“Palazzi barocchi a Torino: Architetti, Famiglie, Vicende”. Un libro di Giuseppe Bonino

Guai a camminare per Torino con occhi distratti! Correremmo il rischio di perderci una delle meraviglie di Torino: la collana di Palazzi, pubblici e privati, che impreziosisce il centro della Città settecentesca (allora, il centro di oggi era tutta la Città…), facendone veramente una “Capitale”, come fu a pieno titolo nel Settecento. Periodo veramente aureo, il Settecento dello Stato Sabaudo e di Torino, sua Capitale. Il composito Regno di Sardegna (dalla Savoia al Nizzardo, dalle Alpi alla ricca pianura del Po) eccelleva nelle arti e nelle virtù militari: ma fu forse nell’architettura che diede le sue prove più brillanti, attraverso la grande stagione del Barocco e tramite la maestria nell’uso del mattone, che consentì di costruire grandi edifici dal caratteristico colore rosso, a volte ricoperti di intonaco dai delicati colori che ricordano i pastelli, ancor oggi orgogliose testimonianze di un’epoca di tenace e laboriosa grandezza.

A coprire ogni dimenticanza ci ha pensato Giuseppe Bonino, con il suo prezioso lavoro “Palazzi barocchi a Torino: Architetti, Famiglie, Vicende”: un volume da leggere con passione, meglio se camminando per Torino e direttamente ammirando i Palazzi che Bonino ci descrive, con una prosa leggera, ma allo stesso tempo riccamente documentata.

Scorrono così sotto i nostri occhi, di lettori e di visitatori, palazzi con i nomi che sembrano usciti da un film “in costume”: Biandrate di San Giorgio, Fontana di Cravanzana, San Martino della Motta….

Per ognuno di essi, Bonino ne racconta storia famigliare, architetto progettista, vicende nel tempo: un aƯresco aƯascinante e completo, che interessa 22 palazzi nobiliari e 13 grandi complessi pubblici, a riprova dello stretto legame che, per tutto i Settecento, intercorreva tra Corte e Nobiltà. Bonino ci restituisce un po’ della gloria passata di Torino: gloria che tuttavia continua a vivere ancor oggi, in un contesto totalmente diverso, dato che tutti i palazzi di cui si parla sono, ad oggi, restaurati e vissuti, a testimonianza di una permanente vitalità torinese, capace di superare le sfide del tempo.