Passione Fumetti senza parole (IX), con un colpo di Spugna, dalle Rusted Tales e Fingerless a Dylan Dog

Una brutta storia di Spugna
Fin dal suo esordio, Tommaso Di Spigna – in arte Spugna – si è fatto notare per il suo tocco d’artista tutt’altro che delicato: un devastante diretto al volto di Rocky il Rosso, il protagonista di Una brutta storia, libro pubblicato nel 2014 da Grrrz Comic Art Books e attualmente in ristampa per Trincea Ibiza. Una brutta storia è un’avventura di mare, un omaggio – se pure non così evidente – a Braccio di Ferro. Si sa che pochi le raccontano grosse come i marinai, ma questa è una storia veramente brutta, sia perché – e non me ne vogliano – a guardare bene non c’è un personaggio che non sia meno che sgraziato, sia perché volano botte da orbi dall’inizio alla fine, in un crescendo che va di pari passo con le mostruosità che si incontrano. Eppure è un’avventura straordinariamente divertente.

Siete perplessi? Se non siete amanti del fumetto underground è facile che le mie parole non vi abbiano convinto, e vi capisco, c’è stato un tempo in cui anche io guardavo il genere con sospetto. Come può quindi essere divertente un’avventura violenta e piena di esseri mostruosi? Allo stesso modo in cui sono divertenti le risse in cui si trovano coinvolti Bud Spencer e Terence Hill o le trappole mortali escogitate da Willy il Coyote ai danni di Beep Beep. Ma soprattutto perché i disegni di Spugna danno corpo, anima ed espressività a personaggi, in senso lato, che certamente a prima vista appaiono sgradevoli, riuscendo però in poche pagine a portare il lettore ad uno stato di “sospensione dell’incredulità” per cui poi quello che vediamo e leggiamo ci sembra normale… o quasi. Insomma, coerente, e divertente.

The Rust Kingdom


Non so se vi ho convinti, ma andiamo avanti. Dopo Una brutta storia, Spugna alza l’asticella e si inventa un mondo, con un suo regno: The Rust Kingdom (pubblicato dalla Hollow Press), che fin dalle prime pagine si rivela anch’esso mostruoso, popolato di esseri viscidi e spaventosi, dove abbondano denti, zanne, bubboni, teste dove gli occhi sono rossi, gialli o neri come l’abisso. In questa terra aliena, desolata come le lande di Mad Max, tra il fantasy e un medioevo senza tempo, un cavaliere risorge dal profondo e inizia il suo cammino. Subito una torma di predoni cerca di ucciderlo, ma lui si rivela un incredibile spadaccino – la cui spada ricorda quella del Berserk di Kentarō Miura – e li affetta (letteralmente) tutti. Nel suo viaggio, una “cerca” in puro stile fantasy, lo spadaccino incontrerà esseri sempre più spaventosi e potenti, in un contesto fortemente originale ma in cui si possono riscontrare elementi che richiamano il mito di Frankenstein e il mondo dei videogiochi (ad esempio Resident Evil), ma anche manga come One Piece di Eiichirō Oda e il monumentale Prison Pit di Johnny Ryan.

Tra le caratteristiche di The Rust Kingdom spicca la prevalenza del disegno rispetto ai dialoghi, ridotti al minimo indispensabile, e con numerose sequenze in cui vi sono solamente onomatopee, per quanto potenti. The Rust Kingdom è infatti un mondo dove le parole servono a poco, se pure si presenta piuttosto rumoroso, preda com’è di creature mostruose e di battaglie colossali.

Le storie mute di Spugna


Spugna è stato ospite alla libreria Belleville Comics di Torino il 22 febbraio 2026 dove, durante l’incontro intervista, ha ricordato che la sua prima storia pubblicata – appena uscito dalla Scuola del Fumetto – è stata una storia muta, inserita in un albo autoprodotto dal titolo Metastasi, realizzato insieme ad altri due giovani fumettisti.


Alle storie mute, Spugna è tornato con tre racconti ambientati nel mondo di The Rust Kingdom, tutti sostanzialmente senza parole: Gnomicide, The Wizard Hat e Stitched Up. Per la verità Gnomicide sarebbe parlato, ma la lingua è quella dei nani. Nani che vivono in immense grotte, in un sottosuolo che si contendono con i viscidi vermoni dentuti che abbiamo conosciuto in The Rust Kingdom, di cui questo episodio costituisce una specie di prologo. E se in questo mondo anche i nani si fanno strada con asce, martelli e mazze ferrate, scopriamo che i vermoni sono una comunità che ricorda il mondo di Alien.


Anche il secondo racconto, The Wizard Hat, si svolge nel passato rispetto a The Rust Kingdom e narra le vicende che hanno portato il Prete dei chiodi – personaggio chiave della vicenda principale – ad ottenere il suo magico cappello, da cui gli deriva conoscenza e preveggenza. Un racconto in bianco, nero e rosa, in cui la violenza è minima rispetto agli altri, se pure non meno inquietante, e le cui scene iniziali ricordano il mondo di The legend of mother Sarah di Katsuhiro Otomo. Il racconto è totalmente muto, tranne la penultima pagina, in cui a parlare è lo stesso Prete dei chiodi.


L’ultimo racconto delle Rusted Tales – raccolta in cui confluiranno tutti e tre gli episodi, edita nel 2022 dalla Hollow Press – è Stitched Up, un tenero racconto in bianco, nero, toni di grigio e rosa, che descrive come nascono, crescono – almeno fin quando riescono a sopravvivere – e poi vengono assemblati e “cuciti” i figli del Rust Kingdom. Chissà se dopo averlo letto – e per quanto siano mostruosi – un po’ di simpatia non la ispireranno anche loro? Questo racconto è interamente muto e senza onomatopee, così come lo è Fingerless, corposo graphic novel di Spugna che Hollow Press ha pubblicato nel 2020.


Fingerless è ambientato in una città fumosa e non particolarmente allegra, in cui tutti hanno dei penzolanti nasi a salsiccia. A parte questo – la rappresentazione dei nasi lunghi o strani è spesso presente in tanti fumetti francesi (vedasi Blast di Manu Larcenet) o in diversi manga giapponesi – l’inizio sembrerebbe quasi da normale urban comics. Ma siamo in un fumetto di Spugna e l’imprevedibile, l’incredibile, l’inimmaginabile non tarda a presentarsi. In questo graphic novel la svolta ha inizialmente una venatura artistica: una nube che cambia i colori alle case e al cielo, e fa sparire le pubblicità dai cartelloni (le uniche scritte presenti nel libro), ma poi riempie di dita le finestre, mentre attraversa lo spazio, il tempo e gli universi, portando sulla terra degli esseri che ricreano nel cielo un quadro di Magritte. Un’invasione che cambierà il destino degli uomini in un modo inaspettato.

Il Dylan Dog di Spugna


Totalmente senza parole – ma ricco di potenti onomatopee e di simpatici ballon disegnati – è l’episodio La casa dello splatter, con protagonista Dylan Dog e guest star Groucho, pubblicato sul Dylan Dog Color Fest n° 40 Estreme visioni nel febbraio 2022 dalla Sergio Bonelli Editore. Soggetto, sceneggiatura, disegni e colori di Spugna, per una storia di 32 pagine di azione pura in cui Dylan Dog dovrà vedersela con dentutissimi, bitorzoluti e blobbosi esseri, che sono un po’ la cifra stilistica dell’autore. Per combatterli, il nostro Indagatore dell’Incubo ricorrerà ad un cibo speciale, proprio come faceva Braccio di Ferro. Ma chissà se basterà?
Segnalo che l’albo Estreme visioni – titolo quanto mai appropriato – contiene le storie di altri due autori facenti parte del Progetto Stigma, ideato da AkaB (Gabriele Di Benedetto) per la Eris Edizioni, vale a dire Officina Infernale e Jacopo Starace.

Da La quarta guerra mondiale a Cattivik

La quarta guerra mondiale e Vita da Soldatinen


Ad oggi non sono uscite ulteriori storie senza parole di Spugna, ma vale la pena ricordare le altre sue opere, realizzate da solo o in coppia con sceneggiatori in grado… ehm, in linea con il suo stile esuberante e irriverente. Dalla collaborazione con Marco Taddei (sceneggiatore di Horus e di 4 vecchi di merda) sono nati due libri pubblicati da Feltrinelli Comics: La quarta guerra mondiale e Vita da Soldatinen, entrambi ambientati in un lontano futuro, circa 1000 anni avanti, in cui il mondo è in balia di una guerra infinita. Marco Taddei omaggia le Sturmtruppen di Bonvi, mentre l’ambientazione e le incredibili invenzioni disegnate da Spugna ci portano in una realtà folle e apparentemente lontana dal nostro mondo, se non fosse che le logiche rimangono le stesse, quelle che abbiamo imparato a conoscere dalla storia, a partire dalle battaglie di trincea della Prima guerra mondiale, e che ancora oggi ritroviamo nelle notizie di tutti i giorni. A seguire le disavventure del povero soldatinen Otto infatti si ride, mentre nella realtà, che da queste storie sembra lontana – ma purtroppo lo è meno di come sembra –, la guerra vera supera i simpatici orrori disegnati da Spugna.

Nove Maghi


Oltre ad aver collaborato, e a collaborare, con un gran numero di realtà dell’autoproduzione italiana, tra cui B Comics, Tinals, Capek, Lucha Libre e Frankensterin Magazine, Spugna fa parte del collettivo Trincea Ibiza con cui ha partecipato al volume Nove Maghi, realizzato a 18 mani e in cui ogni autore è titolare di uno dei nove protagonisti. Insomma, un’opera a fumetti come non si era mai vista (altro che IA) e che si può recuperare sul loro sito o alle fiere a cui partecipa il collettivo.

Fat Rot Things


Se invece siete dei fan di MasterChef, di Quattro Ristoranti o di altri celebri programmi di cucina, i due volumi della serie Fat Rot things (sempre editi dalla Hollow Press) potrebbero fare per voi. Altro che Cannavacciuolo, Barbieri, Cracco e Borghese, qui è Mr. Palladipelle a dirigere il ristorante. Fat Rot things è un locale in cui non si capisce bene come vengano cucinati i piatti – un segreto che il cuoco tiene “gelosamente” nascosto dentro di sé – che comunque i repellenti e affamati clienti divorano con una passione che è pari solo al disgusto che si prova nel vederli (vale sia per i clienti, sia per i piatti). Una realtà ribaltata, in cui si potrebbe dire che vigono canoni di bellezza totalmente diversi dai nostri, i quali comportano quasi sempre una quantità di denti spropositata, spesso anche per dimensione e affilatezza, potendo dire altrettanto per occhi e nasi, che non sono quasi mai come e dove dovrebbero essere, protuberanze, escrescenze, cicatrici, cuciture e tanto altro ancora.


E se Spugna in Fat Rot things – solo tagli freschi! sembra superare sé stesso nel realizzare esseri assurdamente mostruosi, l’asticella si alza ancora su Fat Rot things – Menù di pesce, con nuove strabilianti trovate, di cui non dirò nulla se non che la più pazzesca – e sorprendente – necessita che riusciate a farvelo dedicare dall’autore. A me è successo alla presentazione del volume che è stata fatta alla libreria Belleville Comics di cui ho detto prima. In quell’occasione la dedica me la aveva fatta di nascosto e così mi sono ritrovato protagonista dell’infezione che colpisce i malcapitati mangiatori di pesce, evidentemente crudo. Quando ho letto il libro non potevo credere ai miei occhi. Assicuro che è veramente divertente.

Cattivik di Lorenzo La Neve e Spugna


Brivido, terrore, raccapriccio. Arriva Cattivik, l’informe, sputacchiante, sgrammaticato e diaboliko ladro in calzamaglia che vive nelle fogne e compie – o meglio cerca di compiere – i suoi crimini di notte. Creato da Bonvi nel 1965 e poi affidato a Silver, Cattivik è un personaggio squisitamente underground, come ricorda Lorenzo La Neve nell’introduzione al volume Tutto un altro Lupo Alberto (Gigaciao), volume in cui è stata riproposta (dopo la pubblicazione sul periodico Lupo Alberto) Fugner King, storia breve sceneggiata a quattro mani (con Lorenzo La Neve), in cui Spugna ci mostra Cattivik impegnato in un’attività culinaria che non ha nulla da invidiare a quella di Mr. Palladipelle.
Dopo questa prima avventura, Spugna è tornato a disegnare Cattivik nel volume realizzato da Gigaciao per celebrare i sessant’anni del personaggio: Cattivik – La Novell’ Grafik’, sempre su testi di Lorenzo La Neve. Un’avventura lunga e strutturata, che se nella narrazione riprende temi e gag delle classiche storie realizzate da Silver, Massimo Bonfatti e Giorgio Sommacal, graficamente si sviluppa su tavole e vignette grandi, valorizzando ancora di più i folli disegni e i colori di Spugna.

Premi e altre opere di Spugna


Spugna ha già vinto tre Premi Boscarato al TCBF (Treviso Comic Book Festival), come Autore Rivelazione 2015 per Una brutta Storia, Miglior Autore di Copertina nel 2020 per la sovracoperta di Prison Pit di Johnny Ryan della Eris Edizioni e la variant di Absolute Carnage (Panini Comics), Miglior Artista nel 2021 per sceneggiatura e disegno di Fingerless, a pari merito con Nippon Yokai di Elisa Menini, e il Premio Micheluzzi Nuove strade del Napoli Comicon nel 2018 per The Rust Kingdom, entrato nello stesso anno anche nella selezione Gran Guinigi di Lucca Comics & Games.
Oltre ai volumi di cui ho già parlato, Spugna ha realizzato uno degli albi del progetto “Fumetti nei musei” promosso dal MiBACT e da Coconino Press dal titolo Quattro Chiacchiere per il MUNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila e ha partecipato con numerosi altri fumettisti alla realizzazione del volume corale COme VIte Distanti, promosso dal festival ARF! nel 2020 per raccogliere fondi a sostegno dell’Istituto Spallanzani di Roma durante la pandemia.

Immagini ©Spugna / GRRRZ Comic Art Books / Hollow Press / Feltrinelli Comics / Trincea Ibiza / Gigaciao / Eris Edizioni / Panini Comics / Coconino Press – Fandango