PERSONAGGI NOVARESI 26. PIETRO CUSTODI, POLITICO ED ECONOMISTA DI VALORE

Ritratto di Pietro Custodi
Pietro Custodi (nella foto) è nato a Galliate, a pochi chilometri da Novara il 29 novembre 1771 da una famiglia di origini piuttosto modeste, da Giuseppe, originario di Inveruno, e da Gertrude Milanesi. Rimasto orfano di padre all’età di tre anni, fu allevato dalla madre. Dopo i primi studi a Novara, passò a Milano nel noto Collegio barnabita di Sant’Alessandro e successivamente a Pavia, dove ottenne la laurea in giurisprudenza nel 1795.
Fu nell’ambiente del Collegio S. Alessandro, che dalla riforma del 1774 proponeva un insegnamento aperto alla cultura illuminista, e ancor di più in quello dell’ateneo pavese, che il giovane maturò la sua formazione e le sue convinzioni di chiara ispirazione giacobina. All’arrivo nel maggio 1796 dell’esercito di Napoleone a Milano ovviamente Custodi si schierò con i sostenitori della causa democratica. Avendo però scoperto quindi che lo Stato era stato sottoposto dai “liberatori” francesi a una vincolante dipendenza sia politica che economica cominciò a denunciare le ingiustizie dello Stato stesso.
Durante il triennio repubblicano si dedicò al giornalismo e nel 1797 fondò il “Tribuno del popolo”, che iniziò le pubblicazioni il 2 agosto e venne sospeso dopo solo tre numeri, essendo portavoce di interventi critici

Bandiera della Repubblica Cisalpina
nei confronti delle autorità cisalpine e del loro asservimento agli occupanti francesi. In particolare un attacco contro Napoleone portò alla sospensione del giornale e all’ordine di arresto per il giornalista. Nei mesi seguenti si astenne da interventi pubblici, trovando tra l’altro un primo incarico pubblico come redattore presso il Gran Consiglio del corpo legislativo.
Si dimise però poco dopo, tornando alla critica militante. Fu arrestato due volte. Nel periodo che precedette la fine della prima Cisalpina smorzò i toni (fu anche nominato segretario nell’ufficio della contabilità nazionale), senza rinunciare a criticare l’involuzione della politica per le strette repressive imposte dal Direttorio.
Dopo la fine della prima repubblica cisalpina (nella foto la bandiera della Cisalpina) e l’arrivo delle truppe austro-russe e poi in particolare dopo Marengo e il ritorno dei Francesi della

Ritratto di Giuseppe Prina
Francia post Brumaio l’atteggiamento di Custodi cambiò. Nel giugno 1800 si occupò della redazione de “L’amico della libertà italiana”, un giornale che proponeva una collaborazione costruttiva con le autorità. Divenuto Segretario Generale della divisione di polizia del Ministero di Giustizia e Polizia nel settembre 1800, fu poi trasferito al Ministero degli Interni come capo divisione della divisione di economia pubblica. Ne venne poi allontanato in ottobre ma continuò ad interessarsi delle questioni economiche e statistiche, da cui ebbe origine la raccolta degli Scrittori classici italiani di economia politica. Anche a seguito del successo della raccolta fu reintegrato nella classe dirigente napoleonica, facendo così una rapida carriera e ricevendo importanti onorificenze. Fu segretario negli uffici della Contabilità nazionale nel 1804 e due anni dopo Segretario Generale del Demanio. Quindi nell’autunno1807 Segretario Generale nel Ministero delle Finanze diretto dal novarese Giuseppe Prina (nella foto). Inoltre Consigliere di Stato nel Consiglio degli uditori, barone del Regno, cavaliere della Corona ferrea, membro del Collegio elettorale di dotti. Insomma Custodi era certamente uno dei principali notabili napoleonici. Dopo il linciaggio di Prina e la caduta del Regno venne messo ai margini. Alla fine del 1815 andò a Parma con l’incarico di intendente generale delle finanze ma il risultato fu fallimentare e fu quindi costretto alle dimissioni.
Chiusa la carriera di funzionario Custodi, rifugiatosi nella sua casa di Galbiate (Como), in Brianza, iniziò un lungo periodo di vita schiva e ritirata, interrotta solo da brevi e sporadiche apparizioni a Milano. Nella quiete della sua villa di Galbiate aveva saputo farsi ben volere dalla popolazione locale. Si dedicò agli studi e alla raccolta di testi, spesso oggetto delle attenzioni della censura austriaca che ostacolò molti dei suoi progetti di pubblicazione.
Si rinchiuse infine sempre più negli studi e nella passione bibliofila. Non rinunciò però a scrivere il proprio pensiero in una “Memoria ultima”, rimasta a lungo inedita e pubblicata solo alla fine degli anni Ottanta del XIX° secolo.
Fece dono dei suoi numerosi volumi e manoscritti alla Biblioteca ambrosiana, che ne ricevette però solo una parte, e morì a Galbiate il 15 maggio 1842. Il suo archivio, di particolare importanza per la storia di Milano, si trova per la gran parte alla Bibliothèque Nationale di Parigi e in parte minore all’Ambrosiana di Milano. Il Comune di Novara gli intitolò una via del quartiere Sacro Cuore il 22 giugno 1906.
Enzo De Paoli


