Villanova d’Asti, Corveglia ritorna all’antico L’Ospitaliere torna a disposizione dei pellegrini. Dopo secoli di usi impropri ed abbandono, gli antichissimi saloni tornano a svolgere le funzioni per cui nacquero più di settecento anni fa.
Nell’anno 1001, l’imperatore Ottone III donò alle monache di San Felice di Pavia un feudo, detto Curtis Vetula (Corte Antica), pressappoco rispondente all’attuale territorio di Villanova d’Asti. Verso il 1150, il ricco nobiluomo Ruffino di Ferrere lasciò un’ingente eredità all’ospedale intitolato a San Giacomo, ivi retto dai canonici agostiniani. Nel Medioevo, gli “hospitali” non erano case di cura, bensì ostelli dove i pellegrini cristiani, qualificati da un salvacondotto, potevano alloggiare a prezzo di favore. Grazie all’eredità ed ai ricchi flussi tra Roma e la Francia, San Giacomo di Corveglia si dotò di un imponente campanile, un’ampia chiesa, nuove strutture per l’ospitalità e numerose dipendenze, diventando uno dei più potenti ospedali piemontesi, secondo solo a Sant’Antonio di Ranverso. Tale rimase fino a metà del ‘300, quando le guerre e il trasferimento del Pontefice ad Avignone allontanarono i pellegrini, compromettendone le finanze. Vuole la tradizione che, per sanare il dissesto, alcuni canonici capeggiati dal prevosto Clemente di Ferrere, forse discendente del benefattore Ruffino, lasciata la veste s’impadronirono del borgo e si diedero al brigantaggio. Nel corso di tali iniquità, Bernardino Ricci, conte di San Paolo e Solbrito, sarebbe stato sequestrato e ucciso, scatenando la rappresaglia dei figli che, conquistata Corveglia, ne avrebbero decapitato gli occupanti senza pietà. La realtà, tuttavia, fu presumibilmente diversa: profittando d’un contenzioso tra il Vescovo di Asti e I canonici, che contestavano la vendita del feudo alla famiglia De Ponte, i Ricci assediarono Corveglia e, probabilmente, sia Bernardino, sia Clemente persero la vita nella battaglia. I Ricci, un secolo dopo, produssero documenti falsi che, mistificando l’accaduto, consentirono loro di intestarsi ufficialmente le terre.
Soppressa la canonica, la chiesa rovinò, mentre l’ospedale fu adattato a fortilizio. Anche le funzioni castellane non durarono e Corveglia fu presto ridotta al rango di cascina. Solo all’alba del ‘600, su pressione del Vescovo Della Rovere, la chiesa fu ripristinata, ma sotto forma di piccola cappella. Nonostante le vicissitudini, molte delle antiche architetture sopravvissero e, grazie al recente restauro, sotto le secolari volte oggi si gustano le specialità del Pianalto: quasi un ritorno alle origini! Dei delitti di Corveglia porta memoria una leggenda locale. Si dice che, nelle notti di novilunio, il terribile Clemente e i suoi adepti, tutti rigorosamente senza testa, emergano dalle brume muovendo in processione verso il borgo: solo vergando gli stipiti con piccole croci sarebbe possibile respingerli. Il fantasma di Bernardino, dalla sua, infesterebbe tutt’ora il maniero. Leggende? Possibile… eppure c’è chi giura d’aver incrociato gli orripilanti decollati o percepito la presenza dell’inquieto Bernardino. Una finestra all’ultimo piano è spesso trovata aperta senza motivo apparente. Che sia lo spirito del vecchio conte in cerca di libertà? La finestra, oggi, è scherzosamente chiamata “La Bernardina”.
In questo 2015 ricco di eventi religiosi, come il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco e l’ostensione della Sacra Sindone, migliaia di pellegrini torneranno a calcare le vie del Piemonte. A loro Corveglia ripropone i propri servigi, in ideale continuità col suo glorioso passato.
DAIJ GÈPOLÍN al Castello di Corveglia – Borgo Corveglia 86 – 14019 Villanova d’Asti (AT)
Tel. 0141 94 84 07 – Cel. 347 41 31 226 – Fax. 0141 94 72 27 -www.castellodicorveglia.com



