STORIA DELLA CHIERI MODERNA – LA “RIVOLTA DEL PANE” (7) 25 luglio 1797. Altri saccheggi. La repressione

Piazza Cavour in un disegno ottocentesco di Clemente Rovere
Quella notte (fra il 24 e il 25 luglio, ndr) nessun cittadino abbiente o investito di qualche autorità chiuse occhio. Fu un continuo susseguirsi di contatti e riunioni febbrili. Era necessario reagire, e farlo con decisione. Ma come? Non potevano bastare i trenta soldati del corpo di guardia i quali, fra l’altro, il giorno prima, dimostrando un coraggio non proprio da leoni, non si erano fatti nemmeno vedere. Fu deciso di ricorrere alla facoltà concessa dal Re di “armare le persone dabbene, e possidenti per difendere la pubblica quiete”
La mattinata del 25 luglio fu stranamente tranquilla (probabilmente i rivoltosi dovevano smaltire i fumi del vino ingoiato la sera precedente). Ma all’ora di pranzo si scatenarono di nuovo saccheggiando conventi, monasteri, case dei ricchi e soprattutto le botteghe, dove si appropriavano di ogni genere di merce, trasferendo nelle rispettive abitazioni o in quelle degli amici tutto ciò che non era consumabile sul momento.
Ma stavolta non la passarono liscia. Muovendo da piazza delle Erbe, Giuseppe Fantini, facoltoso commerciante di cotone e fustagni, dette inizio alla repressione diventandone il protagonista (cosa che in seguito gli sarebbe stata generosamente riconosciuta dalla città). Alla testa del gruppo che aveva organizzato e armato si mosse verso l’Arco e verso il Duomo urlando e sparando ai rivoltosi nei quali si imbattevano. Subito dopo si mossero gli altri gruppi che in altre zone della città erano in attesa del segnale di inizio e si dettero ad una caccia spietata. Al che, tutti gli insorti se la dettero a gambe senza sparare un solo colpo, nascondendosi dovunque fosse possibile. Quelli che venivano presi, erano condotti alla piazza del Piano (l’odierna piazza Cavour) dove a ridosso del muro di cinta dell’orto del convento di Sant’Antonio erano stati piantati dei pali, con davanti mattoni accatastati a mo’ di sedili. Dopo aver ricevuto l’assoluzione dai confessori chiamati appositamente, i malcapitati venivano fatti sedere sui mattoni, legati ai pali e, a due a due, fucilati. L’esecuzione era affidata ai soldati della guardia della città, un distaccamento denominato “Christ”, comandato da un ufficiale tedesco. I cadaveri venivano sistemati sui gradini della chiesa di San Bernardino e in un secondo tempo condotti con carri al cimitero.
Il 25 luglio, fra pomeriggio e sera, ne furono fucilati dodici. Quando cadde la notte le esecuzioni furono sospese ma la caccia continuò. Il giorno dopo ripresero anche le fucilazioni.
(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 35 – 38, passim).
(Continua)



