Le perle nere della musica a cura di EDOARDO FERRATI. OLTRE IL FOLKLORE: MANUEL DE FALLA

Manuel de Falla

Lo scorso fine settimana l’Accademia “Stefano Tempia” di Torino ha inaugurato la nuova stagione con una tre giorni dedicata a Manuel de Falla in occasione del 150.mo anniversario della nascita e dell’88.mo della morte.

Abbastanza conosciuto, almeno da noi, per pagine famose come i balletti L’amore stregone, Il cappello a tre punte e Notte mei giardini di Spagna per pianoforte e orchestra.ma non considerato pienamente nella sua importanza. Quando si affronta la musica spagnola prima del Novecento si rischia un quadro frammentario proprio per la mancanza di dare alla Spagna una figura riconoscibile sulla scena internazionale paragonabile a Debussy in Francia o a Bartok in Ungheria. Parlare di de Falla significa soprattutto parlare di un’idea di cultura, ossia come un linguaggio tradizionale può diventare moderno senza mutarsi in folklore di maniera. DeFalla nasce a Cadice, città aperta alle contaminazioni dove convivono canti popolari, ritmi andalusi, influenze arabe e d’oltemare. . Ebbene de Falla cresce in questo ambiente e studia la musica in modo serio a Madrid dove entra in contatto con Felipe Predell che sostiene una tesi rivoluzionaria al tempo: la musica spagnola deve riconoscersi partendo dalle proprie radici storiche e popolari con strumenti compositivi rigorosi, non con semplici citazioni popolaresche. È una lezione che risulta decisiva con il trasferimento a Parigi (1907) dove entra in contatto con Debussy e Ravel da cui apprende una cosa basilare come il colore sonoro non ridotto a decorazione ma inteso come costruzione della forma. La storia irrompe con violenza nella vita di de Falla e con lui il destino della musica iberica. La guerra civile, scoppiata nel 1936, origina uno scontro politico-militare e una frattura profonda nella vita culturale. Con la vittoria di Francisco Franco (1939) si instaura un regime che mira al controllo dell’espressione artistica, che viene ridotta a strumento di propaganda. La figura di de Falla assume così un ruolo emblematico, troppo libera, travolgente, troppo legata all’idea di cultura come ricerca e responsabilità morale. Sceglie così la via dell’esilio in Argentina, decisione sofferta, ma coerente.

L’eredità del compositore non è identificabile sul piano stilistico, bensì su quello etico dove l’idea della musica stessa deve interrogare il proprio tempo, non solo. De Falla costituisce un ponte tra Nord e Sud, tra memoria e modernità, una voce luminosa capace di superare confini ed epoche con una modernità che sorprende, Nell’era globale in cui i linguaggi tendono a uniformarsi. la lezione di de Falla appare più che mai attuale. Là sua musica ci insegna che essere musicisti non significa rinunciare alle proprie radici, ma conoscerle a fondo per trasformarle .È questa dinamica tra memoria e intenzione che continua dare la musica spagnola, una voce riconoscibile e viva.