante l’incedere del segno che traduce il pulsante affiorare del pensiero in forme altamente evocative, che si liberano nell’incommensurabile luminosità dello spazio. E sono segni di una grafia sorprendente, attentamente articolata, scandita in un’atmosfera dalle suggestive forme figurali, dalle frasi musicali e sottili cadenze surreali che uniscono il pittore al magistero dell’arte, lo studio a pennelli e tele e colori, le cartelle dei disegni all’intera esistenza. Una grafica, quindi, che annuncia e concorre a delineare l’essenza dei dipinti, di un itinerario legato ai fogli risposti e celati come un ricordo, una sospesa intuizione, un sorriso appena accennato, mai sconfitto dalla storia come l’acrostico di Giorgio Luzzi per Marco:«Marte non entra mai nei tuoi colori,/Amore invece sì che ci entra a segno:/ Rose di gioventù. Sono dolori/ Carissimi e passati, E’ primavera,/Odori di pennelli e di carriera». E il linguaggio della poesia, degli incontri, degli sguardi, fluisce con un moto in potenza contribuendo a definire l’energia dei personaggi di un universo di impressioni, di nudi contorti e ballerine, di musicisti con violini e flauti, risolti secondo una scrittura che richiama alla mente le riflessioni di Mario De Micheli: «Le immagini di Seveso sono energiche, sorgono sulla nera pece dello sfondo con bagliori improvvisi, con gesti stravolti, di invocazioni o di rabbia (…)esprimono «Indubbiamente un’inquietudine che rivela un sentimento attivo, tutt’altro che neutrale, di fronte alla condizione drammatica dell’esistenza contemporanea». Vi è in questa analisi degli anni Sessanta il clima profondo di una visione d’insieme che si apre a un dialogo continuo, vitale, introspettivo con le vicende che accompagnano e, in molti casi, condizionano il cammino dell’umanità, in una rilettura del proprio tempo contraddistinta da «figure e controfigure che a ogni passo smarriscono il loro «c’era una volta», il loro bisogno di scommettersi». E alle parole dello scrittore Ferdinando Albertazzi fanno da riscontro i disegni di Seveso, le linee incisive, taglienti, di un racconto che si snoda con la trepidante volontà di estrarre dalla propria segreta intimità le pagine di un personale e unico diario, mentre avvolge le immagini con una gestualità fantastica, inquieta e inquietante, che prende forma nell’atelier ingombro di schizzi, carboncini e bozzetti tra mito e metafora e il volto di Laura. E il suo svelarsi attraverso illuminanti accensioni filosofiche, mette in evidenza una cultura e una creatività che travalica la pura invenzione semantica per rinnovare il rapporto fra l’artista e l’universo delle immagini: «Una immagine per me nasce attraverso un processo non semplice di intuizioni, pentimenti, impulsi misteriosi che via via si scontrano, sulla carta o sulla tela, con le difficoltà della materia». In tale angolazione, è possibile scoprire l’omaggio a Lam e il ritratto di Oscar Wilde, l’imponente «Biologia dell’avventura» e l’«Anatomia umana- La cabina del telefono» e, ancora, l’«Anatomia urbana-Piazza Carlina». Opere che costituiscono alcuni dei momenti  di un impegno sociale quanto mai evidente nelle rassegne, e non solo, della «Cooperativa Arti Visive 78», negli anni d’insegnamento presso l’Associazione «Gli Argonauti» di Collegno, dove è stato invitato nel 2005 alla mostra «Oceano e Teti», e nelle iniziative espositive della Cooperativa Borgo Po e Decoratori. E tra queste ultime si segnala «Lavoro Arte Società» del 2018. Mentre la retrospettiva alla Sala delle Arti, promossa dall’Associazione Gli Argonauti e il Comune di Collegno, ha richiamato al vernissage personalità della cultura, fotografi, critici d’arte e amici: dalla moglie Laura Tardito a Barbara e Giorgio Seveso, dal sindaco Francesco Casciano e funzionari del comune a Renato Migliari de Gli Argonauti a Wilma Tagger della Cooperativa Borgo Po e Decoratori. E ancora Elio Mazzarri, Carla Parsani Motti e Vera Quaranta, Angela Guiffrey, Laura Gorrea, Carlo Barbero, Clizia Orlando e Sergio Omedè, Francesco Preverino e Luisella Deiana Patetta, Tiziana Grassi, Franz Clemente, Francesco Murlo. Monografia in mostra della Poliartes Edizioni.

 

                                               Angelo Mistrangelo

 

Collegno, Sala delle Arti, via Torino 9, orario:mer.- dom.15-19, sino al 14 luglio.

                                                                                                                                 

AD USSEGLIO LA MOSTRA DEDICATA A CARLO VIRANDO

Domenica 7 luglio si è tenuta, al Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti di Usseglio (Torino),  l’inaugurazione della bella mostra “Una vita libera tra i monti” dedicata alle fotografie di Carlo Virando accademico del Cai.Quest’anno il Museo ha voluto, tra le altre iniziative promosse sul territorio, rendere omaggio alla figura di questo grande alpinista con una mostra di sue fotografie, curata da Emanuela Lavezzo e Marino Periotto con allestimentoa cura di Daniela Giordi e Silvio Ortolani. Si tratta di trenta stampe ottenute dalla digitalizzazione delle lastre e delle stampe fotografiche provenienti dal fondo Virando, conservato dalla famiglia, e riprodotte in mostra da ABF Atelier per i Beni Fotografici. In particolare le trenta immagini selezionate ritraggono le ascensioni di Virando, tra il 1908 e il 1935, per la maggior parte nelle Valli di Lanzo e nei suoi rifugi. Dopo un breve ma emozionante concerto e gli interventi di Emanuela Lavezzo e Marino Periotto il pubblico ha avuto la possibilità di visitare la mostra (aperta fino al 22 settembre il sabato e la domenica pomeriggio). Tra le Autorità presenti il presidente dell’Ass. Amici del Museo l’ing. Alberto Tazzetti, il sindaco di Usseglio Piermario Grosso e quello di Lemie Giacomo Lisa.

 

 

BAROLO, MOSTRA “GAUGUIN. IL DIARIO DI NOA NOA”

Non solo Collisioni a Barolo, si è infatti inaugurata “Gauguin il diario di Noa Noa”, una deliziosa mostra sul primo viaggio a Tahiti di Gauguin. In mostra oltre 50 opere tra cui le xilografie disegnate da Gauguin e poi stampate dal suo amico Daniel De Monfreid per illustrare questo suo primo libro e le litografie realizzate da Gauguin per illustrare il volume “Avant et Après” uscito postumo. La mostra è arricchita anche da una rara terracotta, recentemente esposta al MoMa di New York è da un bronzo, ricavato da un legno scolpito ed esposto al Musée D’Orsay di Parigi. Il tutto coronato da uno splendido disegno a monotipo, studio di braccia e mani, salvato dal rogo dei suoi averi, ordinato dalle autorità alla sua morte. La mostra, espone anche documenti e libri, come ad esempio, un rarissimo esemplare della prima pubblicazione del Diario di Noa Noa.

 

 

 

 

 

MUSEO DEL RISORGIMENTO, VIAGGI ED ESPLORAZIONI DEL DUCA DEGLI ABRUZZI: UN RACCONTO PER IMMAGINI 1897-1909

Al Museo Nazionale del Risorgimento, dal 12 luglio al 20 ottobre 2019 una mostra fotografica racconta le avventure del duca degli Abruzzi, il principe esploratore che tra fine Ottocento e gli inizi del Novecento, portò a termine quattro spedizioni che lo resero celebre in tutto il mondo. Fra queste, esattamente centoventi anni fa, la straordinaria avventura al Polo Nord a bordo della baleniera La Stella Polare. L’esposizione è realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione Sella Onlus di Biella e del Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” CAI – Torino, con il sostegno della Fondazione CRT. Luigi Amedeo di Savoia, noto col titolo di duca degli Abruzzi, fu alpinista, ammiraglio ed esploratore. La sua figura è divenuta leggendaria grazie ai viaggi e alle esplorazioni compiute negli ultimi anni dell’Ottocento e nei primi del Novecento. Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, valorizzando un piccolo ma prezioso nucleo fotografico che fa parte del suo patrimonio, ne ripercorre alcune nella mostra “Viaggi ed esplorazioni del duca degli Abruzzi: un racconto per immagini 1897-1909”, da visitare dal 12 luglio al 20 ottobre 2019 nel Corridoio dell’aula della Camera italiana. L’esposizione è realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione Sella Onlus di Biella, che detiene l’opera omnia di Vittorio Sella e parte del materiale fotografico di Luigi Amedeo di Savoia, e del Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” CAI – Torino, con il sostegno della Fondazione CRT. In poco più di dieci anni, tra il 1897 e il 1909, Luigi Amedeo di Savoia portò a termine le spedizioni che lo resero noto in tutto il mondo: nel 1897 la prima ascensione del Monte Sant’Elia in Alaska; nel 1899-1900, esattamente centoventi anni fa, la spedizione al Polo Nord, che raggiunse la latitudine Nord più avanzata dell’epoca; nel 1906 l’esplorazione del massiccio africano del Ruwenzori nel cuore dell’Africa; nel 1909 la spedizione nel Karakorum, con il fallito tentativo di ascesa del K2 e il nuovo record mondiale di altitudine. Le sue imprese, celebrate e narrate dai contemporanei furono fondamentali per la conoscenza di territori lontani e misteriosi. L’intento della mostra è quello di riviverne il racconto e la straordinarietà in un’epoca nella quale tali spedizioni necessitavano di una meticolosa programmazione e preparazione e i cui rischi rimanevano altissimi. Il fascino dei luoghi

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è restituito nell’esposizione dagli scatti di Vittorio Sella, fotografo alpinista che introdusse la pratica fotografica in alta montagna, realizzando immagini dal grande valore sia documentario che artistico, e che prese parte a quasi tutte le spedizioni di Luigi Amedeo. Lo spirito di avventura, i pericoli, le fatiche e la passione che animarono le esplorazioni rivivono nelle parole di chi vi partecipò. A tale scopo le fotografie di Vittorio Sella sono corredate dai testi delle relazioni ufficiali di Filippo De Filippi, a fianco di Luigi Amedeo in Alaska, sul Karakorum e in Africa sul Ruwenzori; la spedizione al Polo Nord è documentata invece dalla voce narrante del duca stesso, nel racconto che ne fece ne La Stella Polare nel Mare Artico. Oltre alle fotografie sono in mostra stampe, quadri, oggetti appartenuti al duca e il video originale della spedizione in Karakorum che per l’occasione è stato sonorizzato dal musicista torinese Andrea Costa.

Nella foto: Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, fotografato durante la spedizione in Alaska, Vittorio Sella, 1897 (Courtesy Fondazione Sella)

 

 

 

 

AL VIA AL FILATOIO DI CARAGLIO LA MOSTRA DEL MUSEO NAZIONALE DELLA MONTAGNA DI TORINO “UNDER WATER”

Da sabato 29 giugno fino al 29 settembre sarà aperto al pubblico il percorso espositivo sul tema dell’acqua tra arte contemporanea, scienza e collezioni del Museomontagna di Torino. Sono circa ottanta le opere esposte. Sabato 29 giugno alle ore 14,30, negli spazi espositivi del Filatoio di Caraglio (via Matteotti 40), apre al pubblico la mostra curata da Daniela Berta e Andrea Lerda Under Water. L’evento è organizzato e promosso dal Museo Nazionale della Montagna di Torino, con il sostegno della Fondazione CRC, in collaborazione con Fondazione ARTEA, Fondazione Filatoio Rosso e Comune di Caraglio. La mostraUnder Water, che segue temporalmente il progetto intitolato Post-Water presentato al Museomontagna di Torino nei mesi scorsi, arriva al Filatoio di Caraglio come ampliamento e completamento di una riflessione su un tema di grande urgenza collettiva: l’acqua. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 29 settembre dal giovedì al sabato dalle 14,30 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 19. Il costo del biglietto intero è di 5 euro, 3 euro il ridotto e per i soci CAI. Ingresso libero per i possessori di Abbonamento Musei Piemonte. Il biglietto per Under Waterdà diritto all’ingresso ridotto al Museomontagna fino al 29 settembre 2019. Viceversa, chi visita il Museomontagna accede con tariffa ridotta alla mostra Under Water. Inserita all’interno di un dibattito globale che vede protagonista l’acqua, il più essenziale elemento naturale che genera e garantisce il mantenimento della vita, la mostra prende spunto dalle parole di Amitav Ghosh, che ha definito quella in cui viviamo come l’“Era della Grande Cecità”. La narrazione parte da un riferimento al mito di Narciso. Mai come oggi il rimando a questa figura mitologica risulta adeguato per descrivere l’atteggiamento patologicamente auto lusinghiero e il pericolo costante di de-realizzazione dell’uomo contemporaneo. Mai come oggi siamo tutti chiamati a interrogare il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di “curare lo sguardo”, nessuno escluso. Il percorso si articola attraverso video, fotografia, pittura, disegno, scultura e installazionee include i lavori di circa venti artisti internazionali, assieme a un importante nucleo di fotografie e di documenti storici che appartengono all’Area Documentazione del Museomontagna di Torino, per un totale di circa ottanta opere esposte. Opere recenti, assieme ad alcune nuove produzioni appositamente realizzate per la mostra, sollevano una serie di riflessioni sul concetto di “under water”. In prima battuta, questo “essere sott’acqua” si lega agli scenari che l’era dell’Antropocene è stata in grado di generare. Attraverso un ritmo in bilico tra passato, presente e futuro, temi come l’innalzamento dei mari, la fusione dei ghiacciai e gli eventi estremi, restituiscono l’immagine di un sistema naturale quale organismo in stato di generale alterazione. Nella seconda parte della mostra, il termine “under” è invece da intendersi come “less of water”: condizione dunque di carenza, di assenza o alterazione causata dal global warming, da situazioni di inquinamento e di sfruttamento a scopi politici ed economici. Il concetto di “under water” diventa poi l’occasione per compiere una riflessione sull’importanza di riscoprire uno sguardo consapevole, indispensabile per la progettazione strategica e la gestione futura dell’acqua. La mostra evita tuttavia di soffermarsi unicamente sulle problematiche idriche nell’era dell’Antropocene e su quelli che possono essere gli scenari di un futuro “post-water”. Piuttosto, cerca di compiere una riflessione sul concetto di “under water”, da intendersi come capacità dell’uomo di risintonizzarsi con i ritmi naturali al fine di agevolare un processo di mitigazione del cambiamento climatico. Rientrano in questo senso le Nature Based Solutions (NBS) che, assieme alle grey solutions fornite dall’ingegneria umana, vanno intese come soluzione di fondamentale importanza per rispondere alle urgenti sfide in materia di acqua del prossimo futuro. Ed è in questo contesto che si inserisce il progetto Acquaviva, finanziato nell’ambito del bando “Interventi Faro”della Fondazione CRC e di prossima realizzazione nell’area dell’ex Polveriera di Bottonasco a Caraglio. Una realtà che non solo mette in evidenza la riflessione in atto all’interno di questo territorio in materia di cambiamento climatico, ma che testimonia anche l’esigenza di individuare nuovi sistemi di raccolta, stoccaggio e gestione dell’acqua nei territori montani che sappiano rispondere alle necessità idriche del prossimo futuro.

 

CECIL KEMPERINK E LE SUE MAGLIE IN CERAMICA PROTAGONISTE AL MUSEO DELLA CERAMICA DI MONDOVÌ

Il 10 luglio si inaugura la personale dell’artista olandese, che espone dopo un periodo di residenza al Museo. “A Mondovì mi sono sentita libera di vivere la mia arte”. È il raffinato connubio di arti tessili e ceramiche il filo conduttore della mostra “Rings of view”, ospitata dal 10 luglio prossimo al Museo della Ceramica di Mondovì. Sono esposte le opere dell’artista olandese Cecil Kemperink, finalista del premio “Open to Art”, indetto da Officine Saffi, Milano e di cui è partner il museo monregalese diretto da Christiana Fissore che ha scelto di ospitare l’artista per una residenza nel Museo e di curare al termine una rassegna. Protagoniste grandi maglie di ceramica, oggetti mobili, plastici, sonori, di grande potere evocativo. “Cecil – dice Christiana Fissore – è capace di porsi come ponte fra le arti, ma anche di incarnare la tradizione, rinverdendola con un approccio completamente innovativo. Attenta a che i suoi manufatti siano esperienze totali che coinvolgono tutti i sensi, veicola la sua passione per la Moda e il Design, attingendo all’arte del tessuto, a una leggerezza e armonia di forme che tende all’impalpabile, e insieme però gioca col peso, con la matericità, con la forza e persino la crudezza di cui i materiali ceramici sono capaci”. I contrasti e le saldature divengono caleidoscopici e le possibilità espressive delle sue sculture in movimento non fanno che amplificare il gioco di rimandi, citazioni, evocazioni. Cecil Kemperink ha lavorato dal 19 giugno nell’ UP, l’Unità Produttiva interna al Museo, in cui è possibile realizzare il ciclo completo di lavorazione della ceramica. Il lavoro di quest’artista richiama la storia del Museo. Un esempio è quello delle sale in cui l’arte del pizzo si fonde con quella della produzione di stoviglie, là dove i merletti diventano timbri per il decoro delle ceramiche.

 

 

PINO TOR., INFINI.TO: “50 ANNI DI LUNA: MOON WEEK”

15-21 luglio 2019

Il 20 luglio 1969 la Missione Apollo 11 raggiungeva il nostro satellite e il comandante Neil Amnstrong, insieme al pilota del Modulo Lunare, Buzz Aldrin, poggiavano per primi il piede sulla Luna. Infini.to – Museo dell’Astronomia e dello Spazio, Planetario di Torino – organizza dal 15 al 21 luglio una settimana di appuntamenti per celebrare il cinquantesimo anniversario dallo sbarco sulla Luna, eventi che condurranno il pubblico fino a quel fatidico 20 luglio 1969, giorno in cui la Missione Apollo 11 raggiunse il nostro satellite. La tecnologia del Planetario digitale, gli spettacoli live creati dallo Staff di Infini.to, una nuova postazione interattiva e una Maratona Lunare permetteranno di ripercorrere i momenti salienti dell’avventura che ha portato 3 coraggiosi astronauti verso la Luna. Sarà possibile rivivere le emozioni, conoscere le ricadute di tale operazione, scoprire i nuovi orizzonti e le nuove sfide legate all’unico oggetto celeste raggiunto fino a ora da un essere umano.

Tutti i dettagli, gli orari e i costi dei singoli eventi sono consultabili al link

50 anni di Luna

 

PROGRAMMA

15 luglio – Guarda che Luna, riflessioni a 50 anni dallo sbarco

Per ricordare lo sbarco dell’uomo sulla Luna e celebrare le grande imprese passate e future, La Stampa incontra i suoi grandi ospiti per discuterne insieme a loro. Conduce Gabriele Beccaria – giornalista La Stampa e responsabile Tuttoscienze Interviene Maurizio Molinari – direttore de La Stampa e direttore editoriale Gnn. A seguire spettacolo presso il Planetario ed osservazioni di gruppo.

Ingresso su invito ed iscrizione

 

16 luglio – Eclissi di Luna

Il 16 luglio la Luna è protagonista di uno dei fenomeni astronomici più attesi dell’anno, l’eclissi di Luna. Una serata per scoprire il nostro satellite e lasciarsi incantare dall’osservazione al telescopio dalla terrazza del Museo. Ospite della serata Eleonora Ammannito (ASI – Agenzia Spaziale Italiana)

 

17 luglio – Fly me to the Moon

Una serata dedicata all’ispirazione che la Luna ha creato nel mondo della musica e della letteratura, in un intreccio di letture e brani musicali a cura di Daniela Fargione (Università degli Studi di Torino) e del critico, scrittore Franco Bergoglio.

 

18 luglio – Robotica ed AI al servizio dell’esplorazione spaziale

Tavola rotonda per discutere gli innumerevoli temi legati all’esplorazione robotica e umana dello Spazio. Ospiti della serata: Maria Antonietta Perino (Thales Alenia Space), Giancarlo Genta (Politecnico di Torino) e Giada Genchi (IIT). Durante l’evento demonstration a cura di COMAU e Infini.to. e.DO, il robot di COMAU utilizzato nelle demonstration, è un robot modulare, articolato multiasse con intelligenza integrata, open-source progettato per rendere divertenti e più interattivi l’apprendimento, la creazione, l’esplorazione e la programmazione. Con la stessa ingegneria innovativa e facile da usare che caratterizza i robot industriali Comau, e.DO soddisfa le esigenze di mondi molto diversi: da insegnanti e studenti a makers e appassionati, da scuole e università a organizzatori di eventi e centri comunitari.

 

19 luglio – Song for stars – Lo spettacolo del cielo in musica

Appuntamento della rassegna di sonorizzazioni, serate di performance live con proiezione sulla cupola del Planetario, dedicato alla Luna insieme ai Time Machine e alle sonorità dei Pink Floyd.

 

20 Luglio – “Ha toccato!”

Per celebrare una dei momenti più emozionanti dell’uomo, Infini.to inaugura Moon Explorer: una postazione museale dotata di un simulatore che permette l’esplorazione della superficie lunare interagendo con ciò che le missioni dirette al nostro satellite hanno lasciato nel corso degli ultimi 50 anni, e di prendere parte alle missioni future verso la Luna, proiettandosi intorno a una stazione circumlunare.

Alla sera Infini.to propone una Maratona lunare: la missione Apollo 11 in diretta con i veri protagonisti dell’avventura lunare e i video dell’impresa che ha inchiodato alla TV milioni di telespettatori la sera del 20 luglio 1969 – cronaca a cura del giornalista Antonio Lo Campo.

 

21 luglio – Apollo 11 – Correva l’anno 1969…

Inaugurazione dello spettacolo per planetari realizzato da Infini.to che ripercorre le fasi salienti sull’esplorazione lunare e sull’anniversario dell’allunaggio con una prospettiva sulle missioni future.

 

CREA: “DAL DIVINO SPIRITO ALLO SPIRITO DI-VINO”

14 luglio 2019

L’Ente di Gestione dei Sacri Monti (Riserva Speciale del Sacro Monte di Crea) in collaborazione con l’Ente Santuario Madonna di Crea e la Tenuta la Tenaglia ripropone una giornata all’insegna della Cultura e della tradizione vitivinicola che appartengono a questo territorio lasciando al significato di spirito il trait d’union che unisce queste due realtà significative che hanno dato vita ai due Siti UNESCO del Monferrato. La giornata inizierà al pomeriggio con una visita guidata al Complesso del Sacro Monte  con ingresso alla Cappella 5° (Natività di Maria) e alla Cappella 16° (Salita al Calvario), con ritrovo sul piazzale del Santuario e partenza alle ore 16,30.

Il costo sarà di € 5,50 a persona. (bambini fino a 6 anni gratuito). Per prenotazioni  Cell: 3482211219    e-mail: chebisa@virgilio.it

La giornata continuerà con una passeggiata di poche centinaia di metri per spostarsi alla sottostante “Tenuta la Tenaglia” per una visita guidata alla sua cantina storica per finire con un allegro aperitivo offerto dalla padrona di casa. Per informazioni Tel: 0142/940252 e-mail: info@latenaglia.com

Per chi vorrà finire in bellezza la giornata cena al Ristorante del Santuario di Crea con menù a tema “In vino veritas” dove ovviamente sua maestà il vino la farà da padrone. Il costo per l’occasione è ad un prezzo convenzionato di soli € 20,00 a persona.

Info e prenotazioni: 0142 940108 – 366 9015489 info@ristorantedicrea.it

Le prenotazioni sono obbligatorie.

Per informazioni: Ente di Gestione dei Sacri Monti . Riserva Speciale del Sacro Monte di Crea

Tel. 0141/927120  e-mail: info.crea@sacri-monti.com

 

FORTE DI EXILLES: “SUBLIME NATURA”

Mostra di Fotografia, Pittura e Scultura

Fotografi: Barbier, Perron, Righetti

Pittori: Costa Mavaracchio, Manis, Meinardi, Tesio

Scultori: Abbà, Gennaro, Alessandria F., Alessandria R., Barbier, Blanc,

Canavese, Capelli, Di Massimo, Melis, Perron, Roccetti, Salinari

Queste opere tendono ad evocare il Sublime, cioè il rapimento, l’estasi, l’entusiasmo che l’uomo percepisce nella Natura. Quando scala alte montagne, affronta la navigazione di oceani, va alla scoperta di territori sconosciuti attraversando sterminati deserti, lui misura la sua capacità di resistere alle intimidazioni che la Natura gli presenta. Rispecchiandosi in essa, crea la sua realtà e trova Bellezza. La Bellezza della Natura è sempre intensa ed inquietante, allo stesso tempo attrae e allontana, seduce e ripugna, esalta e incute rispetto con la sua maestosa sincerità, così come esprimeva la Dickinson nei suoi versi, sublimi. Scrive il filosofo Bodei: L’uomo contempla l’oceano in tempesta, le rocce incombenti, il brulicare della vita animale e vegetale nelle foreste, le dune di sabbia sterile dei deserti, e in questa maniera misura le sue forze. In un momento come l’attuale, di emergenza ecologica, occorre onorare il pianeta che ci ospita,proteggendo la Natura e la biodiversità, divulgando questi aspetti anche attraverso l’arte. Questo è il fine sotteso dalla mostra Sublime Natura, collettiva di fotografia, pittura e scultura, a cui partecipano Gianalberto Righetti Fotografia&Arte e gli artisti della Scuola di Scultura Alta Valle Susa e dell’Associazione Culturale Artecult.

 

 


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