Da Chieri al Cile: la giustizia negata al pioniere dei giocattoli Domenico Varetto
“Mio trisavolo, Domenico Varetto, originario di Chieri/Pavarolo, emigrò in Cile alla fine del XIX secolo diventando, nel 1890, il pioniere assoluto dell’industria dei giocattoli di latta nel Paese sudamericano.”
Carolina Bravo Varetto, residente a Chieri è la protagonista di una ricerca storica durata tre anni che ha portato alla luce un’incredibile e dolorosa vicenda che lega il nostro territorio al Cile.
Scrive Carolina: “Mio trisavolo, Domenico Varetto, originario di Chieri/Pavarolo, emigrò in Cile alla fine del XIX secolo diventando, nel 1890, il pioniere assoluto dell’industria dei giocattoli di latta nel Paese sudamericano. Socio della Società di Mutuo Soccorso e della Scuola Italiana, Domenico fu un pilastro della comunità italiana all’estero.
Tuttavia, la sua è una storia di successo trasformata in tragedia. Alla sua morte, i suoi amministratori fiduciari e dipendenti (tra cui Giuseppe Bissone e Luigi Tessore) orchestrarono un furto patrimoniale e d’identità sistematico. Approfittando della vulnerabilità dei sei figli minori di Domenico, questi individui usurparono le sue invenzioni, la sua fabbrica e i suoi beni, lasciando i legittimi eredi — cittadini italiani — in uno stato di totale abbandono, fame e maltrattamenti. Uno di loro, il mio bisnonno, finì addirittura in carcere per il furto di un materasso, mentre gli usurpatori viaggiavano nel 1915 in prima classe con i soldi rubati.
Dopo 115 anni di silenzio, oggi sono la prima della famiglia a recuperare la cittadinanza italiana e, in qualità di mandataria di tutta la discendenza Varetto, il prossimo 13 maggio partirò per il Cile per una missione ufficiale di riparazione storica: ottenere il riconoscimento ufficiale di Domenico Varetto come “Pioniere Industriale” presso il Museo del Giocattolo; denunciare l’omissione di soccorso delle autorità consolari dell’epoca che ignorarono il grido d’aiuto degli orfani. Restituire dignità a una stirpe che è stata vittima di un “furto d’identità” transnazionale.
Credo che questa storia di riscatto, che parte proprio dalle strade di Chieri, meriti di essere raccontata.”

La carta d’identità cilena di Varetto


