STORIA DELLA CHIERI MODERNA – 15 – L’economia chierese negli anni di Napoleone

Una statistica compilata da qualche ufficio comunale in data 5 Messidoro anno X (24 giugno 1802) e conservata presso l’archivio comunale (Raccolte eterogenee, 1) offre un utile profilo economico di Chieri all’inizio del periodo napoleonico.

La campagna chierese produceva granaglie d’ogni specie, canapa, vino, vaud (gualdo), tutti prodotti che, oltre a bastare per il consumo locale, venivano anche venduti nei mercati circostanti. Si importavano, invece, riso e legname.

All’incirca c’erano 2.700 bovini, 160 fra asini e muli, 190 cavalli e si allevavano una settantina di maiali. Si tenevano due mercati settimanali nei giorni di martedì e venerdì, e due fiere annuali, il 22 maggio e l’11 di novembre. Delle 1.918 famiglie, 925 erano possidenti (una definizione molto generica, che comprende proprietari terrieri, liberi professionisti, artigiani e commercianti), 993 non possidenti: “queste ultime provvedevano al loro sostentamento per tre quarti lavorando alla giornata, la rimanente quarta parte mendicando […].

Quanto all’attività tessile, negli anni 1800-1802 a Chieri esisteva “…  solo una filatura di seta di 12 “forneletti “. Altri 13 “forneletti” sono sparsi per le case dei negozianti che ne tengono chi uno chi due. Produzione annua di seta manufatta 1.500 libbre circa. Vi esiste la manifattura di stoffa in filo e cotone… Nessuna specie di lane. Si impiegano nella manifattura di stoffe 600 persone e nella filatura del cotone 200 persone circa, quasi tutti nell’età dell’adolescenza. Raccolto annuale di canapa: 2.300 rubbi. Un solo filatoio, girato da un uomo. Presso due molini, piccola pesta di canapa. Non esistono corsi d’acqua perenni. 13 molini ad acqua pluviale, tutti a due ruote tranne Galatea a 3. Uno municipale, uno nazionale, gli altri privati”.

Nel 1800-1802, quindi, nell’ambito tessile chierese, l’industria serica costituiva, come da tradizione, il fanalino di coda. Ma anche quella cotoniera, dopo un decennio di guerre, non godeva di buona salute. Dopo qualche anno, però, il tessile crebbe e si rinnovò grazie alla volontà del governo napoleonico di colpire l’industria e il commercio inglesi. Emblema di questo sviluppo è la nascita, nel 1811, della fabbrica dell’ebreo David Levi, l’unico imprenditore chierese che possedesse una vera fabbrica (l’ex monastero delle Clarisse), una filatura e tessitura nella quale lavoravano 700 operai. Ma c’erano altri “fustanieri” che continuavano ad operare con i sistemi del passato: acquistavano la materia prima e la facevano tessere dalle famiglie del circondario (circa 500). Queste in casa avevano tutte almeno un telaio al quale, compatibilmente con i lavori della campagna e della casa, si alternavano tutti i membri della famiglia. Lo stesso David Levi, oltre alla fabbrica, possedeva cento telai dati in affitto a famiglie che lavoravano per lui.

 

(Continua)

(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 55 – 56).