Terza navata trasversale (altare maggiore)


Terza navata trasversale (altare maggiore)

La terza navata trasversale ospita il presbiterio con l’altar maggiore e, ad esso attigui, due anditi: quello di sinistra è vuoto;  quello di destra attualmente ospita un piccolo altare dedicato all’adorazione eucaristica che vi si svolge in alcuni giorni della settimana.

GUGLIELMO CACCIA (Il Moncalvo), La Madonna col Bambino, San Michele Arcangelo e San Giorgio (1605).

GUGLIELMO CACCIA (Il Moncalvo), La Madonna col Bambino, San Michele Arcangelo e San Giorgio (1605).

GUGLIELMO CACCIA (Il Moncalvo), La Madonna col Bambino, San Michele Arcangelo e San Giorgio (1605). 

I particolari stilistici della pala dell’altar maggiore sono inconfondibilmente quelli del “Raffaello del Monferrato”. Quanto alla data di esecuzione, da un documento dell’archivio della Confraternita di San Michele si apprende che “Bertolomeo Qirano à fatto la ancona del Altare a 10 aprile 1605”.

Quello attorno al 1605 è il primo dei periodi nei quali il Moncalvo fu “habitante a Chieri” (come recita un pagamento dell’ “Archivio Generale di Sua Altezza”) mentre lavorava a Torino, chiamato da Carlo Emanuele I per dipingere la Grande Galleria insieme a Federico Zuccari ed altri artisti.
A quegli anni appartengono, oltre a questa tela, anche quella dell’altar maggiore della chiesa di San Bernardino (1605 ca), la pala della Vergine e Santi che si trova nella stessa chiesa ma che proviene dalla scomparsa chiesa di San Rocco (1601), gli affreschi sulle facciate delle case di via Tana n. 22 (1605) e di Vicolo Mozzo dell’Annunziata n. 14 (1606), il quadro di San Nicola da Tolentino conservato nella sala delle riunioni della Confraternita di San Bernardino (1605-1608 ca.) e alcuni quadri commissionati da paesi limitrofi ma probabilmente dipinti a Chieri, come la pala della Collegiata di Moncalieri (1605) e quella della chiesa di Cioccaro (1602).

Rispetto ad altre pale del Moncalvo, in  questa di San Michele il numero dei personaggi è limitato; la composizione è quella di ascendenza raffaellesca che si riscontra in molti altri quadri del Maestro; l’atmosfera è sospesa;  quieto l’atteggiamento della Vergine e perfino quello del Bambino; rapito quello dei due Santi che fissano lo sguardo sulla Vergine e sul Bambino. L’Arcangelo Michele, a sinistra, con una mano reca  la bilancia della giustizia divina; con l’altra mano brandisce  la spada;  con il piede sinistro schiaccia il capo di un Lucifero vinto. Dall’altra parte, San Giorgio con la destra si appoggia alla lancia da cavaliere, con la sinistra accarezza l’elsa della spada; ai suoi piedi, ucciso, è disteso il drago. Unica nota di movimento: i due angioletti musicanti dipinti al lati della Vergine, che suonano il flauto traverso (quello di destra) e il liuto (quello a sinistra).

AUTORE IGNOTO, San Michele Arcangelo (1639?)

AUTORE IGNOTO, San Michele Arcangelo (1639?)

AUTORE IGNOTO, San Michele Arcangelo (1639?)

È un quadro non molto grande appeso alla parete della parte terminale della navata, a sinistra dell’altar maggiore.

Di ignoto autore seicentesco, si distingue per la plasticità dell’atteggiamento dell’Arcangelo e per la curiosa figura di Lucifero, rappresentato con le corna aguzze come quella di certe capre, la coda attorcigliata come quella dei maiali e in mano una curiosa alabarda.

La data di esecuzione va certamente collocata nella prima metà del XVII secolo: sarebbe il 1639 se questo quadro fosse quello citato in un documento dell’archivio della Confraternita secondo il quale il 29 giugno di quell’anno, sotto il rettorato di Gaspare Ferrero, venne effettuato il pagamento di L. 92 per un’icona non meglio precisata.

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