PERSONAGGI NOVARESI 24. RAFFAELE FARAGGIANA, MECENATE DEL TEATRO E APPASSIONATO DI CULTURA E DI MUSICA
Raffaele (o Raffaello) Faraggiana di Sarzana (nella foto), nato a Novara il 20 maggio 1841, appartenente alla famiglia dei Nobili di Sarzana, fu amante dell’arte, mecenate del teatro e appassionato di cultura e di musica. E’ stato inoltre un politico italiano e senatore del Regno d’Italia. Figlio di Alessandro Faraggiana e Amalia De Bayer, che fecero costruire la Villa Faraggiana a Meina, sul lago Maggiore, il 7 ottobre 1874 sposò Catherine Ferrandi dalla quale ebbe due figli: Alessandro e Giuseppe. Il padre morì nel 1876 e l’anno successivo morì, senza discendenza, lo zio Giuseppe. Così il patrimonio famigliare si riunì nelle mani di Raffaele, che, tra l’altro, nel 1879 acquisì il titolo di marchese di Castellazzo. Nel 1890 divenne poi, come si è detto, senatore del Regno.
Nel 1902 decise la costruzione di un nuovo teatro nella città, eretto dal costruttore architetto Oliverio e aperto agli spettacoli nel 1904, teatro che nel 1911 lasciò per testamento al Comune.
A Novara Raffaele Faraggiana ricoprì, tra le altre, la carica di rettore dell’Ospedale Maggiore e quella di consigliere comunale. Morì il 28 giugno 1911. A lui fu intitolata una via nel quartiere di Sant’Agabio nel 1961.
Il Civico Teatro Faraggiana (nella foto) venne costruito nel 1905. Era il terzo teatro cittadino dopo il Coccia e il Municipale-Politeama. Nasceva da un progetto della famiglia e di Raffaele in particolare per offrire alla Città uno spazio culturale più ampio rispetto al teatro principale dell’epoca: il Coccia, di
proprietà e gestione della Società dei Palchettisti, che erano poi gli esponenti delle grandi famiglie aristocratiche e borghesi di Novara. Raffaele pensò a un proprio teatro quando era nel consiglio direttivo del Coccia; dal 1876 ne era stato più volte presidente e in quegli anni aveva avuto diversi scontri sulla programmazione. Il teatro nacque in seguito a un conflitto per aver trovato quello che considerava il “suo” palco occupato. Progettato e realizzato dall’architetto Giuseppe Oliverio di Milano, il Faraggiana aveva una platea di circa 15 metri di diametro, con un frontone del boccascena di 12 metri. Tra i fregi sopra il palcoscenico troneggiava la “F” della famiglia. La pianta era a ferro di cavallo e comprendeva 378 posti a sedere in platea, 19 palchi, una galleria per 227 persone e un loggione per 256. Decorazioni e fregi furono in grande parte distrutti da un incendio del 1940. I giornali dedicarono articoli entusiastici al nuovo teatro, congratulandosi con il senatore Faraggiana per l’idea di uno spazio che poteva essere utilizzato anche per spettacoli ed assemblee (in futuro anche come cinema). Lo stile originale venne poi stravolto nel tempo per lasciare spazio a un edificio di stampo razionalista.
La moglie di Raffaele, Catherine Ferrandi Faraggiana donò invece al Comune di Novara il Museo di Storia Naturale ed il figlio Alessandro
lasciò per testamento allo stesso Comune la monumentale Villa di Albissola Marina (nella foto) e un ingente patrimonio. La Villa è una dimora storica del Settecento ad Albissola Marina, in provincia di Savona, edificata nel XVIII° secolo, come dimora della nobile famiglia dei Durazzo. La proprietà è oggi, come si è detto, del Comune di Novara a seguito del citato lascito testamentario del 1961 di Alessandro Faraggiana. Commissionata da Eugenio Durazzo e dal nipote di questi Gerolamo, la Villa ebbe uno sviluppo articolato dal 1717 al 1735 e poi ancora fino al 1765. Il Palazzo dell’Olmo, primo e significativo impianto residenziale, fu costruito nel 1735 e finito nel 1736, mentre nel 1738 iniziarono i lavori per la realizzazione del grandioso giardino. Alla morte del nipote Gerolamo la proprietà fu ereditata nel 1778 dalla figlia Maria Maddalena, moglie del doge della Repubblica di Genova Marcello Durazzo e passò quindi alla figlia di questi Maria Francesca che la donò nel 1804-1805 a suo figlio Marcello. Nel 1821 la proprietà fu venduta da quest’ultimo ai nobili novaresi Giuseppe e Gerolamo Faraggiana. Passò quindi di proprietà al figlio Giuseppe e alla sua morte, senza eredi diretti, al nipote senatore Raffaele Faraggiana e quindi al figlio Alessandro. Lo stesso Alessandro, poco prima di morire, anche lui senza eredi diretti, decise nel suo testamento di donare l’intera proprietà della villa al Comune di Novara nel 1961. Il vasto giardino è caratterizzato dall’unione tra diversi stili, dal giardino all’italiana al giardino alla francese con la
realizzazione di diverse terrazze, una scelta messa in pratica per altre ville nobiliari di Genova e della Liguria.
Mentre i Durazzo avevano voluto fare del giardino una specie di esposizione all’aperto della loro classe nobiliare, i Faraggiana scelsero di adibire il giardino ad una sorta di azienda agricola famigliare, con produzione e vendita di prodotti naturali.
La famiglia lasciò inoltre un’impronta significativa sul lago Maggiore con la Villa omonima costruita nel comune di Meina. La Villa Faraggiana (nella foto), dopo la costruzione, divenne un centro di vita culturale, politica e sociale per Meina e le località del lago. L’elegante struttura neoclassica fu fatta edificare tra il 1852 e il 1855 da Alessandro Faraggiana su disegno di Antonio Busser. Nel 1889 Raffaele Faraggiana fece successivamente costruire uno chalet-museo su progetto dell’ingegner Colombo, poi ampliato nel 1904, anno in cui fu anche realizzata la darsena. Nel parco si potevano ammirare in libertà animali domestici ed esotici. Nino Bixio fu ospite dei Faraggiana nel 1861. Antonietta Faraggiana, sorella di Raffaele, sposò Domenico Farini, ebbe contatti con patrioti e politici e fu amica della Regina Margherita.
Nel periodo della seconda guerra mondiale e nel dopoguerra la Villa subì un evidente degrado a seguito di varie occupazioni. L’ultimo proprietario, Alessandro, figlio di Raffaele e di Caterina, nel 1952 donò la Villa ad un istituto religioso, le Sorelle Poverelle di Bergamo, perché fosse utilizzata come ricovero. Nel 2009 la proprietà è stata divisa. Lo chalet-museo è stato acquistato dal Comune e riattivato dalla Fondazione UniversiCà con il nome di Museo Meina mentre la Villa è di proprietà di una società immobiliare.
Enzo De Paoli




