Nel ‘400 sacrestia, poi altare di San Luca. Nel 1632 la Compagnia del Corpus Domini…
di Antonio Mignozzetti
Sabato 17 gennaio, nel Duomo, i chieresi interessati ai beni artistici della loro città hanno potuto assistere all’inaugurazione dei restauri, durati circa due anni, degli affreschi della cappella del Corpus Domini. Un evento importante, del quale “100torri quotidiano on line” non poteva disinteressarsi, visto che a quella grande cappella, che si trova a destra del presbiterio, ha dedicato una importante pagina di “CHIERI LA GRANDE PINACOTECA” : rassegna on line che da qualche anno accompagna Chieresi e non nelle loro visite della città. È una buona occasione per ripercorrere, a grandi linee, la storia di quella cappella.
Anno 1438. L’area a destra dell’altar maggiore, così come quella alla sua sinistra e come lo stesso presbiterio, era molto meno ampia di quella attuale e diversamente organizzata. Vi era sistemata la sacrestia e l’altare di famiglia dei Raschieri, dedicato a Sant’Andrea.
Anno 1478. Dopo soli quattro decenni dall’inaugurazione della chiesa, la sacrestia, per iniziativa e a spese del Presidente del Senato di Torino conte Giorgio Bertone viene trasferita. Al suo posto, nel volgere degli anni, subentra l’altare di San Luca, di patronato degli Scoto e poi dei loro eredi, i Valfredo. Un solo ambiente e due altari, quindi: di Sant’Andrea e si San Luca.
Nel 1632 Raimondo Valfredo cede l’altare di San Luca alla Compagnia del Corpus Domini, della quale era stato Sindaco fino all’anno precedente. Questa acquisisce il patronato anche dell’altare di Sant’Andrea. In questo modo, nel 1651-52 può raggiungere il suo vero obiettivo: ristrutturare tutto l’ambiente trasformandolo in un’unica grande cappella, la cappella del Corpus Domini, suddivisa in due parti: un presbiterio quadrato, sormontato da una calotta, e una navata coperta da volta a botte e chiusa sul davanti da una balaustra di marmo. L’esecuzione dell’opera è affidata ad uno dei principali capomastri su piazza: Francesco Garove, il padre del grande architetto Michelangelo Garove. .
Nel 1652, però, i lavori si interrompono, quando resta ancora da eseguire tutta la decorazione. Si ricomincia solo nel 1658 (e si va avanti fino al 1661) dopo che il più prestigioso membro della Compagnia, il nobile Giorgio Turinetti, responsabile delle finanze ducali, avrà mantenuto la sua promessa di donare alla Compagnia l’enorme somma di 700 doppie. Pareti, volte e pennacchi vengono ornate con affreschi inscritti in eleganti cornici, gli uni e le altre eseguiti da maestranze luganesi, forse le stesse che hanno decorato la cappella del Crocifisso della chiesa di San Carlo a Torino e quella della Beata Vergine del Suffragio nella Collegiata di Chieri, entrambe di patronato di Giorgio Turinetti. I nomi che ricorrono più frequentemente nei documenti di pagamento sono quelli degli “stucadori a metro” Francesco Garui (Garove), Tommaso Carlone, Gio. Luca Corbellino e Giovanni Marocco e, a partire dal 1660, anche il pittore chierese Carlo Francesco Fea. Quanto ai dipinti, nel catino della cupola viene affrescata l’apoteosi dell’Eucarestia; nella curva della grande volta a botte le scene bibliche di Giosuè che ferma il sole; la Caduta della manna nel deserto e la Cacciata degli angeli ribelli; sulle pareti laterali la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, le Nozze di Cana, l’Ultima Cena e il Convito di Assuero.
Pochi anni dopo, negli anni 1668-1670, quando dall’altra parte del presbiterio Giovanni Battista Bertone costruì la cappella del Crocifisso arricchendola con una profusione di grandi tele dei migliori artisti del momento, i Confratelli del Corpus Domini probabilmente ebbero la sensazione che, al confronto, dal punto di vista decorativo la loro cappella potesse apparire stilisticamente sorpassata. Perciò ingaggiarono artisti come Sebastiano Taricco e Giovanni Antonio Mari commissionando loro due tele a testa destinate a sostituire gli affreschi parietali dipinti solo dieci anni prima, e sull’altare collocano la pala, datata e firmata B. Caravoglia 1669, dedicata all’Esaltazione dell’Eucaristia.

