STORIA DELLA CHIERI MODERNA. (5) 1790-1798: anni difficili. Le “rivolte del pane”
Anni difficili non solo per Chieri ma per tutto il Piemonte quelli fra il 1790 e il 1798. Le tensioni suscitate dalla Rivoluzione d’oltralpe varcarono le Alpi e si insinuarono anche fra la gente della montagna e della campagna piemontesi, in genere poco permeabile alle novità. Per giunta, da decenni si lamentavano stagioni avverse con scarsità di grano. Dal 1796 al 1798 i prezzi dei cereali e dei generi di sussistenza raddoppiarono o quasi. E come sempre accade, a subirne gli effetti furono i ceti più deboli e quelli a salario fisso: i braccianti delle campagne, gli artigiani, gli operai delle manifatture, i poveri e gli indigenti delle città.
A cominciare dalle regioni più esposte all’influenza delle idee giacobine, come la Savoia, cominciarono a verificarsi disordini, che gradualmente si estesero al Cuneese, al Saluzzese e ai territori di Fossano, Carmagnola, Asti, Moncalvo, Novara, Biella, Lanzo ecc. Dovunque casi di gente affamata che di procurava il grano con la forza, depredando i mercati e i granai dei conventi e delle case dei ricchi. I proprietari che si opponevano venivano malmenati. Le truppe regie, per l’inadeguatezza dei contingenti dislocati nei centri periferici (ridotti all’essenziale per rafforzare quelli schierati ai confini), in genere non erano in grado di arginare la rivolta. Spesso non intervenivano neppure. Accadeva anche che si lasciassero disarmare dai rivoltosi e in qualche caso fraternizzavano addirittura con loro. Motivo per cui il Re, con un editto del 24 luglio 1797, esortò le Amministrazioni locali a difendere la legalità anche armando i cittadini: “… la serie degli eccessi, che si vanno commettendo da molti malgrado le nostre provvidenze dirette a sminuire notabilmente i prezzi delle granaglie, manifesta purtroppo evidentemente l’iniquo disegno dei perturbatori della società di invader le proprietà de’ possidenti, e de’ buoni cittadini […]. Tutte le Amministrazioni Civiche e Comunitative, sotto l’ispezione dei Giudici ed Amministratori, dovranno armare le persone dabbene e possidenti, per difendere la pubblica quiete e le proprietà contro gli attentati dei facinorosi…” .
Due giorni dopo (26 luglio) le misure si fecero ancora più severe: il Re autorizzò non solo le forze militari locali ma anche “i membri dell’Amministrazione e le persone più accreditate del luogo” a comminare ai rivoltosi che venivano arrestati “… la pena di morte nelle vie più sommarie e pronte”. Doveva essere ben spaventato, il Re, per ritenere necessaria una così drastica soluzione. Forse temeva che la situazione gli stesse sfuggendo di mano, e che in Piemonte stesse accadendo ciò che si era verificato in Francia.
E anche a Chieri la situazione non era delle migliori…
(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 20 – 24, passim).
(Continua)



