ANCHE IL RISO CAMBOGIANO DEVE PAGARE IL DAZIO

Già nei giorni scorsi il presidente di Ente Risi, Paolo Carrà, aveva dichiarato con forza che anche il riso cambogiano doveva essere inserito tra i prodotti soggetti a dazi doganali. Il 12 febbraio 2020 lo stesso Carrà è stato ascoltato in audizione alla Commissione Agricoltura della Camera. Il provvedimento si rende necessario perché la clausola di salvaguardia che nel 2019 ha introdotto i dazi doganali è valida ancora per soli due anni ed è applicata solo al riso Indica lavorato mentre la Cambogia sta importando anche riso Japonica e semigreggio Indica. Inoltre il governo cambogiano ha chiesto al Tribunale dell’Unione Europea l’annullamento della clausola di salvaguardia. Ente Risi, assieme alle organizzazioni sindacali di categoria, ha quindi chiesto l’inserimento del riso nell’elenco dei prodotti cambogiani che dovranno pagare dazio nell’ambito della procedura di revoca temporanea degli accordi tra Commissione Europea e Cambogia. Decisione assunta dalla Unione Europea, a seguito dell’accertamento della violazione dei diritti umani da parte delle autorità cambogiane, che riguarda altri prodotti come zucchero, abiti e scarpe. Il Presidente e i membri della Commissione Agricoltura della Camera hanno assicurato che appoggeranno la richiesta. Saranno ora sensibilizzati gli europarlamentari perché agiscano nei confronti della Commissione Europea, che sta per provvedere appunto alla revoca ufficiale delle concessioni alla Cambogia. Nel caso in cui la decisione fosse quella auspicata l’introduzione dei dazi potrebbe avvenire già nella prossima estate. Gli assessori all’agricoltura di Piemonte e Lombardia, se sarà necessario, sono intenzionati a portare i produttori italiani in protesta a Bruxelles.

E.D.P.

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