PIEMONTE ARTE: THEO GALLINO A ROMA, I TIEPOLO, BARNABA DA MODENA, BIANCHI, RAGALZI, LUCI D’ARTISTA, RITTANA…
Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo
MOSTRA DEL CHIERESE THEO GALLINO ALLA FONDAZIONE MENNA DI ROMA

GALLERIA SABAUDA. DI PADRE IN FIGLIO: L’UNIVERSO GRAFICO DI GIAMBATTISTA E GIANDOMENICO TIEPOLO
Torino, Musei Reali, Galleria Sabauda | Spazio Scoperte (Piazzetta Reale, 1). Fino al 17 gennaio 2027
Orari: dal giovedì al martedì, 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00). Chiuso il mercoledì
Ingresso alla Galleria Sabauda compreso nel biglietto dei Musei Reali
Dal 15 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027, lo Spazio Scoperte dei Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, ospita la mostra dossier Di padre in figlio: l’universo grafico di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, curata da Sofia Villano, che documenta la straordinaria attività grafica di due tra i principali esponenti della pittura veneziana del Settecento, esplorandone i temi, le scelte iconografiche e le soluzioni compositive e ripercorrendo le tappe principali del loro intenso e fecondo sodalizio creativo.
La rassegna, organizzata in occasione del 300° anniversario della nascita di Giandomenico Tiepolo, avvenuta nel 1727 a Venezia, ricostruisce il percorso stilistico dei due artisti nel campo dell’incisione e del disegno, attraverso 62 opere provenienti dal fondo di grafica della Galleria Sabauda, patrimonio ancora poco noto sia al grande pubblico sia alla comunità di studiosi, e dalle collezioni della Biblioteca Reale, tra cui si segnalano due bellissimi disegni di Giambattista Tiepolo, il celebre schizzo raffigurante Pulcinella, che documenta l’interesse del maestro per il teatro e le maschere della Commedia dell’Arte, e la Sacra Famiglia, in cui le figure vengono delineate da pochi, essenziali tratti e dall’uso lieve dell’acquerello, nonché lo Studio per uno zampognaro visto di schiena e Due cani che giocano, che rivelano la peculiare propensione di Giandomenico verso l’osservazione del mondo naturale e la rappresentazione di tipi umani desunti dalla società contemporanea.
È inoltre esposto per la prima volta al pubblico un nucleo di disegni finora rimasto ai margini degli studi critici: si tratta di tre studi a penna e acquerello bruno raffiguranti allegorie delle stagioni (Inverno, Primavera, Estate), attribuibili alla mano di Giambattista Tiepolo per la grande fluidità del segno e per la sapiente resa delle ombreggiature mediante leggere modulazioni dell’inchiostro, e di una serie di sette fogli con figure per volte, apostoli o profeti, che richiamano nelle pose e negli scorci i Profeti della Sala Rossa nel Palazzo Patriarcale di Udine e alcune personificazioni affrescate a Villa Loschi Zileri presso Vicenza, riconducibili a un seguace del pittore, aggiornato sui suoi modelli e profondamente influenzato dal suo stile, pur senza raggiungerne l’ineguagliabile qualità esecutiva.
La mostra offre anche l’occasione di presentare l’importante lavoro di verifica conservativa e inventariale, di riorganizzazione, ricondizionamento e manutenzione del fondo di grafica della Galleria Sabauda, attualmente in corso, e si pone in continuità con il progetto di valorizzazione della collezione di stampe della Galleria avviato tra il 2016 e il 2018 con le esposizioni dedicate a Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto e agli incisori olandesi del Seicento e proseguito con l’attenzione rivolta alla produzione grafica di Marcantonio Raimondi, di Rembrandt van Rijn e di Guido Reni all’interno delle tre mostre Sulle tracce di Raffaello nelle collezioni sabaude (2020-2021), Rembrandt incontra Rembrandt. Dialoghi in Galleria (2022-2023) e Guido Reni nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte (2025-2026).
Il percorso si apre con una selezione di stampe di Giambattista Tiepolo tratte dalla serie dei Capricci databile, secondo una recente proposta critica, intorno al 1733, e dagli Scherzi di fantasia intagliati verosimilmente tra il 1743 e il 1757, tra i quali emerge la splendida Adorazione dei Magi, capolavoro grafico tra i più apprezzati e ammirati del pittore veneziano.
Entrambe le raccolte si collegano alla tradizione del “capriccio” inaugurata dall’incisore francese Jacques Callot, proponendosi come creazioni scaturite dalla fantasia dell’artista. Interpretate in chiave esoterica e poste in relazione con il dibattito sulle scienze occulte che animava la scena culturale veneziana a metà Settecento, esse presentano un ricco repertorio di motivi eterogenei: figure di vecchi Orientali, forse maghi o filosofi, che reggono enormi libri dal misterioso contenuto, fanciulli, donne e soldati, circondati da architetture in rovina, resti di ossa umane, bucrani, gufi e serpenti, che assistono a indecifrabili riti in scenari senza tempo. In questi lavori l’artista crea un mondo privo di una precisa coerenza narrativa, in cui esseri animati e oggetti inanimati sono assemblati in luoghi non collocabili con precisione nel tempo e nello spazio. Il loro significato ultimo continua a sfuggire a una lettura univoca e a suscitare interrogativi, conferendo alle immagini un’atmosfera sospesa e inquietante, resa attraverso un segno di straordinaria leggerezza e virtuosismo.
La mostra prosegue con una scelta delle più significative incisioni di soggetto sacro e profano realizzate da Giandomenico Tiepolo dagli anni Quaranta agli anni Settanta del Settecento.
Una sezione è dedicata alla serie della Via Crucis, tratta dai dipinti da lui realizzati a partire dal 1747 per l’Oratorio del Crocifisso, adiacente alla chiesa di San Polo a Venezia, con l’intento di diffondere e promuovere la sua prima autonoma impresa pittorica. Il ciclo si distingue per l’intensa drammaticità e il ritmo narrativo serrato e, pur trattandosi di un’opera giovanile, rivela già la capacità del pittore di coniugare la lezione paterna con una spiccata sensibilità luministica e con l’osservazione minuta del reale, che diverrà una delle cifre distintive della sua arte. In questi fogli egli si fa portavoce di un autentico sentimento di devozione, chiamando lo spettatore a condividere le sofferenze della Passione. Le sue figure, infatti, invitano i fedeli a meditare sulla tragica rappresentazione che si svolge di fronte ai loro occhi, trasformando il doloroso cammino di Cristo in un’esperienza di intima e profonda riflessione spirituale.
Si presenta, inoltre, la serie dal titolo Idee pittoresche sopra la Fugga in Egitto di Giesu, Maria e Gioseppe, uno dei vertici dell’attività incisoria di Giandomenico, pubblicata nel 1753 e dedicata al principe-vescovo Carl Philipp von Greiffenclau, per il quale i Tiepolo avevano appena concluso il grandioso ciclo di affreschi della Residenza di Würzburg in Germania. Questa magnifica suite è composta da ventisette acqueforti, che seguono il viaggio della Sacra Famiglia dalla Palestina all’Egitto come un vero e proprio racconto per immagini. Giandomenico interpreta il tema evangelico con una sensibilità del tutto personale, che si manifesta nell’interesse per i dettagli naturalistici, per la varietà degli effetti atmosferici e per i personaggi tratti dalla vita quotidiana. L’uso di punti di vista dinamici e diversificati permette di gustare da vicino la grande ricchezza dei particolari, conferendo alla vicenda sacra una dimensione concreta e profondamente umana, in grado di suscitare nell’osservatore un sentimento di empatia e di partecipazione sincera.
Un’altra sezione propone la Raccolta di teste, avviata nel 1757 e completata tra il 1771 e il 1774, dopo il rientro di Giandomenico dalla Spagna in seguito alla morte del padre nel 1770. Questa magnifica serie, che comprende in totale sessanta ritratti immaginari, deriva da invenzioni di Giambattista e si ispira agli autorevoli esempi di Rembrandt van Rijn e di Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto. I personaggi raffigurati, fissati in pose teatrali e avvolti in ampi panneggi, colpiscono per l’intensa forza espressiva e la raffinata caratterizzazione fisiognomica.
Si espongono, poi, quattro stampe con scene tratte dai notissimi episodi della Gerusalemme liberata e dell’Orlando Furioso dipinti dai Tiepolo nel 1757 a Villa Valmarana ai Nani presso Vicenza, in cui Giandomenico sottopone gli insegnamenti paterni a una personale lettura critica, offrendo una vera e propria reinvenzione dei modelli capace di restituire la vibrante matericità della superficie affrescata e l’immediatezza del gesto pittorico visibile sulle pareti.
Completano, infine, il percorso significativi esempi della tarda attività dell’artista, tra cui la rara stampa con Sfingi, pesci e mascheroni, uno dei capolavori assoluti dell’incisione veneziana del XVIII secolo, in cui motivi eterogenei, quali sfingi viste da diverse angolazioni, mascheroni, teste femminili entro corone di fiori e una stupefacente natura morta marina in primo piano, sono accostati con studiato disordine, dando vita a un’atmosfera dal fascino visionario e surreale.
Alba, inaugurata la mostra “Barnaba da Modena ad Alba. La Madonna Bergui: un dono prezioso per la città”
L’esposizione racconta il valore dell’opera e il ruolo di Alba nei rapporti artistici e culturali del Medioevo. La mostra sarà visitabile fino al 3 gennaio 2027
Alba celebra un nuovo capitolo della propria storia culturale con l’inaugurazione della mostra “Barnaba da Modena ad Alba. La Madonna Bergui: un dono prezioso per la città”, dedicata alla preziosa tavola trecentesca Madonna delle Grazie, dipinta da Barnaba da Modena nel 1380 e donata al Comune di Alba dalla dottoressa Giovanna Bergui.
L’esposizione segna un momento importante per la città: grazie alla generosità della donatrice, la Madonna Bergui entra ufficialmente a far parte delle collezioni civiche albesi, rendendo accessibile alla collettività un’opera di riconosciuto interesse storico e artistico, a lungo custodita dalla famiglia Bergui.
Un percorso tra arte, storia e relazioni culturali
Il percorso espositivo approfondisce la pittura e le arti figurative nel Trecento, con particolare attenzione alla presenza di Barnaba da Modena ad Alba e ai legami che collegavano il territorio alle principali aree culturali dell’Italia nord-occidentale e dell’Europa.
Articolata in due sezioni, la mostra propone dapprima uno sguardo sul Trecento albese, tra gli echi del gotico francese e le influenze del mondo lombardo, attraverso testimonianze di arte sacra provenienti da chiese e istituzioni del territorio. La seconda sezione è dedicata a Barnaba da Modena e presenta la Madonna delle Grazie, nota come Madonna Bergui, accanto alla Madonna con il Bambino e angeli, conservata nella chiesa di San Giovanni ad Alba.
Pittore originario di Modena e attivo nella seconda metà del XIV secolo, Barnaba fu una figura centrale della pittura nell’Italia nord-occidentale. La sua produzione, caratterizzata dall’incontro tra la tradizione bizantina e il realismo di matrice giottesca ed emiliana, ebbe ampia diffusione, soprattutto in Liguria, raggiungendo anche il Piemonte e altre aree italiane ed europee.
La Madonna Bergui rappresenta una testimonianza significativa di questa circolazione artistica. Già oggetto di attenzione da parte degli studiosi all’inizio del Novecento e presentata nel 1938 nella mostra Gotico e Rinascimento in Piemonte a Torino, l’opera contribuisce a documentare il rapporto tra Barnaba e Alba, città che nel Medioevo fu un importante punto d’incontro tra itinerari commerciali, influenze politiche e scambi culturali.
L’esposizione si inserisce inoltre in un ambiente di particolare interesse storico-artistico, che custodisce opere come la Madonna col Bambino e i santi Francesco d’Assisi e Tommaso d’Aquino con due dame oranti di Macrino d’Alba, del 1501, e Il Concertino di Mattia Preti.
La mostra “Barnaba da Modena ad Alba. La Madonna Bergui: un dono prezioso per la città” è allestita nella sala Consiglio “Teodoro Bubbio” del Palazzo comunale in Piazza Risorgimento 1 ed è visitabile fino al 3 gennaio 2027.
Orari di apertura
- Venerdì: dalle 15.00 alle 19.00.
- Sabato e domenica: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00.
Il percorso espositivo
- Il Trecento ad Alba tra gli echi del gotico francese e il mondo lombardo
- Maestro della Madonna Grande del duomo di Asti, Frammento di Cristo crocifisso, Millesimo, chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate (in deposito presso il Palazzo vescovile di Mondovì), legno intagliato, circa 25 × 15 cm.
- Orafo senese, Croce reliquiario, Somano, chiesa parrocchiale di San Donato, argento dorato, 34 × 28 × 2 cm.
- Orafo avignonese, Calice, Alba, cattedrale di San Lorenzo, Museo del Tesoro, argento dorato, altezza 16 cm, diametro 22 cm.
- Pittore ligure-toscano, Cristo di Pietà tra l’Addolorata e San Giovanni Evangelista, Alba, chiesa di San Domenico, affresco staccato, circa 170 × 170 cm.
- Barnaba da Modena ad Alba
- Barnaba da Modena, Madonna con il Bambino e angeli, Alba, chiesa di San Giovanni, tavola, 141 × 98 cm.
- Barnaba da Modena, Madonna delle Grazie (Madonna Bergui), Alba, Palazzo comunale, tavola, 94 × 64 cm.
Asti. Annibale C. Bianchi ( 1920-2013). I Maestri della sperimentazione. Collezioni storiche astratto-informali della Fondazione Guglielminetti.
L’avventura astratta degli anni ‘50 e ‘60
Sabato 24 ottobre 2026 alle ore 17,00 in Asti, presso la Fondazione Eugenio Guglielminetti (Palazzo Alfieri, corso Alfieri 375) sarà inaugurata la mostra Annibale C. Bianchi (1920-2013). I Maestri della sperimentazione, selezione di dipinti astratto-informali dalle Collezioni storiche della Fondazione Eugenio Guglielminetti.
La mostra è promossa dalla Fondazione Eugenio Guglielminetti, in collaborazione con Fondazione Asti Musei, Comune di Asti, Provincia di Asti, Regione Piemonte e con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Reale Mutua Assicurazioni- Agenzia di Asti e Banca Reale.
Le ricerche su linea, segno e materia attraggono gli artisti sperimentatori degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento nell’approfondimento delle avanguardie storiche internazionali. Tra le esperienze, particolarmente significativo è il complesso linguaggio di Annibale C. Bianchi (Asti 1920- 2013), artista appartato, ma attivo in Asti presso lo studio dell’Antica Certosa di Valmanera, sede dell’Arazzeria diretta da Corrado Cagli dal 1955, quindi nell’attico di piazza Medici, centro urbano della Città.
I° sezione: Linea e segno
Quindici tecniche miste e collage, create da Bianchi tra il 1956 ed il 1968, accolgono il visitatore: dalla suggestione cubista di “ Rue Blomet”, olio su tavola dipinto nel 1956 durante il suo primo soggiorno parigino, all’astrazione geometrica “Geometrico”(1961) e “Composizione n. 34” (1962).
II° sezione: Materia e colore
Nell’esposizione “ Pittori di Alba, Savona, Casale, Asti” del 1964, Bianchi ricerca nuove soluzioni nella materia cromatica e nella tecnica del collage, creando polimaterici con l’assemblaggio di frammenti cartacei e tessili su supporti casuali: dai polimaterici “3/63” e “ Chan”, nel 1964 realizza il dipinto con veline macerate “Pinot”, dedicato “al suo conterraneo Pinot Gallizio, che aveva attraversato come una meteora l’informale internazionale” (A. Passoni, Galleria “Il Giorno”, Milano 1972). “ Collage” (1967), originale interpretazione di forme piatte e vortici futuristi, annuncia le grafie concettuali di “Amargura” e “Lulù” del 1968, strutture materiche immaginarie per la comunicazione estetica e virtuale contemporanea.
Cataloghi e testimonianze d’Archivio corredano i dipinti esposti, selezionati dal “Fondo A.C. Bianchi”di cui ricorre il decennale della Donazione da parte dagli Eredi Bianchi Malandrone (Fondazione Eugenio Guglielminetti, 16 aprile- 4 giugno 2016).
Nell’ambito delle ricerche coeve, dalla Collezione storica della Fondazione Eugenio Guglielminetti sono state selezionate le opere di Mattia Moreni ( 1920-1999), Sandro Cherchi ( 1911-1998), Sergio Saroni (1935-1991), Valerio Miroglio ( 1928-1991), Giacomo Soffiantino ( 1929-2013), Ezio Gribaudo (1929- 2022), Lucio Bulgarelli (1932- 2015), Eugenio Guglielminetti ( 1921- 2006), accanto alle opere materiche di Giorgio Griffa (1918-1988), Giovanni Viarengo (1912-2001), Gianni Dova (1925- 1991), Adriano Tuninetto (1930- 2004), Mario Bionda (1913- 1985), Gigi Quaglia (1915- 2004).
La mostra, a cura di Marida Faussone, sarà visitabile fino al 7 febbraio 2027 tutti i giorni dalle ore 10 alle 19 ( ultimo ingresso ore 18).
Info: www.museidiasti.com ; museoeugenioguglielminetti.it
BORGOMANERO. “SERGIO RAGALZI – ATTO UNICO” ALLA MEB
Il prossimo sabato 24 ottobre ’26 la galleria MEB Arte Studio di Borgomanero (via San Giovanni 26) inaugura presso il proprio spazio espositivo la mostra personale di Sergio Ragalzi “Atto unico” a cura di Marco Emilio Bertona, dalle ore 10,00 alle ore 19,00.
La mostra è il secondo “Atto” relativo al ciclo di esposizioni con ricorrenza mensile, dedicate ad importanti artisti della scena nazionale ed internazionale, le cui opere saranno visibili al pubblico solo per un giorno.
Sergio Ragalzi, conosciuto anche come l’artista del Gotico Industriale, fin dall’inizio degli anni Ottanta ha sviluppato un proprio linguaggio pittorico personale che l’ha portato all’attenzione di critica, gallerie, musei e pubblico sia a livello nazionale che internazionale
Sergio Ragalzi (Torino 1951 – 2024) esordisce sulla scena dell’arte italiana nel 1984 con “Extemporanea”, la mostra con cui riapre la galleria romana “l’Attico” di Fabio Sargentini, che negli anni gli dedicherà numerose personali. Nel 1985 partecipa alla mostra “Anniottanta” alla Galleria d’arte moderna di Bologna. Lo stesso anno viene invitato ad esporre al Museo de Arte di San Paolo del Brasile e alcune sue opere verranno presentate nella mostra “L’Italie Aujourd’hui” al Centre Nazionale d’Art Contemporain di Nizza, curata da A.B. Oliva, Maurizio Calvesi, Antonio Del Guercio, Filiberto Menna. Nel 1986 partecipa alla mostra itinerante “Francoforte-Hannover-Vienna Aspekte der Italienischen Kunst 1960-1985”, curata da Renato Barilli.
Nel 1996 partecipa alla XII Quadriennale d’Arte al Palazzo delle Esposizioni a Roma. Nel 1997 vince il premio della Camera dei Deputati; per l’occasione verrà acquisita una sua opera per la collezione della Camera, che nello stesso anno gli dedica un catalogo e una mostra personale. Nel 2001 le sue sculture vengono esposte alla mostra “La scultura italiana. Italia in Giappone 2001-2002” nei tre musei d’arte moderna giapponesi di Ibaraki, Yokoama, e Kagoshima. Nel 2007 viene organizzata una sua mostra antologica negli spazi della fabbrica Pagliero a Castellamonte. Quattro sono le mostre personali più significative del 2008: “Acquario” alla galleria “Allegretti” di Torino, “Voliere” alla galleria “Delloro” di Roma, “Due insetti neri” al Castello di Rivara e “Pioggia nera” a Milano da “Grossetti Arte Contemporanea”. Nel 2010 l’installazione “Genetica 2093” è presentata all’Auditorium di Roma, al SuperstudioPiù a Milano, presso la “Lucas Carrieri Art Gallery” di Berlino, a Torino in via Palazzo di Città e presso il Castello di Rivara. La stessa installazione “Genetica 2093” è presentata a Roma nel settembre 2010, negli spazi del MACRO.
Negli anni più recenti il lavoro di Sergio Ragalzi è stato oggetto di numerose mostre dedicategli dalla Fondazione 107 di Torino, dalla galleria “L’Attico” di Roma, dallo “Studio Borgogno” di Milano, dalla galleria “Niccoli” di Parma.
Fu Franz Paludetto, il gallerista animatore del progetto di arte contemporanea al Castello di Rivara, nel Canavese”, a creare la definizione di Gotico Industriale e a riunirvi intorno un gruppo eterogeneo di artisti che, avendo lavorato in area torinese dagli anni ’80, pur utilizzando i materiali della grande produzione industriale, non si avvicinarono al gruppo dell’Arte Povera. Uno di questi era Sergio Ragalzi, definito quindi l’artista del Gotico Industriale.
La MEB Arte Studio ha iniziato a collaborare con Sergio Ragalzi nel 2017, dedicandogli la prima mostra personale (nella foto l’opera “Insetti” di Ragalzi). Nel corso degli anni si è consolidato con l’artista un rapporto non solo professionale ma anche di amicizia e stima reciproca, che ha portato alla realizzazione di altre mostre personali e collettive, oltre che alla collaborazione per la creazione dell’Archivio Sergio Ragalzi.
Questa mostra vuole essere quindi anche un personale ricordo che MEB Arte Studio vuole dedicare a questo importante artista dell’arte italiana ed internazionale, che ha saputo raccontare ed a volte anticipare con il suo lavoro e le sue opere molte tematiche della nostra società e del mondo in cui viviamo.
E.D.P.
LUCI D’ARTISTA TORINO. Quattro nuovi artisti internazionali per la 29ª edizione
Tony Oursler, Flavio Favelli, CANEMORTO e Samson Young
Prende il via venerdì 23 ottobre, dalle ore 18:15, la 29ª edizione di Luci d’Artista, il progetto della Città di Torino, realizzato da Fondazione Torino Musei e curato da Antonio Grulli, che amplia e rinnova il proprio percorso con 31 installazioni luminose.
Quest’anno ben quattro nuove opere firmate da grandi protagonisti della scena artistica.
La grande novità dell’anno sarà la partecipazione del leggendario artista americano Tony Oursler, che per Luci d’Artista ha realizzato la sua prima opera di arte pubblica in Italia.
A lui si affiancano, con nuove produzioni pensate appositamente per la manifestazione, Flavio Favelli, CANEMORTO e il progetto speciale di Samson Young.
Un nuovo capitolo di un progetto che, ancora una volta, porta l’arte contemporanea tra strade e piazze, e accompagna Torino nel passaggio dall’autunno all’inverno e che si estende a un luogo simbolo della città come il Politecnico e a nuove location che entrano a far parte della geografia di Luci d’Artista, moltiplicando le occasioni in cui la luce incontra l’architettura, gli spazi pubblici e chi li attraversa.
Anche questa 29a edizione prosegue nel segno di grandi nuove luci all’interno di un FORMAT ormai consolidato e riconoscibile che ha TRASFORMATO il progetto in una vera istituzione artistica.
Grazie al percorso intrapreso negli ultimi anni da Fondazione Torino Musei, Luci d’Artista ha cambiato completamente la propria natura. Tutto questo è stato reso possibile dalla creazione e messa a regime di una serie di sezioni collaterali che hanno allargato i confini fisici della manifestazione al resto d’Italia e all’Europa, e soprattutto i confini temporali, rendendola attiva tutto l’anno.
Accanto alla valorizzazione, all’ampliamento e alla tutela – grazie ai continui restauri – della collezione principale, la sezione Costellazione si arricchisce di importanti collaborazioni con istituzioni prestigiose come il Museo del Novecento di Milano, la Reggia di Venaria e l’Accademia Albertina, con le quali si sta iniziando a sviluppare un percorso di lavoro insieme. Con la sezione DUET quest’anno viaggiamo tra Lubiana e Vienna, e per finire Accademia della Luce, il public program di Luci d’Artista, coinvolgerà il Politecnico di Torino, permettendo a questo progetto di evolversi sempre di più e di rendere Luci d’Artista un vero e proprio laboratorio di ricerca.
Una delle grandi novità di questa edizione sarà il coinvolgimento di uno special guest: Massimo Vitali, fotografo di fama internazionale, invitato a realizzare un’opera che celebri la dimensione sociale e comunitaria di Luci d’Artista.
Le Luci della 29ª edizione resteranno accese dal 23 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027: per quasi tre mesi si accenderanno piazze, strade e luoghi simbolo della città trasformando il paesaggio urbano attraverso il linguaggio della luce.
RITTANA. CONVERSAZIONI SULL’ARTE. “L’ARTE A TORINO TRA GLI ANNI ’50 E ’70”
Domenica 25 ottobre 2026, ore 16.00Centro Incontri di Rittana

Carena anni 60
Il Comune di Rittana e la Casa Museo Antonio Carena, in collaborazione con MUDRI e L’era granda APS, organizzano un nuovo appuntamento della rassegna Conversazioni sull’arte, in occasione del finissage della mostra Omaggio ad Antonio Carena 1925–2010. Il ritmo vitale delle “nuvolazioni”.
L’incontro, in programma domenica 25 ottobre 2026 alle ore 16.00 presso il Centro Incontri di Rittana, sarà dedicato al tema L’arte a Torino tra gli anni ’50 e ’70 e vedrà la partecipazione di Angelo Mistrangelo, giornalista e critico d’arte, Riccardo Cordero, artista, Giovanni Prelle Forneris, presidente della Promotrice delle Belle Arti di Torino, e Nicolò Balocco, curatore della Casa Museo Antonio Carena. A coordinare la conversazione sarà Enrico Perotto, storico dell’arte.
L’appuntamento sarà inoltre occasione per la presentazione del catalogo della mostra, dedicata alla ricerca artistica di Antonio Carena e al percorso che ha segnato la sua produzione.
La presenza delle ventidue opere di Antonio Carena negli spazi espositivi del Centro Incontri di Rittana ha offerto lo spunto per approfondire gli sviluppi dell’arte a Torino dagli anni Cinquanta fino alle soglie degli anni Settanta.
L’incontro intende ripercorrere le esperienze creative delle nuove generazioni di artisti, attive in una stagione caratterizzata dall’affermarsi dell’Informale europeo e dell’Espressionismo astratto americano, per poi soffermarsi sulle successive sperimentazioni delle neoavanguardie. Queste ultime introdussero nuove modalità di concepire tanto il fare artistico quanto il ruolo dell’artista nella società, promuovendo il coinvolgimento del pubblico e dell’ambiente e sperimentando linguaggi, azioni e materiali legati anche alla serialità industriale.
In questo contesto si inserisce la ricerca di Antonio Carena, che visse inizialmente la stagione intensa e romantica dell’Informale, anche grazie al sodalizio con Michel Tapié e al confronto con le ricerche di tre pittori torinesi più giovani: Piero Ruggeri, Sergio Saroni e Giacomo Soffiantino. Nelle sue opere, Carena mantenne centrale l’elemento figurativo, valorizzando al contempo la qualità luminosa della materia pittorica.
Successivamente, l’artista superò i confini della pittura tradizionale, introducendo nei propri lavori elementi oggettuali desunti dall’ambiente urbano, come nelle Carrozzerie del 1963 e nelle Pellicole del 1964. La sua ricerca si orientò progressivamente verso una dimensione visiva più fredda e concettuale, volta alla restituzione di ciò che egli stesso definiva «levigato», «meccanico» ed «essenziale».
Nel 1965 nacquero così i Cieli, opere iperrealiste concepite come trompe-l’œil, capaci di catturare e restituire la luce dello spazio aereo. A questa ricerca seguirono le Levitazioni, realizzate con la pistola a spruzzo dell’aerografo su tele quadrate di 100 × 100 centimetri, caratterizzate da fasce orizzontali continue di vibrazioni luminose su uno sfondo di cielo. Queste opere furono esposte alla Galleria Martano nel 1970.
Nel 1971, alla Galleria Rotta di Genova, Carena presentò i Cartelli, caratterizzati da scritte ironiche tratte da titoli di canzoni popolari e da espressioni idiomatiche. Nello stesso periodo portò in sfilata per le vie del centro di Torino i Cartelli bianchi, insieme ai propri studenti del Liceo Artistico, trasformando il gesto artistico in un’azione pubblica e collettiva.
Sempre nel 1971 prese avvio la serie delle Scritte, proseguita anche negli anni successivi. Mirella Bandini, nell’introduzione al catalogo della personale di Carena allestita al Circolo degli Artisti di Torino nel 1994, ne sottolineò la particolare importanza, definendola una serie «bellissima», nella quale «i significati grafici perdono la loro connotazione comunicativa per acquistare quella di tracce, anche pittoriche».
Le Scritte rappresentano così un singolare punto d’arrivo nel processo di oggettivazione della luce sviluppato da Carena, divenuta «incandescente e fulminea» attraverso l’uso sempre più sapiente del «pennello d’aria».
L’incontro offrirà dunque l’occasione per rileggere una stagione fondamentale dell’arte torinese, mettendo in relazione la ricerca di Antonio Carena con le trasformazioni linguistiche, materiche e concettuali che, tra gli anni Cinquanta e Settanta, contribuirono a ridefinire il panorama artistico contemporaneo.
L’ARTE COME CURA E RISCATTO SOCIALE: A TROFARELLO NASCE “KOMÉO”, L’INSTALLAZIONE CREATA DAI PAZIENTI DELLA CLINICA PSICHIARICA VILLA DI SALUTE CON L’ARTISTA DAO THI MI LINH
Inaugurazione 22 ottobre | ore 18.30
Velario del Polo Culturale Marzanati, Via Cesare Battisti 25 – Trofarello

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L’arteterapia come strumento di relazione e integrazione sociale, capace di superare lo stigma della malattia mentale e dare voce a chi vive spesso ai margini.
Da questa visione nasce “KOMÉO” (dal greco antico κομέω: curare, prendersi cura), il progetto artistico e di welfare culturale promosso da Villa di Salute, la clinica di riabilitazione psichiatrica di Trofarello parte del Gruppo emeis Italia — realtà specializzata nell’assistenza e nella cura delle persone fragili.
Il percorso è stato ideato all’interno del Servizio di Psicologia e Riabilitazione della struttura dalla dottoressa Barbara Alessio, psicologa, psicoterapeuta e Art Director del Collettivo Artistico D’Acqua, che ha promosso l’iniziativa affiancando i pazienti residenti.
A guidare i ragazzi in questo processo creativo è stata un’ospite d’eccezione: l’artista Dao Thi Mi Linh, la cui ricerca stilistica esplora lo spazio, la materia e le relazioni umane.
Il 22 ottobre verrà inaugurata l’installazione immersiva nel Velario del Polo Culturale Marzanati (Biblioteca Civica “Lelio Basso”), con il patrocinio e il sostegno del Comune di Trofarello. Un’iniziativa che rinnova lo storico legame tra la cittadinanza e la clinica, aprendo un luogo pubblico alla riflessione e all’inclusione.
Un’iniziativa che rinnova lo storico legame tra la cittadinanza e la clinica, aprendo un luogo pubblico alla riflessione e all’inclusione.
L’opera nasce da un dialogo profondo con la materia e con la memoria locale: i pazienti-artisti del Collettivo D’Acqua hanno lavorato sulle antiche lenzuola dell’ex manicomio di Trofarello, ritagliandole, ricamandole o dipingendole a tempera all’uovo con parole legate alla sofferenza e alla rinascita. I teli formano grandi “vele” sospese a soffitto, da cui scendono scenografiche cascate di fili rossi e granata — firma dell’artista di Dao Thi Mi Linh che simboleggia i legami che curano. La composizione avvolge una grande pietra a terra, metafora del peso della malattia che si ammorbidisce nella cura.
Accanto alla pietra, i gusci d’uovo svuotati — simbolo di rigenerazione — incontrano le rielaborazioni delle cartelle cliniche dei primi del Novecento, il cui ricordo viene sottratto all’oblio e riletto senza giudizio. Il progetto unisce così storia, partecipazione e percorso terapeutico, offrendo un’occasione d’incontro e riflessione per l’intera cittadinanza.
«Con KOMÉO abbiamo voluto mostrare la forza dell’arteterapia quando incontra le istituzioni e la comunità — dichiara la direzione di Villa di Salute (Gruppo emeis Italia) – i ragazzi del Collettivo D’Acqua, con la guida della dottoressa Alessio e il talento di Dao Thi Mi Linh, dimostrano che la fragilità non spegne la capacità di creare bellezza e di dialogare con il mondo. Come Gruppo emeis crediamo che la cura passi sempre anche attraverso l’inclusione sociale».
L’installazione KOMÉO è visitabile a ingresso libero per due mesi presso il Velario del Polo Culturale Marzanati (Biblioteca Civica “Lelio Basso”, Via Cesare Battisti 25, Trofarello) negli orari di apertura del Centro.
Giovedì 29 ottobre, alle ore 20:45, la struttura ospiterà una presentazione aperta con dibattito dedicato ai temi dell’arte e della salute mentale.
BORIS CORREA. A WORLD BETWEEN WORLDS
Musa Art Gallery Torino 29 ottobre – 20 novembre 2026
Musa Art Gallery presenta in anteprima nazionale A World Between Worlds, personale dell’artista Boris Correa, in occasione del periodo di Artissima, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’arte contemporanea in Italia.
La mostra riunisce 20 opere di piccolo e medio formato, realizzate a olio su tela, e rappresenta la prima presentazione italiana dell’artista attraverso Musa Art Gallery Torino, unica galleria italiana a proporne il lavoro in questa occasione.
L’opening si terrà giovedì 29 ottobre 2026, alla presenza dell’artista Boris Correa, e la mostra sarà visitabile fino al 20 novembre 2026.
Novara. Dettagli di moda in Galleria Giannoni e altri eventi collaterali organizzati negli spazi dei Musei Civici in occasione della mostra organizzata da METS Percorsi d’arte
In occasione della mostra Hayez Boldini Casorati. Moda e Costume nella società moderna, curata da Elisabetta Chiodini e organizzata da METS Percorsi d’Arte con il Comune di Novara e Fondazione Castello, che si svolge dal 31 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 al Castello di Novara, l’Ufficio Musei intende approfondire il tema affrontato nell’esposizione focalizzando l’attenzione su dipinti e reperti che hanno affinità con il tema trattato nell’esposizione.
Il fine è quello di promuovere e di dare ancora maggiore risalto all’importante progetto espositivo nonché di favorire un maggior coinvolgimento dei visitatori valorizzando le collezioni e il patrimonio archeologico e storico-artistico della Città di Novara.
Dal 23 ottobre al 1 novembre 2026 in Sala dell’Accademia sarà allestita la mostra Dettagli di moda in Galleria Giannoni, in cui verranno esposte opere conservate nei depositi museali che testimoniano il cambiamento del gusto e della società dalla fine dell’Ottocento agli anni Quaranta del Novecento. La mostra sarà aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 con ingresso gratuito. L’inaugurazione della mostra è prevista giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 17, in Sala dell’Accademia, presso il Complesso Monumentale del Broletto. Ingresso gratuito. Dal 23 ottobre al 1 novembre 2026 si accederà alla Galleria Giannoni con biglietto gratuito e inoltre, al fine di valorizzare il percorso permanente, verrà distribuita ai visitatori, per tutta la durata della mostra organizzata da METS Percorsi d’Arte, ossia fino il 4 aprile 2027, una brochure in cui saranno illustrati i dipinti che più rappresentano il mutare del gusto e della moda.
Tali iniziative coinvolgeranno anche il Museo Archeologico di Novara dove verrà realizzata una brochure, da distribuire gratuitamente ai visitatori, con un percorso focalizzato sui gioielli e gli ornamenti, esposti nel percorso, che risultano particolarmente significativi per la conoscenza dell’evoluzione dei gusti e delle mode nell’antichità. Verrà organizzato anche un evento destinato ad un pubblico adulto, in data e orario ancora da definire, tenuto da personale professionista in servizio presso l’Unità Musei.
COLLEGNO. “VERITA’ INGANNI RICORDI”, 50 ARTISTI IN MOSTRA


TORINO. PALAZZO PERRONE, SEDE DELLA FONDAZIONE CRT, APRE AL PUBBLICO CON IL MUSEO IMMAGINARIO
Visite gratuite il 17, 18, 24, 25 e 31 ottobre e il 1° novembre 2026, tra architettura barocca e opere della collezione della Fondazione Arte CRT
La Fondazione CRT apre le porte al pubblico sabato 17, domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre in occasione del Festival “è cultura!” e sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre 2026 nella cornice della Torino Art Week.Tre fine settimana per invitare cittadini, turisti e appassionati a scoprire Palazzo Perrone di San Martino, gioiello storico-architettonico della città e sede della Fondazione, insieme ad alcune prestigiose opere della collezione della Fondazione Arte CRT, nell’ambito del progetto espositivo Museo Immaginario.Il percorso accompagnerà i visitatori attraverso le sale auliche del palazzo, di origine tardo seicentesca e rinnovato nel XVIII secolo, acquistato nel 1883 dalla Cassa di Risparmio di Torino e dal 1991 sede dell’attività filantropica della Fondazione: dallo Scalone al Salone d’Onore, dalla Sala del Consiglio di Indirizzo alla balconata, ornata dai simboli della città, della laboriosità e del risparmio, fino alla Sala Presidenti e alla Sala del Consiglio di Amministrazione.In questi ambienti si inserisce Museo Immaginario, curato da Clemente Miccichè e ispirato al Musée Imaginaire di André Malraux. Il progetto mette in dialogo artisti di epoche e linguaggi diversi con la storia barocca di Palazzo Perrone, creando connessioni tra passato e presente.Il percorso espositivo riunisce alcuni dei più importanti protagonisti dell’arte e della fotografia del Novecento e contemporanea. Le immagini di Gianni Berengo Gardin raccontano con straordinaria sensibilità l’Italia e l’Europa del secondo dopoguerra, trasformando la quotidianità in memoria collettiva, mentre gli scatti di Ugo Mulas, Uliano Lucas, Ferdinando Scianna e Luigi Ghirri restituiscono uno sguardo poetico e insieme critico sul paesaggio culturale italiano del Novecento. Centrale anche il dialogo con le pratiche performative e concettuali internazionali, rappresentate dalle opere di Vito Acconci, che indagano il corpo, lo spazio e la percezione come strumenti di relazione con il pubblico. Il percorso attraversa inoltre le ricerche pittoriche del secondo Novecento con lavori di Mimmo Paladino, Afro Basaldella, Asger Jorn, Karel Appel e Mario Nigro, fino alle riflessioni contemporanee di Luca Bertolo, Flavio Favelli e Paola Pivi, che affrontano temi legati alla memoria, alla sovrabbondanza delle immagini e alla fragilità del presente. Completa il percorso una selezione di opere che mettono in dialogo arte, fotografia e gesto performativo, tra cui lavori di Ketty La Rocca, Anna Maria Maiolino, Claudio Abate e Aurelio Amendola.Le visite si svolgeranno dalle 10.00 alle 17.00 in tutte le giornate di apertura, con ingresso da via XX Settembre 31, Torino. L’ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria: https://shop.midaticket.com/it/crt/individuali-e-famiglie/il-museo-immaginario
Biella. Antonio Bueno e la profezia postmoderna. Storie e racconti della collezione di famiglia
La Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C. presenta la mostra Antonio Bueno e la profezia postmoderna. Storie e racconti dalla collezione di famiglia presso il Palazzone di Biella.
A partire da un’indagine sulla collezione degli eredi, il percorso, curato da Daniela Magnetti, Filippo Timo, Stefano Sbarbaro e Isabella Bueno, si articola in quattro tappe che attraversano l’intera carriera di Antonio Bueno: dalle prime influenze tradizionali alle atmosfere metafisiche e sperimentazioni d’avanguardia, fino al suo ritorno alla figurazione e alla definitiva consacrazione alla Biennale di Venezia del 1984.
La mostra, realizzata dalla Direzione artistica in collaborazione con l’Associazione Culturale Bueno e il Comune di Biella, vede la partecipazione dell’Accademia Perosi di Biella, che accompagna la visita con un calendario di eventi musicali dal vivo nelle sale, e l’Università degli Studi di Torino e il Centro Studi Interuniversitario Edoardo Sanguineti che valorizza, tramite approfondimenti dedicati, il legame intellettuale tra Antonio Bueno e il poeta e critico genovese.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 24 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027.
Orari di apertura:Venerdì, sabato e domenica, 14.00 – 18.00
Ingresso gratuito.
Scuole e gruppi su appuntamento:info@palazzonebiella.it
RACCONIGI. SEMINARIO “ERANO RACCOLTI INSIEME MOLTISSIMI UCCELLI D’OGNI SPECIE…”

ALBA. MOSTRA “RADICI E RESPIRI” DI BEPPE GALLO
Corso Torino 18 Professional Workshop dedica l’autunno 2026 alla valorizzazione di un altro artista che ha interpretato il prezioso territorio delle Langhe.
Nelle opere di Beppe Gallo, infatti, la Langa si fa respiro: il fiume che scorre lento tra le valli, le colline che si rincorrono all’orizzonte, i filari di vigneto che disegnano la terra come una scrittura antica, a volte accesa con il rosso fuoco. Sono paesaggi che nascono dalle radici, dalla memoria di un territorio vissuto e amato. Eppure, i suoi dipinti si aprono alla luce, al vento, al mutare delle stagioni.
In questa mostra il colore diventa racconto e il gesto pittorico si fa ascolto.
Ogni tela invita a fermarsi e a ritrovare, nel silenzio delle colline, del fiume o del vigneto, il ritmo profondo che lega l’uomo alla sua terra.
Biografia dell’artista
Beppe Gallo nasce a Castagnole delle Lanze nel 1942.
Compie gli studi presso il Liceo classico “Govone” di Alba e presenta i suoi primi lavori presso la Galleria d’arte “A. Galeasso”, legame che segna l’inizio del suo percorso espositivo.
Nel 1964 frequenta a Roma un corso di cartellonismo pubblicitario; negli anni successivi collabora come vignettista al settimanale “Famiglia Cristiana”.
Dal 1971 espone con continuità in gallerie privati e spazi pubblici in Italia e all’estero.
Socio e fondatore del Piemonte artistico e culturale di Torino e membro del Consiglio Direttivo dal 1992 al 1998. Dal 1993 al 2021 membro del Direttivo della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino. Attualmente membro della Commissione artistica della stessa Società.
Fortemente legato al territorio e ai valori della terra di Langa ha mantenuto costanti rapporti con la città di Alba.
Autore del drappo del Palio degli Asini (1998)
Premio Nazionale città di Alba (2009)
Personale Chiesa di S. Domenico (2009)
Personale Coro della Maddalena (1998 – 2024)
Personale Galleria “A. Galeasso” (1995- 1998 – 2003 – 2009)
Personale Galleria “Il Busto Mistero” (2025)
Oggi continua questo dialogo con la città con la presentazione dei suoi lavori presso lo spazio di Corsotorino18.
EX SCUDERIE TESORIERA. MOSTRA DI ACQUERELLO ETRANOI

FUORI PIEMONTE
Apre ad Aosta la mostra La Leunna di Enzo Massa Micon
L’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta presenta, venerdì 23 ottobre 2026, alle ore 18, presso la sede espositiva dell’Hôtel des États di Aosta, la mostra fotografica La Leunna di Enzo Massa Micon, a cura di Daria Jorioz, dedicata al nostro satellite, la Luna (Leunna in patois).
Fotografo di montagna e fotografo di paesaggio, il valdostano Enzo Massa Micon è un indagatore attento delle molteplici possibilità espressive del linguaggio fotografico.
L’idea della mostra nasce dalla pubblicazione, a gennaio 2024, sul sito Apod della NASA come Astronomy Picture of the Day (Apod), di una sua immagine in bianco e nero nella quale la Luna si staglia in una limpida e perfetta composizione simmetrica con la Grivola, ripresa da Saint-Pierre.
“Nel sottolineare che questo evento espositivo – afferma l’Assessore Erik Lavevaz – inserito nel calendario culturale 2026 del nostro Assessorato prosegue il progetto di valorizzazione di artisti e fotografi della Regione e nel ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della mostra ricordo anche l’Osservatorio astronomico della Valle d’Aosta, fiore all’occhiello di rilievo internazionale nel campo della ricerca, che ha collaborato con indicazioni scientifiche alla realizzazione del progetto ideato da Enzo Massa Micon”.
La mostra si compone di venti immagini inedite a colori e nelle schede che accompagnano le didascalie si può vedere la schermata dell’applicazione utilizzata per la programmazione del momento dello scatto, con le coordinate del punto di ripresa e tutti i nomi e le quote delle cime presenti nell’immagine insieme alla Luna.
“La selezione di fotografie che compone questa esposizione – sottolinea la curatrice Daria Jorioz – esercita un fascino indiscutibile, poiché all’interesse documentario per il cielo astronomico unisce il dialogo tra le montagne e il cielo, tra il giorno e la notte, in un equilibrio compositivo che esalta la bellezza del nostro territorio. Enzo Massa Micon esplora e interroga il paesaggio montano realizzando immagini documentarie ma anche concettuali, vive intensamente lo spazio alpino come un laboratorio espressivo inesauribile e ci presenta oggi una nuova ricerca fotografica, frutto del lavoro di oltre due anni, il cui fulcro è il satellite naturale più suggestivo e affascinante nella millenaria Storia dell’Umanità, la Luna.”
La mostra, aperta dal 24 ottobre 2026 al 14 marzo 2027, è arricchita da un catalogo illustrato bilingue italiano-francese, curato da Daria Jorioz e con un testo del ricercatore Andrea Bernagozzi, pubblicato dalla Tipografia Duc.




