Cappella di S.Giorgio


Cappella di San Giorgio

La cappella situata a sinistra del presbiterio era di patronato dei Mazzetti di Frinco. I frati Francescani Minori Osservanti, stabilitisi in San Giorgio, la dedicarono alla Madonna delle Grazie e vi collocarono una statua lignea della Vergine, oggi non più esistente.

Quando Antonio Bosio scrisse il suo libro sulle chiese di Chieri (1878)  la situazione era ancora la stessa. Probabilmente fu in occasione delle grandi modifiche apportate al tempio negli anni a cavallo dell’Otto e del Novecento che la cappella venne dedicata a San Giorgio trasferendovi dal presbiterio, insieme al titolo, la statua lignea del Santo e il quadro donato dal Comune.

MARCHISIO AGOSTINO, San Giorgio a cavallo (metà del sec. XVIII ca.)

MARCHISIO AGOSTINO, San Giorgio a cavallo (metà del sec. XVIII ca.)

MARCHISIO AGOSTINO, San Giorgio a cavallo (metà del sec. XVIII ca.)

Questo quadro raffigura  San Giorgio a cavallo nell’atto di rinfoderare la spada dopo aver colpito il drago, che si vede disteso a terra vicino alle zampe del cavallo. In cielo volteggiano angeli, uno dei quali si accinge ad incoronare San Giorgio con la corona del martirio.

Antonio Bosio attribuisce la pala ad Agostino Marchisio, pittore originario di Riva presso Chieri e allievo di Francesco Beaumont,  che aveva dipinto anche la cappella della Madonna del Buon Consiglio nella distrutta chiesa di Sant’Agostino.

Il presbiterio e l’altar maggiore, originariamente dedicati a San Giorgio, erano di patronato della famiglia Villa di Villastellone che all’inizio del Quattrocento aveva promosso e finanziato la ricostruzione della chiesa. Vi erano le statue di San Giorgio e di San Francesco, e ad un certo punto vi fu collocato anche la pala raffigurante San Giorgio a cavallo che (racconta Antonio Bosio) in passato si trovava nel palazzo municipale e che il Comune di Chieri donò alla chiesa.

All’inizio dell’Ottocento la pala venne sostituita con quella della  Risurrezione, proveniente dal soppresso monastero delle Clarisse.

Il presbiterio, il coro e la navata centrale sono i settori nei quali è più evidente l’intervento  promosso alla fine del secolo XIX dal parroco don Giuseppe Olivero,  mirante a dare alla chiesa un nuovo volto in chiave neogotica e liberty.

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