Commercio a Pino Torinese. Il pinese Alessandro Musso, difende le attività produttive ed i commercianti del paese, e replica al Presidente dell’Associazione Di tutti i colori

Sul tema ‘caldo’ del commercio a Pino Torinese in  relazione al gruppo d’acquisto L’Alveare che dice sì, riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata dal cittadino pinese Alessandro Musso.

“A seguito degli articoli comparsi su Centotorri e su un settimanale chierese riguardo al gruppo d’acquisto l’Alveare che dice sì, ci tengo a rispondere al Presidente dell’Associazione Di tutti i colori, Marco Girosi che mi ha chiamato in causa. Le sue affermazioni confermano quanto da me sostenuto.

L’Associazione, di cui fa parte come consigliere la Sig.ra Bordin riceve ogni anno dal Comune, fondi e contributi per progetti specifici. Ma curiosando nell’Albo Pretorio si evince che la stessa Associazione, riceve un ulteriore supporto dall’Amministrazione comunale. Infatti la TARI viene per così dire abbonata, portandola in compensazione con le somme ricevute a fondo perduto. In pratica cioè, la tassa non viene pagata, al contrario dei poveri commercianti pinesi. Questi ultimi, già in crisi per il crollo del fatturato, a seguito dei lavori in via Roma, osservano l’iniziativa dell’Alveare con un risentimento ampiamente condivisibile.

Girosi parla di semplice dibattito sul cibo.Se fosse così lodevole, l’iniziativa credo avrebbe avuto l’adesione di qualche operatore economico pinese. Ma organizzare transazioni pagamenti e consegne tramite associazioni impone il rispetto di parecchie normative. Il trasporto e lo stoccaggio di generi alimentari come carni e formaggi, ad esempio, richiede l’utilizzo di veicoli idonei che mantengano la catena del freddo, isotermici e certificati ATP. Mentre la conservazione nel luogo del ritiro, anche per poche ore, richiede la compilazione e il rispetto del manuale HACCP. Mi chiedo quindi se tali aspetti siano stati previsti e garantiti dall’Alveare.

Infine il Presidente Girosi parla di iniziativa marginale con la partecipazione di 10 famiglie solamente. Peggio ancora concludo io se sono stati spesi contributi comunali per stampare locandine e volantini al fine di promuovere un’iniziativa priva di inclusione e aperta in trasparenza a tutti gli operatori pinesi.

Anche sul fatto che siano stati contattati alcuni commercianti, il criterio selettivo appare poco chiaro e privo dei requisiti minimi di trasparenza.

Insomma credo che il messaggio di apertura verso i commercianti sia stato travisato in toto. Quando si spendono soldi pubblici anche poche migliaia di euro, il beneficio deve essere per la cittadinanza mentre in questo caso per i pinesi non si intravede alcun beneficio.”