Passione Fumetti: Delusi dalla preda, mai da Lorenzo Palloni

foto di Lorenzo Palloni ©Guillaume Berthier / ZOO Le Mag
Delusi dalla preda è un noir duro e cattivo, scritto e disegnato da Lorenzo Palloni e pubblicato con il collettivo Mammaiuto. Nato nel 2011, Mammaiuto si è affermata in poco tempo tra le realtà italiane più importanti nel campo dell’autoproduzione, sia grazie agli autori che ne fanno parte, sia per la cura con cui vengono realizzati i fumetti, generalmente pubblicati online, a episodi, poi stampati e venduti sul sito o agli eventi a cui partecipa il collettivo (ad es. la Self Area di Lucca Comics & Games). La prima volta che ho sentito parlare di Mammaiuto è stato al Comicon di Napoli del 2017, quando all’incontro saldaPress annunciarono che sarebbe partita una collaborazione con alcuni loro autori. Sempre in quell’occasione ho incontrato per la prima volta Lorenzo allo stand della Shockdom, dove dedicava un fumetto che attirò la mia attenzione: Mooned, un poderoso volume nero con una storia pazzesca, che già aveva pubblicato sul sito Mammaiuto e poi raccolto in volumetti autoprodotti. Due cose mi colpirono, la forma e le dimensioni del libro – un mattone quadrato di 672 pagine –, e la storia, originale e surreale. In ogni pagina di Mooned – quattro vignette quadrate – assistiamo infatti al dramma esistenziale, alle riflessioni, ai sogni e ai deliri, di un astronauta bloccato su una piccola luna in speranzosa attesa che il suo compagno lo salvi. Compagno che giace morto sull’altro lato della luna. Incredibile vero? Eppure è una lettura che ti cattura, folle e imprevedibile.
È successo un guaio

“È successo un guaio”. Cominciano sempre così le telefonate di Nadia Malocchi alle figlie Jo e Dami. Insieme gestiscono l’agenzia di investigazioni private Hari Investigazioni. Nadia non si sposta mai volentieri dall’ufficio, le operative sul campo sono la dinamica – e a volte violenta – Jo e l’ex poliziotta transgender Dami. C’è anche un terzo figlio, Kris, che preferisce lavorare nel settore turistico, perché dalla sua giovinezza ribelle si porta dietro un trauma che gli impedisce di avere a che fare con la polizia e le forze dell’ordine. Ma questa volta il guaio è veramente grosso e chissà che questo non lo costringa a fare finalmente i conti con sé stesso e i suoi incubi.
Grossi, enormi guai, investono la città ligure di La Spezia, città che non viene mai esplicitamente nominata ma che scopriamo dagli indizi che Lorenzo dissemina nelle prime pagine del libro: c’è il mare e un porto – che non rivedremo spesso perché La Spezia è “una città di mare senza il mare” –, la OTO Melara e l’Arsenale Militare Marittimo. È successo un guaio: strumenti disumani (pubblicato da saldaPress) è un altro noir, duro e violento, in cui Lorenzo Palloni shakera realtà e fiction, personaggi inventati ma estremamente veri, tensioni politiche e sociali, in un dramma che sembrerebbe fuori dalla portata della sgangherata famiglia Malocchi, ma scopriremo che non è così.
… e altre storie: dal noir ai pirati, dall’horror alla fantascienza

Dell’anima noir di Lorenzo Palloni ho già parlato in un articolo intervista che potete leggere qui. Un’anima che si è fatta apprezzare fin dai suoi primi lavori, come The corner, una lunga storia di violenza e complotti ambientata nel 1920 negli USA, tra immigrati italiani, anarchici e mafiosi, disegnata da Andrea Settimo e pubblicata prima in Francia per l’editore Sarbacane e poi in Italia per Rizzoli Lizard. Con questo primo graphic novel Lorenzo vinse il Premio Boscarato al Treviso Comic Book Festival 2016 come “Miglior Sceneggiatore Italiano”. Da allora di premi ne ha vinti molti altri, tra cui un secondo Boscarato e un Gran Guinigi a Lucca Comics & Games nel 2019 come “Miglior Sceneggiatore” per La lupa, di cui ha realizzato anche i disegni, e Instantly Elsewhere, con i disegni di Martoz (Alessandro Martorelli). E di graphic novel memorabili Lorenzo Palloni ne ha realizzati tanti, a partire da Isole, anche questo pubblicato prima in Francia per Sarbacane e poi per l’Italia da saldaPress, come anche La lupa (Sarbacane – saldaPress), Emma Wrong, per i disegni di Laura Guglielmo (Akileos – saldaPress), Burn baby burn (Sarbacane – saldaPress) e L’ignobile Shermann, per i disegni di Alessandra Marsili (Ankama Éditions – saldaPress).

L’animo noir è predominante anche in altre opere di Lorenzo, come il tostissimo Terranera, disegnato da Martoz e pubblicato da Feltrinelli Comics, e in diversi racconti – molti dei quali raccolti nei volumi Ossario (Feltrinelli Comics) e Buongiorno amore terribile (Mammaiuto) – ma nei suoi lavori ritroviamo anche la fantascienza young-adult, come in Desolation Club (saldaPress), disegnato da Vittoria Macioci – che per questo graphic novel ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior Disegnatrice” nel 2020 –, e storie di pirati e tesori, come nel già citato L’ignobile Shermann, anche questo godibile da lettori young-adult. Per la Edizioni Inkiostro, a partire da un’idea di Dj Aladyn, Lorenzo Palloni ha scritto e disegnato anche un horror: Scary Allan Crow, mentre fantascienza e fantastico caratterizzano il già citato Instantly Elsewhere e 365 (Shockdom), albo disegnato da Paolo Castaldi, e si insinuano nel meraviglioso Fortezza volante (Minimum Fax), disegnato da Miguel Vila e ambientato nell’Italia fascista del 1933.

Lorenzo Palloni è uno dei fondatori della rivista trimestrale di giornalismo a fumetti La revue – di cui ho parlato in due articoli che potete leggere qui e qui – nata nel 2022 come La Revue Dessinée Italia sul format de La Revue Dessinée francese – e di cui a breve uscirà il 16° numero, traguardando il quarto anno di pubblicazione. Alla rivista si aggiungono diversi supplementi: Si fa presto a dire Green, Come vivere senza smartphone, Una montagna di soldi, La memoria storica, Le storie incredibili di Hurricane, La sindrome dell’impostore, Precariato Infinito e, attualmente in stampa, Neurodivergenze e salute mentale, un volume di ben 580 pagine che raccoglie quasi 280 storie scritte e disegnate dagli autori che hanno partecipato al relativo concorso.
Intervista a Lorenzo Palloni

Lorenzo Palloni disegna dal vivo alla 24 Hours Comics da Belleville Comics – Torino
Per Passione Fumetti, Lorenzo ha risposto ad alcune domande:
Com’è nata la tua passione per il fumetto? Quali sono gli autori e le opere che ti hanno più colpito, ispirato e influenzato? E quali sono stati i tuoi primi passi nel meraviglioso mondo delle nuvole disegnate?
Il disegno è un metodo primitivo per comunicare, altrettanto lo è il fumetto, e lo è stato per me: comunicavo a fumetti già all’asilo, disegnavo sequenze senza saperlo. L’ho scoperto solo recentemente quando ho ritrovato disegni di trent’anni fa. È istintivo, è semplice, c’è sempre almeno un livello di distanza con chi comunica, quindi è rassicurante, difensivo. Penso di essere molto emotivo e ho sempre dovuto creare strati di difese e meccanismi per raccontare il mondo come lo volevo io. Ho disegnato sempre su banchi, diari, lavagne, muri alle scuole elementari, medie, superiori. Il tutto mentre leggevo moltissima prosa e guardavo migliaia di ore di film e serie tv. Butta tutto in questo calderone e mescola tutto con una volontà di controllo totale, e avrai un fumettista ossessionato dai fumetti. Mi hanno sempre ispirato americani e britannici come Alan Moore, Grant Morrison, Garth Ennis, Mike Mignola, Adam Kubert, David Mazzucchelli e Frank Miller ovviamente. Fra le opere più importanti per me: Batman: Anno Uno di Miller e Mazzucchelli, Watchmen di Moore & Gibbons, Città di Vetro di Karasik e Mazzuchelli, Longshot Comics di Shane Simmons, Hellboy di Mignola e The Return of the Dark Knight di Miller. Tutti capolavori, ma mi hanno tirato su i fumettacci Marvel degli anni ’80 e ’90. Un numero dell’Uomo Ragno in particolare, oscurissimo, con il terribile Puma come nemico e la separazione di Peter e Mary Jane come fulcro del racconto. Avevo otto anni, capivo abbastanza e mi chiedevo: si possono fare queste cose in un fumetto? Cazzo, sì, anche di più! Ma l’ho scoperto dopo, facendoli. Ho iniziato già dal primo anno di Scuola di Comics, che frequentavo a Firenze, pendolare da Arezzo. Per altri motivi prima ero diventato assistente di un fumettista aretino, quindi andavo a lezione da Paul Karasik a Firenze la mattina e la sera riportavo quelle stesse lezioni da assistente – spacciandole per mie. Così ho cominciato ad insegnare storytelling e lo faccio ancora oggi, 18 anni dopo. Nello stesso momento ho cominciato a fare storie brevi per magazine regionali toscani e umbri e a vincere qualche concorso. Poi ho fondato il collettivo di autoproduzione Mammaiuto con chi era più bravo di me, che a suon di bastonate emotive ha tirato fuori la qualità che avrei potuto esprimere e di cui non ero cosciente. Questo nel 2012, quando ho pubblicato Mooned, la mia prima serie. Poi nel 2013 ho piazzato il mio primo libro in Francia, The corner, con i disegni di Andrea Settimo. Incrociando libri autoprodotti e pubblicati in Francia, sono arrivato sul mercato italiano.

In Francia – così come negli USA – lavorano tantissimi disegnatori italiani. Al contrario gli sceneggiatori sono meno delle dita di una mano, ma tra questi ci sei tu. È così difficile scrivere per la Francia?
Sì e no. Ci vuole costanza, ci vuole tigna, ci vuole investimento di tempo e riuscire ad esprimere una qualità che è trasversale ai mercati, quasi universale. In parole povere: devi scrivere storie buone che abbiano empatia e consistenza, complicate da trovare in libri prodotti per mercati piccoli e asfittici come quello italiano, dove non ci sono molti lettori e quindi pochi soldi. E se manca la parte economica la vena creativa si secca e muore. Io pubblico molto – pensa che non parlo nemmeno un francese fluente – e quello che vedi è il 10%, il 90% sono storie e dossier scritte e pronte e mai pubblicate. Devo però riconoscere che sono una bestia strana in quanto sceneggiatore, disegnatore e autore, ho molte strade in più da poter battere. Ma in Francia il mercato è un’industria, supportato dallo stato, ed è gigantesco (un oceano, comparato alla pozzanghera sporca del nostro) perché, banalmente, quasi tutti leggono fumetti e prosa. Lo spazio c’è per tutti, anche in un momento di crisi come questo. Poi ti deve piacere la scacchiera, come dico io, il campo da gioco, il mercato, le dinamiche e le specificità dei vari editori. Devi stare attento a come si muovono gli editor più in voga, devi aggiornarti in continuazione spulciando i cataloghi, essere attento a come cambiano mercato e lettori. E devi amare abbastanza le storie per volerle portare dalla tua testa su questo mondo, a forza di una fatica immane che non sarà mai ripagata, ma che vale la pena.

tavole disegnate da Lorenzo Palloni tratte da Le louve – edizione Sarbacane (France) – colori di Luca Lenci
Il Fumetto è solo intrattenimento? Se non è così, qual è il suo valore aggiunto?
Il fumetto è un medium, un mezzo di comunicazione, quindi può essere tutto quello che vuoi. Più spesso è intrattenimento, a volte e racconto di realtà, a volte biografia, a volte sbrodolamento egotico. È anche un linguaggio, ha le sue regole percettive, di ritmo, di movimento. Ha il valore aggiunto che è attivo, cioè le pagine di fumetto sono carta morta senza qualcuno che faccia scorrere gli occhi sulle (e fra le) vignette. Lo spazio bianco non aspetta che lettori per potersi aprire. Il fumetto è “arte sequenziale” che può andare oltre la tua immaginazione: più arrivare all’immaginazione di altre menti, farti esplorare universi e storie che con i nostri limiti di singoli umani non potremmo. A livello tecnico può mostrare una cosa e raccontarne un’altra, può darti infiniti segni di lettura nella stessa immagine, può sorprenderti con segni minimali e raccontarti universi complicatissimi. E poi c’è la parte che preferisco: il tempo è in mano al lettore, ma che in realtà è guidato dal fumetto stesso. Ogni vignetta è un contenitore di tempo, che gestita bene immerge un lettore in una sospensione di incredulità totale. E poi c’è la carta: lei prende tutto, ogni ansia, angoscia, divertimento, convinzione, pensiero dell’autore, che si tramettono in maniera quasi sciamanica a chi legge. È il medium più fatico, lento, democratico, trasversale, inclusivo e plastico che esista. È pura magia.

Sei uno di quegli autori per cui i lettori sono in attesa del prossimo libro. A cosa stai lavorando?
A tanti fumetti e tutti diversi. Ho scritto il primo capitolo di una bi-logia per ragazzi che ribalta le regole del fantasy, Opaline, disegnato da Giusy Gallizia e che uscirà in Francia per Oxymore. Sempre per Oxymore, Cogas con Alessandra Marsili – stregoneria e femminismo nella Sardegna del 1700. Siamo al lavoro con Miguel Vila sul prossimo libro insieme, ma ancora è presto per parlarne. Vorrei lavorare sul prossimo volume della serie del Guaio ma nulla ancora si muove, purtroppo. C’è però Il Premio, scritto da Samuel Daveti e che sto disegnando tutto a brush pen su fogli A1, una follia, ma sarà bello. Uscirà nel 2026 o 27 per Mammaiuto. Questo escluse le storie brevi, che per me sono una costante. È come prendere il fiato o andare in vacanza: ogni tanto lo devi fare sennò esplodi. Saranno due anni belli carichi.

Immagini ©Lorenzo Palloni / Mammaiuto / saldaPress / Sarbacane / Minimum Fax / Shockdom / Feltrinelli Comics / La revue
Foto di Lorenzo Palloni da Belleville Comics ©Giancarlo Vidotto
Foto di Lorenzo Palloni anteprima ©Guillaume Berthier / ZOO Le Mag



