PIEMONTE ARTE: PARACHINI A BORGOMANERO, POLASTRO AD ALBA, MOSTRA SOCIALE AL CIRCOLO DEGLI ARTISTI…
Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo
MOSTRA DI FABRIZIO PARACHINI ALLA MEB DI BORGOMANERO

Trittico di Fabrizio Parachini (1998)
Continua fino al 24 gennaio la mostra di Fabrizio Parachini alla MEB Arte Studio di Borgomanero (via San Giovanni 26). Parachini è ormai giunto ai trent’anni di carriera, carriera iniziata con la prima esposizione personale allestita presso la Pinacoteca Villa Soranzo di Varallo Pombia.
E’ questa la seconda mostra che la MEB Arte Studio dedica all’artista dopo la sua personale del 2022 presso lo stesso spazio. In questa occasione viene proposta una antologica delle sue opere realizzate negli anni, che sono espressione significativa di diverse tematiche e tipologie formali, caratteristiche dell’attività (nelle foto due lavori del pittore).
“Trittici”, “Dittici” e “Unici” sono opere costituite da tavole lignee monocrome, quadrate e rettangolari, di piccole dimensioni, che mettono in relazione colori evocativi concettualmente imparentati tra di loro: nero e ocra rossa (i primi due colori utilizzati dall’uomo), i diversi gialli simbolo della luce, i colori biblici viola, porpora, rosso scarlatto, come scrive correttamente Marco Emilio Bertona che ha presentato la mostra e che ancora aggiunge: “Sono vere e proprie realtà installative, punti focali che condizionano attivamente lo sguardo dell’osservatore”. I “Dittici Pendant” sono realizzati in nero e oro oppure blu oltremare e oro e sono appesi più in alto degli altri e inclinati verso lo spettatore. I “Reticoli” invece, pezzi unici o polittici, sono acrilici su tavola la cui superficie è percorsa da segmenti lineari, in lievissima differenza di colore dal fondo, disposti in un reticolo a maglia quadrata irregolare. Devono essere letti come virtuali porzioni di muro assunti al ruolo di opere grazie a un intervento grafico minimo frutto di un gesto elementare: tracciare ripetutamente un segmento incrociato con altri segmenti. Altre opere esposte sono poi le “Fughe prospettiche” e le “Pagine”, realizzate sia su tavola, quindi collocate a parete, che su fogli di materiale sintetico sovrapposti irregolarmente e lasciati fluttuare liberamente nello spazio (le “Pagine” appunto). Le loro superfici sono percorse da linee verticali policrome, rappresentazioni della memoria visiva, astratta, di volumi immaginari visti in “fughe prospettiche” inusuali.

Trittico nero di Fabrizio Parachini
Sono tutte opere che devono interagire attivamente con i muri e con l’ambiente che le accolgono facendo nascere nell’osservatore una personale percezione e idea dello spazio.
Fabrizio Parachini che vive e lavora a Varallo Pombia, in provincia di Novara, è nato a Novara e si è laureato in medicina e chirurgia a Torino. Ha esercitato come medico per una decina d’anni ma contemporaneamente ha studiato e approfondito teorie e opere dell’Astrattismo. Nel 1995 ha realizzato la sua prima mostra personale, di cui si è già detto, mentre nel 1996 abbandona la professione medica dedicandosi completamente all’attività di operatore artistico (pittore, teorico e didatta) e di docente, collocandosi nell’ambito del Neo-costruttivismo e Minimalismo.
Seguono numerose mostre personali; tra le altre nel 2002 ne allestisce una presso la Galleria Arte Struktura di Milano e presentazione al Centro San Fedele, sempre a Milano, del suo libro “Intorno al quadrato”. Il volume, raccontando il percorso teorico-formativo dell’artista, vuole presentare il quadrato non come una semplice figura geometrica, ma come una vera e propria “struttura” fatta di relazioni e articolazioni tra forme e concetti.
Negli ultimi anni la sua ricerca espressiva mostra una particolare attenzione alle relazioni ambientali, agli sviluppi installativi e alla loro lettura e documentazione attraverso la fotografia. Continuano tuttora contemporaneamente le sue attività di artista, di docente e di curatore di mostre e iniziative.
Enzo De Paoli
ALBA. MOSTRA: TERESIO POLASTRO. STRATIFICAZIONI OLTRE L’APPARENZA
Sabato 10 gennaio – 7 febbraio 2026
A cura di Cinzia Tesio
Corso Torino 18 Professional Workshop vuole aprire l’anno 2026 con una riflessione artistica sul paesaggio — reale, evocato o trasfigurato — attraverso l’indagine quasi metafisica dell’artista monferrino Teresio Polastro.
Le sue finestrature accolgono “…nell’ampiezza del paesaggio piccoli accadimenti di cieli inerti su profili di colline, di orizzonti marini: coesistenza di luoghi e fatti diversi, rapporti di memoria e di interiorità o di ricordi…”.
In questo equilibrio tra astrazione e figurazione — apparentemente conflittuale, in realtà profondamente euritmica — Teresio Polastro costruisce un linguaggio che vive di contrasti, di ripensamenti, di quell’imprevedibilità della ricerca che egli stesso riconosce come condizione essenziale del creare.
Il suo lavoro ci invita a sostare, ad attraversare paesaggi offesi, a riconoscere nello spazio pittorico la precarietà e la bellezza del nostro stesso sguardo sul mondo. In queste opere abita un cambiamento continuo: “…lo si avverte…”, lo si attende, lo si segue.
La mostra vanta la preziosa e autorevole curatela del critico d’arte Cinzia Tesio. Per la produzione ci si è avvalsi inoltre della Prof.ssa Giovanna Zanirato e del Gruppo fotografico ME LANGA.
La mostra verrà inaugurata Sabato 10 gennaio, alle ore 18 e sarà aperta fino a sabato 7 febbraio 2026.
Orari di visita: dal lunedì al venerdì dalle ore 8:00 alle ore 20:00, sabato su prenotazione.
Vi aspettiamo quindi in Alba, Corso Torino n.18 – Ingresso libero e gradito.
Biografia dell’artista
Teresio Polastro, di origini monferrine, è nato a Torino. È stato allievo dapprima della pittrice Angiola Meucci, poi di Pippo Bercetti e infine di Filippo Scroppo. Numerose sono state le mostre personali e collettive, a partire dal 1972. Tra gli altri, hanno scritto di lui: F. De Bartolomeis, M. Corradini, G. Cordero, P. Levi, P. Mantovani, A. Mistrangelo, F. Scroppo. Ha recensito mostre d’arte che si sono svolte a Venezia a Palazzo Grassi, al Museo Correr e alla Fondazione Cini, nelle gallerie di Torino e del Piemonte, per i settimanali d’arte: “Il Corriere di Torino e della Provincia”, “‘Il Corriere dell’Arte”, “ride.to”.
Ha fatto parte del comitato esecutivo della Galleria d’Arte di Palazzo Lomellini di Carmagnola (TO).
ACQUI TERME. DESIGN, ARCHITETTURA, AMBIENTE. Dalla geometria al progetto.
Venerdì 9 gennaio 2026 alle ore 15 presso la Sala Conferenza di Palazzo Robellini, verrà inaugurata la mostra “DESIGN, ARCHITETTURA, AMBIENTE. Dalla geometria al progetto”.
Il Liceo Artistico dell’I.I.S. Guido Parodi di Acqui Terme organizza, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Acqui Terme, una mostra dedicata ai modelli tridimensionali e agli elaborati grafici realizzati dagli studenti del triennio dell’indirizzo di Architettura e ambiente.
L’esposizione segue gli esiti positivi della mostra dello scorso anno dal titolo “Falsi d’autore. Il passato nel futuro” che ha mostrato i lavori degli studenti dell’ultimo anno dell’indirizzo di Arti figurative.
Il riordino dell’archivio del Laboratorio di architettura è stata l’occasione per prendere coscienza del patrimonio presente presso l’istituto acquese. I docenti del Dipartimento di architettura hanno desiderato mostrare il percorso seguito dai loro studenti che li conduce “dalla geometria al progetto” nel corso di tutto il triennio finale. I fondamenti appresi nel biennio comune nel corso di Discipline geometriche vengono applicate alla rappresentazione per il Design, l’Architettura e l’Ambiente.
Il percorso espositivo è un viaggio nel tempo che conduce il visitatore attraverso il triennio di studi. Il terzo anno è dedicato al Design attraverso l’osservazione di oggetti d’uso quotidiano, il quarto anno focalizza l’attenzione sull’Architettura con lo studio dei sistemi costruttivi e l’approfondimento del progetto dell’abitazione mentre il quinto anno amplia il contesto dedicandosi alla progettazione di edifici pubblici e alla pianificazione territoriale con un occhio attento all’Ambiente. Ogni passo parte dallo studio di progetti d’autore per giungere all’acquisizione delle competenze per affrontare la presentazione di una proposta di progetto personale.
Il triennio aspira a stimolare lo sviluppo dell’empatia che distingue ogni ottimo progettista rendendolo capace di rispondere alle esigenze dei suoi committenti.
La mostra presenta numerosi elaborati tridimensionali realizzati dagli studenti con le tecniche tradizionali della modellistica affiancati dalle tavole grafiche che lì precedono nel processo di conoscenza della forma. Alcuni schermi mostrano gli esiti del percorso di apprendimento delle tecniche di modellazione digitale con l’uso del CAD 3D.
L’occasione è preziosa anche per esporre alcuni modelli dell’Archivio che descrivono la tradizione del Liceo artistico.
L’esposizione sarà aperta da sabato 10 gennaio a domenica 25 gennaio 2026 nei weekend. Gli studenti delle scuole interessate potranno visitare la mostra su prenotazione (0144.320645). Le visite saranno guidate dagli studenti del Liceo Artistico che illustreranno il loro percorso di studi.
LA MOSTRA “SOCIALE” DEL CIRCOLO DEGLI ARTISTI
La 162° Mostra Sociale del Circolo degli Artisti, presieduto da Luigi Tartaglino e con direttore Davide Mabellini, si apre il 12 gennaio, alle 18,30, nella sede della Galleria Sant’Agostino, in corso Tassoni 56, con oltre 90 opere in cui è possibile cogliere l’impegno, la creatività e le molteplici esperienze espresse in questo incontro tra cultura visiva e letteraria. E sono testimonianze che concorrono a delineare gli aspetti di un percorso che, con diversi accenti e riflessioni, si riallaccia alle precedenti edizioni attraverso “opere intensamente vissute – ha rilevato Gian Giorgio Massara – evocanti il passato, memori della tradizione, che consentono di evadere dal quotidiano oppure sognare, di compiere viaggi ideali”.
Un viaggio caratterizzato da pagine pittoriche e grafiche, sculture, installazioni e scatti fotografici di una visione d’insieme che sottolinea la continua e inesausta ricerca di una personale interpretazione delle interiori emozioni, di una narrazione capace di coinvolgere il pubblico, di fissare un’idea o un pensiero. Mentre affiorano le impressioni naturalistiche di paesaggi e alberi, di colline e acque che riportano l’attenzione sulla scrittura poetica di Cesare Pavese:”Le colline insensibili che riempiono il cielo/sono vive nell’alba, poi restano immobili/
come fossero secoli, e il sole le guarda./Ricoprirle di verde sarebbe una gioia/e nel verde, disperse, le frutta e le case./
Ogni pianta nell’alba sarebbe una vita/prodigiosa e le nuvole avrebbero un senso”.
Il discorso assume, quindi, una cadenza che unisce il dipinto di una natura morta con rose gialle e teiera alle montagne innevate, la rappresentazione di atmosfere luminose alla suggestione di una spiaggia d’estate, sino alle composizioni con il profondo silenzio della campagna verso sera, delle colline del Roero, dei riflessi sul mare e le architetture di Piazza San Carlo. In particolare, emergono anche impasti cromatici e materici che rivelano forme che tendono all’astrazione, o all’informale, definite con un segno incisivo e vibrante, per poi scoprire una successione di delicate e sensibili immagini con i ritratti di bambini e di giovani uomini, di nudi femminili e deliziose ballerine e ballerini di danza classica, di volti e sguardi e visioni ottocentesche. E con le strutture geometriche affiorano grandi e potenti onde, zucche e pappagalli, frammenti di vite raffigurate da coloratissimi fiori e cieli limpidi che sembrano annunciare i versi di Antonia Doronzo Manno “per sognare ancora oltre/ i segreti infiniti come il cielo…”. E la “sociale” presenta inoltre una serie di lievi e piacevoli acquerelli e pastelli, che definiscono l’espressione di un anziano o un profilo di donna, un elegante “chapeau” o un personaggio mitologico, per poi trasmettere il rosso acceso dei papaveri accanto alla sanguigna con il ricordo dello scultore Leonardo Bistolfi e il ritratto puntinista del poeta Eugenio Montale. E, di volta in volta, si notano dei grisantemi e un cavolo, sorprendenti gatti e vedute africane, la Palazzina di Caccia di Stupinigi, il “Toret” e una autunnale Torino, tra memoria e contemporaneità, in attesa dei giorni in cui “Il sole splende e accende la Vita” scrive Nadia Loiaconi.
L’ampio e diversificato racconto dell’esposizione mette in evidenza la sequenza dei lavori multimaterici e delle fotografie digitali, delle terrecotte e ceramiche Raku, con i quadri-manifesto, preziose puntesecche, risvolti onirici fantastico-surreali e il mare d’acciaio. Arte e denuncia, meditazioni e riscontri esistenziali, appartengono alle diverse proposte dove si avverte la magia del segno che racchiude un interiorizzato universo con i cavalieri templari, l’eterea installazione come una nuvola, in carta e grafite, la graffiante figurazione a penna biro, la tecnica mista “equilibri”, la tempera su tavola omaggio a Modigliani e la scultura intaglio su legno di una stagione legata agli attuali e singolari linguaggi dell’arte.
Nella storia dell’umanità è possibile avvertire l’essenza di un dialogo in cui “ogni artista ci ha lasciato/ del suo tempo un’impressione,/ con approccio più impegnato/ o pura lirica visione” suggerisce Martina Raineri.
Una visione d’insieme che è parte vitale e consistente delle ricerche, dei sogni, delle segrete illuminazioni di artiste e artisti, di attori, scrittori, musicisti e della poetessa Stefania Savoca: “Tracce di te dimorano nei miei silenzi”.
Angelo Mistrangelo
CUNEO. MOSTRA “LA PASTRENGO: 90 ANNI DI GLORIA”
Questa mostra, raccontando la storia del comando interregionale Pastrengo,competente sulle 4 regioni del nord ovest (Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria),racconterà anche la storia dell’Arma di Cuneo, città che fin dal 1814, anno della costituzionedel Corpo dei Carabinieri Reali, costituì una delle prime sei sedi di divisione.
La mostra, che farà conoscere la storia dei Carabinieri di tutto il nord ovest d’Italia,sarà accompagnata da vari eventi collegati e messi a punto dal comando provinciale, tuttianimati dall’intenzione di suggellare il rapporto di vicinanza e prossimità che l’Armavuole avere con i suoi cittadini, dai più giovani ai più maturi, fino ai più fragili.




