UN SECOLO FA NASCEVA LA RADIO IN ITALIA. Quinta parte – Le voci delle radio nel 1944 e nel 1945 con la Liberazione

Il Grande Torino – Dopo la Liberazione, dall’autunno 1945, riprese il Campionato Nazionale di Calcio, che era stato sospeso dall’autunno 1943, e che fu vinto dall’A. C. Torino. Nell’immagine la formazione tipo della stagione 1945-46. In piedi da sinistra: E. Castigliano, V. Maroso, M. Rigamonti, G. Grezar, V. Bacigalupo, A. Ballarin, P. Ferraris II. In basso, da sinistra: V. Mazzola, F. Ossola, E. Loik, G. Gabetto. Alla radio la domenica pomeriggio alle 15.30 si poteva ascoltare la radiocronaca del secondo tempo di una partita di calcio e alle 17 i risultati delle partite. Pochi anni dopo, nel maggio 1949, avvenne la tragedia di Superga.

Nei primi sette mesi del 1944

Passaggio davanti al Colosseo il 5 giugno 1944 di carri armati americani, dopo la liberazione di Roma avvenuta il giorno precedente.

Con l’avanzata degli Alleati al Sud, dall’11 febbraio 1944, Salerno diventò la nuova residenza reale e sede del governo in sostituzione di

Il capo del governo Ivanoe Bonomi.

Brindisi. In seguito l’Amgot, l’amministrazione militare alleata, restituì al governo italiano la giurisdizione sui territori meridionali, inclusa la Sicilia. Già l’anno prima, subito dopo l’armistizio era stato costituito al Sud il Cln (Comitato di liberazione nazionale) con la partecipazione di tutti i partiti antifascisti, che dovette operare in clandestinità nelle zone controllate dai nazifascisti. Nel giugno del 1944 iniziò l’attività il Cvl (Corpo Volontari della Libertà) con il compito di coordinare le azioni militari delle formazioni partigiane. Roma venne liberata il 4 giugno 1944

e le truppe tedesche iniziarono a ritirarsi dall’Italia centrale. Vittorio Emanuele III ritornò nella capitale e affidò al figlio Umberto la luogotenenza generale del regno, in sostanza un’ampia delega di poteri. Il 6 giugno, lo stesso giorno in cui gli Alleati sbarcavano in Normandia, il governo militare guidato da Badoglio si dimise e il 9 giugno Ivanoe Bonomi venne designato dal Comitato di liberazione nazionale come capo del nuovo governo nel quale furono rappresentate tutte le forze antifasciste. Tra i capoluoghi a giugno furono liberate in Abruzzo le città di Chieti, L’Aquila e Teramo; nelle Marche le città di Ascoli Piceno e Macerata; la città di Grosseto in Toscana. A luglio furono liberate le città di Siena e Livorno in Toscana e Ancona nelle Marche.

 

 

Radio Roma

Due giorni dopo la liberazione di Roma dai nazifascisti, il 6 giugno 1944, la stazione romana dell’Eiar finalmente libera poté riprendere a trasmettere, seppure tra molte difficoltà, poiché i tedeschi avevano portato via o danneggiato gran parte degli impianti di trasmissione di Prato Smeraldo e di Santa Palomba e asportato attrezzature dal palazzo di via Asiago 10 in città. Il Pwb degli Alleati, l’ente che assunse il controllo della radio, oltre a fornire il proprio supporto tecnico, volle nella posizione di commissario straordinario dell’Eiar Luigi Rusca, un liberale antifascista e con vasta esperienza manageriale nel settore editoriale. Egli si adoperò per riorganizzare almeno in parte la disastrata situazione dell’Eiar, con la stazione radio romana e quelle del Sud Italia.

 

Radio Cora, emittente dei partigiani toscani

Il palazzo “delle cento finestre” a Firenze

A Firenze, con l’acronimo Cora, che significava Commissione Radio, iniziò a trasmettere da gennaio 1944 questa radio toscana del Partito d’Azione che operava in clandestinità. Continuò ad essere in attività sino alla liberazione della città che avvenne nell’agosto 1944. Durante la breve vita dell’emittente i responsabili furono costretti a spostarne l’ubicazione e, nonostante ciò, alcuni di loro furono arrestati e alcuni colpiti a morte. La radio svolse un’importante funzione di collegamento tra le forze della Resistenza e gli Alleati comunicando attraverso messaggi in codice.

 

Radio Firenze

La sede di Firenze dell’Eiar, attiva sin dal 1932, si trovava nel palazzo detto “delle cento finestre” in piazza di Santa Maria Maggiore. La radio, controllata dal regime, interruppe le trasmissioni dal 17 giugno 1944 a causa dei danneggiamenti agli impianti fatti intenzionalmente dai tedeschi che avevano spostato a nord una trasmittente mobile e altre importanti attrezzature. L’abbandono parziale della città da parte dei nazifascisti avvenne nella notte tra il 3-4 agosto 1944, quando fecero saltare tutti i ponti sull’Arno, tranne il Ponte Vecchio. Ma fu solo dopo una lunga battaglia in città, che durò sino a fine agosto, che avvenne la liberazione definitiva. La radio riprese le trasmissioni a settembre, iniziandole con l’inno di Mameli e potendo finalmente intraprendere un nuovo corso.

 

Le stazioni Eiar della Repubblica di Salò

Copertina del settimanale “Segnale Radio” del settembre 1944. Il settimanale della radio della Repubblica di Salò (Rsi), oltre ai programmi, conteneva molte pagine di propaganda del regime sugli avvenimenti bellici presentandone sempre un’immagine vincente, nonostante fosse sovente discosta dalla realtà.

Con la libertà conquistata prima dalle stazioni del Sud e poi da quelle di Roma e Firenze, rimasero sotto il controllo nazifascista della Rsi, Repubblica sociale italiana, ubicata a Salò, due sedi Eiar importanti, quelle di Milano e Torino. A partire da fine agosto 1944 riprese ad essere pubblicato il settimanale della radio, che in precedenza era stato il “Radiocorriere”, che si presentò con il nuovo titolo “Segnale Radio”. La direzione e la redazione furono inizialmente a Torino, ma da ottobre vennero trasferite a Milano in corso Sempione 25, vicine al potere politico. Alla radio vi era un programma unico con notiziari e rubriche di impronta propagandistica per il regime ma anche con spazi dedicati alla musica classica e leggera e alla prosa.

Un programma serale di propaganda ben camuffato con i caratteri dell’intrattenimento era “Che si dice in casa Rossi?”, andava in onda alle 21 della

Disegno pubblicitario del programma radio

domenica, era nello stile “reality” e appassionava il pubblico. Presentava un quadretto di vita familiare dei Rossi, una famiglia tipo con figli, amici e conoscenti. Tra loro si intavolavano conversazioni divertenti e talvolta discussioni accese. L’obiettivo della trasmissione era di convincere gli ascoltatori che la condizione degli italiani dove erano arrivati gli anglo-americani era pessima mentre quella nella Rsi era nettamente migliore. Altro programma seguito era “Camerata dove sei?”. Una rubrica del lunedì sera alle 21 con lo scopo di aiutare a ritrovare coloro che avevano combattuto insieme e si erano persi di vista. Venivano letti episodi di vita militare in Africa, in Albania, in Grecia e altrove, tratti dalle lettere inviate dagli ex-combattenti, il tutto con lo scopo di rafforzare la voglia di combattere nei giovani.

 

 

 

 

 

 

Due radio biellesi contrapposte nella “lotta delle onde”

Radio Libertà

Questa emittente della Resistenza cominciò a trasmettere dalla frazione Trabbia di Callabiana, in provincia di Biella, dal 14 dicembre 1944. Ogni volta iniziava con le note di “Fischia il vento” suonate alla chitarra e l’annuncio: “Radio Libertà, la libera voce dei volontari della libertà”. Per operare in condizioni un po’ più sicure da gennaio 1945 l’attività venne trasferita a Sala Biellese. La radio ebbe un notevole seguito in quanto si poteva ascoltare anche nei territori di Aosta, Torino, Milano e fino a Firenze. Svolse un importante ruolo di supporto alla lotta partigiana trasmettendo bollettini e comunicati, notizie di rilievo, lettere di combattenti e familiari e anche musica.

 

Radio Baita

Aveva sede in centro a Biella nella villa Schneider che, dopo l’8 settembre 1943 era stata requisita dalle SS e da forze della Rsi diventando sede del comando di polizia militare, ricordato ancora oggi come luogo di crudeli interrogatori e torture. La radio, fondata da fascisti italiani nell’autunno1944, passò dal 1° gennaio 1945 sotto il diretto controllo delle SS diventando sempre più uno strumento di disinformazione e di propaganda contro i partigiani e in particolare contro Radio Libertà.

 

Il duro inverno del 1944-45

Da novembre 1944 venne fortemente ridotta l’offensiva militare da parte degli Alleati, anche per il clima particolarmente avverso, mentre le truppe erano attestate sulla linea gotica, che tuttavia risultava ancora difficilmente superabile. Invece la lotta partigiana, seguendo le istruzioni impartite del comando del Corpo volontari della libertà, subì una intensificazione delle azioni contro i nazifascisti sia in montagna che in pianura. A marzo 1945 vi furono vari scioperi nelle grandi fabbriche del nord e ad aprile gli Alleati ripresero con vigore le azioni militari. Nella seconda metà di aprile il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia diramò gli ordini per l’insurrezione generale, in particolare nelle grandi città, e finalmente il 29 aprile 1945, a Caserta, venne firmato l’atto di resa delle forze armate tedesche in Italia, che diventò operativo solo il 2 maggio.

 

Le radio e la liberazione di Bologna e Genova

 

Radio Bologna, sede locale dell’Eiar, aveva iniziato ad operare nel 1937 attraverso una stazione trasmittente situata a Budrio, in provincia di Bologna, e voluta da Guglielmo Marconi. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la immediata occupazione militare nazifascista la stazione venne utilizzata per diffondere programmi in lingua tedesca e informazioni ai comandi delle truppe germaniche sul territorio. I tedeschi nell’ottobre 1944, iniziando in parte il loro riposizionamento logistico verso nord, smontarono gran parte delle attrezzature della stazione trasferendole altrove. La città di Bologna venne liberata grazie alle azioni delle formazioni partigiane e gli ultimi tedeschi e fascisti furono costretti ad allontanarsi nella notte del 20 aprile 1944. Il giorno successivo le truppe degli Alleati fecero il loro ingresso in città. La cittadinanza poté essere informata della avvenuta liberazione dalla radio che per diffondere il messaggio utilizzò un secondo trasmettitore, seppure di potenza limitata, esistente in città.

 

Partigiani passano tra due ali di folla festante a Genova dopo la liberazione

Dalla stazione trasmittente di Radio Genova, situata in collina nel quartiere Granarolo, la mattina del 26 aprile 1945 venne dato l’annuncio

La targa che ricorda l’annuncio della liberazione dato alla radio a Genova

della liberazione della città: “Popolo genovese esulta. L’insurrezione, la tua insurrezione, è vinta. Per la prima volta nel corso di questa guerra, un corpo d’esercito agguerrito e ancora bene armato, si è arreso davanti a un popolo. Genova è libera. Viva il popolo genovese, viva l’Italia”. Al microfono era il giovane capo partigiano Paolo Emilio Taviani, con il nome di battaglia “Pittaluga”, esponente del Cln-Liguria, che sarà poi un importante personaggio politico della Democrazia Cristiana e più volte ministro. I tedeschi e i fascisti si erano arresi consegnando le armi il 25 aprile e gli Alleati arrivarono in città due giorni dopo.

 

 

 

Le ultime grandi città liberate e le voci delle radio

Radio Milano

La scuola Damiano Chiesa a Milano

Una targa del Comune di Milano posta davanti alla scuola primaria “Damiano Chiesa” in via Antonini 50, in un quartiere di periferia, riporta a futura memoria queste parole: “Da questa scuola, allora sede dell’Eiar, riconquistata la mattina del 26 aprile 1945 dai partigiani delle Brigate

Sandro Pertini, esponente di punta del Cln-Alta Italia, parla dopo la liberazione a Milano in piazza Sempione sotto l’Arco della Pace

Matteotti, la radio annunciò la liberazione di Milano”. In questa scuola il regime aveva trasferito la sede della radio negli ultimi mesi, perché quella di corso Sempione era a rischio di bombardamento da parte degli Alleati, e i responsabili avevano scelto un sito più protetto e nascosto, cioè il seminterrato di quell’edificio. Da lì era stata attiva non solo la radio della Rsi ma anche Radio Tevere, un’emittente gestita dalla stessa Eiar, che faceva finta di andare in onda da Roma e di essere una radio clandestina, con il solo scopo di divulgare notizie false. A Milano, tra il 27 e il 28 aprile, i partigiani presero il completo controllo della città e il giorno successivo arrivarono gli Alleati sfilando sino al centro preceduti da una colonna di carri armati e di altri mezzi.

 

 

 

 

Radio Torino

Franco Antonicelli, presidente del Cln – Piemonte, parla alla folla a Torino in piazza Vittorio Veneto dopo la liberazione della città.

Ai microfoni di Radio Torino, che era stata appena occupata dai partigiani, parlò ai cittadini la sera del 28 aprile 1945 il presidente del Cln-Piemonte Franco Antonicelli, annunciando la liberazione della città e imponendo la resa immediata agli ultimi cecchini ancora presenti in città.

Due giorni prima Il Cln piemontese aveva diramando il famoso messaggio “Aldo dice 26 x 1”, con l’annunciò in codice della data dell’attacco finale fissata per l’una di notte del 26 aprile 1945. Seguirono due giorni di scontri in città, con l’arrivo il 3 maggio delle truppe degli Alleati.

 

 

 

 

Eventi successivi

Il 27 aprile Mussolini tentò di fuggire verso la Svizzera ma venne catturato e il giorno dopo giustiziato, Hitler si suiciderà il 30 aprile nel bunker della Cancelleria a Berlino.

Finalmente, il 29 aprile, vi fu la resa definitiva dei tedeschi nelle mani degli Anglo-americani, mentre il Cln Alta Italia, su mandato del governo Bonomi (con il consenso degli Alleati) assunse il governo provvisorio dell’Italia settentrionale liberata.

Alla Rai (nuova denominazione dell’Eiar) si era insediato dal 20 aprile 1945 il primo consiglio di amministrazione, dopo la gestione transitoria di Luigi Rusca, e il primo presidente fu Arturo Carlo Jemolo, insigne giurista e storico. Ebbe così inizio il processo di riorganizzazione post-bellica della Rai con l’obiettivo di fornire un servizio unitario in tutto il paese, sanando quella frammentazione originatasi durante il conflitto e ponendo rimedio ai gravi danni occorsi agli impianti di trasmissione e alle altre attrezzature tecniche.

Bruno Bonino