PIEMONTE ARTE: CHIERI, GIAVENO, GIAPPONE, BIONDO, D’AMATO, SAGLIETTI, GOVONE, VERCELLI, DOMODOSSOLA

 

CHIERI, “PIETRE CHE PARLANO”, INCONTRO SULL’ICONOGRAFIA

“Pietre che parlano”, incontro sull’iconografia, venerdì 10 maggio. Ne parlerà Luisa Sesino, svelando il linguaggio dell’iconografia e dell’iconologia religiosa, partendo dai tesori racchiusi nella canonica di Santa Maria di Vezzolano.

Venerdì 10 maggio 2019, alle ore 17, presso la sala multimediale posta al 1° piano del complesso di San Filippo. Ingresso gratuito. Via San Filippo, 2

Luisa Sesino, laureata in filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, dal 1993 esercita l’attività di iconografa. Alla pittura e al restauro di opere antiche unisce un attento lavoro di ricerca e di divulgazione del linguaggio e dei contenuti dell’arte cristiana attraverso corsi, conferenze e mostre di iconografia e di iconologia in Italia e all’estero.

Info: Carreum Potentia . P.zza Trieste, 1 – Chieri. www.carreumpotentia.it – info@carreumpotentia.it – Tel. 388 356572

 

GIAVENO DEDICA UNA SALA MUSEALE AL “VISIONARIO ALESSANDRI”, CON LE OPERE DELL’ARTISTA TORINESE DONATE DALLA VEDOVA AL COMUNE

Domenica 12 maggio alle 11 nel parco comunale di Palazzo Marchini, sede del Municipio di Giaveno, si inaugureranno la sala museale dedicata all’artista Lorenzo Alessandri e la mostra temporanea delle opere comprese nella donazione della signora Dina Foppa – vedova dell’artista – alla Città di Giaveno. Nato nel 1927 e scomparso nel 2000, il pittore torinese per oltre cinquant’anni visse e lavorò a Giaveno. L’atto di donazione è stato siglato nel 2012 e l’amministrazione comunale ha deciso di evidenziare la personalità dell’artista e la sua opera, riqualificando una porzione dell’ex scuola Anna Frank di via XX Settembre 29 nel centro storico della città, ricordando così il pittore fantastico e surreale che animò la scena artistica torinese del dopoguerra con le sue fantasie e le sue visioni.

All’inaugurazione della mostra, patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino, saranno presenti le autorità locali, la curatrice Concetta Leto e il critico Vittorio Sgarbi. Terminata la cerimonia ufficiale, autorità e ospiti si sposteranno nell’ex scuola Anna Frank per il taglio del nastro della sala museale, realizzata nell’ex palestra scolastica, completamente rinnovata per ospitare le opere della Donazione Dina Foppa. Da lunedì 13 a venerdì 17 maggio dalle 14,30 alle 20 sarà possibile visitare la mostra temporanea allestita con cinquanta opere della donazione. Sabato 18 e domenica 19 maggio le visite saranno possibili dalle 9 alle 20 con orario continuato. I dipinti selezionati comprendono l’intero percorso artistico di Alessandri, dal periodo della “Soffitta Macabra” a quello del gruppo “Surfanta”, dai “Posti” alle “Camere dell’Hotel Surfanta”. Il Museo Alessandri aprirà i battenti in modo definitivo a conclusione dei lavori, nell’autunno prossimo. Oltre ai dipinti, la mostra temporanea comprende anche alcune acqueforti e disegni a matita, una ricostruzione simbolica dell’atelier del pittore e la proiezione di un video che ricostruisce sinteticamente la vita dell’artista.

Per informazioni: Ufficio Turistico Comunale, piazza San Lorenzo 34, numeri telefonici 011-9374053 e 339-8468055, Webwww.comune.giaveno.to.it

 

TORINO: HIROSHIGE, HOKUSAI, UTAMARO, I MAESTRI DEL MONDO FLUTTUANTE

Elena Salamon Arte Moderna

8 maggio – 22 giugno 2019

Inaugurazione mercoledì 8 maggio dalle ore 18,00

Una piccolo ‘gioiellino’ tra le gallerie d’arte di Torino, la Elena Salamon Arte Moderna collocata nella centrale piazzetta IV Marzo, ospita dall’8 maggio al 22 giugno, una rassegna di opere dei più significativi maestri giapponesi dell’Ukiyoe negli anni del suo maggior splendore. In mostra una selezione di circa cento xilografie: dalle stazioni della Tokaido di Hiroshige alle eleganti figure femminili di Utamaro per approdare alle vedute del Fuji di Hokusai, selezionate secondo criteri di qualità e di varietà di sogget-ti. La rassegna racconta l’arte dell’Ukiyoe, letteralmente ‘immagini del mondo fluttuante’. Il termine indica il periodo (tra il 1600 e il 1880) della cultura giap-ponese dove il gusto raffinato per l’eleganza si amalgama a quello per la ricerca del piacere estetico, tutto rivolto a vivere il momento e a cogliere i piaceri fuga-ci ‘a fluttuare, fluttuare senza curarsi, allontanando la malinconia’. Immagini che ancora oggi sorprendono per i loro canoni estetici, così come hanno sorpreso e influenzato in maniera determinante l’arte occidentale tra la  fine dell’Ottocento e i primi del Novecento (impressionisti e post impressionisti).      Immagini che da due secoli superano le barriere culturali e temporali grazie all’immediatezza, alla sinteticità e all’armonia delle loro forme. ‘Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fio-ri di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sakè, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo io chiamo ukiyo’. Così scriveva nel 1662 Asai Ryoi nei suoi Racconti del mondo fluttuante (Ukiyo monogatari), valorizzando proprio quei piaceri fuggevoli. Hokusai (Edo 1760 – 1849), il ‘vecchio pazzo per la pittura’ come lui stesso amava definirsi, è senz’altro l’artista che più entra in sintonia nella rappresen-tazione del rapporto dell’uomo con il mondo che lo circonda. Capolavori asso-luti della sua immensa produzione sono le trentasei vedute del Fuji, sogget-to di irripetibile fascino e raffinatezza, attraverso il quale il maestro riesce a esprimere la sua profonda passione per la natura. Di questa serie, tra le opere in mostra spiccano ‘Le gru sotto il Fuji’ (n.2) superba prova, perfettamente conservata nei toni del verde e del blu e ‘Il grande cedro’ (n.1) anch’essa contraddistinta da splendidi colori, in cui Hokusai inserisce due elementi attin-ti dalla tradizione occidentale: il senso della prospettiva e la configurazione delle nuvole. Nella rassegna vengono presentate inoltre alcune delle più belle tavole delle Cento vedute del Fuji (n. 3, 4, 5, 6). Ma è attraverso l’arte popolare di Hokusai che la grande tradizione culturale giapponese si diffonde in occidente, influenzando molti maestri dell’Impressio-nismo. I Manga, letteralmente ‘schizzi sparsi’, arrivarono verso la metà dell’Ot-tocento, grazie a prove di scarto delle sue stampe, usate al tempo come prote-zione per le porcellane spedite in Europa. Raccolti in quindici volumi composti da circa quattromila tavole differenti, essi rappresentano un’enciclopedia ete-rogenea e panoramica della vita, della storia e della civiltà dell’Estremo Oriente. In mostra si possono ammirare stampe di lottatori, figure femminili, personaggi grotteschi, fiori, animali, paesaggi, particolari di templi e palazzi, in un vortice di immagini che sembrano prendere vita nella pagina. Concepiti dal maestro come semplici manuali di pittura indirizzati ad aspiranti pittori. Oggi questi di-segni sono considerati capolavori della storia dell’Arte. È soprattutto Hiroshige (Edo 1797 – 1858), per la sua ricchezza cromatica e la sua capacità di trasmettere il sentimento della natura, l’artista giapponese che maggiormente influenza gli impressionisti e i postimpressionisti, Van Gogh e Monet in particolare. In mostra sono presentate trenta xilografie di pae-saggi        sia del maestro Hiroshige, sia del suo erede artistico, Hiroshige II.   Lavori di straordinaria finezza che esaltano le bellezze paesaggistiche del Giap-pone come fiori, corsi d’acqua, piante e animali, vissute come un momento uni-co e irripetibile. Figure umane e natura convivono in perfetto equilibrio con l’universo. Il continuo fluire delle cascate (n. 8), la fioritura primaverile (n. 9), le baie, le barche e i pescatori, immersi nella calma e nella quotidianità della vita del vil-laggio. I colori del cielo, del mare e della terra, declinati in infinite sfumature (n.7, 10, 11). La centralità che l’Ukiyoe attribuisce alla figura umana e, in particolare, a quella femminile non ha precedenti nell’arte giapponese ed è senza dubbio Utamaro (Edo 1753 – 1806), terzo grande pittore presente in mostra, l’artista che meglio interpreta l’immagine della donna di quel determinato periodo storico. È il mistero della femminilità che il maestro cerca di ritrarre. Ne percepiamo l’empatia nel saper cogliere le sfumature, i caratteri, le passioni dell’altra metà del cielo. Donne che non perdono mistero e fascino neanche quando vengono ritratte intente a lavorare la seta (n.12). Contemplate con la stessa estatica ammirazione con la quale si contemplano la luna o i fiori di ciliegio una bellezza legata alla transitorietà e alla fugacità della vita. Le pregiate xilografie di questi maestri sono sempre più apprezzate anche dal mercato dell’arte: le loro quotazioni salgono di anno in anno, nel 2018 e nel 2109 ci sono state aggiudicazioni record* sia per Hokusai che per Hiroshige (Sia Christie’s  che da Sotheby’s si sono superati i 300.000 euro). Tutte le stampe sono corredate da schede tecniche redatte alla luce degli studi più recenti e contenenti precise informazioni tratte dai cataloghi ragionati. “Dall’età di 6 anni ho sentito il desiderio di dipingere qualsiasi cosa vedessi at-torno a me; dopo i 50 anni avevo già fatto un buon numero di opere ma non ero affatto contento del mio lavoro. Solo adesso, all’età di 75 anni, ho parzial-mente capito la vera forma ed il carattere di uccelli, pesci e piante. All’età di 80 anni avrò certamente fatto ulteriori progressi: cosicchè, quando avrò 90 anni, riuscirò a penetrare nella vera essenza delle cose. A 100 anni raggiungerò un alto livello di perfezione e, all’età di 110, ogni cosa che io creerò, ogni punto ed ogni linea che traccerò, saranno vita essi stessi. Io invito tutti quelli che allora mi conosceranno ad accertarsi della verità di queste mie parole. Scritto all’età di 75 anni da qualcuno un tempo conosciuto come Hokusai ed oggi chiamato ‘un vecchio pazzo per il disegno’ ”. Testo tratto dal testamento spirituale di Ho-kusai, inciso nel colophon delle 100 vedute del Fuji.

Via Torquato Tasso, 11 – (piazzetta IV Marzo) – 10122 Torino

Tel. 011 7652619 cell. 339 8447653 – elena@elenasalamon.com

8 maggio – 22 giugno 2019

Inaugurazione mercoledì 8 maggio dalle ore 18,00

Orari di apertura.

Martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15:00 alle ore 19:00

Giovedì e sabato dalle ore 10:30 alle ore 19:00 (orario continuato)

 

TEATRO PAESANA, MOSTRA “POLVERE D’ARTISTA” DI NAZARENO BIONDO

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a cura di Enrico Debandi

8 MAGGIO – 8 GIUGNO 2019

Teatro Paesana

Via Bligny n. 2 – Torino

L’Associazione Culturale BArock in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Mario Giansone presenta POLVERE D’ARTISTA, una mostra personale dedicata all’artista scultore NAZARENO BIONDO negli spazi dell’ex Teatro Paesana e apertura gratuita al pubblico da mercoledì 8 maggio a sabato 8 giugno (ingresso da Via Bligny n. 2 – Torino). La mostra presenta negli spazi dell’ex Teatro Paesana una selezione di 20 opere in marmo di Carrara dal 2011 ad oggi, dove oggetti di uso comune, scarti del quotidiano come mozziconi di sigaretta o lattine schiacciate, rappresentati in grandi dimensioni, sono resi eterni dal materiale nobile in cui vengono scolpiti. I lavori di Nazareno Biondo sono la metafora di uno stato d’animo collettivo, rappresentano una sensazione comune diffusa tra gli individui della società contemporanea, ovvero il sentirsi usati, per precisi scopi, per poi esser scartati e abbandonati. “Se bisogna riuscire a comunicare qualcosa attraverso l’arte, e più precisamente attraverso la scultura, allora scelgo, con occhio critico, di sottolineare quanto sia importante abbandonare la cultura dello spreco in favore a quella del riutilizzo” aggiunge l’artista Nazareno Biondo. “Ed è per questo motivo che uso gli scarti delle grandi sculture per ricavare la rappresentazione di beni di lusso come mazzette e lingotti. La riflessione sulla quotidianità e sulla cultura di massa occidentale è una costante imprescindibile delle mie opere. Nulla nel mio lavoro, come nel mondo in cui viviamo, dovrebbe esser sprecato.” “Il titolo della mostra trae origine dalla materia di scarto che l’artista produce realizzando le sue sculture, il lavoro che resta dopo aver sottratto materia al blocco di marmo è a tutti gli effetti l’opera, ma il materiale che ne rimane è il prodotto del lavoro artigianale e della fatica” commenta Enrico Debandi, responsabile artistico degli spazi di Palazzo Saluzzo Paesana e curatore della mostra. “Allo stesso tempo, il titolo vuole rimandare alla celebre opera di Piero Manzoni ed essere una provocazione nei confronti degli artisti che vedono nell’arte un mezzo di eternarsi. In un’epoca in cui l’arte concettuale viene spesso sovrastimata, Nazareno Biondo sposta l’attenzione del pubblico su un modus operandi che utilizza magistralmente tecniche tradizionali per riprodurre oggetti di uso comune con stupefacente realismo”. L’artista è al momento al lavoro su un blocco di marmo bianco di 15 tonnellate da cui, tra scalpello e dischi diamantati, sta progressivamente intagliando una vecchia FIAT 500, simbolo di un luogo e soprattutto di un tempo in cui il destino di una generazione che poteva ancora scegliere.

ORARI VISITE:

POLVERE D’ARTISTA è visitabile da mercoledì 8 maggio fino a sabato 8 giugno 2019, dalle ore 16.00 alle ore 20.00 (ultimo ingresso ore 19.15). Ingresso libero (chiusura i lunedì e i martedì).

 

DAL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Incontri, conferenze, presentazioni, conferiscono un clima di assoluta coinvolgimento tra le proposte editoriali e il pubblico che affolla gli stand del Lingotto Fiere 2019. E dagli interventi di Mario Baudino e Alessandro Baricco, di Claudio Magris ad Alessandro Perissinotto, si snoda un itinerario quanto mai ricco di personalità con Luis Sepulveda, Elena Ferrante e i «Racconti italiani» di Jhumpa Lahiri. All’interno dell’ampio panorama delle offerte culturali del XXXII Salone Internazionale del Libro di Torino, si segnala il libro «La moneta di Caravaggio» di Roberto Demarchi, pubblicato da Paola Caramella Editrice. Architetto, storico dell’arte, pittore Roberto Demarchi affida alle pagine del libro una approfondita ricerca intorno al pensiero di Michelangelo Merisi da Caravaggio. E come scrive nell’introduzione Claudio Strinati: «Demarchi ci mette davanti agli occhi una evidenza sorprendente, un particolare rintracciabile in uno dei quadri più famosi del Caravaggio, la Vocazione di Matteo…». E, quindi, appuntamento a venerdì 10 maggio, alle 13,30, al Padiglione 3, R03-Q04, con Roberto Demarchi e Paola Caramella.

Angelo Mistrangelo

 

MARIO D’AMATO ALLA SALA DELLE ARTI DI COLLEGNO

Alla Sala delle Arti di Collegno è stata ospitata la mostra antologica «Ars gratia Artis» di Mario D’Amato. Attraverso una settantina di opere, alcune delle quali del fratello Nello, si è sviluppato un itinerario che ha messo in evidenza una continua e inesausta ricerca formale, una capacità espressiva caratterizzata da una vocazione artistica mai sconfitta dal tempo, una indiscussa volontà di trasmettere, di volta in volta, le interiori emozioni, sensazioni, tensioni esistenziali. E così dall’iniziale stagione surreale il discorso ha assunto le cadenze di un astrattismo dai «grovigli avvampati di bagliori», sino ad approdare alla scultura «organica» e alla ceramica. Un mostra, quindi, che ha sottolineato la strenua energia di un linguaggio che unisce il «Ritratto di elfo» del 1999 al «Relitto» realizzato con tessuto, legno e vernici, il vivace cromatismo di «Grumi di sensazioni» al rigore compositivo di «Architettura urbana» del 2016, resa con terra refrattaria, foggiato a lastra, smalto e cottura raku. Un percorso, quindi, in cui si avverte la definizione di una realtà reinterpretata, di un alternarsi di accensioni luminose, di una scrittura per immagini presente in numerose personali, a partire dalla Galleria La Conchiglia nel 1979, fino a questo 2019 intensamente vissuto.

Angelo Mistrangelo 

 

 

ORTA SAN GIULIO, MOSTRA DI GIANPIERO COLOMBO

Inaugurazione della mostra “Ritorno all’origine” – opere di GIANPIERO COLOMBO, a cura di Emiliana Mongiat, sabato 11 maggio alle ore 17.00, alla RISERVA NATURALE SPECIALE DEL SACRO MONTE, ORTA SAN GIULIO – Cappella Nuova; la mostra sarà visitabile dall’11 maggio al 30 giugno 2019

Giorno e orario di apertura: domenica 14.30 – 19.30

 

 

 

PINACOTECA ALBERTINA: MOSTRA “ANGELO SAGLIETTI (1913-1979). UNO SCULTORE NELLA TORINO DI RUBINO E MASTROIANNI”

A cura di Armando Audoli

Sarà inaugurata venerdì 10 maggio 2019 alle 18.00, presso la Pinacoteca dell’Accademia Albertina, la mostra dedicata ad Angelo Saglietti. Con più di cinquanta opere, l’allestimento descriverà decenni di attività, dalle sculture in bronzo agli eleganti gioielli.

Nato a Saluzzo il 13 aprile 1913, Angelo studia con il toscano Italo Griselli e con il calabrese Umberto Baglioni all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove si diploma nel giugno del 1937. Ai Prelittoriali torinesi dello stesso anno il suo Vogatore ottiene subito il primo premio e la critica è unanime nel considerare lo scultore esordiente come uno «tra i migliori dell’ultima covata accademica» (sono parole di Enrico Paulucci). Nel 1938 vince il premio del Sindacato Interprovinciale Fascista grazie alla scultura in gesso patinato Vecchio pescatore, conosciuta anche con il titolo alternativo Lavoratore. Dal 1939 al 1941 ricopre la carica di assistente del conte Alberto Cibrario alla cattedra di anatomia dell’Accademia Albertina e del liceo artistico ad essa annesso. Risale all’ottobre del 1941 il matrimonio con la pittrice Giuseppina Civetta, compagna di vita e sodale di un’intera parabola creativa: i due artisti esporranno assiduamente insieme, a partire dagli anni difficili del secondo dopoguerra. Sempre nel 1941, la Civica Galleria d’Arte Moderna di Torino acquista la terracotta Ritratto di fanciulla, mentre la Galleria Sabauda acquisisce un ritratto maschile in bronzo. Saglietti prende parte alla Seconda guerra mondiale e, fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943, viene internato in Polonia e in Germania; durante il periodo della prigionia esegue una toccante serie di disegni, pieni di pathos e realizzati con mezzi poveri o di recupero. Il forte stress dell’esperienza bellica gli provoca un’ulcera cronica e ben tre bombardamenti gli devastano lo studio di via Susa. Nel 1948 si trasferisce in Svizzera con la famiglia e vi rimane per una ventina d’anni, prima a Stetten, poi a Basilea e a Zurigo. Nella maggiore città elvetica dirige per un triennio i corsi di preparazione artistica del consolato d’Italia. Nel 1969 riceve le insegne di Cavaliere Ufficiale per meriti artistici e culturali. Contestualmente rientra a Torino ed è accolto con entusiasmo da critici e colleghi. Tra il 1970 e il 1971 riprende didattica. Sarà professore di ruolo di figura e ornato modellato al Secondo Liceo Artistico di Torino dal 1974 fino alla prematura scomparsa, avvenuta il 10 luglio 1979.

Il catalogo è edito da Albertina Press con testi di Armando Audoli, Enrico Borello, Gian Giorgio Massara e Angelo Mistrangelo.

La mostra, visitabile dall’11 maggio al 29 settembre 2019,

 è compresa nel percorso di visita della Pinacoteca Albertina, con i relativi biglietti:

intero € 7,00; ridotto € 5,00 bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni, studenti universitari fino ai 26 anni, convenzioni; gratuito under 6 anni, insegnanti, possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card.

 

GOVONE: ANGELA GUIFFREY E LIVIO STROPPIANA

Oltre la figurazione – Gesto e riflessione –

Castello Reale di Govone – 1 giugno – 28 luglio 2019. Inaugurazione: 1 giugno, ore 18

Orario: aperto venerdì, sabato e domenica. venerdì: giugno ore 15-18, luglio ore 16-19

sabato e domenica: giugno ore 10-12 / 15-18, luglio ore 10-12 / 16-19

Il Castello Reale di Govone, residenza sabauda al cui ampliamento lavorarono Guarino Guarini e Benedetto Alfieri, ospita nelle sale destinate all’arte contemporanea la mostra dedicata ai pittori Angela Guiffrey e Livio Stroppiana, esposizione composta complessivamente da circa cinquanta opere realizzate dal 2008 ad oggi. Angela Guiffrey si forma presso l’Accademia Albertina di Torino ed esordisce nel 2003. Notevoli sono i suoi interessi -che abbracciano opere condotte con tecnica mista e collage- diretti ad una pittura meditata, costruita sia attraverso sottili trasparenze, sia per mezzo di addizioni materiche. Livio Stroppiana, pittore ed incisore, allievo di Piero Martina, Filippo Scroppo e Giacomo Soffiantino, espone dal 1962; la sua pittura intensa ed elaborata è stata ripetutamente apprezzata in occasione di mostre collettive e personali; ha ricevuto premi in Italia ed all’estero. La mostra, che rientra nell’iniziativa “Govone Arte”, è a cura di Tiziano Rossetto, in collaborazione con Maria Paola Repellino (Associazione Govone Residenza Sabauda).

Castello Reale di Govone – Piazza Roma 1

Govone 12040 CN Piemonte Italia

Email: info@castellorealedigovone.it

Tel.: +39 0173 58103

Biglietto per la visita al castello: intero € 5 – ridotto € 4 (oltre 65 anni) – gratuito fino a 14 anni ed Abbonamento Musei Torino Piemonte.

Ultimo ingresso mezz’ora prima dell’orario di chiusura.

 

GALLERIA AVERSA: DELLEANI-REYCEND, MAESTRI DEL PAESAGGIO

 

SALONE OFF – L’ARTE CONTEMPORANEA SPIEGATA A MIA NONNA

Nell’ambito degli eventi Off del Salone Internazionale del libro di Torino, il Centro culturale Bagni Pubblici Via Agliè, la casa del Quartiere di Barriera di Torino ha il piacere di ospitare venerdì 10 maggio 2019 alle ore 18.30 la presentazione del libro L’arte contemporanea spiegata a mia nonna (Nfc Edizioni), il caso editoriale che sta riscuotendo un grande consenso tra il pubblico e che sta solleticando la curiosità anche dei più avversi all’arte contemporanea.

L’autrice Alice Zannoni – in conversazione con Rosy Togaci Gaudiano, curatrice dell’evento e Andrea Alario, architetto – racconterà l’avventura intrapresa con nonna Zita in uno dei quartieri storici della città, nella sede di quella che un tempo fu un piccolo centro interculturale con servizio docce e che oggi è divenuto un centro socioculturale che costruisce con il coinvolgimento dei cittadini del quartiere – vecchi e nuovi abitanti di Barriera – legami a livello interpersonale in una zona ricca di diversità, rappresentative delle nostre realtà urbane contemporanee.

L’evento è promosso da Liberitutti Cooperativa Sociale all’interno del progetto -Passaggio a Nord Ovest- e realizzato in collaborazione con “ Edicolarte per Aurora” e il gruppo “Un Quartiere al Museo”. L’ingrediente del successo di questo progetto è l’idea stessa che ha avuto Alice Zannoni – spiegare l’arte contemporanea alla nonna novantunenne – sviluppandola con un approccio linguistico semplice e con stratagemmi metaforici che consentono anche al lettore meno preparato di poter comprendere i meccanismi dell’arte.

A cominciare dal titolo – forte, semplice e chiaro –  il racconto si snoda in un avvincente dialogo tra Alice e la nonna Zita che, strutturato alternando momenti di arte e di vita, porta il lettore a vivere una dimensione intima e familiare pur trattando le pagine argomenti piuttosto impegnativi. Ed è proprio l’equilibrio tra il carattere divulgativo e note specialistiche che rendono questo libro adatto ad un amplio pubblico di lettori; non si tratta di un manuale di storia dell’arte, né di un testo teorico, né di un saggio di estetica, piuttosto di un “kit di pronto intervento” per coloro che di arte non sanno nulla, un libro per dare una risposta non tanto a “che cosa è arte” ma al quesito “perché alcune cose sono arte”. Non solo arte. Nonna e nipote rappresentano due momenti della vita estremamente diversi, giovinezza e senilità e Alice Zannoni fa sì che il lavoro diventi implicitamente anche una riflessione sul tempo che fa perno sull’arte come struttura portante di un confronto generazionale tra la nonna Zita, che a novantuno anni dice con convinzione che non vuole diventare vecchia perché vuole continuare a sapere “cose nuove”, e la nipote che di anni ne ha trentasei e tocca con mano il fatto che “la ruota gira” anche se resterà sempre la sua “toseta”, cioè la sua bambina. “Devo tornare indietro per andare avanti – dice l’autrice –  questo libro non può che partire da casa di mia nonna e non solo perché l’interlocutore è mia nonna, ma perché il senso di questa operazione si può apostrofare come “rivoluzione”. Trovo sia una rivoluzione trasmettere il sapere e acquisire conoscenza e, in fondo, l’appellativo di rivoluzione, se preso in prestito dalla scienza, funziona perfettamente. Revolutio è il giro che compie il pianeta sull’orbita trovandosi poi al punto di partenza per ricominciare. È un andare avanti  tornando indietro per legittimare un altro giro che è il futuro. L’arte ha un carattere rivoluzionario, l’arte è un modo di sapere e il sapere è sempre una rivoluzione”.

Bagni Pubblici di via Agliè La casa del Quartiere di Barriera di Milano.

via Agliè, 9, 10154 Torino (To)

Data: venerdì 10 maggio 2019

Orario: 18.30.

Info: bagnipubblici@consorziokairos.org

0115533938 e 3381577881 | Erika Mattarella

alicezannoni@gmail.com | 3298142669

INGRESSO LIBERO e gratuito

 

TORINO, MOSTRA “MANIFESTO | ICONOGRAFIE DELL’INDIPENDENZA”

Apre a Torino MANIFESTO | iconografie dell’Indipendenza, una grande mostra sotto forma di affissione pubblica, frutto della nuova collaborazione tra NESXT e Mercato Centrale Torino, rispettivamente ideatori e produttori del progetto.

La mostra pubblica costituisce la seconda fase di M/AAVV – Manifesti/Appunti per un’autonomia della visione, progetto nato da SPAZIOY (Roma), per il quale NESXT aveva invitato le realtà facenti parte del network a esprimere la loro specifica idea culturale, ideologica, economica ed operativa del concetto di “indipendenza” (tema centrale nell’attività di NESXT), attraverso la realizzazione di manifesti sviluppati con contenuti grafici e/o verbali.

Il progetto, attraverso un’azione congiunta, ha avuto una prima restituzione dei risultati raccolti durante Manifesta 12 a Palermo (Spazio Y) e presso il MAXXI di Roma per The Independent (NESXT).

In questa seconda fase, resa possibile grazie alla collaborazione con Mercato Centrale Torino, è stata aperta una call rivolta agli spazi indipendenti, che sono stati invitati a mandare il proprio “manifesto dell’indipendenza”, con l’obiettivo di stimolare una riflessione corale su che cosa significhi “essere indipendenti” oggi. Straordinaria la risposta degli spazi, che hanno partecipato numerosi da tutta Italia e non solo, declinando ciascuno il concetto di indipendenza secondo la propria visione e poetica; contribuendo a scrivere un unico ideale manifesto che si dipanerà per le vie di Torino rendendo la città stessa museo a cielo aperto.

“In questo progetto, il concetto di indipendenza travalica la dimensione artistica per farsi riflessione di natura sociale e civile, stimolando la consapevolezza critica del singolo e della collettività: manifesti che in questo senso diventano pensieri politici” dichiarano Olga Gambari e Annalisa Russo di NESXT. Domenico Montano, Direttore Generale di Mercato Centrale, aggiunge: “L’arte oggi viene a cercarci nei luoghi stessi della riproduzione sociale, ci chiede di essere pronti in ogni momento a un dialogo con le immagini, le forme e le situazioni che possono stimolare una percezione diversa delle cose. La collaborazione con NESXT conferma la vocazione di Mercato Centrale nel supportare la ricerca e la produzione artistica da parte di talenti indipendenti in un dialogo aperto con la città.” MANIFESTO – Iconografie dell’Indipendenza è una mostra che va incontro al pubblico, facendo combaciare il luogo dell’arte con quello della quotidianità. Un progetto di affissione urbana negli spazi pubblicitari della città. Un intervento metropolitano per una mostra diffusa che renderà opere condivise e dialoganti i manifesti stessi, ciascuno con la propria specificità concettuale ed estetica. Una grande declinazione del concetto di ‘indipendenza’ in forma di azione pubblica che darà voce alla galassia eterogenea e multiforme degli spazi indipendenti come presenza e come idee per le strade di Torino. Un manifesto, infine, alla libertà e alla differenza come valore. Il progetto rientra nel Circuito Off del Salone Internazionale del Libro di Torino, che si terrà dal 9 al 13 maggio, e una selezione di manifesti coinvolgerà anche gli spazi del Salone stesso, creando un’unica mappatura della città che diventa luogo di riflessione trasversale sul concetto di indipendenza. In seguito alle affissioni pubbliche, a partire dal 17 maggio, il progetto continuerà con una selezione di manifesti esposti all’interno del Mercato Centrale Torino.

In autunno, infine, presso il MACRO di Roma i manifesti saranno protagonisti di una mostra dedicata che racconterà l’esperienza torinese. I lavori verranno inoltre condivisi sui canali social di NESXT e Mercato Centrale e archiviati sul sito www.nesxt.org e www.spazioy.com in una sezione apposita.

I viali della città in cui saranno affissi i manifesti sono disponibili su www.nesxt.org/manifestoindipendenza.

 

VERCELLI: L’ARTE DI FIORENZO ROSSO

Mostra personale alla Casa d’Arte “Viadeimercati” di Vercelli

Lo scorso giovedì 2 maggio, presso la Casa d’Arte “Viadeimercati”, in Via Morosone 3, a Vercelli, è stata inaugurata la mostra personale di Fiorenzo Rosso “Immaginativi la scena – inverno 2019 (la basilica di S. Andrea compie ottocento anni) e altre storie”, con l’intervento critico di Angela Madesani.

La personale di Rosso rientra tra gli eventi collaterali di “Letterature urbane 5.0” attualmente in corso al Padiglione ex 18, in Viale Garibaldi, a Vercelli. In occasione del vernissage è stato conferito a Fiorenzo Rosso il premio “Letterature urbane “, con l’intervento di Anna Bosio, responsabile Piemonte e Valle d’Aosta della Fondazione AIRC. Nel corso della serata è stato trasmesso il film in super8 di Manuele Cecconello “Inverno 1219” e presentato il volume “Immaginativi la scena”.

La mostra sarà visitabile su appuntamento fino al 2 giugno (tel. al cell.  347/2554103 o 328/6725445).

E.D.P.

 

GIANNI OLIVA E LA FOTOGRAFIA

30 anni, 30 fotografi a Torino

Il 9 Maggio dalle 18.30 alle 21.30, nello studio di Gianni Oliva, in piazza Statuto 13 a Torino una bellissima festa: “GIANNI OLIVA E LA FOTOGRAFIA. 30 anni, 30 fotografi a Torino”.

Si potranno vedere le foto stampate di tanti fotografi sotto i portici, nell’androne, nel cortile, nello studio, nello spazio aperto che meritano. Lo spazio dello studio di Gianni Oliva poiché questo è il modo in cui desidera festeggiare i suoi 30 anni di lavoro da fotografo.

Due i giorni di esposizione, 10 e 11 maggio dalle 15,00 alle 19,00. Essere un fotografo per Gianni Oliva significa essere appassionati del proprio lavoro. Meglio dire del proprio mestiere. Ha iniziato in bottega, come un artigiano, ha appreso dal “maestro”, ha continuato da professionista, ha conosciuto altri maestri, altri autori, ha continuato ad esplorare il mondo della fotografia per sapere, per conoscere.

È rimasto goloso della vita che continua a fotografare consapevole di come altri esploratori dell’immagine scattano soggetti diversi dai suoi, con visioni differenti o somiglianti. Poco importa. Per lui la fotografia è un tramite per stabilire contatti con la gente, con il mondo. Quante volte si è confrontato con i suoi amici colleghi, quante volte ha apprezzato chi non ha conosciuto. Bene è per lui arrivato il momento di incontrare i fotografi che conosce da “una vita” e quelli che “non conosce.” Gianni Oliva ama le feste. Ama la fotografia. Ama la gente. Ama Torino. Ecco allora che per i suoi trenta anni di attività ha deciso di festeggiare rendendo omaggio alla Fotografia con le foto di tutti!

È nato un passaparola…”vieni con una tua foto stampata”…”vieni la mettiamo insieme alle altre”…”guardiamo insieme i nostri sforzi, le nostre fatiche, festeggiamo la nostra creatività e passione”, “facciamo vedere i nostri lavori per il piacere di far sapere che esistiamo, che ci siamo”, “facciamo vedere le nostre immagini stampate!”

È così Gianni Oliva, un torinese che sembra, per questa sua spontaneità e curiosità verso gli altri, poco torinese. Un produttore di immagini, un pensatore di linguaggi sempre in evoluzione. Sa che per nutrirsi di nuove visioni deve conoscere la storia dell’immagine, deve farne parte fino in fondo, modificando costantemente i suoi grand’angoli, mantenendo fede ai suoi principi, rispettando il lavoro di tutti, riconoscendo il valore degli altri. Gianni Oliva festeggia se stesso, la sua attività. Con questa festa il regalo più grande lo fa, con i suoi amici, ad un’arte, in cui credono, lavorano, soffrono, patiscono, impazziscono, che si chiama Fotografia.

Domandatevi perché! Guardate le immagini e lasciatevi andare a leggere dentro l’immagine voi stessi, noi stessi, il linguaggio di questi meravigliosi artisti.  Tiziana Bonomo

CON GIANNI OLIVA GLI ALTRI FOTOGRAFI :

BENIAMINO ANTONELLO, CANDIDO BALDACCHINO, FEDERICO BALMAS, CLAUDIO BENEDETTO

BRUNA BIAMINO, ROBERTO BORGO, PIETRO CARIANI, ENRICO CARPEGNA, DAVIDE CARRARI,

EDOARDO CRAVERO, DAVIDE D’ANGELO, MICHELE D’OTTAVIO, PAOLA EMANUEL,  ROCCO FATIBENE, DANIELA FERRARO, MASSIMO FORCHINO, DANIELA FORESTO, ELENA FRANCO, PIERLUIGI FRESIA, DARIO FUSARO, INFINITO, ENZO ISAIA, ANDREA LIVERANI, MARINO MERLINO, LORENZO MERLO, MAURO MONFRINO, DIEGO MORALES, BRUNO NARDINI, GIANNI OLIVA, ADRIANO PADOVANI, MAURO PAPI, IVANO PIVA, SILVANO PUPELLA, MAURO RAFFINI, PAOLO RANZANI, DANIELE RATTI, MARINO RAVANI, STEFANIA RICCI, GIANFRANCO ROSELLI, MAX TOMASINELLI, FRANCO TURCATI, GIAMPIERO TURCATI,  MARIA VERNETTI, SIMONE VITTONETTO

 

TORINO, O.G.R.: MAX PELLEGRINI, IL VELO E LA FORTEZZA

Fino al 15 maggio le OGR — Officine Grandi Riparazioni aprono in via eccezionale le porte del Duomo, cuore spirituale – per definizione- dei riqualificati spazi di corso Castelfidardo a Torino, e invitano il proprio pubblico a intraprendere un viaggio intorno al silenzio e alle sue molte metafore.

Pensato come un’indagine sul rapporto tra assenza di suono e produzione creativa, il progetto multidisciplinare de “Il velo e la fortezza” mira a fondere assieme la ricerca artistica del pittore torinese Max Pellegrini, parzialmente privo dell’udito, con attività legate alla meditazione.

Le grandi tele di Pellegrini, allestite su quinte mobili, fungono infatti da scenografia ideale per una serie di iniziative sviluppate in collaborazione con Torino Spiritualità, tra cui laboratori e incontri di yoga per adulti e per bambini, che porteranno per la prima volta la contemplazione all’interno della suggestiva architettura industriale delle OGR.

Il Duomo si trasformerà così in una “meditation room” dove potersi allontanare momentaneamente dal mondo, uno spazio contemplativo, quindi, in cui osservare da vicino le forme che il silenzio può assumere: un velo sottile che imbavaglia la bocca o un’impenetrabile fortezza destinata a troncare ogni forma di comunicazione, divenendo così una fonte inesauribile di fantasia e creatività e una dimensione di calma e scoperta di sé.

Mercoledì 15 maggio: presentazione della pubblicazione “Il Velo e la Fortezza”, con testi di Nicola Ricciardi, direttore artistico OGR, Laura Mattioli, fondatrice del CIMA (Center for Italian Modern Art) di New York, Mario Rasetti, fondatore e presidente dell’ISI – Istituto Scientifico Italiano ed Elvira Moretti autrice di una tesi sulla pittura di Max Pellegrini. Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino nascono dalla grande opera di riqualificazione effettuata dalla Fondazione CRT, che ha investito oltre 100 milioni di euro per trasformare l’ottocentesca fabbrica dei treni in una vera e propria officina delle idee, della creatività, dell’innovazione. Inaugurate a settembre 2017 su un’area di 35.000 mq nel cuore della città, le OGR sono diventate un centro di produzione e sperimentazione culturale tra i più produttivi e dinamici a livello europeo. Sono state realizzate ed esposte opere site-specific di William Kentridge, Patrick Tuttofuoco, Arturo Herrera, Liam Gillick; hanno visto la luce le mostre personali di alcuni dei più importanti nomi dell’arte contemporanea, come Tino Sehgal, Susan Hiller, Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian, Mike Nelson, Ari Benjamin Meyers; si sono avvicendati protagonisti eterogenei della scena musicale internazionale – dai The Chemical Brothers ai Kraftwerk, da Kamasi Washington ai New Order, da John Cale a Michael Nyman fino a Tony Allen & Jeff Mills – e sono sorte inedite partnership con progettualità oltre confine, come il Manchester International Festival. Quest’anno, con l’apertura dello spazio delle Officine Sud, le OGR rafforzeranno la propria vocazione innovativa, diventando anche un polo internazionale per acceleratori di imprese, laboratori di ricerca e un centro sui Big Data in collaborazione con ISI Foundation e Politecnico di Torino. Alle OGR startup, scaleup e imprese potranno svilupparsi con il supporto di partner strategici, tra cui Endeavor e BEST: il programma bilaterale Italia-USA per promuovere la cultura imprenditoriale high-tech e costruire un ponte tra la Silicon Valley e Torino.

 

DOMODOSSOLA: LE FOTOGRAFIE DI MARIO PASQUALINI

I “Boschi dipinti” presso lo Spazio Gallery di Domodossola

Sabato 11 maggio, alle ore 11,00, sarà inaugurata la mostra fotografica “Boschi dipinti” di Mario Pasqualini, con presentazione a cura di Anna Brambati, presso lo Spazio Gallery, ufficio dei Private Banker, Via G. Marconi 26, Domodossola.

La fotografia è, per Pasqualini, non solo una rappresentazione oggettiva della realtà, ma anche la sua interpretazione soggettiva della stessa. Le sue immagini sono il risultato della particolare relazione emozionale che si crea tra fotografia e natura nel momento dello scatto. Le sue opere potrebbero essere definite intimistiche, in quanto filtrate dalle emozioni e dagli stati d’animo del momento. Questa interpretazione soggettiva della realtà è ottenuta già in fase di scatto, senza ricorrere a successive elaborazioni al computer, ma utilizzando, per la ripresa di paesaggi, di fiori spontanei e di sottoboschi fiabeschi, obiettivi ed attrezzature speciali.

Nella mostra l’autore espone immagini ottenute con la tecnica del “mosso intenzionale”, che consiste nel far oscillare la fotocamera durante il tempo di posa al fine di ottenere particolari effetti che potrebbero essere definiti “pittorici”. L’artista, sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni fotografiche, presenta nella rassegna “Boschi dipinti” questo particolare esempio di creatività.

Enzo De Paoli

 

TORINO,ARTE CITTA’ AMICA: MOSTRA “LA FORZA DELL’ARTE”

Via Rubiana, 15 – Torino

Inaugurazione  venerdì 10 maggio alle ore 18,00

La mostra resterà aperta fino 21 maggio 2019

Orario:  lunedì – sabato dalle 16,00 alle 19,00  – domenica chiuso.

Questa mostra è un’occasione per diffondere un importante valore aggiunto all’arte contemporanea. Ogni artista, attraverso il suo vissuto, esprime la sua creatività su un supporto a lui congeniale per celebrare la propria espressione artistica che caratterizza la sua opera, e offre lo spunto per un dialogo internazionale attraverso il messaggio creativo dove si rilevano significati profondi, di bellezza e di armonia. Gli artisti hanno saputo creare un’atmosfera di amicizia e simpatia.

Esporranno gli artisti:

Natalia       Alemanno

Natalia Alemanno coltiva la pratica dell’arte in parallelo agli studi superiori. Dopo la prima giovinezza dedicata alla formazione culturale e al disegno propedeutico, si applica alla pittura. Si aurea in Discipline dell’Educazione e, durante il lungo magistero d’insegnamento nelle scuole pubbliche di Torino, elabora e mette in pratica metodologie artistiche per l’educazione dei giovanissimi e, parallelamente, approfondisce e matura la conoscenza delle tecniche artistiche di base, assistita e sostenuta dal contributo professionale di artisti affermati, tra i quali Antonio Carena, e consigliata da professori di pittura dell’Accademia Albertina, quale Gabriel Girardi, e da critici d’arte, tra cui Enzo Papa. Con continuità partecipa ad esposizioni in diverse località del Piemonte, della Liguria, della Lombardia e della Sicilia, conseguendo riconoscimenti e premi per le valenze pittoriche delle sue opere, e riscuotendo le approvazioni della critica. II suo curriculum include anche numerose mostre personali condivise.

 

Ezio Curletto

Ezio  Curletto è nato a Carignano nel 1957, dove attualmente vive e lavora. Pittore, incisore, appassionato di arte, fin da ragazzo, si è cimentato nelle più svariate tecniche: pastelli, carboncini, olio su tela o tavola e, successivamente, nella sua pittura, che si è evoluta verso uno stile più astratto, ha sostituito a questi, supporti di vario genere, utilizzando altresì materiali diversi applicati sulle superfici e intervenendo  con colori acrilici su composizioni create utilizzando parti di recupero di computer inserendovi sovente la foglia d’oro a completare questa fantasiosa gamma di “tecniche miste”. Da vari anni si dedica all’incisione che ha appreso da due Maestri, Fernando Eandi e l’amico e maestro Isidoro Cottino che lo segue nell’apprendimento delle tecniche sperimentali attualmente praticate.

“Pittore e scultore o, meglio, “pittoscultore”, come ama definirsi in ordine alle sue opere più recenti. Un modo di porsi che bene si lega al suo sentire creativo e ad un’indole fortemente introspettiva ma, al contempo, decisamente aperta al dialogo ed al desiderio di condividere universalmente le proprie emozioni. Partite dalla fascinazione indottagli dall’osservazione delle opere di Caravaggio, che ha anche riprodotto per diletto, le sue realizzazioni si sono poi evolute verso uno stile figurativo molto contemporaneo incanalatosi nei famosi “Voli sulle città” ed in ricercate incisioni di  stampo casoratiano per approdare, infine, ad uno stile più astratto ed informale.” (Da una presentazione di Giorgio Barberis)

 

Ebe De Mitri

Ebe De Mitri nasce a Napoli, si trasferisce prima a Roma, dove studia psicologia,  poi a Torino, dove lavora. Artista dilettante, ha sempre avuto la passione del disegno e della pittura e, da alcuni anni, si cimenta con maggiore continuità nella pittura ad olio, alla quale si è avvicinata da autodidatta. Le sue opere spaziano dalla natura morta al paesaggio, anche se ormai sono sempre più incentrate sul ritratto e sull’analisi delle varie espressioni del viso.

 

Maria Beatrice Epifanio

Beatrice Epifanio è nata e vive a Torino, ha conseguito titoli di studio in Italia e all’estero. Ha sempre amato l’arte in genere iniziando dalla danza poi con il disegno artistico e proseguendo con la pittura ad olio. Durante la sua formazione ha partecipato a mostre collettive, mini personali  e concorsi

 

Elisa  Giacometti

La giovane artista Elisa Giacometti è nata a Torino il 29/03/1990. Di formazione artistica torinese e veneziana (2010-2015) si lega al mondo della scultura e a qualche cenno di restauro. La scelta di conseguire questa passione non è stata facile, piuttosto è stato un continuo altalenarsi tra lavoro produzione artistica, oltre che la rivendicazione del nome di Edoardo Maida, carissimo amico e artista scomparso nel 2015 e motivo di definitivo ritorno in Piemonte e per il quale nasce il collettivo EDOMANIA . Grazie a questo gruppo, viene commissionato alla Giacometti di produrre un trofeo di pallavolo femminile in ceramica di Castellamonte presentato al TORNEO DI PALLAVOLO di serie A “TERRE DEL CANAVESE 2015”. La giovane partecipa ad attività artistiche, espositive, educative con diverse associazioni (MostraMi a Milano, Il Pensiero Libero diventato poi Go Art Factory Torino, AACC Associazione Artisti Ceramica di Castellamonte e molte altre) con le quali espone non solo in Piemonte ma anche a Bergamo, Savona e Piacenza. Fondamentale per la crescita artistica di questi anni, è il rapporto che va a instaurarsi con Pietro Rapaccini e la Bottega delle Ceramiche di Bosconero col quale conosce e approfondisce la tecnica Raku. È da questo momento che l’artista si dedica quasi più esclusivamente a una produzione ceramica e al fil di ferro (produzione legata a un aspetto più contemporaneo). Nascono infatti la celebre serie di VENERE IN BOTTIGLIA e i VASI OLTREDONNA: punto di riflessione sulla femminilità di oggi a confronto con quello che era in passato, infatti per questo si parla di Venere. Il nudo femminile è il centro di interesse del suo studio scultoreo: una ricerca di identità e valori che nelle produzioni in ceramica va a confrontarsi con l’antico e con la produzione in filo diventa una denuncia di apparenza sociale e motivo di depressione della società in cui viviamo. Dal 2017 instaura rapporti con il Museo MIIT a Torino con il quale tocca mete importanti come Barcellona, Biblioteca Nazionale di Torino e Venezia; con l’organizzazione di MUSA: con le rassegne WOMAN ESSENCE e WE CONTEMPORARY espone a Parigi, Madrid, Roma, Palermo e ancora. L’artista ha partecipato a Paratissima 11 (2015), Premio Celeste (2016) e Mostra della Ceramica di Castellamonte (2017). Ora vive a Giaveno.

 

Giovanna    Inzadi

Giovanna Inzadi  inizia a dipingere in età avanzata, ma è subito attratta dal cubismo anziché dalla pittura di maniera. Studia e sviluppa una cifra stilistica che definisce “Dal Cubismo all’Arlecchinismo”. Insegna pittura per tre anni presso l’UNITRE di Basiglio che lascia per costituire, assieme ad altre pittrici, L’Associazione Pittori di Basiglio. In contemporanea segue i corsi del Prof. Franco Migliaccio, docente presso la LABA di Brescia. Riceve consensi e premi a vari concorsi. Un suo quadro è stato esposto presso la Permanente di Via Turati a Milano. Nel 2018 ha partecipato alla mostra ARTE CITTA’ AMICA di Torino Inoltre è stata selezionata  (36 pittori su 480) presso L ACCADEMIA INT. DI POESIA E ARTE di Roma. Un altro quadro selezionato da ASS. ARTE SPOLETO.

 

Nunzia    Labagnara

Nasce il 7 febbraio 1971 e, con lei, l’artista che alberga in lei scarabocchiando da bambina e che si concretizzeranno in ritratti delle persone amate nel periodo dell’adolescenza. Questa sua naturale predisposizione al disegno, al ritratto, al riuscire a mettere su carta ciò che ama non le è però sufficiente per convincere il mondo che la circonda che il suo futuro sia destinato ad una formazione scolastica artistica e, quindi, pur ribellandosi, intraprenderà studi tecnici che le faranno seppellire le sue velleità artistiche. Ma quando un fuoco brucia, non fa altro che alimentarsi nel sotterraneo, in braci ardenti che da troppo sopite finalmente riescono un giorno a riaccendersi insieme ai tuoi sogni. Quindi, sotto la spinta di chi l’ama decide di dare corpo al suo sogno e così sveglia quell’artista che aveva sedato ma che continuava a bruciare in lei e gli permette di prendere il controllo della sua vita. Da quel momento si nutre di arte allo stato puro, respira più trementina che ossigeno, si affida a chi le aprirà il mondo dell’Olio su Tela, tecnica che immediatamente diventerà principe sulle altre tra le sue mani. Affamata di conoscenza partirà dalla materia per trasformarla in pensiero e con maestria e tenacia i risultati saranno presto raggiunti. La sua pennellata si scoprirà sicura ripercorrendo quella dei classici, il suo mondo diventa fiammingo, barocco, rinascimentale, proprio come è lei e, presto le sue opere cominciano a parlare di lei, della sua capacità di esprimere, con il linguaggio dell’arte, la bellezza. Nelle collettive organizzate nell’Atelier MartinArte, dove ha avuto luogo il suo risveglio, le sue opere vengono apprezzate da visitatori e critici, come pure l’Esposizione al bar degli Artisti di Giaveno. Segue un corso di figura con l’estroso e talentuoso Maestro Torinese Davide De Agostini e, al Concorso Internazionale di Pittura organizzato dall’Associazione Arte Città Amica nel 2018, viene premiata con una menzione d’onore, ed ora questa Collettiva. L’artista che albergava nascosto in lei ora l’ha posseduta ed è diventato lei. L’amore in ciò che sta realizzando, i suoi figli artistici, i suoi quadri che riproducono la bellezza classica, dalle opere del Bernini che dal freddo marmo si trasformano in calde velature, alle nature morte di stile fiammingo, che morte non sono, perché infuse di nuova linfa, si sono impossessati e sono diventati protagonisti del suo quotidiano…  e tutto deve ancora cominciare

 

Isabella   Paglino

Nata nel 1967 ad Aosta, dove vive tuttora, è sposata e ha due figli. Pittrice per passione, è autodidatta e sperimenta materiali e supporti diversi. Spesso però, utilizza l’acrilico con spatola su pannelli di compensato perché le permette una grande flessibilità di espressione. Ama ritrarre visi o figure intere che, con gli anni, ha “pulito” sia nei colori che nei tratti, prediligendo tonalità più chiare rispetto a quelle di una volta. Recentemente ha allargato l’ambientazione delle figure, introducendo anche alcuni paesaggi. E’ socia dell’Associazione Artisti Valdostani da più di 20 anni, ha anche fatto parte del Direttivo, di cui apprezza la preziosa opportunità di confronto e crescita artistica. Nel 2018 ha partecipato all’iniziativa “Arte al nido” articolata in sei incontri rivolti ai bambini tra i 2 e 3 anni per il loro avvicinamento ai colori e alla pittura. Ha partecipato infine a numerose mostre sia  collettive che personali in Italia e all’estero.

ALCUNI RICONOSCIMENTI RECENTI 2012, 1° Premio Mostra castelli Valle d’Aosta; 2012, 2 opere selezionate XII Biennale acquerello – Albignassego; 2012, 1° Premio Mostra Cogne Acciai Speciali – Aosta; 2016, 2° Premio Mostra Svela l’artista – Aosta; 2017, Opera ammessa Biennale Palazzina di caccia di Stupinigi – To; 2017, Opera segnalata Premio Casa America – Genova; 2018, 6 Opere selezionate XXIX Biennale Arte Trivero – Biella; 2018, Opera selezionata Biennale d’arte “Metropoli di Torino” – Torino.

 

 


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