Passione Fumetti: sulle tracce di Tex, tra Avidità e vendetta, nell’ultimo texone di Boselli e Rubini

Tex Speciale n. 43 Avidità
Nella sua lunga saga – quasi ottanta anni di vita editoriale – Tex si è dovuto muovere spesso sui sentieri tracciati dall’avidità e dalla vendetta. Eppure, mentre la parola vendetta compare in numerosi titoli della serie regolare – dal mitico Vendetta indiana (n. 91 – maggio 1968) al recente Il gusto amaro della vendetta (n. 769 – dicembre 2024) – e, tra le altre pubblicazioni, spicca in ben due titoli dei prestigiosi texoni, la parola avidità è apparsa per la prima volta solo nel titolo dell’ultimo texone. Anzi, non nel titolo ma quale titolo, in tutto il suo evocativo significato. Lo Speciale Tex n. 43, Avidità, scritto da Mauro Boselli e disegnato da Michele Rubini, è uscito in edicola il 20 giugno scorso e presumo sia facilmente reperibile in tutte le edicole per tutta l’estate. Un volume di grande formato e di ben 240 pagine, di cui 224 a fumetti, mentre le prime 16 sono dedicate a presentazione e intervista al disegnatore Michele Rubini (ogni texone è realizzato da un diverso disegnatore scelto tra i maestri del fumetto mondiale) e ad un interessante articolo sui film dedicati al “terzo peccato capitale”, ricomprendendo quindi l’avidità nel contesto dell’avarizia, concetto quest’ultimo sicuramente meno rappresentativo dei frequentatori di saloon, luogo dove nel west si recano quelli che hanno qualche dollaro da spendere.

Attenzione: spoiler!

Avidità - arrivo al saloon
Il saloon è spesso anche il primo posto in cui si reca Tex quando arriva in una cittadina del west. Perché è il luogo dove più facilmente si trovano informazioni, perché Carson vuole bersi un bel boccale di birra fresca, ma soprattutto perché è lì che più probabilmente si sono fermati i furfanti che i nostri pard stanno inseguendo. Che è esattamente quello che succede in quest’ultimo texone alla prima apparizione di Tex e Carson.
Ma prima di proseguire meglio fare due o tre precisazioni: in questo articolo – contrariamente a quando faccio di solito – ci saranno diversi spoiler. C’è da dire che parlare di spoiler in una storia di Tex a mio parere ha poco senso perché chi lo legge abitualmente sa che le cose andranno in una certa direzione e che nessuna ingiustizia rimarrà impunita. Che è uno dei motivi per cui si legge Tex. Se invece non siete suoi abituali lettori, anzi, se non lo leggete perché non amate il suo modo di fare e di essere, vi consiglio ugualmente questo volume perché ci troverete un Tex che non è esattamente il solito Tex, ma soprattutto perché Avidità è un ottimo e intrigante fumetto western, in cui si intrecciano le storie di ben dieci personaggi – o gruppi di personaggi – che Mauro Boselli e Michele Rubini hanno caratterizzato in modo pazzesco.

Avidità, di Mauro Boselli e Michele Rubini

Silent Foot in Avidità
Mauro Boselli, fin dal suo esordio su Tex, con Il passato di Carson (albo n. 407 – settembre 1994), ci ha abituato a storie corali, gestendo in modo impeccabile un gran numero di personaggi, dotandoli di fascino e forte personalità, in particolare modo per i villain. Per me rimane indimenticabile la lunga storia de I sette assassini, pubblicata nel 1999 sugli albi dal 463 al 465 e disegnata dal grande Carlo Raffaele Marcello. Anche in Avidità compaiono personaggi dotati di una forte aura carismatica, come l’anziano indiano Silent Foot (già apparso in precedenti storie), ma anche il bandito Rhett Linder, alias Lenny, il cui carisma fa presa almeno nei confronti della giovane indiana Tuwa, mentre è potente e affascinante la figura dell’indiano vendicatore Shaman, il cui viso magnetico e gli occhi pitturati di nero – quasi alla Morgan Lost – risaltano già in copertina.

Avidità - rapina al treno
In Avidità Tex e Carson sono sulle tracce della banda di Jeff Felton, spietato fuorilegge che con i suoi uomini ha portato a segno una rapina al treno che gli ha fruttato una borsa piena di dollari e un’intera cassa di lingotti d’oro. Purtroppo nella concitata fuga i rapinatori sono costretti a dividersi. Il gruppo che aveva in custodia i lingotti si scontra con dei desperados messicani con esiti disastrosi per entrambi i gruppi, tanto che i lingotti rimangono abbandonati insieme ai loro cadaveri. Ed è qui che entrano in gioco la locale tribù degli indiani Zuni – per nulla interessati all’oro e al denaro – e una coppia di simpatici cercatori d’oro. Per completare l’elenco dei protagonisti di Avidità mancano ancora il cacciatore di taglie Duane Rogers e, diamo un po’ di dignità anche a loro, i due sfortunati e lagnosi banditi che vengono presi in carico da Tex e Carson all’inizio dell’avventura. Che poi sfortunati mica tanto, perché magari se la sono pure cavata, ma non è dato di saperlo perché alla fine della storia se ne perdono le tracce.

Avidità e vendetta


Ognuno di questi personaggi ha una sua motivazione e una sua storia. Per Shaman è la vendetta lungo una pista che sta seguendo da tempo, implacabile e inesorabile, spietato tanto da non risparmiare nessuno di quelli che vengono a trovarsi vicino ai suoi obiettivi. Vendetta è anche quella che muove il bounty hunter Duane Rogers, proprio verso Shaman. L’Avidità – che dà il titolo al volume – è senza ombra di dubbio la motivazione che spinge i banditi ad assaltare il treno e poi a cercare di riprendersi l’oro perso, contendendolo ai desperados messicani di Cuervo, per cui il richiamo del metallo giallo non è meno forte, così come lo è per il bandito Lenny, che trascinerà con sé l’innocente Tuwa.

E sempre l’avidità si impadronirà dei due cercatori d’oro, dell’anziano Nick “Old-timer” come del giovane Clay, per cui il ritrovamento dei lingotti della rapina appare come un’insperata fortuna. In un’avventura epica e piena di personaggi sopra le righe, Nick e Clay sono quelli che appaiono più vicini all’uomo comune. Per difendere quello che ora considerano il loro oro metteranno in campo tutto l’ingegno di cui sono capaci e risorse inaspettate, sicuramente ammirevoli ma non abbastanza per compensare gli errori che l’avidità – e la debolezza umana – farò loro compiere. Tuttavia, l’avidità non corromperà del tutto la loro anima – come succede invece nei tostissimi romanzi di Jim Thompson citati nell’articolo introduttivo da Mauro Boselli – e fino alla fine non si potrà non provare una sorta di simpatia per questi due che, pensando di essere stati baciati dalla fortuna, si ostineranno a seguire la strada che li porterà verso un tragico destino.

Con la Speciale partecipazione di Tex e Carson


In tutto questo turbinìo di personaggi immagino che qualcuno si sarà chiesto dove sta Tex?
Certamente Tex c’è. Ci sono Tex e Kit Carson, anche se direi più Kit Carson. Però, Tex in Avidità non è il Tex che ci si aspetta e, tra l’altro, se andiamo a vedere le pagine in cui compare – o compaiono lui e Carson – rispetto alle 224 totali, queste sono veramente poche.
Non partecipo a forum o gruppi di discussione, né mi è capitato di leggere commenti o post su questa storia se non per i complimenti allo straordinario lavoro di Michele Rubini – che condivido in pieno –, per cui non ho idea se le cose che andrò a dire siano state rilevate da altri lettori, ma la mia impressione è che Mauro Boselli abbia costruito un’avventura così avvincente e piena di personaggi potenti, da riuscire a mascherare quelli che i puristi dei canoni texiani considererebbero veri e propri tradimenti.

Ora, potrà sembrare che io sia un po’ ironico, ma seguitemi e poi mi direte. Forse ad essere sottilmente ironico è prima di tutto proprio Boselli, che fa dire al saggio Silent Foot, rivolgendosi a Tex e Carson “…in questa storia, amici, voi rappresentate il destino, sarete voi ad uccidere…” e in fondo così sarà, ma solo dopo una lunga serie di eventi a cui Aquila della Notte e Capelli d’Argento prenderanno parte solo marginalmente, se non per difendere gli Zuni dai desperados, i cui superstiti si ritroveranno poi tra i piedi poco prima di portare a termine il destino loro preannunciato da Silent Foot. Per il resto i due pards seguono delle piste.
Ma in questa storia tutti seguono delle piste. E se la cavano tutti più o meno bene, riuscendo a capire a grandi linee chi ha fatto cosa e dove sta andando. Non che questo disturbi, fa parte della trama, non prendetela come una critica.

Ma tornando ai nostri pards, ci sono delle situazioni in cui sembrano un po’ disorientati. Addirittura, in una fase cruciale della storia, Tex si aggira a vuoto brontolando tra sé “ci sono un sacco di aperture, in questa dannata collina e non so quale sia… ma che diavolo succede, là sotto?” e la cosa va avanti per diverse pagine fino a quando si ritrovano lui e Carson, rischiando quasi di spararsi a vicenda e poi ammettendo entrambi di essere piuttosto confusi su quanto sta succedendo. Insomma, molto umano da parte di Tex. Del resto, come dicevo poco sopra, non aspettatevi il Tex dei tempi passati, quelli in cui per far parlare un pendaglio da forca entrava nella cella e lo suonava a sganassoni, oppure quando nel deserto, e per lo stesso motivo, gli accendeva un cerino tra le dita dei piedi.

In Avidità, per avere informazioni al massimo lo vediamo dare un ceffone ad uno dei fuorilegge. Beh, poco prima anche una botta in testa al suo degno compare. Però quando c’è da sparare si dimostra infallibile come sempre, così come Kit Carson. Infallibili, ma non così determinanti come ci si aspetterebbe. Pur seguendone le piste, in gran parte dei luoghi cardine della storia Tex e Carson non ci arrivano o ci arrivano in ritardo, a cose fatte, e lo stesso ritardo sembrano avere rispetto a tempi ed eventi nella complessa battaglia finale, addirittura nel compiere il destino loro preannunciato da Silent Foot. Il saggio Silent Foot che, fin dalle prime pagine, risulta essere l’unico ad avere una visione chiara dell’intera vicenda, arrivando – lui sì al momento giusto – a deviare i percorsi di alcuni personaggi per guidarli verso un destino che, per tutti i protagonisti della vicenda, si compirà da sé.

Il meccanismo narrativo e i canoni texiani


Ma non fatevi fuorviare dalla mia ironia. Quello costruito da Mauro Boselli è un meccanismo narrativo impressionante, in cui incastra le storie dei diversi personaggi alternandole continuamente e in modo serrato, a volte passando da una all’altra in poche pagine – se non con una sola tavola – quasi senza usare didascalie e senza che la fluidità di lettura ne risenta. E in questa alternanza, Boselli inserisce continui cliffhanger che tengono altissima la tensione e l’attenzione. Gli sono complici gli affascinanti disegni di Michele Rubini, che, oltre a caratterizzare in modo impeccabile i personaggi, per volto, fisico e abiti, costruisce le tavole con una regia dinamica e potente.

vignetta di Ivo Milazzo da Ken Parker n. 15 “Uomini, bestie ed eroi” di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo

La mia impressione è che Mauro Boselli, forte della sua lunga esperienza come autore e curatore di Tex – senza dimenticare che fu anche assistente del suo creatore Gian Luigi Bonelli – abbia voluto divertirsi con i canoni texiani, omaggiando altri personaggi appartenenti alla tradizione western più “moderna” della Sergio Bonelli Editore, come Ken Parker, che, dopo i primi due albi in cui si dimostra non meno letale di Tex Willer, diventa sempre più testimone del mondo in cui vive, più che esserne il protagonista. Ken Parker che del resto aveva omaggiato Tex e i suoi pards con un scenetta caratteristica – ma anche divertente ed ironica – pubblicata sul meraviglioso Uomini, bestie ed eroi, di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, albo n. 15 originariamente pubblicato nel settembre del 1978 e tornato in edicola in grande formato a fine giugno 2026, praticamente in contemporanea con Avidità. O come Magico Vento, del compianto Gianfranco Manfredi, che tra i suoi elementi caratterizzanti aveva il dono delle visioni, qui ripreso e ben utilizzato nell’agire di Silent Foot, già a partire dalle prime tavole del racconto.

vignetta di Ivo Milazzo da Ken Parker n. 15 “Uomini, bestie ed eroi” di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo

Tex senza Tex

Diabolik - Colpo-da-maestro-cover di Matteo Buffagni

Diabolik – Colpo da maestro – Anno LIX n. 4 copertina di Matteo Buffagni

Infine, ricordiamoci che stiamo parlando di un personaggio che è un’icona del fumetto italiano, conosciuto da tutti – anche da chi non lo legge – come pochi altri. Avendo vissuto innumerevoli avventure – forse il numero lo ha calcolato i bravi autori del sito Dime Web – il suo modus operandi è talmente radicato nell’immaginario, che si potrebbe addirittura ideare un’avventura di Tex senza Tex, che non è esattamente il caso di Avidità, ma che in qualche modo ci si avvicina, così come qualcosa di altrettanto sperimentale è stato fatto in alcuni racconti brevi nei Color Tex.
Ed è già avvenuto ad esempio per Diabolik – l’altro personaggio simbolo del fumetto italiano ancora oggi in edicola – di cui non molto tempo fa ho letto un albo (Colpo da maestro – anno LIX n. 4, di Mario Gomboli, Tito Faraci e Enzo Facciolo) in cui Diabolik sembra non esserci, se non in alcune tavole finali.

Lunga vita a Tex!

Tornando ad Avidità e, contando sul fatto che in una vignetta lo sentiamo ridere e in un altro lo vediamo sorridere, spero che Tex mi perdonerà se sono stato ironico nel giudicare il suo operato. Leggo i suoi albi fin da ragazzino e sempre con grande piacere (anche se per anni gli ho preferito Zagor). Lo stesso piacere con cui continuo a leggerlo oggi, sicuro che non mi deluderà vista la cura e la dedizione con cui gli autori e la Sergio Bonelli Editore ci lavorano.

Questo texone mi è piaciuta molto, così come ho apprezzato l’ultima storia doppia conclusa sulla serie regolare (aspetto sempre la fine per leggerle), la tostissima La caccia del Lupo di Pasquale Ruju e Massimo Rotundo, e lo Speciale Tex Willer L’ultimo guerriero, sempre di Pasquale Ruju e Roberto Zaghi, entrambe storie che consiglio vivamente e i cui rispettivi coprotagonisti, Lobo e Chasko, non hanno niente da invidiare ai characters ideati da Mauro Boselli per Avidità.

copertina di Tex n. 787 La caccia del Lupo disegnata da Claudio Villa (avventura che si conclude nel successivo n. 788 Fiamme nel Bayou) e copertina dello Speciale Tex Willer n. 12 L’ultimo guerriero disegnata da Maurizio Dotti (storia autoconclusiva)

Immagini ©Sergio Bonelli Editore – tavole di Michele Rubini, salvo dove diversamente indicato / Astorina