Chieri. Se i tre cedri di strada Andezeno ci parlano dal paradiso degli alberi

Sogno o realtà? Voci nella notte di fine inverno. O forse l’inconscio ricorda un altro angolo di vita sacrificato per sempre

 

Salve esseri umani della città di Chieri, siamo noi, le anime delle tre conifere che, senza nemmeno chiedere permesso e neppure chiedere scusa, avete tagliato qualche giorno fa, uccidendole per sempre. Eravamo tre cedri maestosi che, unici esemplari in quel tratto di strada Andezeno, da parecchi anni guardavamo passare le macchine per strada, vedevamo la gente ferma in attesa dell’autobus, i bambini diretti verso il parco, facevamo da ombra al furgone del tabaccaio, e poi, la domenica contavamo tutti quelli che andavano in chiesa. Stavamo bene lì. Conoscevamo le persone di passaggio e abbiamo visto crescere la gente del quartiere.

Facevamo da casa a diversi uccellini multicolori che adesso non sanno più dove andare. Qualcuno ha visto il suo nido cadere nel vuoto in un brutto giorno d’inverno e ci siamo chiesti: “perché”?

Non immaginate quanto dolore sentirsi tagliare in due e poi, le lame che penetrano alla base dei nostri rigogliosi rami, staccati senza anestesia. E poi, macchinari che spogliano le fronde morenti, dopo… E dopo, più niente. Solo un trasporto su dei camion, direzione: segheria.

Ma in quel momento ormai eravamo tutti nel paradiso degli alberi. Siamo tanti qui, una volta coprivamo colline e pianure, poi ci hanno tagliati tutti, quegli strani esseri umani a cui le case, l’asfalto, i capannoni e i supermercati non bastano mai.

Siamo tristi quassù. Eravamo foreste rigogliose, davamo ombra e protezione a tanti animali che non ci fecero mai del male se non qualche picchio un po’ nevrotico, ma tanto adesso non ce ne sono quasi più. Noi alberi davamo ossigeno, trasformavano delle schifezze di CO2 che gli umani producono in grande quantità, in aria respirabile, indispensabile alla vita. Eravamo gli unici a fare ciò così come ben studiato dal Signore creatore di tutte le cose.

Comunque non è nostra abitudine stare a fare polemica. Quella è prerogativa di quei nervosi, piccoli e dannosi esseri umani. Non li abbiamo mai capiti. Comunque ci mancano un po’, noi tre pini di strada Andezeno. Stavamo bene lì, pensavamo di essere benvoluti. Facevamo la guardia a una piccola lapide di una bambina investita mentre tornava da scuola… Poverina…! Chissà dove sarà. Voci quassù dicono che adesso faranno un altro supermercato. Lui farà ombra e frescura in modo innaturale. Non produrrà ossigeno, non sarà una casa per uccellini e altri animaletti, sarà solo un altro affare economico in più.

Eppure agli esseri umani piace così. Riversarsi a fare le spese, prendere i prodotti in offerta, fare la raccolta punti, ma vi capite voi? Comunque, prima di scomparire per sempre nel paradiso degli alberi, noi tre pini segati senza pietà in strada Andezeno, vogliamo salutare tutti quelli a cui manchiamo e che ci mancano già. Speriamo che qualcuno si ricordi ancora di noi…

Chiedo scusa ad ogni lettore, questo è solo un sogno di un onironauta, un viaggiatore nel sonno a cui capitano da qualche tempo cose come questa qua. Che ci crediate o no sono esperienze vere, nutrienti, interessanti… E poi conoscevo quei tre alberi di strada Andezeno… Altro cemento stanno mettendo adesso!

Carlo Mariano Sartoris