PIEMONTE ARTE: VEERMER A PALAZZO MADAMA, PATRIZIA MOLINARI, “DONNE NELL’ARTE”A NOVARA, KATY TORTA, LE FOTO DI OLIVIA ARTHUR…
Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo
Palazzo Madama. Incontro con il capolavoro. Vermeer. Donna in blu che legge una lettera dal Rijksmuseum di Amsterdam
a cura di Clelia Arnaldi di Balme, Anna La Ferla e Giovanni Carlo Federico Villa
5 marzo – 29 giugno 2026
Palazzo Madama, Sala Atelier
Piazza Castello, Torino
Interno giorno. Una giovane donna di profilo, in abito da casa, è intenta a leggere una lettera che stringe con entrambe le mani. Nella stanza si diffonde una luce fredda, azzurrata, forse filtrata da una finestra invisibile. Gli arredi sono essenziali: qualche sedia di legno scuro con borchie in ottone, un tavolo coperto da un drappo, sul quale sono appoggiate una collana di perle, un foglio – forse un’altra lettera – e una cassetta aperta, come se fosse appena stata rovistata.
La ragazza, che porta i capelli raccolti, sembra incinta, come suggeriscono la morbida rotondità del ventre e la casacca blu – una beddejak, una giacca da letto – chiusa da piccoli fiocchi dello stesso colore.
Alle sue spalle, il muro è in parte coperto da una grande cartina geografica.
La protagonista è completamente assorta nella lettura; l’osservatore è escluso da questa scena privata, sospesa in un silenzio denso. Nulla viene rivelato, tutto resta trattenuto: le domande si affacciano senza trovare risposta. Cosa contiene quella lettera? Chi l’ha scritta? E perché la giovane stringe il foglio con così tanta forza?
Con l’esposizione della Donna in blu che legge una lettera di Vermeer, proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam e visibile a Palazzo Madama dal 5 marzo al 29 giugno 2026, prende avvio Incontro con il capolavoro, un nuovo ciclo espositivo dedicato ai grandi protagonisti della storia dell’arte antica e moderna. Per la prima volta Torino accoglie un dipinto di Vermeer: un’occasione straordinaria che offre al pubblico la possibilità di confrontarsi direttamente con uno dei vertici assoluti della pittura europea del Seicento.
Non semplici “prestiti eccellenti”, ma veri e propri progetti di approfondimento scientifico e culturale, costruiti come dispositivi narrativi capaci di generare conoscenza, stimolare il dialogo interdisciplinare e aprire nuove prospettive di lettura del patrimonio.
L’esposizione propone una lettura di Vermeer e della sua opera non solo come maestro della luce e degli interni domestici, ma come autore di una autentica “pittura mentale”, esito di una rivoluzione ottica e concettuale che attraversa la cultura olandese del Seicento.
Il fulcro visivo del dipinto è la macchia azzurra dell’abito della giovane, che domina l’intera composizione con una forza silenziosa e magnetica.
Il blu non è un semplice elemento cromatico, ma un vero campo di energia visiva attorno al quale l’immagine si organizza. Vermeer lo ottiene utilizzando un pigmento raro e prezioso, il lapislazzuli, importato da regioni lontane attraverso le grandi rotte commerciali che collegavano l’Europa all’Asia. Una scelta che implica non solo un investimento economico rilevante, ma anche una profonda consapevolezza del valore percettivo del colore: il blu assorbe la luce e la restituisce in modo diffuso, creando un effetto di espansione che avvolge la figura.
Anche lo sfondo racconta di commerci, scoperte ed esplorazioni, evocando il Secolo d’oro olandese: sulla parete chiara alle spalle della giovane – quasi una finestra disegnata sul mondo esterno e sui possedimenti del regno – è appesa una carta geografica dell’Olanda e della Frisia occidentale, riconoscibile in quella stampata nel 1621 da Willem Janszoon Blaeu su disegno di Balthasar Florisz van Beckernrode.
La Delft della seconda metà del XVII secolo non è soltanto una prospera cittadina della Repubblica delle Province Unite, ma un vero laboratorio culturale in cui si intrecciano libertà religiosa, spirito mercantile e innovazione tecnica. Le botteghe degli artigiani dialogano con gli studi dei cartografi, le case dei mercanti ospitano strumenti scientifici e collezioni di oggetti rari; nelle osterie si discute degli ultimi progressi nella costruzione di lenti.
È in questo contesto fertile e dinamico che si forma lo sguardo di Vermeer, mai isolato dal suo tempo. La presenza di Antonie van Leeuwenhoek e la vicinanza ideale al pensiero di Spinoza disegnano un triangolo simbolico che restituisce la complessità dell’orizzonte intellettuale in cui l’artista opera.
Attraverso l’accostamento con una selezione di opere delle collezioni di Palazzo Madama – incisioni, arredi, ceramiche – l’esposizione della Donna in blu che legge una lettera offre l’opportunità di approfondire alcune delle tematiche centrali del dipinto: la dimensione intimista e molto femminile della scena, di sorprendente modernità; la poetica della sottrazione, che genera attesa e concentrazione; l’osservazione delle molteplici tonalità di blu che costruiscono l’alternanza di ombre e luci; il ruolo delle mappe del Secolo d’oro olandese e delle corrispondenti sabaude, spesso edite dagli stessi geografi olandesi della famiglia Blaeu, che permettono di ripercorrere i le tappe fondamentali della storia della cartografia, dalle prime carte nautiche agli atlanti stampati in Olanda nel XVIII secolo.
L’allestimento del dipinto, concepito come uno spazio di studio e approfondimento, è accompagnato da pannelli tematici dedicati alla storia dell’Olanda, alla pittura olandese e alla sua capacità di rappresentare il reale, all’uso della camera obscura e alle leggi della prospettiva, alla composizione dei colori, ai traffici commerciali e alla Compagnia delle Indie, fino alla fortuna di Vermeer nel corso dei secoli.
L’allestimento è provvisto di una tavola con riproduzione del dipinto in alta definizione e disegno in rilievo: tramite tre Qrcode è possibile accedere a una descrizione audio in lingua italiana e inglese e a una descrizione in LIS Lingua dei Segni Italiana con sottotitolazione. Questi strumenti sono stati realizzati da Tactile Vision Lab e dall’Istituto dei Sordi di Torino in collaborazione con Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sezione di Torino.
Le sezioni in cui è suddivisa la mostra sono fruibili attraverso una lettura audio in lingua italiana scaricabile gratuitamente all’inizio del percorso. In sala è inoltre disponibile una stampa dei testi in mostra in caratteri ingranditi e ad alta leggibilità in lingua italiana e inglese.
A completamento della mostra, sarà pubblicato un catalogo edito da Silvana Editoriale, con contributi dei curatori.
Ingresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.
PATRIZIA MOLINARI TRA LUCE E INTERIORITA’ RIVELATA
La Cripta di San Michele Arcangelo, in piazza Cavour 12, ospita sino al 28 marzo la mostra di Patrizia Molinari sul tema “La gioia di nascere”, che esprime il clima di una ricerca essenziale, tra materia e luce, misura espressiva e spazio architettonico. Organizzata da Marcello Corazzini di Mauric Renaissance Art e curata da Giuseppe Biasutti, rappresenta una puntuale testimonianza della creatività dell’artista nata a Senigallia, presente alla Biennale Internazionale di Venezia nel 1998, che per questa esposizione torinese ha ideato e realizzato l’installazione “La gioia di nascere” che, inserita pienamente nella struttura, crea una singolare narrazione attraverso la suggestione dei riflessi dell’acqua di una natura rivisitata e reinterpretata.
Vi è nei suoi lavori un senso di sospensione, di interiori meditazioni e di una scrittura che sottolinea il valore di un linguaggio e di una “tradizione che va dall’Arte Povera alle ricerche concettuali sulla percezione, ma mantiene – nota Giuseppe Biasutti – una cifra personale legata a una dimensione mai dichiarata in modo didascalico”.
Un percorso, quindi, che si è sviluppato nel tempo dalle pagine pittoriche alla scultura, dalle installazioni alla fotografia, all’interno di una visione sempre segnata da riflessioni e dal dialogo con la materia dei “Sassi segreti” (sfere in vetro), sino alle fotografie stampate su carta cotone degli anni Novanta.
In ogni opera affiorano impercettibili sensazioni, emozioni e aspetti di una realtà che le appartiene indissolubilmente, mentre si avverte il segno di una poetica scandita dai versi di Jorge Luis Borges: “io provo il logorarsi dello specchio/ che non si placa in una sola immagine”.
Angelo Mistrangelo
MOSTRA “DONNE NELL’ARTE” A NOVARA
Domenica scorsa 8 marzo, festa internazionale della donna, è stata inaugurata a Novara la mostra “Donne nell’arte – le diverse rappresentazioni dell’arte” presso lo studio “Dentro l’arte” di viale Dante 22, con presentazione di Emiliana Mongiat.
In occasione dell’inaugurazione, che ha visto la presenza di un folto pubblico, è stata realizzata con successo, alle 17,30, la performance “Stare insieme” con Ettore Gino, Serena Leale, Isguven Mustafa e Grazia Simeone.
Volendo parlare sinteticamente della rassegna (nelle foto alcuni scorci); si tratta di dipinti e sculture di donne per omaggiare altre donne, quelle offese, ferite e uccise solo per la loro femminilità, quelle che non sono libere di esprimere il proprio pensiero, mostrare il proprio volto, riuscire a vivere. Dipinti e sculture per ricordare il lungo percorso sulla strada del riconoscimento dei loro diritti, le loro difficoltà nel farsi valere in una società che ascolta con più disponibilità le voci maschili, per l’amore che offrono nella condivisione del proprio percorso. Forme e colori per raffigurare la vita con la mente, gli occhi e il cuore delle donne.
Diamo qui di seguito i nomi delle donne che espongono nella rassegna: Maria Balzano, Cinzia Boselli, Greta Castiglioni, Lisa Cantoia, Marita Cavaliere, Eleonora Falcioni, Eliana Frontini, Caterina Filice, Patrizia Galassi, Mariella Guida, Aska Kierepko, Serena Leale, Carla Lorenzi, Imma Luna, Silvana Marra, Daniela Mattiazzi, Melina Merlino, Luna Miscuglio, Rebecca Morisco, Florine Offergelt, Lavinia Santinon, Grazia Simeone, Lorena Festa Bianchet, Gabriella Botta, Angela De Luca, Marinella Debbia, Roberta Favara, Elisa Marmo, Patrizia Pollato, Claudia Tanzi. Con la partecipazione delle classi IV A, IV B, IV D, IV E del Liceo Artistico F. Casorati di Novara. Le opere esposte sono prevalentemente di carattere figurativo e mostrano con grande efficacia il personale e variegato stile delle artiste così come i soggetti del loro mondo immaginario, che meglio potevano illustrare il tema della rassegna.
La mostra è visibile dall’8 al 22 marzo ’26 con il seguente orario: giovedì, venerdì, sabato dalle 17,00 alle 19,30; domenica dalle 11,00 alle 13,00 e dalle 17,30 alle 19,30; chiuso lunedì, martedì, mercoledì. Visita su appuntamento 339/3050809.
Lo studio che ospita la mostra è del pittore Luigi Sergi, novarese d’adozione, che nel luglio 2024 ha anche aperto la sua “Casa dell’Arte” a Presicce, suo paese natale, nel cuore della Puglia. Si tratta di un luogo che raccoglie le opere principali realizzate nel corso della sua lunga carriera e offre uno spazio espositivo per artisti esordienti e affermati, promuovendo così l’amore per l’arte.
Enzo De Paoli
Cherasco celebra Caty Torta: a Palazzo Salmatoris la grande antologica “L’equilibrio dello spazio”
Dal 14 marzo al 28 giugno 2026
Dal 14 marzo al 28 giugno 2026, Palazzo Salmatoris di Cherasco ospita L’equilibrio dello spazio, importante mostra dedicata a Caty Torta (Torino, 1920–2014), figura originale e indipendente dell’arte italiana del Novecento. L’ingresso è gratuito.
L’esposizione, che riunisce oltre 50 opere, offre al pubblico del territorio l’occasione di conoscere da vicino il percorso di un’artista capace di attraversare stagioni e linguaggi diversi mantenendo una forte identità espressiva. Dalla formazione torinese nella scuola di Felice Casorati ai soggiorni parigini all’Académie de la Grande Chaumière, il percorso espositivo documenta l’evoluzione di una ricerca che si muove tra figurazione, modernità industriale e astrazione.
Tra i dipinti in mostra spicca l’“Autoritratto” del 1955, esempio del rigore plastico degli esordi. Negli anni Sessanta il colore diventa protagonista assoluto, con composizioni vibranti e dinamiche, mentre opere come “Petroliera in fiamme” trasformano la macchina in simbolo di energia e tensione contemporanea. Dagli anni Ottanta, l’interesse dell’artista si apre al dialogo tra arte e scienza, con lavori ispirati all’atomo e alle forze invisibili della materia.
Caty Torta fu anche una donna fuori dagli schemi: tra le prime italiane a conseguire la licenza da pilota automobilistico, partecipò alla Mille Miglia, incarnando uno spirito libero e pionieristico che si riflette nella sua pittura.
Con questa mostra, Cherasco conferma la propria attenzione verso le grandi figure femminili dell’arte, proseguendo un percorso già intrapreso con l’esposizione dedicata a Rosalda Gilardi. Un impegno culturale che valorizza il contributo delle artiste donne nella storia dell’arte e rafforza l’identità della città come polo attento alla qualità e alla ricerca.
«La Città di Cherasco ha sempre riconosciuto nella cultura e nell’arte elementi essenziali della propria identità e della propria storia. – dicono il sindaco Claudio Bogetti e la consigliera Mara Degiorgis – Siamo convinti che le iniziative espositive ospitate nei nostri spazi, e in particolare nelle prestigiose sale di Palazzo Salmatoris, autentico fulcro della vita culturale cittadina, non rappresentino soltanto eventi di alto profilo artistico, ma costituiscano soprattutto importanti momenti di confronto, condivisione e crescita per la nostra comunità e per i tanti visitatori che scelgono Cherasco come destinazione culturale. Ringraziamo tutti coloro che, con competenza, dedizione e passione, contribuiscono alla realizzazione di questi progetti, permettendo alla nostra città di continuare a coltivare e valorizzare il proprio patrimonio culturale, mantenendolo vivo e vitale nel tempo».
L’inaugurazione sarà sabato 14 marzo alle ore 10.30 a Palazzo Salmatoris.
Orari: giovedì e venerdì 14.30–18.30; sabato e domenica 9.30–12.30 e 14.30–18.30.Info: Ufficio Turistico di Cherasco – Tel. 0172 427050.
Castello di Miradolo. Mostra “C’è oggi una fiaba“
Castelli, fate, boschi e oggetti magici.Da Emilio Isgrò a Pinot Gallizio, da Kiki Smith a Lucio Fontana
Il Castello di Miradolo riapre sabato 21 marzo alle ore 15.00 con una mostra da esplorare come un viaggio, in cui la fiaba classica rinasce nelle opere di protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, in dialogo con rare prime edizioni e storiche pubblicazioni.
Curata da Roberto Galimberti, con il coordinamento di Paola Eynard e la consulenza iconografica di Enrica Melossi, non vuole essere solo una mostra, ma un’esperienza: stanze come capitoli, immagini come soglie, dettagli come indizi.
A diciotto anni dalla nascita della Fondazione Cosso, la fiaba diventa la chiave per rileggere il presente e riscoprire il Castello come luogo dell’oggi.
Castello di Rivoli. Cecilia Vicuña – El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso)
A cura di Marcella Beccaria 29 aprile – 20 settembre 2026
Manica Lunga, Terzo piano

Cecilia Vicuña by Bruno Savelli_2023
Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta Cecilia Vicuña – El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso), la prima mostra personale dell’artista in un museo italiano. Nata a Santiago del Cile nel 1948 e oggi residente a New York, Cecilia Vicuña è artista, poetessa e attivista. Femminista ed ecologico, il suo pensiero si focalizza su tematiche legate alla difesa della democrazia, alla libertà d’espressione e a pratiche decoloniali tese alla tutela dell’eredità culturale delle popolazioni indigene. Performance, poesia disegno, pittura, video, installazioni minime o di scala monumentale compongono il suo universo artistico. Il concetto di precarietà informa l’arte di Vicuña che, dagli esordi negli anni sessanta, conia la definizione di “Arte Precario”. Favorendo una terminologia e una pratica priva di retaggi coloniali, l’artista realizza lavori effimeri e partecipativi, spesso fatti con piccoli detriti e materiali trovati, in dialogo creativo con i luoghi e le comunità incontrate. La mostra al Castello consiste in una nuova commissione ideata da Vicuña per la Manica Lunga. Appositamente progettata per gli spazi longitudinali dell’edificio, l’opera è immaginata dall’artista come un quipu acostado, installazione orizzontale sospesa a più altezze. Appartenenti alle antiche civiltà andine, i quipus (nodi in lingua Quechua) sono un’antica forma di scrittura che consiste in corde annodate utilizzate come sistema di calcolo in ambito matematico, amministrativo, o astronomico. Citando direttamente questa tipologia di manufatti, i quipus contemporanei di Vicuña diventano coinvolgenti installazioni ambientali che attraversano lo spazio e il tempo. Per produrli, l’artista privilegia lane crude e grezze che svolge, assembla e annoda realizzando sorprendenti architetture aeree. Nella Manica Lunga del Castello, il nuovo quipu sarà una presenza evocativa dello scorrere del tempo, umano e geologico, del movimento di elementi naturali, come vento e acqua, e della transitorietà della presenza umana rispetto all’ambiente. L’artista desidera che comunità locali possano contribuire raccogliendo piccoli materiali naturali residui, come frammenti in legno, sassi, conchiglie, piume o altro, provenienti dai vicini corsi e bacini d’acqua, come il fiume Dora Riparia e i laghi di Avigliana. La natura partecipativa del quipu è elemento fondamentale che permette al lavoro di divenire “tessitore” di persone e luoghi e la relazione con l’acqua è ricercata da Vicuña quale memoria degli antichi ghiacciai ormai estinti che un tempo dominavano il paesaggio della Valle di Susa dove è collocato il Castello. La mostra includerà opere video, portando nel progetto immagini, sonorità e canti che dagli esordi sono parte integrante della pratica dell’artista. Riconoscendo il ruolo di Vicuña nell’ambito della poesia, la mostra includerà nuovi componimenti poetici appositamente scritti dall’artista. La mostra sarà accompagnata da una nuova pubblicazione. Questa mostra rappresenta un importante ritorno di Vicuña al Castello, istituzione che ha presentato per la prima volta il suo lavoro in Italia nel 2000, nell’ambito della mostra collettiva Quotidiana.
ALBA. FONDAZIONE FERRERO. OLIVIA ARTHUR HUMAN GEOGRAPHY
a cura di Denis Curti
13 marzo – 30 aprile 2026
Fondazione Ferrero
Strada di mezzo, 44 – Alba (CN)
La Fondazione Ferrero di Alba presenta da venerdì 13 marzo a giovedì 30 aprile 2026 un nuovo progetto espositivo curato da Denis Curti: HUMAN GEOGRAPHY di Olivia Arthur, fotografa documentarista e visual artist londinese.
«La “geografia umana” di Olivia Arthur – scrive il curatore Denis Curti – assomiglia a un ponte emozionale capace di azzerare i limiti geografici. La sua è una cronaca di amore e resistenza, tanto straziante quanto sincera, abile nel sintetizzare il desiderio condiviso di esistere in assenza di vincoli sociali. Con le sue fotografie Arthur riesce a creare uno spazio accogliente in cui prolifera una rappresentazione trasversale del genere umano. Ogni immagine è una scelta espressiva che evidenzia la personalità dei soggetti che le abitano. Chi si trova davanti all’obiettivo accetta di mettere a nudo sogni e desideri, angosce e paure: Arthur struttura una vera e propria sublimazione dell’alterità, nel tentativo di annullare ogni stratificazione morale e, contemporaneamente, dare risalto al divino dell’umano. L’autrice inquadra gesti, sguardi, azioni e interazioni in grado di oltrepassare il concetto di confessione: fotografare per lei significa scendere nel profondo dell’intimità per fare in modo che le persone possano raccontarsi senza timore di essere giudicate. Ed è dalla somma di queste testimonianze che ha origine una visione diretta a solennizzare l’unicità dell’esistenza, mostrando un’arte talmente viva da sovrapporsi alla realtà. L’arte, e in questo caso anche la fotografia, devono continuare ad esercitare una funzione inquieta. Chi guarda non è soltanto testimone, ma si assume la responsabilità di raccontare il mondo e quindi prende posizione. Con Olivia Arthur, la fotografia si trasforma in linguaggio consapevole e universale. Smussate le ambiguità tipiche del linguaggio per immagini, Human Geography diventa occasione di dialogo e confronto con l’obiettivo di creare relazioni di prossimità».
La mostra Human Geography raccoglie una serie di immagini: ritratti, ambienti, paesaggi in bianco e nero realizzati in contesti geografici e culturali differenti, spesso segnati da fragilità sociali o da condizioni di marginalità.
Olivia Arthur ha lavorato in Arabia Saudita — in particolare a Jeddah —, nei territori palestinesi, in Giordania, in Egitto, in Ucraina, in Georgia, in Kosovo, nel Caucaso, oltre che nel Regno Unito e in altre aree europee. In diversi casi si è concentrata su comunità minoritarie, su gruppi femminili, su realtà periferiche o poco rappresentate.
Le fotografie selezionate dall’artista e dal curatore per l’esposizione Human Geography provengono da progetti concepiti come corpus coerenti come Trent’anni di Fondazione Ferrero o la serie realizzata tra Milano, Roma, Barcellona e Osaka durante il confinamento del 2020. Coprono prevalentemente il decennio dal 2013 al 2023 e alcuni punti del planisfero dall’India, al Giappone, dagli Stati Uniti all’America Meridionale con un focus sul Regno Unito, tra Londra e Glasgow.
Operare in questi contesti implica tempi lunghi di permanenza e la costruzione progressiva di un rapporto di fiducia, quando si proviene da un sistema culturale altro. L’immagine finale è quindi l’esito visibile di un processo invisibile fatto di incontri, conversazioni, attese.
Il concetto di “human geography” può dunque essere letto in questa prospettiva: ogni ritratto definisce una distanza relazionale prima ancora che geografica; ogni volto rappresenta un punto su una mappa che non è soltanto territoriale, ma umana.
I corpi fotografati non sono simboli astratti ma presenze situate, attraversate dal tempo, dalla storia personale e dal contesto in cui vivono. La fotografia diventa uno strumento per rendere tangibile questa collocazione, senza ridurla a stereotipo né trasformarla in pura ‘costruzione estetica’.
«Le immagini che popolano la mostra della Fondazione Ferrero – scrive ancora Denis Curti – vanno percepite come un archetipo estetico della libertà. Dalle composizioni più eccentriche a quelle più introspettive, Olivia Arthur, in ultima battuta, invita lo spettatore a mettere in discussione le proprie certezze, per consentirgli di raggiungere una maturità dialogica offerta dal guardare attraverso gli occhi dell’altro. In questa maniera l’autrice tratteggia i lamenti di una rinnovata identità collettiva, costruita grazie a una consapevole analisi delle infinite sfaccettature del panorama contemporaneo.
Olivia Arthur nel 2013 era stata protagonista, con i suoi scatti, di un progetto editoriale edito da Skira e curato da Caterina Ginzburg per celebrare i trent’anni dell’Opera sociale voluta nel 1983 da Michele Ferrero, poi divenuta Fondazione sotto la presidenza dalla signora Maria Franca Ferrero. In quella occasione Olivia Arthur costruì, attraverso le immagini, un racconto intenso, percorrendo tutte quelle attività che la Fondazione propone agli “Anziani Ferrero”, dipendenti e pensionati che abbiamo trascorso almeno 25 anni all’interno del Gruppo. Le persone sono ritratte in primi piani intensi, durante momenti di vita quotidiana, nei tanti gruppi, durante l’attività motoria in palestra e in esterno, negli spazi di convivialità, nell’allestimento delle strutture espositive, sul palcoscenico, negli orti, in cucina, durante i programmi di assistenza e volontariato, dal servizio medico e socioassistenziale alle interazioni con l’asilo nido aziendale, restituendo un ritratto fedele e intenso della filosofia e delle pratiche che la Fondazione suggerisce per affrontare l’invecchiamento in maniera positiva, alla ricerca di risorse, potenzialità, relazioni.
All’interno di Human Geography, in una sala video dedicata, lo spettatore potrà rivedere una scelta dei ritratti del 2013, scoprendone l’intensità e l’attualità.
OLIVIA ARTHUR
HUMAN GEOGRAPHY
a cura di Denis Curti
13 marzo – 30 aprile 2026
chiuso dal 3 al 6 aprile
Fondazione Ferrero
Strada di mezzo, 44, 12051 Alba (Cuneo) Italia
Ingresso gratuito
Orari: giovedì e venerdì 15-19
sabato e domenica 10-13; 15-19
Museo MIIT Museo Internazionale Italia Arte. “MARIA PAVLOVSKA”
a cura di Guido Folco
MUSEO MIIT – TORINO, CORSO CAIROLI 4 Dal 5 al 21 marzo 2026
Orario: da martedì a sabato 15.30-19.30. Su appuntamento per visite guidate, gruppi, scolaresche Info: 011.8129776 – 334.3135903 – www.museomiit.it
Il Museo MIIT di Torino presenta la prestigiosa mostra personale di Maria Pavlovska dal 5 al 21 marzo 2026, con inaugurazione giovedì 5 marzo dalle ore 18.00. L’esposizione si colloca nel calendario degli eventi internazionali del Museo MIIT, proprio nei giorni della celebrata Festa della Donna, a sottolineare il contributo fondamentale delle artiste alla crescita culturale dei popoli. “Maria Pavlovska è un’artista contemporanea ormai matura e risolta, perfettamente inserita nel contesto internazionale grazie alle sue molteplici presenza espositive nei principali eventi ed appuntamenti artistici in tutto il mondo. Stati Uniti e Asia, da Skopje a Lubiana, Belgrado, Vienna, Berlino, Parigi, New York, Manila, Miami, Venezia, Firenze, Torino, la sua arte affronta i temi della polarizzazione e del globalismo, così cari alla società contemporanea. L’arte di Pavlovska considera la pittura come un’estensione della propria esistenza, tra ombre, luce, felicità, dolore… E’ per questo che la sua arte assume significati così intensi e personali, intimi e potenti, rappresentando nel profondo la propria energia vitale, tra sogni, speranze, esplosioni di vitalità e rarefatti momenti di meditazione. Maria Pavlovska incarna perfettamente, con il suo lavoro, lo spirito della società contemporanea, sempre in bilico tra salvezza e dannazione e nel contrasto tonale e cromatico assoluto delle sue composizioni si ritrova il senso della vita in un dialogo continuo tra illusione e realtà. Nei segni rapidi, gestuali, essenziali che squarciano le tenebre di fondo delle sue opere maggiori sembra di leggere un alfabeto dell’anima, in cui l’artista si esprime attraverso un linguaggio cifrato, criptico, che racconta però moltissimo della sua interiorità. Il bianco e il nero, il movimento vorticoso e continuo del segno altro non sono che il simbolo atavico dell’armonia e della complessità inafferrabile dell’universo, degli opposti che si confrontano e si completano, in una sorta di bilanciamento dell’energia vitale e creativa. L’osservatore può perdersi nel mondo poetico e creativo di Pavlovska, può ritrovare un po’ di se stesso, alla continua ricerca dell’Io, dell’essenza dell’Essere. L’utilizzo, da parte dell’artista, sia nei disegni, sia nelle opere maggiori, di colori puri come il bianco e il nero, la rende immediatamente riconoscibile a livello internazionale. Nel movimento inarrestabile del gesto l’artista declina il procedimento stesso della sua creazione, sempre in divenire, sempre basata sugli opposti, sull’idea di una sperimentazione che si fa vita e materia, percorso esistenziale e ricerca. Luce e buio, pieno e vuoto, bianco e nero si alternano, si sovrappongono, si scontrano in un disegno meditato, ‘sentito’ dall’artista, mai casuale, perché una tela, un foglio di carta diventano l’espressione della propria esistenza su cui modulare sentimenti ed emozioni. Spazio, tempo, misura, infinito sono altri elementi fondanti l’arte di Maria Pavlovska, perché è nella fusione e nell’interpretazione di tali elementi che Maria scopre il senso della creazione, della vita, dell’identitàumana e divina. La sua è arte spirituale perché va alla ricerca dello spirito dell’uomo, cercando di coglierne l’essenza e la sintesi in un viaggio alla scoperta di se stessa e dell’altro. Maria Pavlovska è quindi da annoverare tra le massime interpreti dell’arte contemporanea internazionale, sia per la sua potente espressività concettuale, sia per il suo percorso coerente e sperimentale, che sa unire la nuova espressività internazionale con la storia e gli esiti dei grandi maestri”.
Guido Folco – Direttore Museo MIIT e Italia Arte
“Sunny side up”. Gianluca Capozzi a Metroquadro
a cura di Sabino Maria Frassà
in mostra 15 marzo – 23 maggio 2026 metroquadro Corso San Maurizio 73/F, 10124 Torino
giovedi- venerdì – sabato 16 -19 e una selezione di opere presso: Ocularium Via Mazzini 52, Torino LUNEDÌ: 15,30-19,30 DA MARTEDI’ A SABATO: 10,00-19,30 e, dal 21 marzo al 22 maggio 2026 presso la galleria CCA Andraxt, Maiorca, Spagna all’interno del progetto TAG – Torino Art Galleries meets ART PALMA CONTEMPORANI
Dalla “stanza rossa” alla scrittura-luce di Gianluca Capozzi: interni, soglie, percezione di Sabino Maria Frassà
“Se la pittura è un atto di conoscenza, in Capozzi coincide con un punto critico: quello in cui lo sguardo smette di registrare e comincia a generare. Tra Torino e Palma deMajorca, la sua ricerca si offre come un racconto per stratificazioni, in cui ciò che appare — un interno domestico, una figura, un frammento narrativo — vale soprattutto come soglia. Non siamo di fronte a una pittura che si limita a rappresentare; piuttosto, a un dispositivo che mette in tensione la rappresentazione, la attraversa, la sospende. L’immagine non è un approdo, ma un evento: il momento in cui la visione ‘collassa’ in una forma: non la registrazione del reale, ma la sua emergenza in immagine”.
TORINO. ARWE, ART RESEARCH WORLD EXPO. Marzo-aprile 2026

Concorso per giovani artisti di Carmagnola per il simbolo del “Terzo Paradiso”
Scadenza presentazione bozzetti: 26 marzo 2026
Il Comune di Carmagnola promuove il “Concorso di Idee per la Città di Carmagnola – Edizione 2026”, un concorso artistico finalizzato alla realizzazione del simbolo del “Terzo Paradiso” nell’ambito del progetto “Pistaaa – La Blue Way piemontese”.
Il concorso è rivolto a giovani artisti di età compresa tra i 18 e i 29 anni residenti a Carmagnola.
La partecipazione è aperta ad artisti professionisti, appassionati e dilettanti, singolarmente o in gruppo (fino a un massimo di cinque componenti, purché almeno uno residente in città).
Ogni partecipante o gruppo potrà presentare una sola proposta.
L’iniziativa si inserisce nel progetto “Pistaaa – La Blue Way piemontese”, rete di itinerari ciclopedonali che collega la Collina Torinese, il Chierese, il Pianalto e il Basso Monferrato, valorizzando le eccellenze naturali, architettoniche, culturali, storiche ed enogastronomiche del territorio attraverso un turismo sostenibile e responsabile.
Il tema del concorso richiama il “Terzo Paradiso”, simbolo ideato dall’artista Michelangelo Pistoletto, che rappresenta la connessione equilibrata tra natura e artificio. Le opere dovranno reinterpretare questo segno iconico unendo creatività e valori di sostenibilità, connessione e rigenerazione, con particolare attenzione all’identità e alle peculiarità del territorio di Carmagnola.
Le proposte potranno essere realizzate con qualsiasi tecnica artistica – pittura, scultura, fotografia o altre forme espressive – e dovranno essere accompagnate da una breve descrizione del concetto artistico, dal modulo di partecipazione scaricabile dal sito del Comune e da una sintetica biografia dell’autore.
Le opere dovranno essere presentate entro e non oltre il 26 marzo 2026, tramite consegna a mano presso l’Ufficio Protocollo del Comune negli orari di apertura oppure tramite invio digitale all’indirizzo protocollo.carmagnola@cert.legalmail.it.
L’opera vincitrice sarà selezionata da una commissione e diventerà il simbolo ufficiale del progetto “Terzo Paradiso” per Carmagnola: sarà stampata sui cartelli segnaletici della Blue Way e pubblicata sul sito ufficiale di Pistaaa. All’artista vincitore sarà inoltre assegnato un premio di 500 euro e un riconoscimento ufficiale durante la mostra collettiva “Concorso di Idee per la Città di Carmagnola”, in programma ad aprile 2026 in occasione della manifestazione “Ortoflora & Natura”.
Tutte le opere pervenute saranno esposte nella mostra collettiva, offrendo ai giovani artisti un’importante occasione di visibilità e di partecipazione attiva alla valorizzazione culturale e territoriale della città.
Il concorso è realizzato in collaborazione con l’Associazione CioCheVale APS, alla quale sarà donata l’opera vincitrice per essere esposta nelle future mostre itineranti dedicate ai “Terzi Paradisi” del territorio.
TORINO. VIA LATTEA. CIRCADIANA Ecofemminismo e Zeitgeber di Concha Ros
La mostra personale dell’artista Concha Ros è inserita a tutti gli effetti all’interno del più ampio programma di mobilitazione artistica indipendente MA/DONNE 2026 il cui focus quest’anno è la MANIPOLAZIONE. All’insegna di “Game over trickster! Fine dell’incantesimo” l’iniziativa si sviluppa organicamente oltre che in diverse città italiane anche in Spagna e Turchia. MA/DONNE esplora quindi il tema della Manipolazione in tutte le sue declinazioni con l’obiettivo di creare un manifesto estetico di resistenza intellettuale in grado di rendere visibile e svelare quei meccanismi manipolatori in grado di condizionare la comunicazione e distorcere la percezione della realtà. Molti gli spazi coinvolti in questo progetto: Musei, Gallerie di Arte Contemporanea e Spazi artistici non convenzionali. Nello specifico la mostra “Circadiana. Ecofemminismo e Zeitgeber di Concha Ros si svolge a Torino nello spazio Via Lattea art studio di Roberta Toscano. Concha Ros nella realizzazione di questa mostra si è avvalsa delle ricerche che ha condotto da tempo approfondendo il concetto di circadiano, ritmo circadiano e zeitgeber. Lo ha fatto riconsegnandoci un’installazione multimediale delicata e forte al tempo stesso in cui disegno, risografia (rizeitgebersografia), polaroid e musica risultano estrapolate da un video, anch’esso parte dell’opera, realizzato nel paesaggio mutevole della laguna dell’Albufera e nella spiaggia di Chiclana a Cádiz. La laguna di Albufera in particolare , pur trovandosi solo ad una decina di chilometri dalla città di Valencia, è un luogo eccezionale. La singolare conformazione che la vede separata dal mare da una stretta striscia di terra con i suoi 21.000 ettari di parco naturale ne fanno la più grande laguna di acque dolci della Spagna, inoltre, in quanto parco naturale, gode di una speciale protezione, che le ha assicurato una varietà faunistica, una biodiversità e un paesaggio unico.
Dal 14 al 21 marzo 2026
Opening: 14 marzo ore 18 dal 17 al 20 marzo ore 17-19
LA VIA LATTEA ART STUDIO Via Peyron 17/f – TORINO per info e visite su appuntamento roberta.toscano.to@gmail.com
ALMESE. TERRE D’ACQUA. Ricetto di San Mauro
Domenica 15 marzo – domenica 29 marzo
Dopo il grande successo delle precedenti edizioni, il Ricetto per l’Arte – Agorà della Valle di Susa è pronto a inaugurare una nuova e attesissima stagione artistica dedicata a mostre, eventi, performance e cultura, confermandosi punto di riferimento per la ricerca contemporanea e il dialogo tra linguaggi espressivi.
Domenica 15 marzo alle ore 15.00, nelle suggestive sale del Ricetto, si apre al pubblico “Terre d’Acqua”, un progetto espositivo che mette in relazione lo sguardo fotografico di Gianfranco Verrua e la ricerca plastica di Sandro Reina, in un intenso dialogo tra fotografie e installazioni.
“Terre d’Acqua” è un viaggio dentro una dimensione che supera la semplice rappresentazione del fiume. Il fotografo torinese Gianfranco Verrua propone una scoperta rispettosa e profonda di una terra che non è fiume — o forse lo è ancora di più di quella linea blu che sulle carte geografiche ne delimita il corso. È un mondo che parla d’acqua attraverso le sue tracce: sabbia, pietre, vegetazione, presenze evocative che compongono un ambiente speciale, autentico, che nasce spontaneo chiamare appunto “terre d’acqua”.
Protagonisti del progetto, oltre agli elementi naturali, sono gli alberi e il paesaggio reinterpretato attraverso la fotografia all’infrarosso: una scelta che diventa dichiarazione poetica, bisogno di andare oltre lo spettro del visibile per restituire al fiume la sua interezza, la sua anima nascosta, la sua vibrazione più profonda.
Ad accompagnare questo percorso visivo interviene la ricerca dell’artista e scultore Sandro Reina, che scende idealmente lungo i canali affluenti del fiume, là dove si depositano frammenti di vissuto umano. Elementi apparentemente poveri si incontrano e si trasformano: oggetti e materiali abbandonati rinascono, diventando testimoni silenziosi di vite che arrivano, transitano, partono.
Il visitatore si scopre così viandante, immerso in un flusso tutt’altro che privo di valore: una vena preziosa di cui egli stesso è parte. L’esperienza espositiva diventa attraversamento, ascolto, consapevolezza.
Gianfranco Verrua (Torino, 1946), laureato in sociologia e psicologia, è fotografo di architettura e paesaggio urbano. Dal 2006 svolge un’intensa attività espositiva e di ricerca. Tra le pubblicazioni recenti si segnala “Marco Vitali. Architetture fotografate da Gianfranco Verrua” (Allemandi Editore, 2022) e la partecipazione alla ricerca “Architetture contemporanee del Chierese”, con esposizioni in numerose sedi, tra cui la Facoltà di Architettura di Torino.
Sandro Reina (Carignano, 1982) è scultore e performer. La sua ricerca esplora da anni gli spazi in cui si concretizza l’incontro tra Essere umano e Natura, e conseguentemente quello tra individui. Il dialogo con la pietra, così come i dialoghi sonori e musicali, costituisce il cuore del suo percorso artistico: opere, performance e installazioni capaci di trasportare, far scoprire, far sentire.
Virna Suppo presidente dell’Associazione Culturale Cumalè che gestisce il Ricetto dal 2018 – con “Terre d’Acqua” il Ricetto per l’Arte inaugura una stagione che si annuncia densa di emozioni e riflessioni, invitando il pubblico a lasciarsi attraversare dall’arte come da un fiume: lento, profondo, necessario.
Evento: mostra d’arte “TERRE D’ACQUA”
Dove: Ricetto per l’Arte – Agorà della Valle di Susa – Almese (TO)
Quando: domenica 15 marzo 2026 ore 15.00
Info: cumale.ass@gmail.com
PARI – Polo delle Arti Relazionali e Irregolari ℅ Flashback Habitat – Padiglione A. INTERLUDI: Chen Li – Germana De Leo – Mon
a cura di Elena Inchingolo
inaugurazione giovedì 12 marzo 2026 ore 19.00
dal 13 marzo al 12 aprile 2026
Evento promosso, nell’ambito del progetto Seminare nuovi immaginari, da Forme in bilico APS, Fermata
d’autobus Onlus, Galleria Gliacrobati, CCW Cultural Welfare Center, Noli Timere e rivolididonne.
Etimologicamente il termine interludio dal latino inter ‘fra’ e ludus ‘gioco’ o ‘spettacolo’, significa propriamente, ‘in mezzo allo spettacolo’.
Nel mondo del teatro e della musica, gli interludi sono brevi componimenti che separano due scene di uno spettacolo o due parti di un concerto. Possono consistere in semplici brani musicali o vere e proprie rappresentazioni autonome, estremamente ridotte come durata e come impegno scenico.
In altri termini, l’interludio è un intermezzo: questa idea, fuori dal mondo della musica e del teatro, prende i connotati generali di una pausa.
In filosofia, l’interludio può essere paragonato all’epoché – sospensione del giudizio – fenomenologica.
Non è un vuoto passivo, ma un atto di volontà con cui decidere di fermare il “tempo produttivo” per osservare il mondo senza l’obbligo di reagire ad esso.
In psicologia è la “pausa creativa”, il momento in cui la mente abbandona la focalizzazione diretta su un tema, permettendo al pensiero divergente, originale e flessibile, di generare connessioni inaspettate.
L’interludio crea lo spazio dell’incontro tra traiettorie diverse ossia lo spazio delle possibilità. Trasposto nella vita è la parentesi in cui possiamo esplorare versioni alternative di noi stessi senza il peso del ruolo sociale.
Gli interludi possono quindi essere considerati spazi, parentesi o semplici variazioni nel consueto andamento quotidiano. Qui diventano tre percorsi che suggeriscono personalità, narrazioni e condivisioni, segni creativi, volti a delineare mondi paralleli e nuove prospettive.
Chen Li, artista-calligrafa sempre in viaggio, durante le attese annota, con inchiostro e pennello, su carnet e fogli sparsi, ciò che incontra, in una continua scoperta di luoghi, persone e architetture: un’arte consolatoria che allena lo sguardo e catalizza energie positive. La psicoterapeuta Germana De Leo, in seduta, disegnando sulle pagine di un taccuino, trasferisce l’intensità emotiva dell’ascolto durante il lavoro con il paziente. Infine Mon, figura impegnata nell’ambito del welfare, accosta all’attività professionale, un’indagine estetica originale realizzando, a penna, complessi arabeschi dai molteplici significati.
Performance
Tutto ciò che sappiamo finora
Giovedì 12 marzo 2026 ore 20.30 e Sabato 4 aprile 2026 ore 17.00
Maurizio Redegoso Kharitian, Chen Li e Natalie Lithwick presentano la loro sperimentazione tra viola, voce umana e tracce a pennello per un dialogo tra suono e segno.
Durata: 20 minuti, replicabile in base al fluire degli eventi e alla risposta dei visitatori.
Talk
Geometrie dell’aria e altre vertigini
Sabato 28 marzo 2026 ore 16.00
Incursioni estetiche del Prof. Valter Alovisio sull’ultima produzione artistica della Dott.ssa Germana De Leo.
Sede
FLASHBACK HABITAT
Corso Giovanni Lanza 75, Torino
Padiglione A
PARI – Polo delle Arti Relazionali e Irregolari
Orari mostra
giovedì, venerdì, sabato 18.00 → 21.00
Sono previste aperture su appuntamento
scrivere a: infoformeinbilico@gmail.com
https://formeinbilico.com
Dal 15 marzo al 10 maggio 2026 sarà allestita al Museo Mallé di Dronero (CN), la mostra Voci Velate. Visioni contemporanee dall’Iran, un viaggio in ottanta immagini scattate da sessanta fotografi iraniani, a cura di Alireza Naseri, Presidente del Freelance Photographers Group di Teheran, e Ivana Mulatero, Direttrice del Museo Mallé.
Il Museo Mallé con questa mostra intende costruire un ponte di comprensione verso una nazione – l’Iran – che pochi occidentali conoscono, gravata com’è dagli stereotipi diffusi dai telegiornali dove, un tempo si vedeva l’idea che tutti gli iraniani fossero dei fondamentalisti sordamente ostili all’Occidente e che tutte le iraniane indossassero il tipico chador nero lungo fino ai piedi mentre ora, la cronaca degli ultimi mesi, ci consegna un Iran sull’orlo dell’abisso, in un ribollio di conflitti sociali e politici senza precedenti. In tale drammatico contesto, il Museo Mallé riesce a parlare ugualmente dell’Iran e a farlo grazie alla collaborazione con il Freelance Iran Photographers Group di Teheran con il quale porta a compimento, dopo un lungo periodo di gestazione e un viaggio dei curatori nel 2012 in territorio iraniano, la produzione di una mostra davvero unica, inedita e meravigliosa.
“Voci Velate. Visioni contemporanee dall’Iran” è il titolo dell’esposizione che allestisce un viaggio visivo in ottanta immagini di sessanta fotografi iraniani, mai viste finora in Italia, passate al vaglio dal direttore dell’associazione fotografica teheranese, Alireza Naseri. Si tratta di una scelta che per ovvie ragioni contingenti al momento attuale, e nonostante gli ostacoli che tengono sigillato l’Iran in un vuoto pneumatico comunicativo con il resto del mondo, assume il valore di una impresa ai limiti dell’impossibile – per la difficoltà di ricevere i materiali da esporre in primis – ma che si è comunque riusciti a rendere possibile perché gli umani, anche se divisi dagli oceani, dalle montagne o da scelte politiche, possiedono nei loro cuori una rete intangibile di ponti che, attraverso una consapevolezza inconscia, forse genetica, sicuramente spirituale, li lega come creature della terra.
L’esposizione annovera paesaggi cangianti e sfaccettati, con deserti, foreste, montagne innevate, canyon, vallate e verdi praterie coltivate a riso, o la vita nei bazar, veri labirinti di vicoli coperti, madrase e caravanserragli, dove gli iraniani continuano a fare la spesa in un’epoca, la nostra occidentale, segnata dagli ipermercati. La mostra consente di esplorare l’Iran attraverso variegate immagini di siti storici, interni di palazzi arabescati, moschee, botteghe, bagni pubblici, torri del silenzio, del vento e della libertà, parchi per la lettura a cui si aggiungono le fotografie di carattere antropologico con le numerose etnie che popolano il paese con danze, costumi tradizionali, riti e simboli del Nowruz, il capodanno iraniano. “L’Iran è un paese vastissimo, di oltre un milione e seicentocinquantamila chilometri quadrati, con un territorio grande come quello di Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Danimarca messi insieme e tocca i confini di sei stati, di un mare e di due golfi”, scrive Danilo Di Gangi nel suo ultimo volume “Blu di Persia” che sarà presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra, domenica 15 marzo 2026 alle ore 16.
Terra incredibile la Persia, che così si chiamava fino al 1935, patria delle più antiche grandi civiltà del mondo celebrate nelle tragedie di Eschilo e dei classici greci i cui echi si riverberano nelle vedute di Persepolis di Soraya Ejlal le cui prestigiose rovine sono Patrimonio dell’Umanità dal 1979, o nell’imponente mausoleo di Ciro il Grande a Shiraz inquadrato da Saeedeh Hadi in un primo piano angolare con i sei imponenti gradoni. La nostra Freya Stark che aveva vissuto a Dronero ed è stata tra le più grandi esploratrici del Novecento, era rimasta impressionata dalle vette delle catene montuose iraniane che scoprì negli anni Trenta. Tra queste, la fotografa Ghazaleh Saidi coglie la cima innevata del Monte Damavand, la montagna simbolo e la più ricercata di tutte. E poi, come non andare a scoprire la Casa Tabatabaei a Kashan appartenuta a un mercante di tappeti i cui esterni tra portici colonnati, vasche d’acqua e giardini, sono colti come in un abbraccio tra architettura e natura dall’obiettivo di Reza Kardan. Sul versante etnico, si guarda il volto della bella ragazza di Ilam, città dell’altopiano del Kurdistan nell’Iran occidentale, nella foto di Khadije Naseri, per poi andare nel territorio arso e desertico di Yazd e calarsi in un oscuro laboratorio di un ramaio che Sahar Seyyed Mohsen ha immortalato il 3 marzo 2023.
La mostra s’inserisce nelle linee strategiche del programma culturale del Museo Mallé, indirizzate a valorizzare la creatività in una ottica di osmosi con idee e esperienze nazionali ed internazionali.
DRONERO. AL MUSEO MALLE’ MOSTRA “VOCI VELATE. VISIONI CONTEMPORANEE DALL’IRAN”
Dal 15 marzo al 10 maggio 2026 sarà allestita al Museo Mallé di Dronero (CN), la mostra Voci Velate. Visioni contemporanee dall’Iran, un viaggio in ottanta immagini scattate da sessanta fotografi iraniani, a cura di Alireza Naseri, Presidente del Freelance Photographers Group di Teheran, e Ivana Mulatero, Direttrice del Museo Mallé.
Il Museo Mallé con questa mostra intende costruire un ponte di comprensione verso una nazione – l’Iran – che pochi occidentali conoscono, gravata com’è dagli stereotipi diffusi dai telegiornali dove, un tempo si vedeva l’idea che tutti gli iraniani fossero dei fondamentalisti sordamente ostili all’Occidente e che tutte le iraniane indossassero il tipico chador nero lungo fino ai piedi mentre ora, la cronaca degli ultimi mesi, ci consegna un Iran sull’orlo dell’abisso, in un ribollio di conflitti sociali e politici senza precedenti. In tale drammatico contesto, il Museo Mallé riesce a parlare ugualmente dell’Iran e a farlo grazie alla collaborazione con il Freelance Iran Photographers Group di Teheran con il quale porta a compimento, dopo un lungo periodo di gestazione e un viaggio dei curatori nel 2012 in territorio iraniano, la produzione di una mostra davvero unica, inedita e meravigliosa.
“Voci Velate. Visioni contemporanee dall’Iran” è il titolo dell’esposizione che allestisce un viaggio visivo in ottanta immagini di sessanta fotografi iraniani, mai viste finora in Italia, passate al vaglio dal direttore dell’associazione fotografica teheranese, Alireza Naseri. Si tratta di una scelta che per ovvie ragioni contingenti al momento attuale, e nonostante gli ostacoli che tengono sigillato l’Iran in un vuoto pneumatico comunicativo con il resto del mondo, assume il valore di una impresa ai limiti dell’impossibile – per la difficoltà di ricevere i materiali da esporre in primis – ma che si è comunque riusciti a rendere possibile perché gli umani, anche se divisi dagli oceani, dalle montagne o da scelte politiche, possiedono nei loro cuori una rete intangibile di ponti che, attraverso una consapevolezza inconscia, forse genetica, sicuramente spirituale, li lega come creature della terra.
L’esposizione annovera paesaggi cangianti e sfaccettati, con deserti, foreste, montagne innevate, canyon, vallate e verdi praterie coltivate a riso, o la vita nei bazar, veri labirinti di vicoli coperti, madrase e caravanserragli, dove gli iraniani continuano a fare la spesa in un’epoca, la nostra occidentale, segnata dagli ipermercati. La mostra consente di esplorare l’Iran attraverso variegate immagini di siti storici, interni di palazzi arabescati, moschee, botteghe, bagni pubblici, torri del silenzio, del vento e della libertà, parchi per la lettura a cui si aggiungono le fotografie di carattere antropologico con le numerose etnie che popolano il paese con danze, costumi tradizionali, riti e simboli del Nowruz, il capodanno iraniano. “L’Iran è un paese vastissimo, di oltre un milione e seicentocinquantamila chilometri quadrati, con un territorio grande come quello di Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Danimarca messi insieme e tocca i confini di sei stati, di un mare e di due golfi”, scrive Danilo Di Gangi nel suo ultimo volume “Blu di Persia” che sarà presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra, domenica 15 marzo 2026 alle ore 16.
Terra incredibile la Persia, che così si chiamava fino al 1935, patria delle più antiche grandi civiltà del mondo celebrate nelle tragedie di Eschilo e dei classici greci i cui echi si riverberano nelle vedute di Persepolis di Soraya Ejlal le cui prestigiose rovine sono Patrimonio dell’Umanità dal 1979, o nell’imponente mausoleo di Ciro il Grande a Shiraz inquadrato da Saeedeh Hadi in un primo piano angolare con i sei imponenti gradoni. La nostra Freya Stark che aveva vissuto a Dronero ed è stata tra le più grandi esploratrici del Novecento, era rimasta impressionata dalle vette delle catene montuose iraniane che scoprì negli anni Trenta. Tra queste, la fotografa Ghazaleh Saidi coglie la cima innevata del Monte Damavand, la montagna simbolo e la più ricercata di tutte. E poi, come non andare a scoprire la Casa Tabatabaei a Kashan appartenuta a un mercante di tappeti i cui esterni tra portici colonnati, vasche d’acqua e giardini, sono colti come in un abbraccio tra architettura e natura dall’obiettivo di Reza Kardan. Sul versante etnico, si guarda il volto della bella ragazza di Ilam, città dell’altopiano del Kurdistan nell’Iran occidentale, nella foto di Khadije Naseri, per poi andare nel territorio arso e desertico di Yazd e calarsi in un oscuro laboratorio di un ramaio che Sahar Seyyed Mohsen ha immortalato il 3 marzo 2023.
La mostra s’inserisce nelle linee strategiche del programma culturale del Museo Mallé, indirizzate a valorizzare la creatività in una ottica di osmosi con idee e esperienze nazionali ed internazionali.
Alba. Arianna Defilippi espone alla Biblioteca civica
La Biblioteca civica “Giovanni Ferrero” di Alba, da sabato 14 marzo a sabato 11 aprile, ospita “Esplorazioni” di Arianna Defilippi.
La mostra ripercorre paesaggi, luoghi e dettagli, che raccontano la realtà fisica e geografica rimandando a un’esperienza onirica e contemplativa: “quel viaggio-esplorazione che, chiudendo gli occhi, è sempre disponibile”.
Il filo conduttore è rappresentato dal tema dell’acqua che l’artista esplora da prospettive diverse e con usi differenti del colore, per evocare i temi del viaggio, del mondo emozionale e dell’inconscio individuale. I lavori sono realizzati ad acquerello, carboncino, e tecnica mista.
Arianna Defilippi è un’artista emergente nata ad Alba. Nei suoi lavori il movimento è un elemento centrale e il colore diventa strumento di ricerca e trasformazione, in un processo che include l’imprevedibilità come parte viva dell’opera.
La mostra sarà visitabile durante l’orario di apertura della biblioteca (martedì, mercoledì e venerdì 9.00-12.30 e 14-18; giovedì 9.00-13.30 e 14.00-19.00; sabato: 9.00-12.30; chiuso lunedì e festivi).
Cuneo. Mostra “Pioniere. Le donne che hanno fatto l’Europa”
Chiostro Complesso Monumentale di San Francesco, via Santa Maria 10, Cuneo
“Pioniere. Le donne che hanno fatto l’Europa”, una produzione del Centro per la Cooperazione Internazionale, con il sostegno del Comune di Rovereto, in collaborazione con ANPI Sezione “Angelo Bettini” di Rovereto-Vallagarina, Europe Direct Trentino e con il coinvolgimento di Settenove Edizioni.
Rivoluzionarie, sindacaliste, avvocate, docenti, funzionarie: undici donne che, con le loro idee e le loro azioni, hanno contribuito a costruire l’Europa che conosciamo oggi.
Dalla Resistenza ai processi costitutivi europei, dal pacifismo al lavoro femminile, dall’Erasmus alla presenza delle donne nelle istituzioni comunitarie, il percorso espositivo accompagna il visitatore in un viaggio attraverso il Novecento fino alle sfide del presente.
Questa mostra non è solo un racconto storico: è un invito a riflettere sull’Europa di oggi, sulla sua ricchezza e sulla sua fragilità, e sul ruolo fondamentale che le donne hanno avuto, e continuano ad avere, nel costruire ponti, superare confini, difendere diritti.
La mostra è studiata per contribuire a promuovere l’educazione alla cittadinanza globale (ECG) e per approfondire il ruolo delle donne nei processi costitutivi europei e nelle istituzioni comunitarie, dalla Resistenza europea a oggi.
Disponibilità di visite guidate per le scuole secondarie di primo e secondo grado, contattando 0171444352 e 3204364635 o scrivendo a europedirect@comune.cuneo.it.
Ingresso libero e gratuito.
Durata: la mostra sarà visitabile fino a domenica 22 marzo, da martedì a venerdì dalle 15.30 alle 19.30, il sabato dalle 10 alle 19.30.
Su prenotazione, apertura straordinaria la mattina per le scuole.
Torino. Mostra Donne del Piemonte. A Palazzo Lascaris fino al 30 aprile
La mostra “Donne del Piemonte. Potere, cura, diritti, futuro”, allestita a Palazzo Lascaris dal 5 marzo al 30 aprile,
inizia con le illustrazioni della vita di Adelaide di Susa, figura centrale del Medioevo europeo, per arrivare ai primi del Novecento con Lidia Poët ed Emma Strada,
Rita Levi-Montalcini e le tre donne piemontesi che fecero parte dell’Assemblea Costituente: Teresa Noce, Rita Montagnana, Angiola Minella.
“Donne del Piemonte. Potere, cura, diritti, futuro” è una esposizione promossa dal Consiglio regionale
in collaborazione con la Fondazione Torino Musei – Palazzo Madama di Torino, in occasione della Giornata internazionale della Donna 2026.
IVREA. “TORINO 1946–2026. OTTANT’ANNI DAL PRIMO VOTO DELLE DONNE”. MOSTRA FOTOGRAFICA NELL’ATRIO DEL MUNICIPIO
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, il Comune di Ivrea ospita nell’atrio del Palazzo Municipale la mostra fotografica “Torino 1946–2026. Ottant’anni dal primo voto delle donne”, un percorso che invita a riflettere sul valore storico e simbolico della partecipazione femminile alla vita democratica del Paese.
Realizzata originariamente nel 2016 per celebrare i settant’anni dal primo voto delle donne, l’iniziativa viene oggi riproposta per ricordare un passaggio epocale della storia democratica italiana.
Il 2 giugno 1946, per la prima volta, le donne italiane poterono esercitare il diritto di voto, partecipando non solo alle elezioni amministrative e politiche, ma anche al referendum istituzionale che avrebbe segnato la nascita della Repubblica.
Attraverso una selezione di immagini storiche, la mostra racconta la partecipazione femminile al voto come un evento profondamente rivoluzionario per il costume sociale dell’epoca: un atto politico, ma anche un momento di grande entusiasmo, consapevolezza e speranza, restituiti dai volti e dagli sguardi ritratti nelle fotografie.
Il valore documentario dell’iniziativa è reso possibile dal prezioso lavoro di Franco Senestro, custode e proprietario dell’archivio fotografico “La Bottega del Ciabattino”. Le immagini provengono dai negativi salvati nel 1983 durante la liquidazione della storica redazione della Gazzetta del Popolo di Torino e documentano la vita cittadina tra il 1945 e il 1950, dalla cronaca quotidiana agli eventi politici, fino alle immagini simbolo delle prime donne ai seggi elettorali. La qualità e l’autenticità di questo patrimonio fotografico hanno recentemente raggiunto il grande pubblico anche grazie alla collaborazione con la produzione del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.
L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di riflessione sulla storia dei diritti, sulla partecipazione democratica e sul percorso, ancora attuale, verso la piena parità di genere.
Approfondimenti sul progetto sono disponibili sul sito della Città Metropolitana di Torino:
https://www.cittametropolitana.torino.it/comunicazione/torino-1946-2026-ottantanni-dal-primo-voto-delle-donne
La mostra fa parte di un programma di allestimenti itineranti che coinvolge numerosi Comuni del territorio metropolitano e piemontese.
Informazioni
Luogo: Atrio del Palazzo Municipale – Ivrea
Periodo di apertura: dal 9 al 16 marzo 2026
CAMBIANO. MOSTRA: OLTRE IL PROGETTO. TRA TEAM E INDIVIDUO

LA TORINO DELLE MERAVIGLIE DI ITALIA ‘61 RIVIVE IN UNA MOSTRA A PINEROLO
Da sabato 14 a domenica 29 marzo al Centro di Interpretazione del Territorio Pinerolese di viale Giolitti 1 a Pinerolo sarà possibile ammirare una mostra che propone un itinerario visivo nella collezione di memorabilia dell’associazione Amici di Italia ’61, per ritrovare l’atmosfera ricca di ottimismo e di speranza dell’Esposizione Internazionale del Lavoro che, nel centenario dell’Unità d’Italia, fece di Torino la città delle meraviglie e il simbolo del miracolo economico italiano. In vista delle celebrazioni del centenario dell’unificazione, l’area lungo il Po al confine tra Moncalieri e Torino venne bonificata e sorsero un quartiere e architetture iconiche come il Palazzo del Lavoro e il Palazzo a Vela, destinati ad accogliere gli oltre 6 milioni di visitatori dell’Esposizione Internazionale.
Nel 65° anniversario dell’evento il Consorzio Vittone e il Centro Arti e Tradizioni Popolari del Pinerolese, coltivando la memoria del compianto Ezio Giaj, promotore dello sviluppo culturale e turistico del territorio, hanno pensato di accogliere e presentare a Pinerolo la collezione dell’associazione Amici di Italia ’61 di Torino, nata nel 2008 con l’obiettivo di mantenere viva la memoria della manifestazione internazionale e delle trasformazioni che interessarono la città. Perché l’Expo del 1961 cambiò l’immagine di Torino e dell’Italia nel mondo, mostrando il saper fare e la dinamicità degli italiani nel lavoro e nella creatività, nell’ingegno e nell’artigianato.
Sono ancora molte le persone che hanno almeno 75 anni e ricordano il clima, la gente, i prodotti esposti, le sale, gli allestimenti e le realizzazioni innovative create per l’occasione. Qualcuno ha persino conservato nei decenni successivi oggetti-ricordo, cartoline e biglietti di ingresso all’Esposizione. Tra questi Ezio Giaj che, come migliaia di altri ragazzini dell’epoca, visitò l’Esposizione Internazionale del Lavoro di Italia ’61 insieme alla mamma, rimanendo affascinato dagli spazi che rappresentavano le Regioni, curati da Mario Soldati, ma anche dal Circarama della Walt Disney e dalla telecabina, i cui “ovetti” collegavano la zona di Italia ‘61 con la collina. Per questo negli anni successivi Giaj collezionò oggetti, opuscoli e pubblicazioni legati all’Esposizione Internazionale e alla rassegna Flor’61, ideata e realizzata da Giuseppe Ratti e inclusa nel programma dell’Esposizione internazionale. L’incontro con Mario Abrate e Piero d’Alessandro, dell’associazione Amici di Italia ’61, qualche anno fa mise in moto il desiderio di presentare la loro collezione a Pinerolo. Infatti la mostra è una promessa mantenuta da Alessandra Maritano, che con Ezio Giaj ha condiviso vita, lavoro e progetti. All’allestimento hanno collaborato Remo Caffaro, Pietro Ricchiardi, Alessandra Maritano, Claudio Salvai e Claudio Tortone.
“Torino, la Città delle Meraviglie” ha ottenuto il patrocinio della Città metropolitana di Torino e sarà inaugurata sabato 14 marzo alle 16,30 e sarà visitabile sino a domenica 29 marzo al Centro di Interpretazione del Territorio Pinerolese il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14,30 alle 18,30, ma anche il mercoledì dalle 10 alle 12,30. Sabato 21 marzo alle 16,30 l’associazione Amici di Italia ’61 , insieme a Mario Abrate e a Piero d’Alessandro, proporrà una conferenza negli spazi espositivi.
Per saperne di più si può visitare il sito Internet www.italia61.org



