Cappella di S. Margherita da Cortona


Cappella di S. Margherita da Cortona

L’odierna cappella di Santa Margherita da Cortona, attigua a quella della Madonna delle Grazie, ha preso il posto della cappella di San Giuliano della famiglia Valimberti: cioè della porzione di quella cappella che era restata ai Valimberti dopo che essi ne ebbero ceduto metà al Comune di Chieri che vi costruì la cappella votiva della Madonna delle Grazie. Prima di diventare cappella di Santa Margherita, per un certo periodo è stata dedicata all’Annunciazione, e sul bell’altare ligneo seicentesco, nella altrettanto bella cornice, c’era una pala raffigurante, appunto, la scena dell’Angelo che porta il lieto annuncio a Maria.

Nel dicembre del 1890 il Capitolo cedette questa cappella alle consorelle del Terz’Ordine Regolare di San Francesco, che avevano dovuto lasciare la chiesa di Santa Maria della Pace.

CANTORI Maddalena (?). PELLERI Lorenzo (?). Pala di Santa Margherita da Cortona (1730 ca.)

CANTORI Maddalena (?). PELLERI Lorenzo (?). Pala di Santa Margherita da Cortona (1730 ca.)

Trasferendosi nella Collegiata, le Consorelle del Terz’Ordine Francescano portarono con sé il quadro di Santa Margherita da Cortona, loro protettrice, e lo collocarono sull’altare della loro nuova sede in sostituzione di quello esistente. Per fare questo probabilmente dovettero adattarlo alle dimensioni alquanto ridotte e alla particolare forma della cornice esistente.

La tela, dipinta a colori molto foschi, forse resi ancora più scuri dal tempo, rappresenta la Santa raccolta in preghiera davanti al Crocifisso. Accucciato ai suoi piedi c’è un cagnolino, sempre presente nelle raffigurazioni della Santa. Si racconta, infatti, che nella prima fase della sua esistenza, vissuta con un certo Arsenio dal quale aveva avuto un figlio ma che non aveva voluto sposarla, quando l’amante venne ucciso in un agguato, fu il cane di costui a condurla nel luogo dove si trovava il corpo.

In assenza di documenti di prima mano, non si conosce l’autore del quadro. Né può essere di grande aiuto la testimonianza di Antonio Bosio che, dopo averlo detto opera di una sconosciuta pittrice di nome Maddalena Cantori, altrove si contraddice e lo attribuisce al pittore di Carmagnola Lorenzo Pelleri.

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