PASSIONE FUMETTI di Giancarlo Vidotto: “La terra dei figli” di GIPI al Circolo dei Lettori di Torino


Il Circolo dei Lettori di Torino sta davvero viziando gli appassionati di fumetti. In questi ultimi mesi ha ospitato autori come Zerocalcare, Giacomo Bevilacqua e la coppia Recchioni e Accardi, tutti in collaborazione con la casa editrice Bao, mentre in contemporanea con il Sottodiciotto Film Festival sono stati organizzati incontri con gli autori di Tex e Dylan Dog. Tutti gli eventi sono stati premiati da grande partecipazione ed entusiasmo del pubblico, così come è avvenuto il 31 gennaio 2017 per Gian Alfonso Pacinotti – in arte Gipi – per la presentazione del suo ultimo libro “La terra dei figli” insieme allo scrittore Nicola Lagioia. Per Gipi è un stato un ritorno al Circolo dei Lettori, dove era già stato nel novembre 2013 per il libro “Unastoria”.


Gipi è l’autore che, in Italia, ha portato i fumetti in libreria. Gli ha dato una nuova – e maggiore – dignità letteraria e ha avvicinato lettori che prima lo snobbavano. Lo ha fatto con opere di grande potenza espressiva, storie e romanzi dove il disegno racconta meglio e più delle sole parole, ma soprattutto con un’originalità fatta di stile e tematiche personali, adulte. Non è un autore particolarmente prolifico, ma ha realizzato capolavori come “Appunti per una storia di guerra”, “S.”, “LMVDM – La mia vita disegnata male” e “Unastoria” (arrivato tra i 12 finalisti al Premio Strega nel 2014). Libri a fumetti tradotti e apprezzati in tutto il mondo, come è successo anche alla sua ultima opera “La terra dei figli”.


L’incontro del 31 gennaio è stato affollatissimo, brillante e appassionante. Nicola Lagioia ha presentato libro e autore con un entusiasmo contagioso e una grandissima competenza. Gipi è stato straordinario, schietto ed emozionante, come i suoi fumetti. Un artista verace, tanto che ad un certo punto simpaticamente si scusa “sono pisano, le parolacce per me sono come la punteggiatura.” Di seguito ne riporterò un sintetico resoconto, almeno nei concetti fondamentali, basato su appunti presi al volo, che purtroppo non possono certamente trasmettere la vivacità e la disarmante ironia che si sono potute gustare dal vivo.


“La terra dei figli” parla di un mondo che è sopravvissuto ad un disastro ecologico. Un mondo che non è quello di Mad Max o di “La strada” di Cormac McCarthy, ma è il nostro. Un ambiente che, pur senza essere ufficialmente individuato, riprende ad esempio il lago di Massaciuccoli, in provincia di Lucca. Nicola Lagioia ha parlato di un “romanzo di avventura, connotato di elementi distopici, fortemente ‘gipeschi’. I figli, i due protagonisti della storia, spiano il padre che scrive. Si chiedono cosa fa? Sono analfabeti e lo sono anche da un punto di vista affettivo. Un secondo elemento gipesco” secondo Lagioia “è la quantità di vignette in cui ci si può perdere, intrise di pericolo ma anche di delicatezza, dove tutto è concatenato e c’è tanto di non detto. In un’Italia che è sempre più un paese per vecchi (per citare ancora Cormac McCarthy), ‘La terra dei figli’ è un libro che sta dalla parte dei figli.”


Gipi: “in questo libro ho voluto fare una cosa che non avevo mai fatto, un padre eroico. Nella realtà i padri amano dire cose come ‘una volta era meglio’, perché quando si invecchia si crea un distacco, si perde il contatto con la realtà. Io ho voluto fare un padre che fa una cosa stupenda. In un mondo dove veramente si potrebbe dire ‘era meglio prima’, lui sceglie di preservare i figli. Loro devono essere perfetti, invincibili. Fa addirittura una lista di parole proibite, come amore e cura, perché esprimono debolezza. La fragilità del padre, il suo sfogo, è il diario, dove può essere sincero. Li c’è la verità.”


“L’idea per il libro mi è venuta dopo aver visto il video ‘Gaia’ di Casaleggio, dove si ipotizza il futuro del mondo dopo un disastro ecologico che fra circa 20 anni ridurrà la popolazione dell’80%. Dopo altri 20 anni chiusi in bunker sotterranei, i sopravvissuti alla catastrofe, secondo questo filmato, creeranno un nuovo governo mondiale tramite internet. Un video terribile. Io mi sono detto ‘ma tu Giannino, come usciresti dal bunker? Come usciresti da una situazione così?’ Da qui mi è venuta l’idea per l’ambientazione. Però avrei potuto usarne altre, ad esempio western o un periodo storico come il 1300. L’ambientazione mi è servita solo per isolare i protagonisti.”


Nel romanzo Gipi ha inserito dei cattivi molto originali, come evidenziato da Lagioia durante l’incontro. Gipi: “nel libro i cattivi sono dipinti con connotati molto attuali, anche se questo può essere un difetto, potevo essere più austero. Per diverso tempo sono stato parecchio attivo e battagliero sui social, dove litigavo con tutti, i gemelli dolcissimi e tenerissimi mi ricordano quei profili social tipo la vecchina con i gattini e tanti cuoricini che poi odia i rom e gli immigrati. Io diffido dei sentimentalismi. Nella nostra società c’è una deriva antiscientifica pericolosa e dannosa. Mi è venuto naturale dare questi connotati ai cattivi del libro, come agli adoratori del dio fico, quelli che pisciano sui cervelli perché sono solo sentimento e poi fanno cose terribili.”


Lagioia fa notare che in questo libro Gipi “fa un salto di lato, si mette da parte. E’ un libro meno autobiografico di quelli a cui erano abituati, e affezionati, i lettori.”

Gipi: “non ho mai scelto la forma di un libro che ho scritto” afferma Gipi. “Non riesco a ripetermi. Con il primo libro (Esterno Notte) ho vinto tanti premi per il disegno ma non sono riuscito a continuare con lo stesso stile. Dopo LMVDM mi hanno chiesto di fare il seguito ma non ce l’ho fatta. Nei romanzi precedenti io domandavo affetto. Non era un intento strategico, ma era ugualmente un patto iniziale con il lettore: ‘ mi sono sbudellato per te, ho messo il mio cuore su un piatto ’. Ora un po’ mi vergogno di questo. E’ affetto richiesto a sconosciuti. Ora non mi viene più. Per questo libro mi sono dato delle regole. Per la prima volta nella vita mi sono accorto che avevo fatto un libro con una trama e senza ‘me’. Il ricatto emotivo che instauravo con il lettore era come una gabbia, non lasciava spazio. La trama sì, come per me quando guardo ‘Il trono di spade’. Però mi piace l’idea che il lettore possa discuterne, anzi, lo spero.”


Lagioia: “Gipi è bravissimo a rendere gli elementi, la pioggia, il vento, il calore del sole”

Gipi: “Penso di essere una persona fortunata. Io, quello che metto in scena, pioggia, sereno, vento, lo vedo. Vedo le scene con lo sfondo, non in astrazione. E’ bello fare una cosa in cui godi nel farlo. Io sento quello che faccio, non penso mai a quello che disegno, penso in termini di ritmo e successione delle vignette, in modo istintivo. Le prime 30 pagine di La terra dei figli mi sono venute di getto, improvvisate. Poi mi sono fermato, per un anno e mezzo. Ho cercato di capire il senso della storia che volevo scrivere, di trovare il finale reale, vero, non la ficata. Per i miei fumetti non scrivo sceneggiature tipiche da fumetto, con la scansione in tavole e vignette. La mia sceneggiature viene più dal mondo del cinema – ho studiato i manuali di Syd Field – ed è diagnosi, azione e ritmo. Penso anche che nel raccontare bisogna stare in economia, a volte disegnando un’espressione ti accorgi che può sostituire una parola.”


Lagioia: “Tu hai detto ‘il disegno è una cosa santa’, ‘il talento è da proteggere’”

Gipi: “Santa non è da intendere in senso religioso. Intendevo che io posso disegnare qualsiasi cosa, anche la più brutta, la più terribile, ma il fatto di disegnarla la alleggerisce, la rende pulita. Proteggere il talento per me vuol dire proteggere i meccanismi che mi consentono di continuare a fare quello che mi piace fare. Quello che piace fare a me, con il godimento che provo nel farlo. In questi anni mi hanno offerto lavori importanti e commissionato fumetti, ma io ho rifiutato. Io penso che se ti abbandoni ai meccanismi del successo, se ti vendi, questo sia come il colesterolo. Dopo un po’ non riesci più a fare quello che ti piace. Per questo devo dire di no. Io non sento il timore reverenziale. Ho una tecnica per questo, cerco di sentire la terra sotto i piedi, è la stessa che calpestiamo tutti. E poi, se ti dai delle arie perché fai fumetti, sei scemo forte.”


Il libro “La terra dei figli” di GIPI è edito da Coconino Press – Fandango, costa € 19,50 e si può trovare in libreria, fumetteria e sui portali online. I disegni nell’articolo sono ©Gipi. Gipi sarà l’autore del manifesto del prossimo Salone del Libro di Torino.

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