PIEMONTE ARTE: G.A.M. SU CARTA, ANNA SOGNO, MANARA, GRUYAERT, AFLUENTES SUL PO…
Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo
UN ALTRO NOVECENTO. OPERE SU CARTA DALLE COLLEZIONI DELLA GAM
mostra a cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
21 maggio – 1° novembre 2026
La GAM di Torino, nell’ambito della QUARTA RISONANZA, dedica un’ampia esposizione alle proprie raccolte di opere su carta del Novecento, presentandole per la prima volta in un percorso espositivo unitario che prende le mosse dai primi anni del secolo e dalle temperie della Secessione per giungere alle opere della generazione artistica degli anni novanta.
La selezione, a cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato, comprende oltre 600 disegni, acquerelli, incisioni, stampe e dipinti su carta – molti dei quali acquisiti grazie al sostegno della Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris e della Fondazione Arte CRT – per restituire un diverso aspetto del secolo passato, offrendo al pubblico la possibilità di entrare in contatto con il più libero e il più intimo laboratorio degli artisti.
ANNA SOGNO TRA ARTE E POETICHE IMMAGINI

Anna Sogno, Albero di cachi
La stagione artistica di Anna Sogno(1923-2004) è stata ricordata, il 22 maggio, con un incontro-mostra per inviti nella storica residenza torinese di Villa Rignon, detta il Verrua.
Un’esposizione che attraverso un centinaio di quadri ha rinnovato l’attenzione intorno al percorso, alla sensibilità e alla ricerca dell’artista formatasi all’Accademia di Brera, allieva di Achille Funi e Aldo Carpi, mentre ha frequentato i corsi della parigina Académie de la Grande Chaumière.
Nelle suggestive sale di Villa Rignon il pubblico è entrato in piena sintonia con i colori della Sogno, con l’interiore energia delle immagini e con una pittura caratterizzata dall’intensità della luce, dalle straordinarie località visitate e vissute e dalla singolare capacità di interpretare ambienti e personaggi con un linguaggio del tutto personale: dai luminosi paesaggi piemontesi alle periferie e cimiteri di automobili americani, dalle pagode della Birmania alle brumose giornate invernali.
Si avverte nelle opere il clima di una ricerca sempre e comunque controllata, legata all’ambiente e alla visione di una realtà ridefinita con un tratto immediato e vibrante.
Impressioni, quindi, di una narrazione risolta con “uno stile deciso, schietto senza eccessiva preoccupazione del comporre” (Dino Buzzati) e, ha rilevato Vittorio Sgarbi, per la Sogno dipingere è “trascrivere emozioni sulla tela”, ma soprattutto esprimere una scrittura in cui non si nota “l’ombra di provincialismo” (Marziano Bernardi)e, ancora, Luigi Carluccio ha scritto di “una dimensione poetica sul filo della malinconia”.
Promossa e realizzata dalle figlie Sofia e Laura Isabella, dai nipoti Margherita, Paolo e Leone, con la collaborazione di Maria Luisa Reviglio della Venaria, la mostra ha inoltre presentato la produzione del brand “Anna Sogno Design” e sostenuto l’impegno sociale del “Progetto Itaca Torino”.
Angelo Mistrangelo
REGGIA DI VENARIA. MOSTRA “MILO MANARA. IL NOME DELLA ROSA DI UMBERTO ECO”.
LA MILANESIANA, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, ospita da mercoledì 3 giugno al 13 settembre, dopo il successo ad Ascoli Piceno e a Milano, presso la Reggia di Venaria a Venaria Reale, Torino (Piazza della Repubblica, 4), la mostra “MILO MANARA. IL NOME DELLA ROSA DI UMBERTO ECO”.
A 10 anni dalla scomparsa di Umberto Eco, La Milanesiana fa un omaggio al Nome della rosa.
In esposizione le tavole dei due volumi della graphic novel di Milo Manara, pubblicata da Oblomov Edizioni, adattamento a fumetto del celeberrimo romanzo di Umberto Eco che rappresenta un caso editoriale, tradotto in tutto il mondo.
La mostra presenta 14 tavole ORIGINALI in grande formato, sette del primo volume e sette del secondo.
Il lavoro di Manara è un capolavoro che si muove tra fedeltà dell’adattamento e libertà del disegno. Un Medioevo ereditato come buio che si anima nei disegni, trasformato da una fantasia febbrile, con i volti pensierosi dei monaci che sembrano scolpiti nella pietra, i paesaggi innevati, le visioni oniriche popolate di demoni e la scoperta dell’erotismo.
La mostra assume un significato particolare perché cade in occasione dei 45 anni dall’uscita del celebre romanzo di Umberto Eco, e tra i festeggiamenti degli 80 anni di Milo Manara, offrendo al pubblico l’opportunità di rileggere l’opera in una nuova chiave visiva.
«Il nome della Rosa in mostra è opera di Milo Manara, che sale sulla scala del sontuoso castello edificato da Umberto Eco, poi getta la scala e inizia, libero, una reinvenzione del romanzo, con la forza di un tratto che trasporta il Nome della Rosa in una nuova dimensione. Manara ha ricreato, non adattato. Fa arte» afferma Elisabetta Sgarbi.
L’inaugurazione si terrà mercoledì 3 giugno alle ore 19.00, interverranno Milo Manara, Chiara Teolato (Direttrice del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude) ed Elisabetta Sgarbi. La mostra sarà visitabile fino al 13 settembre.
In collaborazione con Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, Burgo Spa, Ciaccio Arte. Progetto e allestimento di Luca Volpatti.
Accesso libero dal martedì al venerdì dalle ore 9.30 alle ore 17.00 e sabato, domenica e festivi dalle ore 9.30 alle ore 18.30.
HARRY GRUYAERT. Retrospettiva. A CAMERA Torino, dal 18 giugno al 4 ottobre
La prima grande mostra in Italia dedicata al maestro del colore
Il colore diventa protagonista a CAMERA con la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Harry Gruyaert, tra i più innovativi autori della fotografia contemporanea, dal 18 giugno al 4 ottobre 2026.
Nato in Belgio nel 1941 e membro di Magnum Photos, Gruyaert è stato tra i primi fotografi europei, tra gli anni Settanta e Ottanta, a conferire al colore una dimensione profondamente creativa, percettiva ed emotiva. In un’epoca ancora dominata dal bianco e nero, il suo lavoro si inserisce nel solco tracciato da autori come Saul Leiter e William Eggleston.
Attraverso un percorso cronologico che include la celebre serie TV Shots — dedicata alle prime trasmissioni televisive a colori — la mostra ripercorre l’evoluzione del suo sguardo, profondamente influenzato dai numerosi viaggi, che diventano il fulcro della sua ricerca. Ogni luogo si distingue, nelle sue immagini, per specifiche qualità cromatiche.
«Il colore è più fisico del bianco e nero […] con il colore si deve essere immediatamente colpiti dalle diverse tonalità che esprimono una situazione», afferma l’artista. Non perdetevi questo viaggio alla scoperta del lavoro di Gruyaert e lasciatevi affascinare dalla sua esplorazione del colore come esperienza fisica e sensoriale!
Palazzina di Caccia di Stupinigi. Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna
Prorogata fino al 20 settembre 2026
Tra cavalli e motori: Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, nella Citroniera di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO) è stata prorogata fino al al 20 settembre 2026. La mostra racconta il passaggio dalla carrozza all’automobile ai tempi di Margherita di Savoia mettendo in relazione eleganza formale, innovazione tecnica e trasformazioni della mobilità. Prodotta da FOM – Fondazione Ordine Mauriziano e MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, mette per la prima volta a confronto automobili storiche provenienti dal MAUTO e carrozze ottocentesche della collezione Nicolotti Furno, offrendo un nuovo sguardo sul mondo dei trasporti tra XIX e XX secolo.
Il percorso espositivo attraversa un secolo di cambiamenti culturali e tecnologici, dalle carrozze – come Landau Ronde, Phaeton, Coupè Brougham, espressioni di prestigio, ritualità e status sociale – alle prime automobili italiane e straniere, tra cui Fiat Tipo Zero A, Isotta Fraschini BN 30/40 HP, Oldsmobile 6C Curved Dash, Benz Victoria. Ogni mezzo racconta un mondo in trasformazione: dalla lentezza e ritualità dei viaggi in carrozza, segno evidente di rango e potere, alla novità e al fascino delle prime automobili, ancora rare e sorprendenti, che condividono le strade con i cavalli. Costruttori come Benz, Fiat, Decauville, De Dion Bouton presentano modelli unici, spesso realizzati su misura e destinati a una committenza limitata e selezionata.
La mostra è ospitata nella Citroniera di Ponente, uno spazio che per estensione e sviluppo longitudinale consente di articolare con chiarezza il confronto tra carrozze ed automobili, diventando parte integrante della narrazione. L’allestimento segue un percorso cronologico che mette in relazione mezzi a trazione animale e primi veicoli a motore, permettendo di leggere in modo diretto l’evoluzione delle soluzioni tecniche, dei materiali, delle prestazioni e delle funzioni, in una fase storica in cui le due tipologie di trasporto convivono. Il racconto si intreccia poi con la figura di Margherita di Savoia, che durante la sua permanenza a Stupinigi visse in prima persona questa fase di transizione. Attenta alle innovazioni e alle nuove tecnologie, la Regina utilizzò sia le carrozze tradizionali sia le prime automobili, diventando testimone e protagonista dei modelli di mobilità tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Lei stessa aveva la patente di guida e possedeva una scuderia di tredici automobili, ciascuna identificata da un nome di uccello: Palombella, Falco, Falchetto, Sparviero, Aquila, Alcione, Condor, Allodola, Stornello, ecc…
Palazzina di Caccia di Stupinigi, Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)
Biglietti:
Mostra: intero 8 euro; ridotto 6 euro; scuole 3 euro
Palazzina + mostra: intero 18 euro; ridotto 14 euro; scuole 8 euro
Giorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18)
I possessori del biglietto della mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna hanno diritto alla tariffa ridotta per l’ingresso al MAUTO per l’intera durata della mostra (fino al 20 settembre 2026).
I possessori del biglietto di ingresso del MAUTO hanno diritto alla tariffa ridotta per l’ingresso alla mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna.
AFLUENTES SUL PO: dalla Colombia a Torino l’arte urbana di Soma con un’opera inedita dedicata alla città e un murale permanente
Dal 3 al 12 giugno arriva a Torino Afluentes sul Po, la prima mostra personale torinese di Laura Ortiz (in arte Soma), illustratrice e muralista colombiana di fama internazionale, che trasformerà la città in un inedito “itinerario idrografico urbano” che fonde arte, attivismo e geografie lontane. Dopo il successo dell’esposizione di Tolosa, Afluentes è nel capoluogo piemontese in una veste inedita grazie al progetto culturale
Tropigrafia. La mostra non si limita alle pareti di una galleria, ma vive la città seguendo il ciclo vitale del fiume —
Sorgente, Corso e Foce — attraverso tre tappe simboliche:Sorgente (Spazio Contrada): L’inaugurazione il 3 giugno ai Murazzi, dove il tratto vibrante di Soma connette le sponde dei fiumi colombiani con i paesaggi europei con una mostra e un workshop. La mostra sarà visitabile dal 3 al 5 giugno ad ingresso gratuito. Workshop il 4 giugno (costo di partecipazione 25 euro).
Corso (Edicola Ridicola): Dal 6 giugno l’esposizione si sposta nel centro storico, visibile 24 ore su 24, per dialogare con il flusso quotidiano dei passanti.
Foce (Beeozanam): Il gran finale venerdì 12 giugno con la realizzazione di un murale permanente, un regalo dell’artista alla città che unirà per sempre l’architettura industriale torinese alle forme organiche dell’America Latina.
Inoltre, Soma ha realizzato per l’occasione un’opera inedita dedicata a Torino dal titolo omonimo dell’esposizione: “Afluentes su Po” un poster dove i torèt, la Gran Madre e il Monte dei Cappuccini si mescolano ai colori e alla flora tropicale, creando un ponte visivo mai visto prima.
Città Metropolitana. Una mostra a 70 anni dalla morte di De Gasperi. La politica come servizio
Dal 26 maggio al 15 giugno lo spazio mostra di Città metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7 a Torino, ospita la mostra “Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio”.
Realizzata in occasione del 70° anniversario della morte dello statista, l’esposizione propone uno sguardo approfondito sulla figura di uno dei padri fondatori della democrazia italiana, rievocandone i valori e gli ideali a ridosso dell’80° anniversario del referendum che sancì la nascita della Repubblica.
La mostra sarà inaugurata martedì 26 maggio alle ore 11 dalla consigliera metropolitana delegata all’Istruzione Caterina Greco e il curatore Paolo Valvo, professore associato di storia contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
L’iniziativa, possibile anche grazie alla collaborazione con la Città metropolitana di Torino e al sostegno di Fondazione CRT, va oltre la semplice celebrazione biografica, restituendo l’attualità del pensiero e dei valori di De Gasperi attraverso il racconto del suo impegno civile e politico.
Il percorso espositivo
Dopo una prima introduzione biografica, il percorso accompagna i visitatori attraverso cinque sezioni tematiche che intrecciano documenti d’archivio, manifesti storici e fotografie d’epoca.La prima Dalla pazienza alla speranza ripercorre i vent’anni di emarginazione vissuti da De Gasperi durante il fascismo e mette in luce la pazienza come virtù democratica negli anni successivi di governo.
La sezione Libertà politica e giustizia sociale approfondisce il binomio centrale del suo pensiero, illustrandone l’evoluzione e le modalità di attuazione nella stagione riformista che caratterizzò i suoi esecutivi.
Il percorso prosegue con Costruire la pace, dedicata alla visione internazionale dello statista, impegnato nella costruzione di un nuovo ordine fondato sul diritto internazionale e su relazioni pacifiche tra i popoli.Nella sezione La nostra Patria Europa emerge invece il ruolo di De Gasperi come pioniere dell’integrazione europea, anche attraverso il progetto della Comunità Europea di Difesa.Chiude l’esposizione la sezione Uomo unito che restituisce la dimensione privata e la coerenza spirituale che hanno accompagnato l’intera esperienza pubblica dello statista.
Orari di apertura
La mostra resta aperta al pubblico ad ingresso libero dal lunedì al venerdì, con orario continuato, dalle 08.30 alle 18.30 e il sabato dalle 08.30 alle 12.30.
LA FONDAZIONE ARTE CRT ANNUNCIA UNA NUOVA ACQUISIZIONE PER LA GAM DI TORINO A THE PHAIR 2026
Entrano nella collezione della GAM di Torino due opere della serie Luminescenti, 2007 di Paolo Gioli
In occasione dell’edizione 2026 di THE PHAIR | Photo Art Fair, la fiera interamente dedicata alla fotografia che, giunta alla settima edizione, si è ormai affermata come uno degli appuntamenti più significativi del panorama artistico italiano e internazionale, la Fondazione Arte CRT ha disposto l’acquisizione di due nuove opere, destinate ad ampliare la propria collezione d’arte, concessa in comodato d’uso alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Un patrimonio che continua così a essere messo a disposizione delle istituzioni museali, dei visitatori e della collettività.
Le opere acquisite sono due lavori di Paolo Gioli, selezionate dalla direttrice della GAM, Chiara Bertola, insieme ai conservatori Elena Volpato e Fabio Cafagna, con la seguente motivazione: «La GAM è felice di accogliere in collezione, grazie alla acquisizione della Fondazione Arte CRT, due opere uniche di Paolo Gioli della serie Luminescenti, 2007. Questa scelta consente di dare rappresentazione del lavoro di uno tra i fotografi sperimentali più rilevanti del Novecento, non ancora presente nella collezione CRT e nelle raccolte della GAM. Le due opere, realizzate attraverso l’incandescenza di lastre fosforescenti impresse su polaroid, danno una lettura fantasmatica di frammenti scultorei antichi. Con questa serie Gioli ha saputo rinnovare la lunga relazione che lega la fotografia alla scultura e il sogno fotografico di riaccendere la vita nelle effigi pietrificate. La loro presenza in collezione CRT apre un dialogo con opere di natura affine come Roman Boy di Mimmo Jodice».
“Artisti di classe”: ad Avigliana in mostra l’arte dei bambini
Il 3 giugno 2026 apre al pubblico, presso la Galleria di Porta Ferrata, la mostra d’arte “Artisti di classe”, un’esposizione che raccoglie i lavori realizzati dagli alunni delle classi I, II, III e IV della Scuola Primaria Domenico Berti e delle classi IV e V della Scuola Primaria Italo Calvino.
La mostra è il risultato di un percorso artistico sviluppato durante l’anno scolastico 2025-2026 attraverso laboratori creativi ideati e condotti dall’artista ed educatrice Serena Zanardo, che ha accompagnato i bambini in un’esperienza di esplorazione libera e consapevole del linguaggio artistico.
Tre i percorsi proposti: “Un mondo a colori”, un viaggio attraverso i colori e le loro possibilità espressive; “Facce d’artista”, dedicato al ritratto; “C’era una volta ad Avigliana”, in cui i bambini hanno inventato e illustrato una storia con protagonista il Conte Rosso da “bambino”.
Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare l’espressività autentica dei più piccoli, riconoscendo all’arte infantile un ruolo significativo e pienamente legittimo nel panorama culturale.
Queste esperienze hanno anche permesso ai bambini di vivere l’arte non soltanto come occasione espressiva o tecnica ma come parte viva della realtà quotidiana, strumento per conoscere il territorio nella sua memoria storica e chiave per osservare e vivere il presente, dialogando con mostre, musei, artisti e iniziative presenti nel contesto contemporaneo.
In questo senso, la mostra rappresenta non solo un momento conclusivo del percorso scolastico, ma anche un’occasione per il pubblico adulto di avvicinarsi allo sguardo creativo dei bambini con curiosità e rispetto e scoprire il mondo attraverso i loro occhi.
Fondamentale è stata la collaborazione con il personale insegnante delle scuole coinvolte, che hanno sostenuto e reso possibile la realizzazione del progetto e con il Comune di Avigliana, che ha reso possibile questo momento di condivisione con la città.
La mostra, patrocinata dal Comune di Avigliana, sarà inaugurata mercoledì 3 giugno dalle ore 9.00 presso la Galleria di Porta Ferrata (via Porta Ferrata 7), alla presenza a rotazione delle classi partecipanti.
L’esposizione sarà invece aperta al pubblico fino all’8 giugno 2026 con i seguenti orari:
mercoledì, giovedì, venerdì e lunedì 9.00–12.00 e 14.30–17.30;
sabato e domenica 10.00–13.00 e 15.30–19.30.
ROBERTO PERINO. PRESENZE TERRESTRI. A CASTEL BOLOGNESE LE SCULTURE DELL’ARTISTA DI CASTELLAMONTE
Quando la terra decide di alzarsi in piedi.C’è un momento, davanti alle sculture di Roberto Perino, in cui si smette di chiedersi comesiano state fatte. La materia — l’argilla, il fuoco, lo smalto — cede il passo a qualcosa dipiù antico e più urgente: una presenza. Forme che abitano lo spazio con la naturalezzasilenziosa degli alberi, delle rocce, degli esseri viventi. È questo il cuore di “PresenzeTerrestri”: una mostra che non si guarda soltanto — si attraversa.Queste sculture non sono decorative. Non stanno bene in un angolo. Non abbelliscono —abitano. E quando le incontri, specialmente all’aperto, con il cielo sopra e l’acqua vicina, capisciche erano lì prima di te e probabilmente ci saranno ancora dopo. Roberto Perino non crea oggetti. Crea presenze.
LA MOSTRA
Il Molino Scodellino di Castel Bolognese ospita dal 30 maggio al 7 settembre 2026 la mostra “Presenze Terrestri” di Roberto Perino, ceramista e scultore di Castellamonte, a cura di Gianfranco Budini. L’esposizione è organizzata dall’Associazione Amici del Molino Scodellino in collaborazione con La Castellamonte, la storica manifattura ceramica fondata dallo stesso Perino e da Silvana Neri.
Figure totemiche monumentali, sfere cosmiche, installazioni rituali di forme in argilla: lesculture di Perino si insediano negli spazi del mulino storico trasformandoli in un paesaggiovivo e inatteso, dove la ceramica dialoga con l’acqua, con le macchine antiche, con la luce checambia ora per ora.
Un incontro tra storie, materie e memorie che pochi luoghi al mondopotrebbero rendere così naturale e necessario.
TORINO ATTIVA. MICRO-EVENTO FOTOGRAFICO A PARCO DORA

BARD. METAMORFOSI DELLO SGUARDO. LE ALPI IMMAGINIFICHE

Arte, scienza e visione: ARWE 2026, Torino capitale della ricerca artistica internazionale
L’arte è profetica: anticipa il futuro, rende visibili le trasformazioni ancora in atto e offre strumenti per immaginare e costruire mondi migliori. Da questa convinzione nasce ARWE – Art Research World Expo, uno spazio di confronto promosso dall’Accademia Albertina di Torino.
Dal 25 al 30 maggio 2026, con esposizioni visitabili fino al 6 giugno, Torino ospita ARWE – Art Research World Expo: un evento promosso dall’Accademia Albertina di Belle Arti che trasforma la città in un laboratorio globale di ricerca artistica contemporanea. Mostre, performance, teatro, danza, circo, opera, workshop e conferenze animano i luoghi simbolo della città, costruendo una mappa culturale diffusa e accessibile a tutta la comunità.
Culmine del progetto INAR – Italian Network of Artistic Research, finanziato dall’Unione Europea attraverso i fondi Next Generation EU del PNRR, ARWE mette a sistema il talento di una nuova generazione di artisti provenienti da ventuno scuole d’arte italiane e ventisette istituzioni internazionali di diciotto Paesi. Non è la celebrazione di ciò che l’Accademia è stata, ma la dimostrazione di ciò che è capace di essere: un’istituzione nata nel 1678 che sceglie oggi di aprirsi a tutti i linguaggi espressivi del presente.
A testimoniare il peso culturale e istituzionale della manifestazione, il messaggio del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Un segnale chiaro da parte del Governo: ARWE non è un evento accademico tra i tanti, ma un progetto strategico per il Paese, e investire in ricerca artistica significa investire nel futuro della cultura, dell’innovazione e della formazione italiana nel mondo.
«Arte e scienza parlano linguaggi che possono sembrare diversi. In realtà condividono la stessa direzione: superare i confini di ciò che sappiamo e dare forma a ciò che non conosciamo. La tecnologia può accelerare il cambiamento, l’arte che lo rende umano, comprensibile, necessario. È da questo incontro che nasce l’innovazione più vera: quella che non si limita a costruire il futuro, ma lo immagina e lo rende possibile. Per questo il riconoscimento a Michelangelo Pistoletto e a Stelarc ha un valore che va oltre le singole opere. Racconta visioni diverse, ma unite da una stessa tensione: spingere l’umanità oltre i propri confini, tra materia e pensiero, tra corpo e tecnologia, tra immaginazione e realtà.»
La scelta di Torino non è casuale. La città non è solo la sede dell’evento: è essa stessa sistema. Ha saputo trasformare la propria identità industriale in una piattaforma culturale avanzata, in cui istituzioni pubbliche e private, musei, fondazioni e centri di ricerca convivono in un equilibrio dinamico. ARWE amplifica questa rete, facendo di Torino una meta ideale per la ricerca artistica nazionale e internazionale.
Casale Monferrato. “Sotto Osservazione”
La mostra di Giorgio Grosso e Piergiorgio Panelli al Castello del Monferrato
Sabato 6 giugno 2026, alle ore 17,00, nella Ex Cappella del Castello del Monferrato sarà inaugurata la mostra di Giorgio Grosso e Piergiorgio Panelli “Sotto Osservazione”.
Il progetto si esplicita attraverso una mostra che mette in dialogo pittura e scultura sul tema della trasformazione della materia. Plastica riciclata e linguaggio pittorico astratto diventano strumenti di rilettura della realtà, in un percorso che invita a riflettere su ambiente, percezione e mutamento continuo tra forma e significato.
Giorgio Grosso, astigiano, 65 anni, dopo gli studi all’Accademia Albertina di Torino lavora nel mondo della grafica e della stampa serigrafica d’arte, per poi occuparsi di immagine, pubblicità e design. Oggi sviluppa una ricerca artistica incentrata sul riciclo di materiali plastici, con una pratica scultorea maturata dopo esperienze dal figurativo all’informale. Ha esposto in Italia e all’estero.
Piergiorgio Panelli, nato a Casale Monferrato nel 1961, artista e critico d’arte, si specializza in storia dell’arte contemporanea a Torino. Espone giovanissimo alla Promotrice delle Belle Arti di Torino su invito di Albino Galvano e nel 1988 conosce Bruno Munari. Curatore e ideatore di “Arteinfiera”, ha collaborato con istituzioni e artisti come Enrico Colombotto Rosso. La sua ricerca spazia dalla pittura espressionista astratta alle installazioni sul quotidiano abbandonato, con attenzione al rapporto uomo-natura e al tema della lentezza.
La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 28 giugno 2026 seguendo i consueti orari di apertura del Castello del Monferrato: sabato e domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.





