STORIA DELLA CHIERI MODERNA – 11)  Maggio 1799. La reazione  austro- russa. Branda de’ Lucioni e la “Massa  Cristiana”

Branda de’ Lucioni

Le guerre scatenate dall’esercito rivoluzionato francese contro le potenze europee, compreso il Piemonte, in un primo tempo ebbero successo. Ma nella primavera del 1799 l’Inghilterra, l’Austria, la Russia e la Turchia si coalizzarono per reagire. Mentre il grosso delle forze attaccava i Francesi lungo il Reno, in Baviera e in Svizzera, un esercito austro russo, agli ordini del generale Alessandro Vasilevic Suvarov, varcava le Alpi e respingeva i Francesi da tutta la valle Padana. Il 29 aprile Suvarov prendeva Milano e il 26 maggio entrava trionfalmente a Torino, dove insediava un luogotenente regio (controllato da un commissario austriaco) che dava il via ad una effimera restaurazione, fra l’altro arrestando coloro che avevano collaborato con i Francesi.

Nella sua marcia verso Torino il generale russo si fece precedere da una formazione di Ussari,  comandati da  un ufficiale di nome Branda de’ Lucioni (fig.1). Gli Ussari, ai quali via via si univano simpatizzanti di ogni tipo, procedevano  al grido di guerra di “Viva il re, viva l’imperatore, viva Gesù, viva Maria, morte ai francesi, morte ai giacobini!”, e in ogni centro abitato piantavano una croce al posto dell’Albero della Libertà. Per questo sono passati alla storia con il nome di “Massa Cristiana”. Il  compito di Branda de’ Lucioni era quello di aprire la strada al grosso dell’esercito austro-russo. Perciò  egli  nemmeno entrò in Torino, ma con la sua “Massa” procedette scavalcando la collina e dirigendosi verso  Carmagnola. In questo suo tragitto era inevitabile che incontrasse Chieri e il Chierese. Sostò per tre giorni a Pecetto nella speranza di riuscire a procurarsi uomini e mezzi dalle Amministrazioni dei Comuni circostanti, specialmente dal principale di essi, Chieri. Infatti il 28 maggio, di prima mattina, il sindaco di Chieri Giacomo Folco convocò i Consiglieri, sia quelli in carica che quelli del Consiglio precedente  ed altri maggiorenti della città, e li informò di aver ricevuto, durante la notte, una  lettera di Branda de’ Lucioni.Con essa  viene a quest’Amministrazione suggerito di dare le opportune determinazioni ed ordini ai Capitani della Guardia Nazionale di questa Città, ed a tutti i fedeli sudditi dell’amatissimo nostro Sovrano il Re di Sardegna, affinché questa mattina per tempo si ritrovassero armati di buoni schioppi e munizioni da guerra, e specialmente di lunghe stanghe ben aguzze in punta, anche con pontoni di ferro, e di viveri per tre giorni, per quindi tosto partire alla volta di Carignano, dove troverassi il Signor Comandante, e dal medesimo si daranno gli opportuni ordini, e di ritrovarsi colà uno degli Amministratori munito di autorità e fondi per far le opportune provviste alla Massa di questa Città qualora fosse uopo del suo aiuto per maggior tempo…”. La lettera mise tutti in agitazione. “Gli Ufficiali attuali di quest’Amministrazione, Aggiunti e Cittadini […]– recita il libro degli Ordinati consiliari –  tutti unanimi e concordi hanno deliberato di doversi lasciare tosto un manifesto per invitare tutti gli abitanti in questa Città e suo territorio capaci all’armi a concorrere alla coscrizione che se ne farà nel Palazzo di questa Civica Amministrazione, muniti di tutto ciò che venne come avanti proferito… per quindi partire sotto gli ordini dell’Ill. mo Sig. Cavaliere Alessandro Buschetti, comandante in capo di questa Guardia Nazionale, alla volta di detta Città di Carignano…”.  Né si limitarono a questo. Ognuno dei presenti si tassò per 50 lire . Ma quando i chieresi, armati di tutto punto, giunsero a Carignano, non vi trovarono nessuno. Branda de’ Lucioni aveva proseguito per Carmagnola e per il Cuneese. Perciò se ne tornarono a Chieri.

 

(Da: Antonio  Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 49 – 51). 

 (Continua)