ALLE PORTE DI TORINO: TAGLIO ILLECITO DI BOSCO CON FURTO DI LEGNAME, FALSO E DANNEGGIAMENTO DI AREA PROTETTA.

(Immagine di repertorio)
Al termine di una complessa ed articolata indagine condotta dal NIPAAF di Torino e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a quattro persone.
Gli indagati sono il legale rappresentante di una ditta boschiva appaltatrice, due suoi dipendenti operativi in cantiere e un dipendente pubblico.
Gli accertamenti, condotti attraverso sopralluoghi in un Parco Regionale alle porte di Torino, perquisizioni, acquisizioni testimoniali e incroci documentali e finanziari, hanno portato a ipotizzare un rilevante taglio boschivo illegale attuato in concorso tra gli indagati all’interno di un’area protetta.Le evidenze riscontrate dalla polizia giudiziaria, sono state anche confermate attraverso l’impiego diavanzati strumenti tecnologici di analisi e rilevamento aereo, con il quale si è potuto mappare eriscontrare oggettivamente la reale estensione delle vaste porzioni di bosco tagliate illegalmente.I lavori erano stati affidati tramite un bando pubblico per prestazione di servizi, vinto dalla ditta indagata con un anomalo rialzo della base d’asta superiore al 70 per cento. L’intervento, promosso sulla carta come una sostituzione di specie all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria (tutelato dalla normativa europea), si è trasformato in un disboscamento incontrollato che ha interessato una superficie totale pari a circa 37 campi da calcio regolamentari. A fronte di un’autorizzazione per il taglio raso di 26,36 ettari di quercia rossa, l’impresa avrebbe eseguito tagli abusivi su ulteriori 7,5 ettari di terreno non assegnati. Da queste aree non autorizzate sono state asportate illecitamente più di 4.000 tonnellate di legname, generando un profitto ingiustostimato in oltre 350.000 euro. Il legname rubato, in gran parte ridotto in cippato sul posto, è statosuccessivamente immesso sul mercato e destinato ad impianti a biomassa, schermato da una serie diatti contabili falsificati per garantirne l’apparente lecita provenienza.
Agli esponenti dell’impresa boschiva sono contestati i reati di furto pluriaggravato, alterazione e deturpamento di bellezze naturali protette da vincolo paesaggistico, e immissione in commercio di legname illegale. Il legale rappresentante è inoltre accusato di aver designato formalmente un responsabile di cantiere “fantasma”, di fatto mai recatosi sul posto per supervisionare i lavori.Per consentire alla ditta di operare indisturbata, sarebbero state poste in essere gravi e reiterate condotte di falsità ideologica.
Secondo gli inquirenti, sarebbero state fornite alle autorità competenti indicazioni progettuali non veritiere e sottostimate per eludere le procedure di valutazione ambientale obbligatorie per legge. Successivamente, si sarebbero prodotte false attestazioni per mascherare i macroscopici sconfinamenti della ditta, arrivando a certificare la “regolare esecuzione” dei lavori al solo scopo di svincolare la polizza fideiussoria e chiudere la pratica dell’appalto.


