NOVARA: ANCHE QUEST’ANNO GRANDE FOLLA ALLA FESTA DI SAN GAUDENZIO

Una basilica di San Gaudenzio gremita all’inverosimile ha celebrato anche quest’anno, ieri, a Novara, la festa del santo patrono, con la cerimonia delle rose (nella foto). La mattinata è iniziata alle 10,00 con il ritrovo di autorità, associazioni, fedeli e banda musicale vicino al Municipio, a lato del palazzo della Prefettura. Il corteo ha quindi sfilato lungo corso Cavour fino alla basilica di San Gaudenzio, dove alle 10,30 si è tenuta la cerimonia del fiore, che precede sempre la messa solenne. San Gaudenzio è stato il primo vescovo di Novara ed è considerato protettore della città e della diocesi di Novara. Convertito al Cristianesimo da Eusebio, vescovo di Vercelli, divenuto quindi amico di Sant’Ambrogio, diffuse la religione cristiana nel Novarese. Simpliciano, successore di Ambrogio, consacrò Gaudenzio vescovo di Novara nel 398, dando così vita alla diocesi gaudenziana, staccandola dalla diocesi di Milano. Tra i miracoli che la devozione popolare attribuisce a Gaudenzio vi è il miracolo dei fiori. Tradizione vuole che Ambrogio, vescovo di Milano, tornando da Vercelli al capoluogo lombardo, si fermasse a Novara perché i suoi cavalli si rifiutarono di proseguire. A Novara fu accolto da Gaudenzio, che poté offrire all’importante ospite alcune rose improvvisamente fiorite nel suo giardino, in mezzo alla neve. La cerimonia delle rose che viene rinnovata ogni anno il 22 gennaio, giorno della festa di San Gaudenzio, vuole ricordare questo miracolo. Il Comune provvede alla pulizia delle rose che si trovano sul lampadario della basilica del santo, quindi queste vengono ricollocate sullo stesso lampadario, dopo la benedizione del Vescovo, il 22 gennaio, prima della celebrazione della messa solenne in onore di San Gaudenzio. La festa di San Gaudenzio è ancora molto “sentita” dai Novaresi, come ha dimostrato anche quest’anno la folla che ha popolato il centro del capoluogo: la basilica del Santo, le vie limitrofe con le tradizionali bancarelle dei venditori di marroni (i cosiddetti “marunat”) e il baluardo, dove era allestita per l’occasione la consueta fiera.

Enzo De Paoli