SORPRESE DI ARTE A CHIERI – Due artistiche “ Via Crucis”

18 febbraio: per i Cattolici è il Mercoledì delle Ceneri, inizio della  Quaresima. Ottima occasione per accennare a due “Via Crucis” (per chi non lo sapesse, la Via Crucis è costituita da  una serie di 14 quadri con altrettante scene  della Passione Cristo sulle quali il cristiano è invitato a meditare) dal particolare valore artistico esistenti nelle chiese di Chieri.

Una, consistente in tondi di scagliola, eseguita dallo scultore e stuccatore Giovanni Battista Bernero di Cavallerleone (CN),  si trova nella chiesa di Sant’Antonio, appartenuta prima ai Gesuiti e poi ai Frati Francescani Osservanti . Questi ultimi, quando, nel 1775, lasciarono la chiesa di San Giorgio per trasferirsi nel complesso di Sant’Antonio (1775), si accorsero che nella chiesa omonima non c’era la Via Crucis. Casualmente seppero che lo scultore e stuccatore Bernero,  su commissione del  cardinale delle Lanze,  ne aveva eseguita  una in stucco per la chiesa di San Benigno Canavese (fig. 1) e ne aveva conservato gli stampi nella sua bottega di piazza Carlina. Seppero anche che lo scultore, dovendo trasferirsi a Roma, aveva intenzione di svuotare la bottega eliminando quanto riteneva superfluo, compresi  quegli stampi. Lo fermarono in tempo e prima che li eliminasse lo convinsero  a riutilizzarli per realizzare la Via Crucis per la loro chiesa. La cosa si rivelò un affare anche dal punto di vista economico. Infatti,  mentre  per la Via Crucis di San Benigno il cardinale delle Lanze aveva pagato cento luigi d’oro, i Frati se la cavarono con 300 lire.

L’altra Via Crucis di pregio è quella del Duomo (fig. 2). Essa pure al centro di un curioso episodio. Nei primi anni dell’Ottocento, quando la soppressione degli Ordini religiosi e la spoliazione delle loro chiese dette origine al noto traffico di opere d’arte e la chiesa di Sant’Antonio era diventata proprietà del Demanio,   don Clemente Faussone, prevosto del Duomo, chiese a David Levi, facente funzione di Sindaco,  la cessione dei quattordici tondi della Via Crucis della ormai inutilizzata chiesa di Sant’Antonio.  David Levi in un primo tempo acconsentì. Cambiò parere quando il Comune decise  di destinare a Collegio Civico il complesso  di Sant’Antonio, compresa la chiesa.  Per procurarsi la Via Crucis don Faussone dovette percorre un’altra strada. Nel 1810 fece dipingere i quattordici quadri dal pittore comasco Rocco Comaneddi che in quegli anni  viveva ed operava a Torino.

Antonio Mignozzetti