CURIOSITA’ CHIERESI – Un riformatorio nel convento di San Domenico

Per ragazzi ‘fuorviati’, fu aperto da don Giovanni Cocchi e funzionò tra il 1868 e il 1869

Il convento di San Domenico

Ritratto di don Giovanni Cocchi

È noto che il convento di San Domenico di Chieri, naturale sede dei padri Domenicani, in realtà nella sua lunga e travagliata esistenza è stato molte altre cose: sede dell’Università degli Studi, ospedale, caserma, collegio. Ma non tutti sanno che, sia pure per breve tempo (negli anni 1868-1869), ospitò un riformatorio per ragazzi “difficili”. Il sacerdote torinese don Giovanni Cocchi,  parroco della parrocchia dell’Annunziata di via Po, infatti, dopo aver fondando due oratori (anticipando in questo don Bosco) uno nel malfamato sobborgo Moschino, al di là del Po, e l’altro in Borgo Vanchiglia e dopo aver dato vita al famoso collegio degli “Artigianelli”, rivolse la sua attenzione alla rieducazione dei ragazzi “fuorviati”:  cioè ai ragazzi ancora adolescenti che, in quanto autori di qualche delitto, avrebbero dovuto essere rinchiusi nella “Generala”, il carcere minorile torinese: una sistemazione che certamente non avrebbe favorito il loro recupero, anzi! Per educarli ed indirizzarli al lavoro, con il consenso della direzione della Generala, don Cocchi nel 1852 aprì a Cavoretto, e nel 1853 trasferì a Moncucco, una colonia agricola dotata di laboratori di vario genere. Nel 1868, costretto a cercarsi un’altra sede, mise gli occhi sull’ex convento di San Domenico di Chieri rimasto vuoto. Questo grande edificio, acquisito dal Demanio all’epoca della soppressione degli Ordini religiosi, era stato acquistato dal Comune di Chieri, che prima vi aveva trasferito il Collegio-Convitto poi l’aveva messo a disposizione dell’esercito ad uso caserma. Rimasto vuoto e inutilizzato, nel 1868 non ebbe difficoltà a cederlo in uso gratuito a don Cocchi. Ma nel luglio del 1869, prendendo al balzo l’occasione di venderlo per consentire ai padri Domenicani di tornare nel loro antico convento, dette l benservito a don Cocchi. Il quale, così, dovette abbandonare Chieri e trasferire il riformatorio a Bosco Marengo, in provincia di Alessandria, in un altro grande ex convento domenicano.

Antonio Mignozzetti