È iniziato il nuovo anno, ma non si vedono cambiamenti
di P. Pio Giuseppe Marcato op

Ci siamo scambiati tantissimi auguri di un sereno e felice inizio del Nuovo Anno, nella speranza di poter vedere e constatare novità significative. Purtroppo i venti di guerra sono aumentati, disgrazie e incidenti mortali si sono moltiplicati, momenti di crisi non sono mancati, conquiste territoriali e manifestazioni per una maggiore libertà di espressione politica e culturale, hanno caratterizzato i primi giorni dell’anno.
Le parole che sono state pronunciate con maggior intensità sono state, appunto, ‘Giustizia’ e ‘Pace’, per riconoscere poi che non ci può essere una ‘pace vera’ e duratura senza giustizia e la ‘giustizia’ non può realizzarsi senza una volontà di costruire una sincera pace. Sappiamo bene che la fine di una guerra non significa ancora iniziare a costruire la pace e che la pace pretende un ristabilimento di un ordine che abbracci davvero tutta l’ampiezza della dimensione umana. Sono questi i pensieri che si rincorrono più frequentemente oggi considerando i fatti avvenuti in Iran, Venezuela, Nigeria, Gaza, Sud Sudan, per la “conquista/occupazione” della Groenlandia, e in tante altre parti del nostro mondo. Eppure noi desideriamo e vogliamo un mondo vero, giusto e in pace.
*. Vogliamo ricordare i 10 anni dell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si” sul rispetto e la tutela del creato (24.05.2015). È il giusto riconoscimento di un testo di grande rilevanza di un testo che ha segnato un punto d svolta nel magistero sociale della Chiesa Cattolica, contribuendo in modo determinante al dibattito socio-ambientale nello spazio pubblico. Da anni se ne parlava, si discuteva e si riconosceva quanto profonda fosse quella crisi ‘ambientale’ che si aggravava sempre più di anno in anno… ma gli interessi economici delle grandi nazioni sembravano ‘insensibili’ ad un degrado sempre più profondo e senza ritorno. Il facile e scontato negazionismo non può certo cancellare la drammatica realtà di certi fenomeni: il mutamento climatico, lo scioglimento dei ghiacciai, la deforestazione dell’Amazzonia, l’instabilità di alcune vette esposte a temperature eccessive rispetto ai secoli passati, l’estrazione e il consumo sconsiderato di materiali fossili e tante altre forme di aggressività al pianeta, rendono sempre più fragile il nostro eco-sistema. Prenderci cura del “Giardino dell’Eden”: questo il compito primitivo dell’Uomo, sempre più minacciato e disatteso. Ci sono tanti modi di sentirsi custodi della ‘casa comune’, ma l’urgenza di un’azione di cura per il nostro minacciato pianeta invita ciascuno di noi a ripensare e a compiere azioni positive per rendere vivibile il nostro mondo. Forse proprio per questo Papa Francesco aveva stabilito la Giornata del Creato il 1° settembre di ogni anno.
*. Ma s’impone una riflessione su un mondo che sembra sfuggire alla nostra attenzione e responsabilità. È il mondo giovanile, in particolare quello che vive l’età scolare di secondo grado. I fatti di cronaca indicano che è esploso, in modo drammatico, il dramma della solitudine, vissuto in tante forme. Sembrano vivere in un mondo sempre più connesso, dove ciò che conta è avere tanti amici, mentre il più delle volte si accorgono di essere privi di legami veri e duraturi, di amicizie autentiche, le sole che possano aprire alla speranza e alla bellezza della vita. Succede, ed è questo il caso, in cui lo strumento informatico domina sulla sensibilità del giovane che a sua volta diventa uno strumento, uno strumento di mercato. Trovare, quindi, e vivere amicizie autentiche, genuine e non surrogati sarebbe formidabile per accogliere e riconoscere valori e ideali che soli possano garantire lo sviluppo integrale della persona.
Semplice e scontato accusare scuola e famiglia per la mancanza di relazione e sussidiarietà ma è proprio a monte che si deve tornare per dare spazio e incidenza a nuove e valide prospettive. Quando stanno vivendo momenti di buio e si sentono smarriti, e non sanno che direzione prendere, rischiano di rifugiarsi nella solitudine o nella violenza più efferata, senza riconoscerne gli effetti deleteri e devastanti. I giovani, per loro stessa natura, non sarebbero portati ad azioni estreme se avessero accanto a loro formatori positivi e venissero offerti percorsi e ideali capaci di appassionarli e formarli. Sicuramente i primi formatori per eccellenza rimangono i genitori che a loro volta devono tornare a far vivere e pulsare il nucleo familiare come luogo di educazione, aggregazione ma soprattutto formazione dei figli. Bisogna far sentire loro l’amore che solo una mamma e un papà possono dare fin dalla più tenera età a costo di sacrificare in qualche occasione il proprio ego per il bene delle future generazioni.

