PIEMONTE ARTE: CASA ZUCCALA E VITTONE, UNIA AD ASTI, GALLINA A LA MORRA, PORCHIETTI, SERRA, BECCARIS, MUSARMO…

Coordinamento redazionaledi Angelo Mistrangelo

MARENTINO. A CASA ZUCCALA LA MOSTRA “BERNARDO VITTONE – UN ARCHITETTO NEL PIEMONTE DEL ‘700”

Dal 16 maggio al 2 giugno casa Zuccala a Marentino ospiterà una mostra su Bernando Vittone (Torino 1704 – 1770), uno tra i più importanti architetti del settecento piemontese. L’esposizione, che documenta tutte le opere progettate dal Vittone nelle diverse città del Piemonte, scaturisce da una ricerca, di oltre due anni, realizzata da Cesare Matta (fotografie) e Antonio Mignozzetti (testi) nelle oltre quaranta città piemontesi che hanno visto arricchire il loro patrimonio artistico da un’opera di questo poliedrico architetto.

Il periodo barocco rappresenta una delle grandi stagioni della cultura artistica e architettonica del Piemonte. Bernardo Vittone è stato sicuramente tra i più originali architetti del tardo barocco ed esponente di primo piano dell’architettura sabauda. L’attività artistica di Bernardo Antonio Vittone inizia a Torino, dove era nato nel 1704 e dove ritornò dopo l’esperienza romana degli anni 1731-1733. Il suo raggio d’azione si estende rapidamente a tutto il regno sabaudo: dal Torinese al Pinerolese; dal Canavese al Monferrato astigiano; dalle Langhe al Monregalese. Innumerevoli sono i luoghi che vantano sue realizzazioni civili o religiose, con grande prevalenza di queste ultime. Non fanno eccezione le località più periferiche, da Garessio ad Acqui Terme, da Grignasco a Biella a Nizza. Professionalmente Vittone muove i primi passi sotto la guida dello zio, l’architetto Gian Giacomo Plantery. Entra poi nello studio di Filippo Juvarra. Alla sua maturazione contribuisce soprattutto l’esperienza romana (1731-1733) che gli consente di studiare direttamente i monumenti antichi e le prestigiose realizzazioni dei grandi del barocco romano: Bernini e Borromini.

La mostra “Bernardo Vittone – Un architetto nel Piemonte del ‘700” si presenta con 48 pannelli esplicativi a colori con immagini e testi e un volume che si pregia di una prefazione di Paolo Portoghesi (Roma, 2 novembre 1931- Calcata, 30 maggio 2023), architetto, saggista, teorico dell’architettura docente universitario, tra i più importanti studiosi del Vittone recentemente scomparso.

La Mostra è aperta ad ingresso libero dalle 15,00 alle 19,00 di ogni giorno festivo e prefestivo dal 16 maggio al 2 giugno 2026

 

Asti. Sculture e disegni di Sergio Unia in donazione alla Fondazione Eugenio Guglielminetti. La mostra.

 Sabato 16 maggio 2026 alle ore 17 presso la Fondazione Eugenio Guglielminetti (Asti, corso Alfieri 375) sarà inaugurata la mostra: “Sergio Unia. Sculture e disegni. La donazione”, promossa dalla Fondazione Eugenio Guglielminetti in collaborazione con Fondazione Asti Musei, Comune di Asti, Provincia di Asti, Regione Piemonte e con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Banca Reale e Reale Mutua Assicurazione Agenzia di Asti.

L’allestimento presenta l’inedita collezione di ventisei sculture in gesso e ventisei disegni su carta, realizzati dagli anni Ottanta ad oggi, donati dallo scultore torinese alla Fondazione Eugenio Guglielminetti che li custodirà nel proprio patrimonio.

Realtà e contemplazione hanno ispirato la poetica di Sergio Unia (Roccaforte di Mondovì, 1943), fin dagli esordi negli anni Settanta, dall’assimilazione della tradizione plastica antica alla frequentazione delle gipsoteche dei maestri ideali: il tenace esercizio “dal vero”, lo studio anatomico e la sperimentazione sui materiali fragili, dalla cera al gesso all’argilla, hanno condotto, attraverso cinque decenni di magistero, alla purezza linguistica ed all’essenzialità lirica trasposta nelle fusioni in bronzo.

La mostra offre un suggestivo itinerario, scandito mediante tre sezioni espositive (“Giochi al sole”;     “Affetti e ritratti”; “Armonia e danza”) e testimonianze documentarie : atteggiamenti e sguardi si snodano tra le delicate modellazioni in gesso, quasi un leggiadro affresco di classici ritmi spaziali e tensioni contemporanee, alla costante ricerca di forma e luce nello spazio. Il nitore delle superfici ed i delicati trapassi di luce sono stati rinvigoriti mediante i puntuali e minuziosi interventi di depolveratura ed impermealizzazione dalle restauratrici Agnese Ilengo ed Alice Musso del Laboratorio RestaurIlengo di Asti.

Il visitatore è accolto dai ritmi lievi e giocosi di “Giochi al sole”, tra bagnanti, bambini e giovinette dai lineamenti sereni, i movimenti sciolti, le superfici levigate: il naturalismo che ha sempre ispirato lo scultore si snoda lungo volumi essenziali, da “Bagnante al sole”a “Naiade”.

Nei disegni preparatori si rispecchia il fluido segno plastico dal tratto poroso dei pastelli, suggerendo ombre e chiarori nell’immediatezza espressiva della quotidianità (“Due amiche”, 1994, matita; “ Ragazza addormentata”, 1996, conté verde).

La seconda sezione dedicata alle tematiche “Affetti e ritratti” propone aspetti più complessi ed articolati della poetica di Unia: alle soluzioni dinamiche “Pattinatrice”(2015) o statiche “Donna sulla sfera” si accordano le delicate figure in gesso “Ragazza pensosa” e “Ritratto di ragazzo”, nell’indagine sugli stati d’animo, sulla sfera emozionale e psicologica dell’adolescenza.     L’osservazione del microcosmo familiare, la crescita delle figlie, la vivace Marcella e la determinata Rossana suggeriscono attimi di evocante liricità nei gessi “Rossana con il cagnolino”(1992) e “Rossana”,  accanto ai disegni“ Rossana che legge”(1991), “Rossana che studia”(1992) ed ai volti delle giovani studentesse amiche.

La sezione conclusiva, dedicata alla danza, si snoda dalle armoniose “Salomè”(1993) e “Paola”, donate nel maggio 2017 durante un partecipato omaggio alla coreografa Loredana Furno.

Lo studio delle sequenze legate alla danza ed alla musica risale agli anni Settanta, quando lo scultore trascorreva interi pomeriggi alla scuola di danza del Teatro Regio di Torino, abbozzando su fogli a carboncino o sanguigna figure e movimenti nello spazio, imparando a conoscere le connotazioni ritmiche e volumetriche dell’armonia musicale. Dai morbidi pastelli prendono vigore le piccole e flessuose allieve (“Scuola di danza” 1981), accanto agli esili gessi, in omaggio ai prediletti maestri Rodin, Degas e Maillol.

Il variegato allestimento conferma l’instancabile e coerente ricerca plastica di Sergio Unia, la tenace aspirazione alla sintesi formale ideale, in cui gli antichi canoni estetici e matematici rispondano alla sensibilità contemporanea. L’osservazione del reale e l’energia delle dita sulle materie duttili rivelano le umane tensioni, le inquietudini nelle eterne emozioni della vita.

La mostra, a cura di Marida Faussone, sarà visitabile fino al 27 settembre 2026 tutti i giorni dalle 10 alle 19 ( ultimo ingresso ore18).

Info: www.museidiasti.com; museoeugenioguglielminetti.it

Contatti: fond.eugenioguglielminetti@gmail.com

PIER FLAVIO GALLINA A LA MORRA

Mostra di pittura di Pier Flavio Gallina  dal 16 al 31 Maggio 2026 presso la Confraternita di San Sebastiano a La Morra, in Via Umberto I.

La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14:30 alle 18:30

La Pinacoteca Francesco Tabusso di Rubiana festeggia 10 anni di arte e cultura con l’inaugurazione della nuova stagione espositiva 2026

Rubiana – Un traguardo importante per il panorama culturale locale: la Pinacoteca Comunale Francesco Tabusso celebra quest’anno il suo decennale. 10 anni dedicati all’arte contemporanea che hanno reso la Pinacoteca un punto di riferimento fondamentale per il territorio di Rubiana.Per festeggiare questa ricorrenza speciale, l’Associazione Culturale Ars Rubiana è lieta di annunciare l’inaugurazione della nuova stagione espositiva 2026.

L’appuntamento è fissato per sabato 23 maggio, alle ore 16:00.Un momento di crescita ulteriore per la Pinacoteca, che già dal 2025 collabora con il circuito Abbonamento Musei, sinergia che ha permesso di ampliare la visibilità delle proposte artistiche e di accogliere un pubblico sempre più vasto, consolidando il ruolo del museo come spazio vivo, inclusivo e di alta qualità culturale.”Celebrare i dieci anni di attività non è solo guardare indietro al percorso fatto, ma soprattutto un modo per rilanciare la nostra visione per il futuro,” commenta Massimo Venegoni Presidente dell’Associazione Culturale Ars Rubiana, che anche quest’anno garantirà le aperture nei weekend fino a fine Settembre.Come di consueto, si alterneranno diverse mostre temporanee della durata di 4 weekend.

Per iniziare, la Pinacoteca ospiterà la mostra curata da Marco Marzi e intitolata “Sergio Albano e Marco Piva: Dualismo pittorico nello studio di Via Perrone”. L’esposizione, visitabile dal 23 maggio al 14 giugno 2026, celebra il profondo legame artistico e umano tra il maestro Sergio Albano e il suo allievo Marco Piva, che ne ha raccolto l’eredità didattica portando avanti la tradizione dello studio di via Perrone. È un’occasione unica per scoprire come la pittura di questo atelier storico si sia preservata ma al contempo anche rinnovata nel tempo.

La mostra sarà aperta al pubblico nei weekend con i seguenti orari:

Sabato e Domenica: 10:00 – 12:00 e 15:00 – 18:00

 

TORINO, SPAZIO PAT. MOSTRA PERSONALE DI CORRADO PORCHIETTI

Lo scorso 8 maggio l’inaugurazione della mostra personale di Corrado Porchietti presso lo Spazio Pat di via Germanasca 27 a Torino. La mostra personale sarà visitabile su prenotazione fino al 17 maggio.La mostra, “La mia piccola rondine”, rappresenta il congedo del pittore dalla città prima del suo trasferimento a Taiwan, dove intende ricongiungersi con la moglie Wei.

Porchietti è nato a Savigliano nel 1950 e si è trasferito a Torino in giovane età, formandosi presso l’Accademia Albertina dove incontra il maestro Francesco Casorati ed avvia la sua carriera pittorica.

Successivamente, diventa docente di discipline pittoriche al Liceo Artistico Cottini.

La selezione esposta a Spazio Pat copre un arco temporale lungo quarant’anni. La vita e le opere di Porchietti sono anche al centro di un documentario attualmente in produzione, diretto da Patrick Frunzio e prodotto da Pantalone Srl ed Associazione Dnart APS.

 

 

“RADICI DI CARTA”,  BONSAI DIPINTI DI PIERLUIGI SERRA

 

Anna Clara Beccaris a Canelli 2026

A Canelli, nella Sala delle Stelle del Palazzo Comunale, sarà ospitata la Mostra “Giochi di colore”della pittrice Anna Clara Beccaris.

L’inaugurazione è fissata per Sabato 16 maggio alle ore 17.

L’esposizione organizzata con il Patrocinio del Comune in concomitanza con la “ Festa diprimavera” rimarrà aperta fino al 31 maggio con il seguente orario : venerdì, sabato, domenica10-12,30 / 16-19 da lunedì a giovedì su prenotazione (0141 820212).

La Mostra “Giochi di colore” propone opere in cui protagonista è il colore che non ha solo unafunzione espressiva, ma serve a creare effetti plastici e prospettici. E’ mediante il colore che siottengono “giochi” di trasparenze, di riflessi, di drappeggi con tessuti ricamati o damascati …Anna Clara Beccaris è nata a Costigliole d’Asti e vive a Canelli (AT). Si è diplomata al Liceo Artisticodell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, frequentando i corsi di Francesco Casorati eRomano Campagnoli. In seguito si è laureata presso la Facoltà di Architettura del Politecnico diTorino. E’stata docente di Arte e immagine nella scuola secondaria di primo grado. Da sempredipinge, continuando la sua attività artistica ed espositiva fino ad oggi.i Nelle sue opere emerge la vivacità del colore che, trattato con maestria, crea volume eprofondità con un linguaggio fedele all’interpretazione del vero, attraverso l’analisi della realtànaturale e dell’esistenza umana. I suoi soggetti preferiti sono la figura, il paesaggio, lecomposizioni di fiori, frutta e oggetti del quotidiano. I volumi, evidenziati dalla solarità delle luci,esaltati dalle ombre improvvise, permettono al soggetto di fuoriuscire dalla tela nella suatridimensionalità.Ha partecipato a numerosi concorsi di pittura ed ha esposto le sue opere in parecchie mostre personali e collettive.

Nel 2024 ha allestito la Mostra Personale presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Saint Vincent (AO) con il patrociniodel Comune di Saint Vincent ed ha anche partecipato ad altri eventi tra cui la Mostra diffusa “Le vetrine raccontano” a Canelli .

Nel 2025 la mostra “Un mondo di colori” al MUSarMO- di Mombercelli ha celebrato la sua pluriennale attività artistica; durante l’anno la sua attività è proseguita con la mostra personale a Torgnon, con la partecipazione alla seconda edizione dellaMostra diffusa “Le vetrine raccontano” e con “Presepi ed altro” al MUSarMO.Si sono occupati della sua opera, tra gli altri, Franco Asaro, Laura Bosia, Vittorio Bottino, CarloCerrato, Ermanno Corti, Manuela Cusino, Marida Fausone, Aldo Gamba, Alba Ghione…

 

 

 

MUSARMO MOMBERCELLI. “Seconda Vita- In Equilibrio”  di Ann Stefani e “Galassie di Metallo” di Francesco Balbo

sabato 16 maggio 2026 alle ore 16,30

 

La mostra “Seconda Vita – In Equilibrio” di Ann Stefani esplora l’impatto del consumismo sull’ambiente, sul mondo animale, sulle emozioni umane che possono scaturire.

Dopo aver visto scorrere immagini relative a inquinamento da plastica, fiumi avvelenati e animali da allevamento (che lottano per la libertà), le opere di Ann Stefani, che fanno rivivere oggetti non più in uso, ci fanno riflettere sul costo della vita moderna e ci incoraggiano a ridurre gli sprechi e vivere in modo più sostenibile.

La mostra “Galassie di Metallo” di Francesco Balbo evidenzia come si possono creare mondi fantastici con materiali considerati “scarti” di lavorazione. Pezzi di legno, metallo, pietre vengono recuperati, tagliati, saldati, verniciati con un “processo istintivo e casuale che affonda le radici nell’Arte Povera italiana, un assemblaggio che dà vita a nuove narrazioni artistiche”.

 

INFORMAZIONI UTILI 

MUSARMO – Museo Arte Moderna e Contemporanea

Via Brofferio 24 (adiacente Caserma dei Carabinieri) – Mombercelli – AT  

La mostra rimarrà aperta dal 16 maggio 2026 al 14 giugno 2026. 

Orario di visita: sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30 

Per visite infrasettimanali e fuori orario: Tel.  338 4246055 – 346 4798585

– 0141 959610- 0141 955205

Contatti: musarmo@gmail.com – 

www.musarmo.com  – facebook.com/musarmo

Durante l’inaugurazione si consiglia di parcheggiare in piazza Alfieri o presso la scuola secondaria Zandrino

NON è necessaria la prenotazione – INGRESSO LIBERO 

 

 

 

 

Museo MIIT Museo Internazionale Italia Arte . “ATHOS FACCINCANI. Quando la luce abita i sogni”

INAUGURAZIONE: Sabato 23 Maggio, dalle ore 18.00

MUSEO MIIT – TORINO, CORSO CAIROLI 4

Dal 23 Maggio al 7 Giugno 2026

Orario: da martedì a domenica 10:00-13:00 e 16:00-20:00 (lunedì 1° giugno aperto)

Curatore: Dr. Gianluigi Bettoni

Info: Tel. +39 334 6658612 – 011.8129776 – 334.3135903 – www.museomiit.it

info@athosfaccincani.it

Il Museo MIIT di Torino presenta la mostra personale ‘Athos Faccincani. Quando la luce abita  i sogni’.

Dal 23 Maggio al 7 Giugno, con inaugurazione sabato 23 Maggio, dalle ore 18.00, sarà possibile ammirare un’ampia selezione di opere del Maestro che, come recita il titolo della mostra, ha saputo coniugare sogno e realtà con un alfabeto pittorico intriso di luci e colori vibranti. Un’arte gioiosa, ma intensa di significati ed emozioni, di immediata lettura, ma intimamente profonda, in quanto sempre puro riflesso dello spirito e dell’anima del maestro. Tra le opere in mostra, anche alcuni dipinti dedicati a Torino, come ‘L’incanto dell’amore’, splendida e vitale rappresentazione di una città in piena fioritura nel giardino roccioso del Parco del Valentino, tra torrentelli, giochi d’acqua e gli ormai famosissimi ‘lampioni innamorati’ che si abbracciano vicini ad una romantica panchina. Uno dei luoghi simboli della città viene reinterpretato dal maestro con il suo consueto sguardo poetico, con quell’amore e quella passione per la luce e il colore che sempre caratterizza ogni suo lavoro. ‘Nel silenzio, passeggiare verso la Mole’ racconta un altro angolo della città, osservata quasi in disparte da uno scorcio dei Giardini reali, nel silenzio della natura rigogliosa che sembra abitare e invadere tutto lo spazio urbano. Questa è, sicuramente, una delle caratteristiche principali dell’arte di Faccincani: il saper osservare gli spazi abitati dall’uomo da una prospettiva differente, spesso inaspettata, sempre incentrata sulla valorizzazione della bellezza della natura. Nei toni e nei cromatismi accesi di uno spazio inondato dalla luce e dal riverbero del sole, Faccincani sorprende con i contrasti decisi, i chiaroscuri intensi e profondi, anche metafora dei sentimenti dell’artista al cospetto di una realtà che sa essere sorprendente. Il cosiddetto ‘bello di natura’, tanto caro alla pittura ottocentesca non solo italiana, che vedeva nella raffigurazione del vero e del paesaggio il soggetto principale con cui esprimere i sentimenti e le emozioni dell’Essere, assume, in Faccincani, visione e connotazione nuove, contemporanee, dirette. Le sue composizioni sembrano abbracciare l’osservatore, lo inducono a percorrere sentieri, strade, a respirare i profumi di una natura in fiore, a percepirne l’aria frizzante e il calore di un sole sempre protagonista, quasi un simbolo della filosofia esistenziale del maestro, della sua ‘seconda stagione, se così si può definire. Athos Faccincani, infatti, ha saputo rivoluzionare la sua visione del mondo, scardinando l’iniziale propensione all’indagine profonda e psicologica dell’Uomo e della storia, inizialmente fortemente espressionista e a volte drammatica, per far emergere, infine, il suo lato più innocente e puro. Una rinascita, quindi, quasi una maniera per esorcizzare le brutture della vita e del mondo, per approdare finalmente alla pace, al respiro pieno della bellezza e della tranquillità dell’animo.  Tecniche, soggetti, stili, atmosfere, simboli differenti che hanno caratterizzato la carriera di un maestro che non smette di sorprenderci con un mestiere antico e moderno al contempo, ricco di sfumature, di stacchi tonali decisi o passaggi lievi come un sospiro, di pennellate rapide a comporre forme, spazi e colori in una sorta di puntinismo contemporaneo che lascia però spazio alla libertà esecutiva ed espressiva in un percorso poetico e sensoriale avvincente e coinvolgente. Athos Faccincani è quindi un maestro indiscusso dei nostri tempi, originale e personale in ogni sua interpretazione del mondo, maestro anche di vita, se così possiamo definirlo, in quanto capace di mutare col tempo, di osservare e regalarci gli aspetti migliori, i momenti più belli, la visione più onirica, interiore e candida dell’esistenza.

 

PARCO ARTE VIVENTE. METAMAGICO. Claudio Costa

a cura di Marco Scotini

Inaugurazione 15 maggio 2026, ore 18:30

16.05.26 – 11.10.26

Venerdì 15 maggio 2026 il PAV Parco Arte Vivente presenta un’ampia mostra personale dedicata a Claudio Costa (1942–1995), uno degli artisti più singolari e meno esplorati della scena italiana del secondo Novecento. Metamagico, a cura di Marco Scotini, esplora attraverso gli anni Settanta il corpus centrale dell’opera di Costa attorno alla sua ossessione fondante: il rapporto tra cultura materiale, memoria biologica e origine antropologica. Lungo un percorso che vede l’archivio, il museo e il rito (appositamente rivisitati) come luoghi in cui tale rapporto si manifesta.

La mostra si inscrive nel programma di ricerca storica del PAV dedicato alle radici della relazione tra arte ed ecosistema, un indirizzo che coltiva sin dalla sua fondazione ma che, negli ultimi anni, ha inteso estendere a quei pionieri che, già a partire dagli anni Sessanta e Settanta, avevano anticipato le domande oggi centrali nel dibattito su ecologia, biodiversità e memoria del vivente. In questo quadro, Claudio Costa occupa una posizione del tutto singolare: non rappresenta la natura, piuttosto la usa come archivio, come sistema di segni, come materia che porta in sé le tracce del tempo biologico e culturale, nella convinzione che il passato naturale non sia perduto ma sempre latente, riesumabile attraverso il gesto artistico.

Claudio Costa si forma tra Milano e Parigi, dove frequenta il celebre laboratorio di grafica Atelier 17 di S.W. Hayter e incontra Marcel Duchamp, che rimarrà per lui un riferimento imprescindibile. Dalla fine degli anni Sessanta, muovendosi in contatto con il clima dell’Arte Povera, senza mai assorbirne completamente le coordinate, la sua ricerca si sviluppa in una direzione autonoma e radicale: quella di un’antropologia visiva che mescola strumenti dell’etnografia, della paleontologia e dell’alchimia in quello che lui stesso definisce “work in regress”. Suo primo concetto ispiratore che fa il verso a James Joyce: un percorso sempre in divenire ma a ritroso, verso l’origine dell’umano. Costa non è un artista che parla “di” cultura primitiva, ma piuttosto uno che ne adotta il metodo: raccogliere, classificare, disseppellire, riesumare, trasformare.

Fin dalle prime opere degli anni Sessanta, Costa lavora con materiali organici ed elementari – ardesia, creta, cera, terracotta, ossa, elementi vegetali – costruendo oggetti che abitano una zona di confine tra il reperto e l’opera d’arte, tra il museo naturalistico e la teca rituale. Protagonista di rilievo nel circuito dell’Arte Povera, del Concettuale e di Fluxus, ha partecipato con una sala personale a documenta 6 a Kassel (1977) e a diverse edizioni della Biennale di Venezia, tra cui la sezione Arte e Alchimia del 1986. Nell’ultima fase della sua carriera ha unito arte e impegno sociale, fondando a Genova, proprio a partire dal suo rapporto con la psicanalisi,il Museo Attivo delle Forme Inconsapevoli presso l’ex ospedale psichiatrico di Quarto, a Genova.

Metamagico, cita l’opera in mostra del 1978 di Costa, è il titolo che Marco Scotini sceglie per indicare il piano operativo dell’artista: una riflessione sul pensiero magico che, dialogando con Deleuze e Guattari, usa la logica del rito e del mito come strumento conoscitivo alternativo alla razionalità occidentale modernista. Un pensiero che, nelle parole di Ernesto de Martino, abita il confine tra la “presenza che crolla” e il suo riscatto: il luogo in cui l’arte e lo sciamano operano insieme. La mostra riunisce opere di natura eterogenea che si collocano nella produzione degli anni ’70 — tavole, teche, installazioni, serie fotografiche — tenute insieme da un unico filo conduttore: questa accanita insistenza sulla ricerca dell’origine per quanto questa possa rivelarsi sempre immanente. La mostra Metamagico si articola in tre aree: Antropologia riseppellta, dedicata alla sua sala personale a Kassel del ‘77, il Museo dell’Uomo e il Museo di antropologia attiva di Monteghirfo.

Nell’ambito della mostra personale di Claudio Costa le AEF/PAV (Attività Educazione Formazione) propongono il laboratorio AgriPittura, neologismo che indica una sperimentazione espressiva derivata dal materiale costituente del paesaggio: dalla terra, dall’erba e ogni altro prodotto naturale o coltivato. Per un approfondimento su un piano più socio-antropologico, Marina Arienzale condurrà il Workshop_88 / Gira Voce 03, un’azione condivisa costruita per dialogare e ragionare sulla comunicazione come un grande telefono senza fili, dove i partecipanti usciranno dagli spazi del PAV per ascoltare le voci del quartiere e raccoglierne le opinioni.

Claudio Costa (Tirana, 1942 – Genova, 1995) Artista poliedrico e figura originale nel panorama internazionale, Costa si forma tra Milano e Parigi, dove frequenta l’Atelier 17 di S.W. Hayter e incontra Marcel Duchamp. Dalla fine degli anni ’60, la sua ricerca si concentra sulla paleontologia e l’antropologia (“work in regress”), esplorando l’origine dell’uomo attraverso materiali organici e non convenzionali (argilla, acidi, fotocopie). Nel 1975 fonda il Museo d’Antropologia Attiva a Monteghirfo. Protagonista di rilievo nel circuito dell’Arte Povera, del Concettuale e di Fluxus, ha partecipato a rassegne prestigiose come Documenta 6 a Kassel (1977) e diverse edizioni della Biennale di Venezia (celebre la sezione “Arte e Alchimia” del 1986). Nell’ultima fase della sua carriera ha unito arte e impegno sociale, fondando a Genova il Museo Attivo delle Forme Inconsapevoli presso l’ex ospedale psichiatrico di Quarto.