Cappella del Rosario


Cappella del Rosario

Inizialmente conosciuta come cappella di Ognissanti, nel 1581 fu ceduta alla Compagnia del Rosario, la quale la dedicò prima alla Madonna delle Vittorie in ricordo dell’episodio di Lepanto (1571), poi alla Madonna del Rosario. A partire dal 1611 iniziò a trasformarla nascondendone gradualmente le strutture gotiche sotto sfarzose decorazioni barocche. Nel 1618 sull’altare venne collocata la splendida pala di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo.

Nel 1647, per mettere la cappella in comunicazione con quelle attigue, vennero aperte le pareti laterali, che prima erano chiuse. Ma solo nel 1877 le due aperture furono abbellite con le colonne e gli archi tipo “serliana”. Nel ‘700 l’altare originario in stucco venne sostituito con quello in marmo tuttora esistente.

Moncalvo, rappresenta la Madonna e Gesù Bambino (1615)

Moncalvo, rappresenta la Madonna e Gesù Bambino (1615)

La pala dell’altare, opera eseguita dal Moncalvo attorno al 1615, rappresenta la Madonna e Gesù Bambino che, circondati da uno stuolo di angioletti, consegnano il Rosario rispettivamente a San Domenico e a Santa Caterina da Siena. In basso, due distinti gruppi di persone osservano estatici la scena. Quello sulla sinistra è costituito da prelati avvolti nelle vesti liturgiche: in prima fila si riconosce il papa San Pio V, già frate domenicano, la cui tiara è poggiata in terra davanti a lui. A destra si raggruppano donne devote in lussuosi vestiti. Secondo una prassi consolidata, attorno al quadro principale, in altrettanti quadretti, sono raffigurati i quindici Misteri del Rosario.

Si tratta di uno dei capolavori del Moncalvo: vi è esaltata la capacità dell’artista monferrino nel trattare i volti, le mani, i panneggi, gli atteggiamenti devoti, le atmosfere estatiche.

La ricca ancona lignea che incornicia la pala fu indorata da Francesco Fea, allievo chierese del Moncalvo, con 6000 foglie d’oro e 1000 d’argento; poco dopo furono indorati anche il tabernacolo e gli stucchi della volta conferendo alla cappella un tono di grande ricchezza e di fasto barocco.


Scuola di Guglielmo Caccia (il Moncalvo), Il miracolo del libro (1615 ca.).

Scuola di Guglielmo Caccia (il Moncalvo), Il miracolo del libro (1615 ca.).

Gli affreschi delle lunette laterali, riferibili allo stesso Moncalvo o ai suoi allievi, rappresentano due episodi della vita di San Domenico. Quello di sinistra illustra un episodio famoso della vita di San Domenico, che in una disputa con gli eretici, gettati i suoi libri nel fuoco, li invita a fare altrettanto, nella certezza che solo quelli falsi e bugiardi andranno in fumo. Di fatto, bruciano quelli degli eretici.


Scuola di Guglielmo Caccia (il Moncalvo), San Pio V che, mentre recita il Rosario, “vede” la vittoria di Lepanto (1615 ca.).

Scuola di Guglielmo Caccia (il Moncalvo), San Pio V che, mentre recita il Rosario, “vede” la vittoria di Lepanto (1615 ca.).

Nella lunetta di destra si vede il papa Pio V che, dopo aver esortato tutta la Chiesa a recitare il Rosario per impetrare dalla Vergine la protezione sulla flotta cristiana che si accinge ad affrontare quella musulmana, mentre recita lui stesso la preghiera mariana, ha la visione della vittoria della prima nella battaglia di Lepanto (raffigurata in secondo piano).


Scuola del Moncalvo, Affreschi della volta (1615 ca.)

Scuola del Moncalvo, Affreschi della volta (1615 ca.)

Questi dipinti rappresentano il Redentore, la Vergine col Rosario, il Rosario come scala per il Paradiso, il Rosario come sollievo per le anime del Purgatorio. Il restauro del 1980 ne ha rivelato la buona qualità, superiore a quella delle due lunette.

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