PIEMONTE ARTE: CANTINO A CHIERI, SICCHIERO, STREET CON EFFETTOOTTO, GIANSONE, RAMELLA, AOSTA, PEROSA ARGENTINA, NICHELINO…

Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

Chieri. “Carpe Diem”.Tecniche di Bruno Cantino di Reino

Nuovo appuntamento della rassegna “Arte tra i libri”, a cura di Piemonte Arte, la testata giornalistica settimanale di www.100torri.it,  negli spazi della Libreria Mondadori Centro Storico di Chieri, in Via Vittorio Emanuele 42 B

La Mostra “Carpe Diem” Tecniche di Bruno Cantino di Reino  è  visitabile dal 28 aprile al 24 maggio 2026

Inaugurazione martedi’ 28 aprile alle ore 18

 La mostra è visitabile  anche on-line in PIEMONTE ARTE su www.100torri.it. 

Le opere di Bruno Cantino di Reino realizzate ad acquerello con paesaggio o realizzate con tecniche diverse, catturano attimi di vita quotidiana e condividono una tensione poetica comune: l’urgenza di fermare l’effimero, di rendere visibile ciò che, per sua natura, sfugge.

La trasparenza e la leggerezza dell’acquerello dove  le forme non sono mai completamente definite, come se il paesaggio stesso fosse in continuo divenire dove la luce fa da  protagonista.

Ciò che accomuna entrambe le pratiche è la volontà di cogliere l’istante prima che svanisca. Ma mentre l’acquerello tende a dissolverlo, le realizzazioni ad acquaforte, puntasecca o acquatinta lo ancorano al reale, rendendolo quasi tangibile

Le opere di Bruno Cantino di Reino sono davvero una sorpresa, non perché mostrano qualcosa di straordinario, ma perché riescono a farci vedere l’ordinario con occhi nuovi

Rosanna Cauda

 

BIOGRAFIA

Bruno Cantino di Reino è un artista autodidatta italiano, la cui ricerca creativa si sviluppa a partire dalla metà degli anni Settanta. Dopo il conseguimento del diploma di geometra, nel 1975 intraprende il proprio percorso pittorico, inizialmente influenzato dall’impressionismo, per poi passare a tecniche miste caratterizzate dall’utilizzo di materiali come stagno e rame applicati su tavola, dando vita a originali sculture piane.

Parallelamente alla pittura, dagli anni Settanta si aggiunge una profonda passione per la fotografia, per  raccontare istanti unici. Nel 1978 consegue il diploma in Arredamento d’Ambiente, maturando al contempo esperienza nel campo della grafica pubblicitaria.

A partire dal 1990 frequenta un corso di nudo e sviluppando una personale ricerca sul colore e sulle principali correnti espressive. In questo periodo elabora le sue tecniche miste verso tematiche legate al sociale e all’ecologia.

Dal 2006 è membro dell’Unione Artisti Chierese, partecipando attivamente alle iniziative dell’associazione e frequentando il Laboratorio di Calcografia di Chieri, dove esplora e interpreta diverse tecniche incisorie. Dal 2007 approfondisce inoltre la tecnica dell’acquerello presso il laboratorio dell’Unitre di Pecetto Torinese.

Partecipa regolarmente, dal 2008, al festival internazionale “Arts et vigne” di Châtillon-en-Diois, in Francia. Nel 2012 prende parte alla 54ª Biennale di Venezia, Padiglione Italia – Torino.

Nel corso della sua carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra il 1976 e il 2024 ed è stato protagonista di mostre personali e collettive dal 1975 al 2025.

Dal 2014 è membro dell’Associazione Quadrato 2 di Chieri, che riunisce gli incisori provenienti dal precedente Laboratorio Chierese.

Le sue opere sono presenti in collezioni private in Italia e all’estero, tra cui Francia, Olanda, Stati Uniti (Idaho, Montana, New York), Finlandia, Turchia e Australia Occidentale.

 

“LA SFILATA STORICA” DI MAURIZIO SICCHIERO DONATA AL COMUNE DI CHIERI

L’artista chierese Maurizio Sicchiero ha fatto dono al Comune della sua opera “La sfilata storica”, realizzata tra il 2024 e il 2025 in acrilico su pannello in fibra di legno. Sarà esposta in Sala Chiosso.

“L’idea – dice l’artista –  è nata con l’intento di rappresentare per immagini uno spaccato di vita chierese dipingendo buona parte di personaggi che hanno fatto la storia della nostra città.

Per ovvie ragioni, non potendo rappresentare tutti i personaggi che hanno scritto la storia di Chieri in più di duemila anni, ho inserito quelli che a mia discrezione hanno suscitato maggior interesse e curiosità. Per alcuni, non avendo a disposizione iconografie specifiche, ho dovuto inventare i loro volti, per altri invece, quelli più recenti, mi sono avvalso di documentazione esistente cercando di dare la somiglianza più realistica possibile

La composizione è arricchita dall’inserimento di diversi edifici ancora esistenti ma dipinti con una disposizione spaziale immaginaria come a voler creare un’atmosfera tra il reale e il fantastico!”

 

CHIERI, A PALAZZO OPESSO LA MOSTRA FOTOGRAFICA “STREET” ORGANIZZATA DA EFFEOTTOCHIERI

Chieri. Alla Galleria Palazzo Opesso mostra fotografica STREET, organizzata da EffeottoChieri e dall’Unione artisti del Chierese con il patrocinio della Città di Chieri.

La mostra sarà aperta dal 18 aprile al 10 maggio con il seguente orario:

Scopri di piùstoriaStoriaMateriale di consultazione geografica

da lunedì a venerdì are 16-19, sabato e domenica 10,30 -12,30 e 16- 19

La mostra è anche online.

SANT’AMBROGIO. IL NUOVO MUSEO MARIO GIANSONE

Inaugurato il nuovo Museo Mario Giansone, il nuovo spazio di incontro tra arte, memoria e sperimentazione estetica, custodendo e valorizzando l’opera di Mario Giansone, uno dei protagonisti più originali dell’arte italiana del Novecento.

In un allestimento che unisce rigore critico e fruibilità per tutti, il museo offre un viaggio immersivo nel mondo creativo dell’artista torinese, attraverso dipinti, disegni, materiali d’archivio e installazioni site-specific.

Progettato come spazio dinamico di cultura, il Museo Giansone non è solo custode di un patrimonio artistico unico, ma anche centro di ricerca, dialogo e programmazione culturale. Con circa 170 sculture, 30 quadri, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, 6 litografie, 4 stencil e un arazzo, il Museo si propone come luogo aperto e accessibile, dove riscoprire il valore della sperimentazione visiva e riflettere sulle declinazioni contemporanee del fare arte. Un invito al pubblico a un’esperienza che celebra il genio di Mario Giansone, la sua visione poetica e il suo contributo duraturo alla storia dell’arte italiana. Cornice del museo è l’ex Maglificio Fratelli Bosio.

“Il ferro, le pietre, i legni più duri, i marmi, le lamiere non sono bastati a Giansone per placare la sua

ansia di dare forma e volume alla sua anima, alle sue emozioni, alla sua visione dell’umanità,

dell’universo e dell’ultraterreno. Ha disegnato, dipinto, inciso, imprigionato la luce nei fili del retro degli

arazzi, dato forma ed espressione alle ombre, dato movimento alle pietre per esprimere concetti o

creare sensazioni visive. Il Museo a lui dedicato” spiega Giuseppe Floridia, Presidente della Fondazione Giansone “si propone di testimoniare l’impatto emozionale delle sue opere e di consentire la riscoperta di un importantissimo artista del Novecento”.

Il mondo dell’arte tende a storicizzare ogni opera ma le vere opere d’arte restano sempre contemporaneeMario Giansone, 1915-1997.

LE SALE E LE OPERE

L’opera di Mario Giansone attraversa materiali, tecniche e linguaggi diversi, dagli arazzi tessuti a mano alle sculture in legno, bronzo e materiali eterogenei, fino ai dipinti, ai disegni e alle grafiche. Il percorso si sviluppa su 7 sale, attraverso le quali indaga l’armonia nascosta delle opere e dei temi dell’artista: il jazz come espressione del dinamismo del suono e del ballo, la brutalità della guerra, il fascino delle innovazioni tecnologiche del ‘900, i gatti, colti nell’eleganza delle forme, le donne, espressione di delicato intimismo. Un intimismo, quello di Giansone, che non di rado cede il passo ad un percorso verso la spiritualità e la trascendenza,. Ogni nucleo di opere racconta una fase della sua ricerca, documentando l’evoluzione di un pensiero artistico che si sviluppa dal gesto scultoreo alla dimensione grafica e pittorica, fino alla sintesi estrema dell’Opera Omnia, con cui si conclude il percorso di visita.

L’ARTISTA E LA SUA FILOSOFIA

Le opere di Mario Giansone sono state esposte alle Quadriennali di Torino e Roma con un successo crescente, fino alla commessa per l’Auditorium RAI di Torino e alle opere per la GAM di Torino.Non c’è lavoro di Giansone che non sia permeato da uno dei grandi temi che hanno informato di sé tutta la sua vita e determinato l’unicità e l’eccezionalità della sua opera e della sua persona.Mario Giansone porta con sé cinque grandi temi che possiamo definire vere e proprie ossessioni artistiche che hanno intriso profondamente tutte le sue opere.

  • La guerra: la brutalità della guerra resa nelle scene di battaglia così come nella rappresentazione di carri armati, fucilazioni e deportazione.
  • La tecnologia: l’ammirazione per le meraviglie tecnologiche che hanno caratterizzato il suo secolo, evidente tanto nelle raffigurazioni di una pista automobilistica, di un sorpasso o di un aeroporto di notte quanto nella rappresentazione di elicotteri e aerei, di navi, di strade invase dalle auto, di cantieri navali e di crogioli di fonderia.
  • L’intimismo: espressione di un delicato intimismo sono, invece, le opere riconducibili al bisogno di affetti (Leitmotiv della vita dell’artista), quali: il bacio, le grandi madri, le figure di donna, gli amanti e i gatti.
  • La musica: i concerti per pianoforte, gli ideogrammi grafici, le ballerine e i plastici del jazz.
  • La trascendenza: un intimismo che non di rado cede il passo a un percorso verso la spiritualità e la trascendenza (indotta, quest’ultima, dai colloqui con Witruna, suo spirito guida), che danno origine a straordinarie opere, quali: la sala di anatomia, la fecondazione, l’ombra e l’ascesa dello spirito.

Il principale strumento di espressione della sua arte è stata la materia come il granito, il marmo, il legno, il bronzo e il ferro ma anche fili di rame e di bronzo con lastre di acciaio, alla quale ha saputo trasfondere potenza espressiva.

È però nei disegni, di ballerini o di orchestre o di anatomia, oppure nella raffigurazione appena accennata di figure femminili, che Giansone inconsciamente rivela la poesia e la dolcezza annidate dentro il bozzolo che lo separava dal mondo delle relazioni opportunistiche, proprio quelle che normalmente costituiscono l’humus sul quale nasce e si sviluppa il successo degli artisti.

 

Vercelli. Giorgio Ramella. Viaggi dell’anima – Oriente, Africa, Mare di Omero

 INAUGURAZIONE: 30 aprile 2026 ore 18, ex chiesa di San Vittore

DURATA: dal 30 aprile al 31 maggio 2026

ORGANIZZAZIONE: Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Vercelli – Direttore Daniele De Luca

CURATELA: Marta Concina, Daniele De Luca, Sara Minelli

SEDI: Museo del Tesoro del Duomo, Piazza D’Angennes 5 – Chiesa di San Vittore, Largo D’Azzo, Vercelli

Orario: Museo del Tesoro del Duomo dal mercoledì al venerdì dalle 15 alle 18, sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, domenica 15-18; Chiesa di San Vittore sabato e domenica 16 – 18.30

Info: beni.culturali@arcidiocesi.vc.it – +39 331 8083903

 

Giovedì 30 aprile, alle ore 18.00, l’ex chiesa di San Vittore accoglierà l’inaugurazione della mostra “Viaggi dell’anima – Oriente, Africa, Mare di Omero,”, di Giorgio Ramella. Un percorso che intreccia i grandi temi del viaggio, della memoria e della luce raccontato in due sedi espositive: San Vittore e il Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli.

La mostra riunisce tre nuclei fondamentali della ricerca dell’artista torinese: il percorso A Oriente verso Sud, dove l’artista fonde memorie oniriche e visioni di terre lontane, restituendo il fascino di un mondo evocativo e spirituale. Nei dipinti dedicati all’Africa, Ramella restituisce l’intensità cromatica e spirituale di un continente che ha segnato profondamente la sua visione artistica. Nelle tele de Il Mare di Omero, il mare diventa metafora del viaggio interiore, tra tempesta e quiete, mito e introspezione. Venticinque opere esposte, di cui dieci inedite sono state dipinte appositamente per questa mostra.

La mostra di Giorgio Ramella si articola tra la ex chiesa confraternita di San Vittore e il Museo del Tesoro del Duomo. La chiesa rappresenta da circa un decennio un importante punto di riferimento per la città come luogo dedicato alle attività culturali, in particolare di carattere contemporaneo e innovativo. Si tratta di uno spazio aperto ad artisti di ogni età, prevalentemente provenienti da altre realtà territoriali, che qui possono sperimentare la propria ricerca e confrontarsi con l’identità architettonica e simbolica dell’edificio, instaurando un dialogo comunicativo che assume anche una dimensione spirituale. Il Museo del Tesoro del Duomo, invece, è uno scrigno di storia, bellezza, arte e cultura, espressione principalmente dei beni del Capitolo della Cattedrale, chiesa madre dedicata a Sant’Eusebio.

In questi contesti, con l’attenzione del Vescovo mons. Marco Arnolfo e del presidente della Fondazione, rag. Piero Bellardone, anche in occasione del progetto diocesano approvato dalla CEI e dedicato alla formazione dei volontari (XV edizione), Giorgio Ramella, artista torinese di chiara fama nazionale e già docente di Accademia, ha scelto di esprimere il proprio pensiero attraverso il colore e i contenuti delle sue opere. Queste spaziano dalla mitologia all’Oriente, fino a giungere al tema dell’Africa, particolarmente caro all’artista. Sono dieci le opere inedite realizzate per la mostra di Vercelli, che si sviluppa nelle due sedi espositive.

La curatela della mostra, condotta in modo sinergico da Marta Concina, Daniele De Luca e Sara Minelli, ha contribuito ad approfondire il senso dell’opera e del percorso artistico dell’autore.

La ex chiesa diventa il luogo privilegiato per accogliere le grandi opere, caratterizzate da colori caldi, intensi ed eleganti. La luce che si riflette sulle superfici pittoriche avvicina lo spettatore allo spazio espositivo anche dall’esterno, grazie alla facciata blu notte: un colore che ricorre spesso nel pensiero e nella ricerca dell’artista, dialogando con i gialli e i verdi della natura. Le opere entrano così in relazione con i colori e i materiali della chiesa, accogliendosi reciprocamente in un dialogo ricco di significati.

Nel museo, invece, prevale la delicatezza delle opere, che si inseriscono in un contesto carico di storia e bellezza. Le dimensioni si riducono per lasciare spazio a un dialogo più intimo e discreto. Il nuovo si confronta con l’antico: la vivace geometria delle composizioni si inserisce tra le linee degli argenti e degli ori preziosi; il calore dei colori si amalgama con il freddo dei metalli storici. Le linee presenti nelle pitture suggeriscono così un percorso visivo all’interno dello spazio museale.

Il percorso tra le due sedi invita anche a camminare per la città, offrendo l’occasione di riscoprire o di scoprire per la prima volta la sinuosità delle eleganti vie che conservano ancora l’impronta del Medioevo, presenza urbanistica tuttora significativa nel centro storico. Questo tragitto consente inoltre di visitare le chiese che si incontrano lungo il cammino e di ammirare torri e palazzi che testimoniano la gloriosa stagione della Vercelli cristiana di Eusebio, primo grande vescovo della prima diocesi del Piemonte.

La mostra sarà visitabile a partire dal 2 maggio al Museo del Tesoro del Duomo durante gli orari di apertura: dal mercoledì al venerdì dalle 15 alle 18, sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 e domenica dalle 15 alle 18. La sede di San Vittore sarà invece aperta, sempre dal 2 maggio, sabato e domenica dalle 16 alle 18.30.

Per maggiori informazioni: beni.culturali@arcidiocesi.vc.it – +39 331 8083903

 

IKT annuncia il Congresso 2026 a Torino e Milano (1–5 maggio 2026)

IKT, l’Associazione Internazionale dei Curatori d’Arte Contemporanea, annuncia il suo Congresso 2026, che si terrà dal 1° al 5 maggio 2026 tra Torino e Milano.

Riunendo una rete internazionale di 80–100 curatori, direttori museali, produttori culturali e ricercatori, il Congresso offrirà una piattaforma dinamica per lo scambio, la riflessione critica e l’esplorazione del ruolo in evoluzione della pratica curatoriale nel panorama culturale contemporaneo in rapida trasformazione.

Strutturato come un programma di cinque giorni articolato in due città, il Congresso attiverà due degli ecosistemi culturali più vivaci d’Italia attraverso una serie curata di visite istituzionali, tour di studi d’artista, esperienze site-specific e conversazioni pubbliche. Favorendo il coinvolgimento diretto con artisti, organizzazioni e contesti locali, il programma sottolinea l’importanza di una conoscenza radicata nei territori, incoraggiando al contempo un dialogo e una collaborazione internazionale significativi.

Al centro dell’edizione 2026 vi è un’attenzione particolare alle condizioni che plasmano la produzione culturale contemporanea — dalla trasformazione tecnologica ai mutamenti dei modelli economici, fino al crescente impatto dei finanziamenti privati e filantropici.

In questo contesto, il Congresso includerà l’IKT Symposium 2026, ospitato da Deloitte, dedicato all’analisi del futuro della filantropia nell’arte e della sua influenza su quali forme di arte e cultura diventino visibili oggi.

Co-ideato dai curatori e ricercatori Denis Maksimov e Adina Drinceanu, il simposio, intitolato Art Philanthropy: Yesterday, Today, Tomorrow, riunirà curatori, filantropi, imprenditori e rappresentanti istituzionali per esplorare come le strutture di finanziamento stiano ridefinendo la produzione artistica.

In un contesto di progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici e di crescente aziendalizzazione dei sistemi culturali, il simposio affronterà l’urgente necessità di nuovi modelli di sostegno capaci di sostenere pratiche diversificate, sperimentali e criticamente impegnate.

Il Congresso si aprirà il 1° maggio a Torino con uno speciale evento inaugurale sviluppato in collaborazione con Blackdove ed EDIT Porto Urbano, a testimonianza dell’impegno di IKT nel promuovere lo scambio interdisciplinare e l’innovazione all’intersezione tra arte, tecnologia e cultura urbana.

Nell’ambito del programma di apertura, sarà inaugurata la mostra INFINITY, curata dalla curatrice torinese Karin Gavassa, che presenterà opere di artisti quali Beeple, Xcopy, BerylBilici e Annibale Siconolfi, oltre a una performance dal vivo di RKH. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 31 maggio.Collegando Torino e Milano, il Congresso IKT 2026 mette in luce la ricchezza e la diversità del panorama dell’arte contemporanea italiana, creando al contempo una piattaforma per uno scambio internazionale duraturo.

Il Congresso riafferma il ruolo di IKT come punto di riferimento per curatori di tutto il mondo, offrendo uno spazio per confrontarsi su questioni urgenti, condividere conoscenze e contribuire collettivamente a plasmare il futuro dell’arte contemporanea.

 

TORINO, PALAZZO MADAMA. Monumenta Italia / Cantiere Madama

Un progetto di Irene Pittatore

 Dal 22 aprile al 6 luglio 2026

Palazzo Madama – Piccola Guardaroba e Gabinetto Cinese

Piazza Castello, Torino

 

Lunedì 20 aprile Palazzo Madama ha presentato un incontro dedicato a Monumenta Italia. Un progetto di arte pubblica itinerante, con Irene Pittatore, Tea Taramino e Lisa Parola, seguito dall’inaugurazione dell’esposizione a cura di Tea Taramino.

L’evento, realizzato nell’ambito del public program della mostra MonumenTO, Torino Capitale, approfondisce alcune tematiche al centro del lavoro Monumenta Italia, dell’artista Irene Pittatore, proponendo una riflessione sull’esiguità di monumenti dedicati a donne e realizzati da donne nello spazio pubblico. Un vuoto che diventa occasione per interrogarsi sul significato contemporaneo di memoria collettiva, patrimonio urbano e monumentalità, in una prospettiva di genere.

In occasione della conferenza e fino al 6 luglio 2026, nella Piccola Guardaroba e nel Gabinetto Cinese di Palazzo Madama, sarà esposta – a cura di Tea Taramino – una selezione di opere di Irene Pittatore: manifesti, cartoline, video e un gonfalone utilizzati in mostre, laboratori, lezioni e azioni nello spazio pubblico.

Il cantiere di Monumenta Italia, progetto aperto che opera a livello nazionale, ha la sua base a Torino dove, dal 2024, sono stati diffusi i manifesti (Biblioteche Civiche, fermata Bengasi della metropolitana, URP del Consiglio regionale del Piemonte, rassegna Opera Viva – Il Manifesto in piazza Bottesini) e organizzati mostre e laboratori (Recontemporary, Assessorato alla Cultura della Città di TorinoGliacrobati). Il progetto è in corso di svolgimento a Novara con una campagna di 71 affissioni urbane e si è concluso a Savona con azioni performative e cantieri fotografici diffusi. Cantieri di ricerca sono attivi a Bologna e a Roma. È stato inoltre presentato all’Università degli Studi di Padova e alla Casa degli Artisti di Milano.

Monumenta Italia prende le mosse da Monumentale dimenticanza, progetto di ricerca del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile APS del 2019 volto a censire la presenza di monumenti, fontane e statue su suolo pubblico dedicati a storiche figure femminili nelle città e nei comuni piemontesi. I dati riportati all’interno delle opere sono tratti da tale censimento.

Torino è la città con più monumenti in Italia: 102, di cui uno solo dedicato a una donna – l’edicola celebrativa della figura di Juliette Colbert (nota come Giulia di Barolo) posta sulla facciata di Palazzo Barolo a dicembre 2025. Le rare figure femminili presenti all’interno di composizioni scultoree e monumenti sono soggetti anonimi o immagini allegoriche, come la Fede o la Vittoria; ancor più spesso sono semplici comparse, nude, in posizioni ancillari, talvolta ai piedi dell’eroe. Un dato che evidenzia il mancato riconoscimento pubblico di meriti civili, intellettuali, politici, artistici, scientifici delle donne.

A ciò si aggiunge un’ulteriore assenza: tra queste opere, solo una – la Fontanella di Venere di Enrica Borghi del 1997 – è stata realizzata da una donna.

Ma è possibile raccontare la storia di una città ignorando quella delle donne, adottando un punto di vista androcentrico e negando la pluralità degli sguardi? Possiamo oggi immaginare forme più aperte del monumento per celebrare le idee e la storia delle donne?

Monumenta Italia si pone l’obiettivo di creare consapevolezza su questi temi e offrire un punto di osservazione del patrimonio monumentale che contempli la prospettiva di genere e la secolare invisibilizzazione del contributo femminile. Ne scatursice un’occasione di riflessione civica sul patrimonio artistico urbano e sul significato contemporaneo di monumentalità, memoria e identità, alla quale la cittadinanza è invitata a partecipare. I contributi e le proposte (che potranno essere inviati attraverso questo link e i QRcode disseminati in mostra) saranno documentati nella prossima edizione del catalogo Monumenta Italia, in uscita al termine di ogni tappa del progetto.

Irene Pittatore (Torino, 1979)

Artista e performer, adotta strumenti visivi, narrativi e partecipativi per creare opere che riflettono su emarginazione, discriminazione e i loro sintomi. I suoi progetti, dedicati alla violenza di genere (Monumenta Italia, L’amavo troppo e le ho sparato), alla diversità e all’inclusione (You as me / Nei panni degli altri), all’emergenza abitativa (Homeless heroines) si sviluppano in dialogo con musei, festival, gallerie, università.Tea Taramino (Torino, 1952)

Artista e curatrice, è ideatrice del PARI – Polo delle Arti Relazionali e Irregolari spazio di dialogo tra arte ufficiale e outsider art, con sede presso Flashback Habitat. Dal 1982 cura la collezione civica di arte irregolare che valorizza in coprogettazione con la Città di Torino attraverso eventi con istituzioni pubbliche e private in collaborazione con i Dipartimenti educazione dei Musei di Arte Contemporanea, Università, Accademie e altri enti italiani ed esteri.

INFO UTILI

 ORARI: lunedì e da mercoledì a domenica: 10 – 18. Martedì chiuso.

Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.

INFORMAZIONI

palazzomadama@fondazionetorinomusei.it  – t. 011 4433501 https://www.palazzomadamatorino.it/it/

 

Inaugura  ad Aosta la mostra Ahora y siempre di Stefano Scherma

 

L’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie presenta, venerdì 24 aprile 2026, alle ore 18, presso la sede espositiva dell’Hôtel des États di Aosta, la mostra Ahora y siempre di Stefano Scherma. Attraverso un percorso multimediale che parte dalla fotografia, l’autore aostano esplora la memoria della repressione operata dalla dittatura argentina, in un’esposizione che accompagnerà il pubblico di piazza Chanoux fino all’estate.

“Da oltre dieci anni – ricorda l’Assessore Erik Lavevaz – gli spazi di piazza Chanoux, così simbolici per la storia della nostra regione, ospitano iniziative legate al territorio, alla storia, all’arte contemporanea. Per questo è prezioso poter accogliere anche lo sguardo di un valdostano che si apre al mondo, scoprendo terreni nuovi dove affondare le proprie radici.

L’impegno sociale di Stefano Scherma si traduce in un progetto che attraversa i linguaggi: alle fotografie si affiancano video, interviste, parole che sono frutto di anni di viaggi, incontri, ricerche. Il tutto con lo slancio di chi si apre alla scoperta, volendo poi condividere quanto ha trovato nella propria indagine sul mondo.”

In Argentina, il 24 marzo 2026, si è ricordato il cinquantesimo anniversario del colpo di stato militare perpetrato dai generali delle forze armate che, nell’ambito del Proceso de Reorganización Nacional, hanno rovesciato il governo democratico e instaurato una sanguinosa dittatura durata dal 1976 al 1983, causando la scomparsa di circa 30.000 persone, i desaparecidos. Dal 30 aprile 1977, in pieno periodo repressivo e sfidando i divieti di assembramento imposti dal governo militare, le madri di questi ragazzi e ragazze incominciarono a incontrarsi e sfilare in tondo davanti alla sede del governo, la Casa Rosada, per avere notizie dei loro figli. Nacque così l’associazione delle Madres de Plaza de Mayo che nel corso degli anni e attraverso azioni di denuncia hanno chiesto verità e giustizia per i desaparecidos.

Le immagini realizzate da Stefano Scherma restituiscono il racconto delle Madri di Plaza de Mayo e ne amplificano il ricordo, proiettandolo sulla contemporaneità; dove impegno civile, memoria e testimonianza si incontrano. Con questo spirito si uniscono le due espressioni – ahora y siempre e nunca mas – che rappresentano i valori e la visione del mondo che da anni guidano il lavoro di ricerca di Stefano Scherma. La mostra è stata presentata in anteprima nella sede dell’ex centro di tortura, ora spazio per la memoria, “Mansion Seré”, a Buenos Aires, all’interno della commemorazione del 50° anniversario del colpo di stato che segnò l’inizio della dittatura militare in Argentina. Gli scatti in bianco e nero di Stefano Scherma dialogano con le testimonianze delle Madri di Plaza de Mayo: ricordare significa opporsi all’oblio, dare voce a chi è stato cancellato, trasformare il dolore in coscienza collettiva. Ogni fotografia diventa uno spazio di ascolto, un frammento che richiama l’assenza e restituisce presenza. In questo intreccio di silenzio e parole emerge una riflessione profonda sul significato della memoria, un invito a non distogliere lo sguardo, a riconoscere nelle immagini ciò che continua a interrogarci, a cui fatichiamo – ancora, e sempre – a trovare una risposta.

La mostra, aperta dal 25 aprile al 26 luglio 2026, è arricchita da un catalogo illustrato bilingue italiano-francese, curato da Daria Jorioz, con un testo di Federico Gregotti Zoja e pubblicato dalla Tipografia Duc.

PEROSA ARGENTINA. LUCI & OMBRE, DIALOGHI D’ARTE TRA BRONZO E CONTEMPORANEO

Condove. Luisa Albert: Il Teatro del Reale

L’Antica Chiesa Romanica di San Rocco a Condove apre le sue porte a un evento artistico di grandesuggestione: la mostra “Il Teatro del Reale”, dedicata all’opera della pittrice Luisa Albert.

L’esposizione promette un viaggio introspettivo attraverso una selezione di opere che celebrano labellezza del quotidiano e la maestosità del vivente.

Il Percorso EspositivoLa mostra si concentra sulla capacità dell’artista di mettere in scena la realtà, trasformando la tela inun palcoscenico dove la luce e la forma diventano protagoniste. I visitatori potranno ammirare unacollezione che spazia tra i temi più cari all’autrice.

Le opere appartenenti al genere della natura morta non sono semplici composizioni di oggettiinanimati, ma frammenti di vita sospesi nel tempo. Gli oggetti emergono dall’oscurità o da sfondineutri grazie a tagli di luce netti, che conferiscono una dignità monumentale anche ai soggetti piùsemplici, sempre rappresentanti con precisione lenticolare, alla maniera dei maestri fiamminghi.

Così facendo, ogni natura morta invita lo spettatore a una pausa contemplativa, celebrando labellezza intrinseca della materia.Il ritratto invece per Luisa Albert è un dialogo silenzioso tra pittore e modello. In questa sezionedella mostra, l’accento è posto sulla psicologia del soggetto. I soggetti ritratti sembrano pronti ainteragire con chi guarda, catturati in un momento di autentica introspezione.

La cura per i dettaglidella pelle, dei tessuti e delle espressioni non è mai fine a se stessa, ma serve a restituire la veritàprofonda dell’individuo.Infine, le opere raffiguranti il mondo animale uniscono perizia anatomica e partecipazione emotiva.Particolare attenzione è dedicata alla resa del piumaggio o del mantello, che invita a una percezionequasi tattile dell’opera.

NICHELINO. MOSTRA FOTOGRAFICA “TORINO 1946-2026. OTTANT’ANNI DAL PRIMO VOTO ALLE DONNE

martedì 28 aprile 2026 alle 18.00 l’inaugurazione

Una nuova edizione della mostra fotografica “Torino 1946 – 2016. Settant’anni dal primo voto delle donne” che la Città metropolitana di Torino, dopo il grande successo ottenuto 10 anni fa, ha deciso di rimettere a disposizione dei Comuni del territorio.

Il tour, partito a metà febbraio, farà tappa a Nichelino in concomitanza (o quasi) con le celebrazioni per il 25 aprile e il 1° maggio. È una mostra fotografica da non perdere, che racconta la nostra storia attraverso le immagini storiche del 2 giugno 1946. Immagini che hanno recentemente raggiunto il grande pubblico grazie al film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.

Quando: da martedì 28 aprile a domenica 3 maggio

Dove: Sala Mattei – Palazzo Comunale – Piazza Di Vittorio, 1

Orari di apertura: inaugurazione martedì 28 aprile alle 18.00                             mercoledì – giovedì 8.00 – 18.00                             venerdì – sabato – domenica 10.00 – 17.00

Costo: ingresso gratuito

 

 

Bra. Dal 25 aprile riapre la Zizzola

Parco e museo saranno accessibili tutti i fine settimana dalle 10 alle 18 fino a fine ottobre

Riapre al pubblico l’edificio simbolo di Bra, la Zizzola. A partire da sabato 25 aprile 2026 i visitatori potranno accedere gratuitamente al parco tutti i sabati e le domeniche fino a fine ottobre, dalle 10 alle 18 con orario continuato. Accesso gratuito con i medesimi orari anche al museo interattivo “Casa dei braidesi”, ospitato all’interno della Zizzola.

Invero, quest’anno l’apertura della Zizzola anticipa di qualche ora per gli amanti dell’arte: infatti, l’edificio posto alla sommità del Monte Guglielmo, il più alto colle braidese, sarà accessibile già nel pomeriggio di venerdì 24 aprile per l’inaugurazione della mostra del pittore cuneese Gianni Gaschino intitolata “Dalla realtà all’emozione – I miei paesaggi” (ore 17).

L’esposizione sarà visitabile ad ingresso gratuito nei giorni 25, 26 aprile e 1, 2 ,3 maggio dalle 11 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18. (rb)

Alba. “Trifolao in bianco e nero”: gli scatti di Bruno Murialdo al MUDET

Inaugurazione 25 aprile ore 18 al Museo del Tartufo di Alba

Dal 25 aprile al 20 settembre 2026, il MUDET (Museo del Tartufo di Alba) ospita la mostra fotografica “Trifolao in bianco e nero”, promossa dal Centro Nazionale Studi Tartufo in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Città di Alba.

L’esposizione, firmata dal fotografo Bruno Murialdo, è un viaggio visivo nell’epopea dei cercatori di tartufi che, tra gli anni Sessanta e Settanta, hanno reso la città di Alba famosa in tutto il mondo per il Tuber magnatum Pico.

L’Assessore alla Cultura e Turismo Caterina Pasini sottolinea la valorizzazione degli spazi museali: «Con questa bellissima mostra il corridoio del MUDET si trasforma in una vera e propria galleria espositiva. È un modo per incrementare l’offerta di questo spazio, rendendolo un luogo di passaggio che emoziona e racconta la nostra storia attraverso l’arte della fotografia.»

Antonio Degiacomi, Presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo, aggiunge: «Le mostre temporanee integrano il racconto del Museo e creano nuovi motivi di visita. Le foto di Murialdo ci consentono di ricordare i trifolao del passato e di cogliere le differenze nel modo di vestire e nei volti, ma anche la continuità nell’astuzia e nell’affetto per il cane.»

Bruno Murialdo, testimone attento delle Langhe, fissa nel bianco e nero l’anima più autentica di Alba, trasformando il reportage in memoria storica collettiva: «Queste vecchie fotografie raccontano un poema epico: quello dei cercatori di tartufi che, negli anni Sessanta e Settanta, facevano capo a Giacomo Morra, patron dell’Hotel Savona, al Cavalier Ponzio nella sua bottega di Via Maestra e ad altri commercianti che battevano le piazze alla ricerca del prezioso magnatum pico, allora generoso, numeroso, intensamente profumato. Nei giorni della Fiera del Tartufo di Alba, i trifolao si ritrovavano nel cortile della Maddalena: un mercato vivo, pulsante, affollato come una festa di paese. Volti segnati dal tempo, mani rugose e sapienti, sacchetti colmi di piccoli e grandi tesori della terra, offerti al miglior offerente tra sguardi, gesti e silenzi carichi di intesa. Era una festa che spesso continuava attorno a una tavola imbandita, nei ristoranti, dopo l’affare, tra il profumo del tartufo e il calore del vino. Queste immagini custodiscono un’emozione profonda: sono la nostra storia, la nostra favola che ancora respira, l’orgoglio di uomini e cani che, insieme, mantengono intatto il loro incanto».

Apertura: da lunedì a domenica

dalle ore 10:30 alle ore 18:00Chiusura: martedì

Ingresso incluso nel biglietto di ingresso del museo

MUDET

Piazzale Giovanni Falcone, 1 Alba

info@tuber.it 0173 472628