Chieri. A chi non piace la videosorveglianza? Un manifesto polemico in più punti della città

“+90 telecamere in un anno. Il controllo sociale non è sicurezza”. A Chieri, in più punti della città, sono apparsi nei giorni scorsi manifesti che polemizzano con la scelta dell’Amministrazione Comunale di investire sulle telecamere di videosorveglianza per migliorare la sicurezza dei cittadini. Manifesti incollati e dal tono provocatorio: “Le userete per capire chi è stato?”

L’assessore alla sicurezza Biagio Carillo, interpellato da 100torri, replica e puntualizza:

“1. Non esiste nessun intento di controllo sociale. Il riferimento è assolutamente non aderente al reale e preciso scopo della videosorveglianza.

  1. Esiste indubbiamente a Chieri un approccio integrato di sicurezza urbana che parte invece, diversamente da quanto scritto, proprio da un approccio di natura preventiva dove le telecamere hanno un ruolo di deterrenza.
  2. La sicurezza urbana ha un segmento fondamentale che trova, correttamente , origine nella imprescindibile funzione educativa che svolge la polizia municipale nelle scuole medie e superiori e viene declinata attraverso incontri mirati con i ragazzi su temi come il cyberbullismo o bullismo 4. Poi anche attraverso una attività di prossimità e vicinanza nella quale questa amministrazione crede molto e sta investendo.

Del resto molti cittadini ne chiedono la istallazione praticamente ogni giorno ma su questo aspetto vengono fatte dalla polizia locale le giuste valutazioni del caso e prese in esame solo quelle realmente necessarie .

  1. Ricordiamoci inoltre che il sistema di videosorveglianza permette di ricostruire, spesso unico modo, le dinamiche dei fatti delittuosi e servono per identificare gli autori degli stessi. Ricordiamoci che esiste una tutela della privacy come valico insuperabile che tutela i cittadini e chi non ha nulla da nascondere e sulla quale viene posta tutta la attenzione del caso.
  2. A Chieri funziona bene un forte raccordo che riteniamo fondamentalmente con la funzione degli educatori di strada che svolgono un ruolo di grande utilità e sono un modello di intervento utile.6. Permettono di identificare veicoli senza assicurazione che possono essere fonte di problemi in caso di sinistri stradali dove gli utenti che hanno ragione possono incorrere nei danni economici che ne derivano da chi non è coperto.

Quindi la videosorveglianza che esiste a Chieri è coordinata attraverso una centrale operativa attrezzata e vuole semplicemente rispondere al bisogno di rassicurazione sociale e prevenzione oltre che essere uno strumento fondamentale per ricostruire e identificare gli autori di reati.”

Domandina finale, al di là delle precisazioni dell’assessore: ma era proprio necessario imbrattare la città per polemizzare con chi la vuole più sicura?