Buffe storie locali al limite della stregoneria: a Poirino, una notte……Una cavalla ritorna donna…..
di Valerio Maggio
Pregiudizi contro le donne, ce ne sono ancora oggi, ma toccano il culmine del dramma in lungo periodo storico durato cinque secoli – dalla fine del 1200 al 1700 – con una interminabile caccia alle streghe scatenata in tutti i paesi d’Europa. La prima strega sale al rogo a Tolosa nel 1275 e, secondo i calcoli, nei centoventicinque anni che vanno dal 1575 al 1700, le forche ed i roghi uccidono un milione di persone accusate di “commercio” con il diavolo, in gran maggioranza donne. Un vero bagno di sangue. Le stesse prima di essere uccise subivano lunghe e strazianti torture che si concludevano, di solito, con confessioni d’infanticidio o di rapporti carnali con il demonio. Quasi sempre assurde e rese nell’illusione di fermare il supplizio. Mistero e tragedia non sono, però, gli unici elementi della “magia”. Molte volte, fortunatamente, la stessa è fatta di strabilianti racconti narrati presso il camino e tramandati nel tempo. Successive ricerche su queste leggende e su queste storie hanno permesso di scovare documentazione di fatti al limite della stregoneria.
Sfogliando vecchie annate della “Gazzetta del Popolo” mi imbatto in un articolo (dicembre 1968) di Cenzino Mussa – giornalista, scrittore e ricercatore di storia piemontese – che propone ai lettori quanto appreso dalla Poirinese Clara Capra, allora settantottotenne. Un fatto narrato alla stessa dal marito tanti anni prima. Una buffa avventura anche un po’ grottesca da catalogarsi nell’ambito del “magico”.
Racconta, dunque, il marito alla signora Clara: “…Una sera, mentre torno dai campi trovo una cavalla vicino al cimitero. Una cavalla senza padrone. Io la prendo e la porta nella nostra stalla. Il mattino dopo vado a vedere e resto di pietra: non c’era più una cavalla legata alla greppia, ma una bella donna. Piangeva, mi supplicava, diceva tra le lacrime: ‘….Sono la signora C. (Mussa riporta il cognome per intero) mi sleghi, mi lasci andare e non dica niente a nessuno….’ ”
Storie del genere, raccontate dalle nonne o forse meglio dire dalle nostre bisnonne, ne abbiamo sentite tutti. Anche nella campagna chierese si narra, o meglio si narrava, di donne che si tramutavano in cavalle, in mosconi per fare, di notte, le loro scorrerie. Esistono, però, anche storie di luoghi che conservano ricordi di raduni e di strane magie. Nel convento di S. Domenico di Chieri la tradizione vuole che, per un periodo, si udissero rintocchi misteriosi delle campane con le corde tramutate in lunghe ed appetitose salsicce. Si attribuivano queste innocenti “stregonerie” agli studenti dello “Studium” in vena di giocare scherzi o in preda a miraggi …….per la gran fame ! Erano, in ogni caso, fatti che permettevano ai nostri “antenati” di colorire la loro quotidianità con momenti curiosi ed in, qualche caso, di brivido. Nulla a che vedere con quelle tragedie che, come si diceva in apertura, ebbero tragico epilogo in tribunale e sul patibolo.
Notizia Inserita il:17/09/2007



