CENTOTORRI/SFOGLIA LA RIVISTA – Quel 1956 a Pino Torinese: quando c’era il casinò e venne la Lollobrigida…

 

Storie di un altro mondo: alla roulette giocavano anche ricchi chieresi…

di Valerio Maggio

 

Corriere di Chieri 7 gennaio 1956: «Gina Lollobrigida è giunta inaspettata martedì a Pino Torinese di ritorno da Saint Vincent. Dopo aver ammirato, avvolta in una candida pelliccia, il panorama della collina, la Bersagliera ha pranzato da ‘Pilatone’ (odierna Pigna d’oro n.d.r.) in compagnia del marito Milko Skofic, del comm. Rivella di cui era ospite, e di altri amici torinesi. (…). Al termine del banchetto gli ospiti sì sono recati a villa Rivella. [A Torino] presso la ditta di pelliccerie Rivella Gina ha acquistato una preziosa stola di cincillà del costo di due milioni e mezzo (…)». Per i rotocalchi nazionali un’insignificante notiziola di cronaca rosa; per il settimanale locale l’onore della prima pagina. Riletta oggi la notizia mi rimanda al fatto di come il comune di Pino, già allora, potesse contare su ‘blasonati’ residenti (magari anche contribuenti?) Rivella compresi.

C’è dell’altro. In quel periodo (andavo per gli otto anni) erano addirittura noti ai ‘miei’ grazie a Genesia Cravero – a quei tempi la più benestante della famiglia e sorella di una mia zia d’acquisto – che frequentava il negozio di pellicceria aperto sotto la Mole sin dagli anni ’20. Nello stesso tempo raccontava come gli stessi facessero parte dell’élite torinese.  Attraverso il capostipite Francesco la famiglia figurava infatti tra i fondatori del Casinò di Saint Vincent. Ma non solo: la stessa dinastia nel 1929 si era anche fatta promotrice – tra corso Regina Margherita e corso Regio Parco – della costruzione dalla coppia di edifici – in «stile tardo eclettico, opera dell’architetto torinese Eugenio Vittorio Ballatore di Rosana» – uno dei quali diventerà «l’imponente nuova sede dell’omonima pellicceria, al civico 98 di corso Regina Margherita». Dato per certo il fatto che i Rivella avessero interessi all’interno del Casinò di Saint Vincent non si può escludere, vista la famigliarità con la cittadina collinare, che gli stessi fossero presenti all’interno del più modesto Casinò di Pino Torinese, in attività sino a tutto il periodo della seconda guerra mondiale e forse anche oltre. Non so quanto sia noto il fatto che Pino, oltre all’Osservatorio, ospitasse anche “in una villa in alto, nei pressi della chiesa parrocchiale – mi racconta oggi un lucidissimo ultranovantenne” una ‘casa da gioco’ con annessa ‘roulette’. Sta di fatto che era davvero così avendone avuto conferma, anche in questo caso, dai racconti di Genesia Cravero – per un periodo discreta habitué di quell’ambiente insieme al compagno Umberto Marcenaro, genovese di nascita, che vicissitudini di vita e di lavoro lo collocano a Chieri in quegli negli anni. (Umberto Marcenaro era padre di due figli uno dei quali, Rodolfo, (1937 – 2020) verrà conosciuto molto più tardi dal grande pubblico come affermato disegnatore e vignettista con la firma: Ro Marcenaro n.d.r.).

Genesia Cravero sosteneva – non ho motivi per pensare il contrario – come quegli spazi in collina, discretamente nascosti ai più,  fossero spesso anche frequentati dall’alta borghesia di Chieri pronta a sfidare la sorte nel momento in cui la pallina, lanciata dal croupier, andava a fermarsi su ‘quel’ numero e su ‘quel’ colore. Ma, da quanto è dato a sapere, in pochi si sono davvero arricchiti, anzi.