Coro


Coro

Nel coro, come in poche altre cappelle, la ristrutturazione generale di fine Ottocento ha “salvato” la decorazione barocca seicentesca che invece fu eliminata nel resto della chiesa. Pur non armonizzandosi con la struttura gotica, il superstite barocco è sempre qualcosa di meglio dello squallido deserto nel quale le trasformazioni di fine Novecento hanno ridotto l’ampio presbiterio, un tempo di patronato dei Villa e poi della famiglia Broglia.

La trasformazione barocca del coro fu voluta attorno al 1615 dal priore padre Giacinto Broglia e realizzata con il contributo del vescovo di Torino mons. Carlo Broglia. Gli stalli di noce furono realizzati fra il 1611 e il 1615. Gli affreschi da Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, attorno al 1615.

Guglielmo Caccia (il Moncalvo). La Resurrezione di Lazzaro (1615 ca.)

Guglielmo Caccia (il Moncalvo). La Resurrezione di Lazzaro (1615 ca.)

PARETE DESTRA

Guglielmo Caccia (il Moncalvo). La Resurrezione di Lazzaro (1615 ca.).

L’ immensa tela occupa interamente la parete destra del coro. La scena vi è nettamente divisa in tre settori: al centro, Lazzaro esce dalla tomba sorretto da due uomini; a sinistra, dominano le figure di Gesù e di alcuni Apostoli; a destra un gruppo di donne. Angeli dovunque. Sullo sfondo un paesaggio urbano incorniciato da una catena montuosa. Vivaci i colori. Pacato, caratteristico del Moncalvo, il gestire dei personaggi. Eleganti i panneggi delle vesti.

Su questo dipinto, e su quello di fronte, sono stati dati giudizi contrastanti. Il Lanzi nel 1922 scrisse (e il Guarienti riferisce) che “campeggia in essi la ricchezza della fantasia, il buon senso della disposizione, l’esattezza del disegno, la vivacità delle mosse, e che servirebbero di onore a qualunque gran tempio”. Ma il Guarienti non è d’accordo: “Non ci troviamo perfettamente consenzienti con l’autore di questo scritto: in queste tele non tutto può essere lodato, anche se alcun i particolari sono di notevole pregio: manca, per esempio, il senso delle proporzioni: alcune figure sono esageratamente alte, e la testa di Cristo è troppo piccola in relazione all’altezza. Con tutto ciò non intendo sminuire il valore di queste due opere che, pur non costituendo la parte migliore del Moncalvo, sono però superiori a tante altre”.

Guglielmo Caccia (Il Moncalvo). San Domenico risuscita Napoleone Orsini (1615 ca.)

Guglielmo Caccia (Il Moncalvo). San Domenico risuscita Napoleone Orsini (1615 ca.)

È probabile opera della scuola del Moncalvo l’affresco della lunetta della parete destra del coro che, creando un evidente parallelismo con la sottostante tela della Risurrezione di Lazzaro, raffigura un miracolo simile operato da San Domenico. Durante un suo soggiorno a Roma, egli risuscitò il giovane Napoleone Orsini che era morto cadendo da cavallo. Nel dipinto si nota, infatti, il corpo del giovane ancora steso esanime in terra in primo piano, San Domenico che prega chinato su di lui sotto lo sguardo di due gruppi di astanti, il cavallo imbizzarrito sullo sfondo.

Guglielmo Caccia (il Moncalvo), La Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1615 ca.)

Guglielmo Caccia (il Moncalvo), La Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1615 ca.)

PARETE SINISTRA

Guglielmo Caccia (il Moncalvo), La Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1615 ca.).

Questa tela riempie di sé tutta la parete sinistra del coro. La scena vi è divisa in due parti: quella di destra è dominata dalle figure di Gesù e di due apostoli, alle cui spalle si affollano mamme con i loro bambini; a sinistra si accalca la gente che segue Gesù; sullo sfondo un paesaggio montuoso.

Anche a quest’opera del Moncalvo sono riferiti i sopra riportati giudizi del Lanzi e del Guarienti. Sembra di poter dire che soprattutto nei suoi confronti siano appropriate le osservazioni del padre domenicano circa la mancanza di proporzioni delle figure: notare, infatti, l’eccessiva altezza di Gesù e la troppo bassa statura dei due personaggi raffigurati in primo piano, uno a destra e l’altro a sinistra.

Ma anche qui valgono gli apprezzamenti per l’armonia della composizione, la perfezione del disegno, la bellezza dei colori e dei panneggi.

Guglielmo Caccia (Il Moncalvo). Predicazione di San Domenico (1615 ca.)

Guglielmo Caccia (Il Moncalvo). Predicazione di San Domenico (1615 ca.)

Nella lunetta sopra la tela della Moltiplicazione dei Pani e dei pesci, è probabile opera della scuola del Moncalvo la scena di San Domenico che predica ad un gruppo di fedeli dall’atteggiamento rapito.

Moncalvo - Crociera della Volta

Moncalvo – Crociera della Volta

 

CROCIERA DELLA VOLTA

Nella volta a crociera del coro il Moncalvo ha eseguito a fresco  i dipinti forse più raffinati di quelli che ornano il coro: nelle quattro vele ha raffigurato gli Evangelisti assisi sulle nubi, ognuno con il suo simbolo: San Matteo con l’angelo (altre volte, l’uomo); San Marco con il leone; San Giovanni con l’aquila; San Luca con il bue. Agli angoli delle vele l’artista ha dipinto angioletti ignudi in vivace movimento.

Catino dell'abside. I massimi Santi domenicani

Catino dell’abside. I massimi Santi domenicani

CATINO DEL CORO

Guglielmo Caccia (Il Moncalvo). I massimi santi domenicani (1615 ca.).

Nel catino dell’abside, in cinque ovali dalle eleganti cornici barocche, incastonati alla base degli spicchi nei quali il catino stesso è suddiviso da decoratissimi costoloni, il Moncalvo ha effigiato i massimi santi dell’Ordine domenicano, cioè, a partire da sinistra, San Raimondo da Peñafort, San Tommaso d’Aquino, San Domenico, San Pietro martire e San Vincenzo Ferrer.

Abside. Altri Santi domenicani

Abside. Altri Santi domenicani

ABSIDE

Autore ignoto, Santi domenicani (sec. XVII)

Nell’abside, alla base delle finestre e immediatamente sopra gli stalli del coro, in semplici cornici di forma rettangolare, in epoca più tarda rispetto agli altri affreschi del coro, un autore ignoto ha eseguito i ritratti di altri cinque Santi domenicani. Si tratta di dipinti qualitativamente inferiori agli altri, e per giunta ritoccati con non grande perizia. Essi rappresentano, da sinistra: Santa Caterina de’ Ricci; Sant’Antonino vescovo di Firenze; il papa San Pio V; San Giacinto; Sant’Agnese da Montepulciano.

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