PIEMONTE ARTE: BOSSOLI, PROMOTRICE, PORTA PIA, UNIA, BAM, CERAMICA, VENTURA, PISTOLETTO…

coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

 

CRONACHE DALL’OTTOCENTO, LA “VITA MODERNA” NELLE OPERE DI CARLO BOSSOLI E NELLE FOTOGRAFIE DEL SUO TEMPO

Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, Torino

Dal 7ottobre 2020 al 31 gennaio 2021

La  Fondazione  Accorsi-Ometto rende  omaggio  al XIX  secolo e  alla  sua  storia con  una mostra, curata  da Sergio  Rebora con  la  collaborazione  di Daniela  Giordi,  per  la  sezione fotografica, che mette a confronto le svariate sfaccettature della vita moderna dell’Ottocento attraverso la pittura di Carlo Bossoli e la fotografia storica, restituendo fedelmente le vicende del tempo, l’evoluzione dei costumi e del modo di vivere. Nel corso dell’Ottocento il dialogo tra pittura e fotografia ha profondamente mutatola fruizione delle   arti   visive: le   qualità   insite   nella   nuova   tecnica   di   rappresentazione, contraddistinta   da   precisione   descrittiva,   rapidità   esecutiva   e   serialità del   processo   di riproduzione, hanno  indotto  il pubblico  a una  diversa lettura della  realtà  e  a  conseguenti elaborazioni concettuali. Nei primi decenni di diffusione della fotografia, nata nel 1839, la commistione tra le due arti  contribuì a una  definizione verista del  mondo, in  primis del  paesaggio,  sia  naturale  che urbano, e della vita che in esso si svolge, coinvolgendo vedutisti da un lato e pittori di genere dall’altro. In tal senso, Carlo Bossoli risulta un personaggio emblematico: determinante il suo ruolo di straordinario cronista del proprio tempo, svolto in parallelo con la nascita e la diffusione della  fotografia  in  tutta  Europa,  come  è  stato evidenziato da una  lunga  tradizione  di  studi, condotti  soprattutto  sul  territorio  piemontese  nel  Novecento  a  opera  di  storici  dell’arte di primissimo piano come Ada Peyrot, autrice del catalogo ragionato di Bossoli, Franca Dalmasso, Rosanna Maggio Serra e Pier Giorgio Dragone. L’esposizione che annovera  una novantina  di  opere, ripartite  tra  una  cinquantina  di dipinti  e  una  quarantina  di  fotografie, si avvale  dell’apporto  di  nuclei  collezionistici  privati, in alcuni casi inediti, come quello appartenente alla Collezione Litta di Vedano al Lambro (Milano),e   di prestigiosi  prestiti  di  istituzioni  pubbliche,  tra  cui  il  Museo  del  Risorgimento  di  Torino,  la Galleria  d’Arte  Moderna  di  Torino, l’Archivio di Stato di Torino, il Museo Vincenzo Vela  di Ligornetto, il Museo del Risorgimento di Milano e i Musei Civici di Varese.

 

ESPONGONO IN 352 ALLA MOSTRA DI ARTI FIGURATIVE DELLA «PROMOTRICE»

La 178° Esposizione Arti Figurative della Società Promotrice delle Belle Arti, si è aperta il 9 settembre nelle sale della Palazzina al Valentino, con la presenza di 352 artisti e 577 opere, che esprimono gli aspetti della pittura, scultura, fotografia e grafica tra Novecento e nuovo Millennio. E questo appuntamento annuale, promosso dal presidente Giovanni Prelle Forneris con il Consiglio Direttivo, si avvale della Commissione Artistica composta da Mario Bisoglio, Michelangelo Cambursano, Bruno Fusero, Alfonso Grattini, Osvaldo Moi, Bruno Molinaro, Anna Maria Palumbo e la collaborazione di Orietta Lorenzini, che ha curato l’allestimento dell’esposizione e la redazione del catalogo. In particolare, osservando i lavori esposti si coglie il senso di un itinerario che propone, insieme agli autori contemporanei, una selezione di esperienze realizzate da quanti sono ormai scomparsi e hanno trasmesso alle giovani generazioni un patrimonio di testimonianze legate all’evoluzione del linguaggio e dei materiali utilizzati. In questa occasione, l’attenzione si focalizza sulle sculture di Umberto Mastroianni e Sandro Cherchi, di Mario Molinari e Piero Ducato, che hanno segnato alcuni momenti della cultura artistica del secondo Novecento insieme ai dipinti di Antonio Carena, Piero Ruggeri, Giacomo Soffiantino, Albino Galvano, Piero Martina, Pietro Morando e Francesco Menzio, Enrico Paulucci e Nicola Galante esponenti del Gruppo dei Sei di Torino. Una pittura estremamente controllata è, invece, quella di Nini Maccagno che in «La serie. Con Alice» manifesta una interiore visione del soggetto mutuata da riferimenti letterari. E dalle sue tecniche miste, l’indagine si sposta sulle incisioni di Mary Morgillo e le «Ortensie» di Sara Carbone, il fascino del Circo raccontato da Michele Baretta e «La Dora» di Pippo Bercetti, fino alle pregevoli vedute di Mario Lisa e ai disinvolti disegni di Massimo Quaglino. Vicino allo svizzero Jean Tinguely, uno degli artisti che hanno firmato il «Manifesto del nuovo realismo», si scoprono i «Fiori» di Ernesto Treccani, Teonesto Deabate, Mario Faraoni e Adriana Giorda, la lirica figura delineata da Fernando Eandi, l’espressionista Emilio Scarsi e il paesaggio cuneese di Carlo Sismonda. Proseguendo si giunge a una serie di «tavole» contrassegnate dalle intense tele di Pier Luigi Bovone, la «Periferia» di Roberto Bertola e le magiche atmosfere di Almerico Tomaselli che si affiancano alle «Bagnanti» di Tatiana Veremejenko in una sequenza che annovera, inoltre, l’armonia figurale e musicale di Serafino Delaurenti, il ritratto eseguito da Nello Cambursano e le composizioni di Paolo Derusticis e Alfredo Levo. In ogni caso, questi autori contribuiscono ad evidenziare il valore delle ricerche e sperimentazioni di un recente passato, mentre stabiliscono un immediato rapporto con i quadri materici di Romilda Suppo, il naturalismo di Maria Antonietta Prelle, Luciana Bey, Elsa Bava De Mattei, Bruno Fisanotti, Mario Gamero, Cesare e Febo Tubino. Alle grandi immagini surreali di Tullio Tulliach, si uniscono le incisioni di Giacinto Vittone, il simbolismo di Francesca Graziani Giovannini, i clowns di Oddino Gagliardi e la Venezia di Giuseppina Colonna Gamero. E, ancora, Luigi Alessandria, Vincenzo Albano, Egisto Bertolazzi, Resy Cattarin Cattaneo, Vincenzo Indelicato, Felice Malgaroli, Giovanni Ughetti e Lorenzelli. La rassegna si arricchisce e completa con le firme degli artisti attivi nell’ambito della cultura visiva contemporanea: da Viglieno Cossalino a Sergio Unia, da Araldo e Andrea Cavallera a Beppe Gallo, Giancarlo Gasparin, Claudio Giacone, Lia Laterza, Gabriella Malfatti, Mario Pich, Goffredo Radicati di Primeglio e Filippo Zuccarello. E, di sala in sala, l’itinerario si snoda attraverso i lavori di Valeria Carbone e gli acrilici di Sergio Vasco e Attilio Lauricella, le tele di Ezio Balliano, Bartolomeo Delpero, Leo Giampaolo e Nene Martelli, sino a Paolo Derusticis, Lea Ricci e Roberto Davico. Un lungo e poliedrico discorso che mette in relazione stili e tecniche diverse tra visionarietà surreale e figurazione tradizionale, pagine astratte e pregevoli opere di grafica seriale. Si tratta di un dialogo con gli aspetti dell’arte d’oggi che emerge dalla pittura di Maria Rosa Giovenale e il «Palcoscenico» di Flavio Falconi, di Greta Stella e i papaveri di Mariarosa Frigieri e Luisa Sartoris, Piero Balossino, Pierpaolo Bisio, Nicoletta Nava e Liana Galeotti Mazzoleni. Pur tenendo conto delle indicazioni sanitarie, l’esposizione scorre piacevolmente proponendo il costante impegno di Rita Scotellaro e Maria Pia Sassi Bologna, il pastello di Giorgio Cestari e Dora Paiano, Gabriella Muzio, Maria Ausiliatrice Laterza e la «Sinopia» di Clotilde Ceriana Mayneri, Anna Rosa Longo e il bronzo di Mariella Perino (di recente è stata pubblicata una sua monografia), Arcidiacono e Pierangelo e Sergio Devecchi. La correlazione che intercorre tra l’opera e il pubblico rivela l’essenza delle immagini di Claudio Selvo e Donato De Ieso, Elda Mantovani e il pascolo di Leonardo Vannella, Evangelina Rinaldi, Anna Cervellera, la campagna di Franco Pieri e le plastiche sculture di Claudia Sacerdote e Lisena Aresu. Vi è in questo serrato avvicendarsi di impressioni, di sottili emozioni, di cromatiche intuizioni, il clima di una rappresentazione scandita dalla Meridiana di Alfredo Negro e gli scorci di Bardonecchia di Luisa Porporato, l’acqua di Margherita Cravero e l’autoritratto di Franco Tomatis, gli acquerelli di Giuseppe Garau, Lidia Delloste, Delio Mainardi, Anna Borgarelli, Gian Pietro Farina e Giusy Garino. E, ancora, le delicate espressioni di Elio Pastore, Gianfranco Naretto, Carmela Vinciguerra, Ester Giummarra, Annamaria Giraudo, il ritratto di «Irene» di Emma Viora Zavattaro Ardizzi con accanto  «Chase» di Francesco Zavattaro Ardizzi, la grafica di Graziella Voghera e il «Nudo su fondo bleu» di Mariell Chirone Guglielminetti, la figura di Rosetta Vercellotti e la «Maternità» di Juan Sanmiguel con Marisa Manis, Anna Velliscig, Livio Pezzato. Con la nuova e interessante «Sezione Fotografica», si notano le esperienze di Marisa Di Bartolo e Paula Ciobano Mariut, Mariella Crosio e Tiziana Inversi («Madre terra»), il «cavaliere» di Giorgio Viotto e l’interno «sognando» di Giusy Uljanic. Con le stelle di Maria Rizzo, si ricorda il mondo animale di Susanna Micheletto e Luciana Pistone, Beny Giansiracusa, Anna Tulliach, Giampiero Actis, Andrea Tulliach, Natalia Alemanno, Loredana Zucca, Mercia Whitten e le preziose composizioni su vetro di Valter Massia e Anna Sciarrillo con una ironica figura di donna.

(A. Mis.)

Palazzina della Promotrice delle Belle Arti, viale B. Crivelli 11, orario:11-13/16-20,festivi:10,30-13,lunedì chiuso,tel.011/6692545, sino al 9 ottobre.  

 

IL LIBRO FOTOGRAFICO DI STEFANO STRANGES “QUELL’ANNO IN CUI… THE TIMES OF THE VIRUS” È IN DISTRIBUZIONE

La galleria Febo e Dafne presenta – giovedì 17 settembre 2020 dalle ore 15.00 alle 21.00 – le 200 copie numerate della prima edizione. Il progetto fotografico, presentato in anteprima a giugno dalla galleria, è nato in occasione del lockdown dovuto alla pandemia di Coronavirus. Febo e Dafne presenta – giovedì 17 settembre, dalle 15.00 alle 21.00, nei nuovi spazi di via Vanchiglia 16 – il libro fotografico di Stefano Stranges “Quell’anno in cui… The times of the virus”. Il progetto, in mostra in anteprima a giugno in occasione delle riaperture TAG, offre una visione partecipata sulla pandemia. Prendendo spunto dal reportage ripreso a Torino durante i giorni di lockdown, Stranges restituisce spunti di riflessione sulle molteplici reazioni a questo evento epocale. Di fronte all’inaspettata ed imponderabile dimensione in cui il covid-19 ha catapultato la società, il fotografo è partito da un’analisi introspettiva, alla ricerca di consapevolezza e conforto. Nell’osservazione delle reazioni degli altri individui ha trovato confronto, risposte, speranza e la voglia di riemergere. Nel caos si fa spazio uno scenario variegato che rivela gli aspetti più intimi delle persone, ma anche l’esigenza di sentirsi parte di una collettività.  Il libro, a giugno ancora in corso di pubblicazione, è stato proposto in prevendita in occasione della mostra e ha riscosso un numero eccezionale di prenotazioni. Finalmente pronto è disponibile per la consegna sia per coloro che lo hanno già prenotato che per eventuali nuovi interessati. Nei giorni successivi alla presentazione del 17 settembre, il libro sarà disponibile presso la galleria durante i consueti orari di apertura (dal martedì al venerdì: ore 15.00–19.00; sabato: ore 11.00-19.00) e sino ad esaurimento della tiratura numerata di 200 copie.  Così lo stesso Stranges racconta le motivazioni del progetto: “Il mestiere del reporter tende a portarmi lontano per raccontare storie e mostrare frammenti di vita. Questa volta la storia era sotto casa. Una storia di nuove barriere comunicative, di luoghi che si trasformano e di spazi che si convertono, di assenze e di nuove presenze: una storia di resistenza. Un lungo progetto fotografico, diviso in capitoli, un tributo all’essere umano che è stato protagonista di un fatto epocale che ha portato a fermare il tempo e i ritmi della quotidianità così come la conoscevamo. Dopo i primi giorni di lockdown, passati a osservare il mio spazio intimo e a riflettere su cosa stava accadendo all’interno dei 200 metri consentiti dalla legge, ho sentito la necessità di uscire dalle trasparenti mura per andare a documentare la vita che procedeva fuori da quello spazio, ma questa volta la storia era sotto casa. Una storia di nuove barriere comunicative, di luoghi che si trasformano e di spazi che si convertono, di assenze e di nuove presenze, una storia di resistenza. La relazione umana interrotta, ma anche quella che rinasce in un gesto di solidarietà, nonostante quella distanza obbligatoria che non permette una stretta di mano da parte di chi è riconoscente, o un ultimo saluto al proprio caro che è caduto in questa lotta. Perché quel limbo dove tempo e spazio si perdono e si respira il bivio tra la luce e il buio, è stato una trincea. E le sentinelle mascherate presenti in questa prima linea, erano anche sostituti dei loro affetti, uniche presenze viventi consentite, a parte quell’essere invisibile.”

Presentazione e consegna dal 17 settembre 2020, fino ad esaurimento copie

Galleria Febo e Dafne

via Vanchiglia 16 – interno cortile

10124 Torino

feboedafne@gmail.com

 orari: giovedì 17 settembre 2020 dalle ore 15.00 alle 21.00

altri giorni: dal martedì al venerdì / ore 15.00 – 19.00; sabato / ore 11.00 – 19.00  

 

MUSEO RISORGIMENTO: “TUTTI A ROMA! XX SETTEMBRE 1870 – 2020”, 150 ANNI DELLA BRECCIA DI PORTA PIA

Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano ricorda il 150° anniversario dell’ingresso in Roma delle truppe italiane con un lungo week-end di appuntamenti: un concerto nell’aula della Camera italiana, visite guidate tematiche e un’esposizione di tavole satiriche. «La Camera, udite le dichiarazioni del Ministero, confidando che, assicurata la dignità, il decoro e l’indipendenza del pontefice e la piena libertà della Chiesa, abbia luogo di concerto con la Francia l’applicazione del non intervento, e che Roma, capitale acclamata dall’opinione nazionale, sia congiunta all’Italia, passa all’ordine del giorno». A nove anni, cinque mesi e ventitré giorni dall’approvazione dello storico ordine del giorno presentato, proprio a Palazzo Carignano, dal deputato Carlo Bon Compagni nella seduta del 27 marzo 1861, l’idea di Roma finalmente italiana divenne realtà e la data del 20 settembre 1870 fu incastonata nell’architettura celebrativa dello Stato unitario. Nel 150° anniversario il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino ricorda lo storico evento domenica 20 settembre 2020 alle ore 17.30 organizzando un concerto nell’ Aula della Camera dei deputati del Regno d’Italia a Palazzo Carignano. Il programma musicale lega idealmente alcuni snodi decisivi della storia del Piemonte e di Torino – dal ducato di Savoia all’assedio del 1706, dal consolidamento settecentesco all’epopea risorgimentale – per concludersi con una fra le composizioni più celebri della musica descrittiva dell’800 italiano, La Breccia di Porta Pia di Davide Delle Cese (1856-1938). A eseguire il concerto una fra le migliori orchestre di fiati piemontesi, l’Arsnova Wind Orchestra che ha esplorato da diversi anni il repertorio risorgimentale, diretta da un grande nome della musica bandistica internazionale, il Maestro Fulvio Creux, già Direttore della Banda dell’Esercito. La durata del programma è di circa 40 minuti. L’iniziativa è realizzata con il sostegno del Centro Pannunzio di Torino. Arricchiscono l’evento la mostra “La satira racconta la Breccia di Porta Pia” e due visite guidate a tema in programma sabato 19 e domenica 20 settembre alle ore 16. Nella mostra è esposta una selezione di tavole satiriche provenienti da un’importante collezione del Museo. Con tratto arguto, straordinari artisti come Caronte, Adolfo Matarelli, Camillo Marietti, Dalsani evocano per immagini gli eventi che portarono alla Breccia di Porta Pia, fino al trasferimento della capitale a Roma e alla festa nazionale del XX settembre. Le visite guidate condurranno il pubblico a scoprire gli eventi che portarono al compimento dell’Unificazione italiana, dalla proclamazione del Regno alla Presa di Roma.

La visione della mostra e la partecipazione al concerto sono inclusi nel biglietto di ingresso al Museo. Le visite guidate hanno un costo aggiuntivo di 4 euro a persona.

Per tutte le iniziative è necessario prenotarsi telefonando al numero 011 5621147.

Tutte le info su www.museorisorgimentotorino.it

 

 

MONASTERO BORMIDA: “INCONTRARE LA FORMA”, MOSTRA DI SERGIO UNIA

Sergio Unia appartiene alla generazione del secondo Novecento, quella  che,  seguendo  le  tracce  dei  Maestri  –  Arturo  Martini, Marino  Marini,  Emilio  Greco,  Giacomo  Manzù  –  ha  perseguito con  tenacia  e  onestà  una  ricerca  linguistica  e  formale  fondata  sulla tradizione figurativa intesa come fedeltà al reale, ma intrisa di nuove e personali invenzioni plastiche. Il  racconto  plastico  di  Sergio  Unia,  che  denota  una  intrinseca  passione per l’esistenza umana, si è  concentrato sulla figura, sui gesti  quotidiani  privati  o  pubblici  e  il  suo  modo  di  plasmare  la  materia  riesce  a  dare  corpo  ai  dati  oggettivi  per  trasformarli  in  sinuose e plastiche forme immaginate e amate. La plastica continuità delle sue forme ci porta a pensare che le sue mani, dotate di una tenerissima energia, quando si muovono nell’atto di modellare la delicatezza del corpo e la sua leggera ed eterea soavità, lo fanno senza soluzione di continuità, non si interrompono mai, non tendono a fermarsi oppure a irrigidirsi nel plasmare la fluidità continua delle forme, soprattutto quelle femminili che meglio si prestano per la loro ricchezza di curve. L’impulso  espressivo  fa  si  che  la  perfezione  dell’immagine  non subisca inaridimenti tra le risoluzioni stilistiche adottate e concluse nell’immediatezza. Il  suo  raccontare  il  quotidiano  attraverso  attimi  e  momenti  fuggevoli, denota una grande capacità personale e una notevole abilità  con  cui  riesce  a  svolgere  e  tradurre  rapidamente  nella  modellazione dei suoi personaggi i valori anche nascosti come il calore del respiro e dei corpi, il ritmo vivo e dinamico dei loro gesti, l’eleganza delle posizioni, nei vari momenti e atteggiamenti della vita quotidiana. Nell’opera  si  fondono  contemporaneamente  scatto,  creatività,  dolcezza  e  vibrante  immediatezza  che  Unia  riesce  a  far  percepire  nonostante  l’impiego  di  un  materia  –  il  bronzo  –  freddo  e  rigido. Sono personaggi che offrono un’immagine emotiva e partecipe, mai generica e ambigua, dove ogni dettaglio resta definito e vero pur nella rapida esaltazione del tema. Ognuno di questi soggetti, ogni dettaglio e ogni oggetto, pur senza perdere la propria peculiarità, è trascinato dal fluente moto della scultura e diviene tutt’uno con essa, incorporato in una medesima sostanza espressiva. In Sergio Unia la tragedia è bandita, il dolore assente per assurgere ad  un’idealità  sensuale  e  ideale.  L’abbandono  ai  sensi,  all’estasi estatica ed estetica nasce da un’idea di bello che non si imbarazza né si compiace di citare l’antico. La poesia del vero è un traguardo del vedere, conquistato attraverso una  severa  disciplina.  Se  la  dimensione  del  silenzio  è  il  preludio dell’ascolto,  per  vedere  occorre  saper  guardare,  saper  entrare  in  sintonia con il mondo. E per Sergio Unia la poesia dell’arte figurativa è nella magia dei suoi gesti, antichi quanto l’uomo.

Rino Tacchella e Cinzia Tesio

 

RIVOLI: BAM, BIENNALE D ‘ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DEL PIEMONTE

Edizione 2020. Anni Zero : il decennio liquido

Casa del Conte Verde Rivoli settembre-ottobre 2020

La BAM – Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte ha una precisa finalità, in decisa controtendenza rispetto alla “biennalite” caratterizzante la scena artistica contemporanea nell’era della globalizzazione, che è quello di valorizzare l’arte e la creatività piemontese dal secondo dopoguerra ad oggi secondo un percorso che, ad ogni scadenza, si indirizza verso aree diverse di analisi storica e contenutistica. Dopo “Proposte artistiche in Piemonte 1996/2004” della sperimentale edizione del 2004, e “Arte in Piemonte 1975/1995” tema del 2006 e prima fase di reale consolidamento dell’iniziativa, ed il significativo intermezzo della “BAM on Tour 2007”, nel 2008 abbiamo approntato una manifestazione intitolata “Art Design”, che ha conosciuto un significativo corollario nell’estate 2009 con uno spettacolare allestimento presso il Castello di Racconigi che, unitamente alla presenza ad Artissima, ha sancito il lancio definitivo di una manifestazione nata per pura scommessa intellettuale e tramutatasi in un appuntamento importante nel folto panorama di iniziative artistiche che caratterizza Torino ed il Piemonte. Nel 2010 con “BAM Piemonte Project Grafik” , bissata con “BAM on Tour 2011” per la prima volta a Torino, abbiamo, con successo, privilegiato il rapporto tra l’arte e la grafica pubblicitaria ed industriale, ma anche il fumetto ed il neo pop. La quinta edizione della BAM si è svolta, dopo Verbania per le prime tre edizioni e Carmagnola per la quarta, a Chieri, in sedi prestigiose quali la Biblioteca e l’Imbiancheria del Vajro, ed anche nelle vetrine del centro cittadino, con il titolo “Contemporary Photobox 2012”, con l’ obiettivo di cogliere l’evoluzione di una linea stilistica legata all’uso delle tecnologie quindi fotografia, video ed immagine digitale. La “BAM on Tour 2013”, dedicata alla giovane fotografia piemontese, si è svolta presso l’NH Lingotto Tech. Con la sesta edizione, anticipata rispetto al consueto nel febbraio 2014 sempre presso l’Imbiancheria del Vajro, “BAM Piamonte Project 6 80”, dedicata a quel stimolante e controverso decennio, ed un allestimento coronato da un autentico e pieno successo, riteniamo che la BAM sia entrata definitivamente nell’eccellenza delle rassegne artistiche della nostra regione. Fatto certamente confermato dalla “BAM on Tour 2015”, che, in sintonia con le celebrazioni religiose svoltesi nel 2015 nella nostra regione, ha allestito una mostra in tema presso il  Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri, dal titolo “Il cuore sacro dell’arte. La dimensione spirituale nell’arte piemontese contemporanea”. L’edizione 2016, svoltasi nel Foyer delle Fonderie Teatrali Limone. a Moncalieri, ha affrontato un tema affascinante ma non facile per chi è costretto, come noi, a rapportarsi con budget ristretti, il rapporto tra arte e moda. La manifestazione, dal titolo “MODO. La moda dell’arte, l’arte nella moda”, ha avuto un esito assolutamente positivo. L’edizione 2017 della BAM on Tour, si è inoltrata, aggiornandolo nei contenuti,  in un tema già sviluppato con successo nel biennio 2008/2009, quello del legame tra arte e design, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica. Titolo “Contemporary Artdesign”. Luoghi divisi tra Moncalieri, Fonderie Teatrali Limone, e  Torino, con due importanti spazi privati come la galleria Panta Rei, e Interni Bonetti. L’ottava edizione della Biennale, per la prima volta nell’area metropolitana nord di Torino, presso gli ampi e bene attrezzati locali espositivi della Casa del Conte Verde in via Fratelli Piol 8 a Rivoli, ha affrontato un periodo controverso come gli anni Novanta con il titolo “Anni Novanta : il decennio delle illusioni”. La BAM On Tour 2019 è tornata presso le Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri sviluppando un tema estremamente attuale con una mostra dal titolo “Today Arte ed Ambiente”. Per la nona edizione della Biennale torniamo presso la Casa del Conte Verde andando a verificare quanto accaduto nel primo decennio del nuovo millennio, gli Anni Zero. Nella precedente “Anni Novanta : il decennio delle illusioni” il curatore Edoardo Di Mauro,   insieme al Direttore Artistico Riccardo Ghirardini, ha impostato una visione il più possibile esaustiva di quel periodo, da un punto di vista artistico, sottolineando, con costruttiva vis polemica, come quelli siano stati anni di qualità ed innovazione nella ricerca, ma di pari come queste doti siano state interdette, almeno temporaneamente, dai limiti di un sistema che implodeva su se stesso, generando negative conseguenze che viviamo a tutt’oggi, incapace di organizzare un coerente rinnovamento generazionale, dopo i fasti meritati di Arte Povera e Transavanguardia, adeguandosi ad uno status quo fatto di epigonismo e di passiva adesione ai canoni di una globalizzazione culturale che allora iniziava a manifestarsi, al contrario di quanto seppero fare altri paesi come Stati Uniti e Regno Unito. La fase successiva, che analizziamo con il titolo “Anni Zero : la dimensione liquida”, eredita dagli anni Novanta, oltre al persistente eclettismo stilistico iniziato già a metà degli Ottanta, la centralità del progresso tecnologico, ora finalmente concreto, e non in divenire come in precedenza, nei termini di una reale diffusione del web e della simultaneità comunicativa. Questo permette, in ambito italiano, la cessazione di quei perniciosi fenomeni di censura tramite cui un certo sistema riuscì ad interdire tutta una serie di operatori artistici e critici negandogli la visibilità, quindi l’esistenza mediatica, e garantisce una maggiore pluralismo e divulgazione di fenomeni in atto, od accaduti nel passato recente. Questa accelerazione tecnologica porta ad una socialità “liquida”, per mediare un noto termine del sociologo Zygmunt Bauman, probabilmente abusato come capita alle intuizioni azzeccate, in cui la dimensione comunitaria ed il concetto moderno di stato si disgregano sullo sfondo della globalizzazione, e l’unica certezza è data da una condizione di continuo apparente cambiamento dove prevale l’individualismo e, per dirla con l’autore,  l’incertezza è l’unica certezza. Anche dal punto di vista artistico si vive in una dimensione di eterno presente in cui l’unica concreta possibilità è data dalla maggiore facilità di rilettura di quanto in passato non è stato pienamente compreso, ma dove appare arduo guardare al futuro, per costruire un autentico rinnovamento. Dopo l’11 settembre, evento che ha squarciato il velo tra reale e virtuale, il termine post moderno perde in parte d’attualità e si inizia a parlare di neo contemporaneità; della necessità, ad oggi non concretizzata, di passare dalla condizione liquida dell’eterno presente ad una dimensione di progettualità futura e ad una riscoperta dell’etica, esigenze che la scarsa tollerabilità di un mercato basato sulla finanza speculativa potrebbe accelerare. Lo scenario si manifesta come ormai del tutto globalizzato; si moltiplicano eventi, fiere e biennali, Cina, Russia ed India entrano in forze nel sistema, la bolla speculativa ed il denaro facile in possesso degli oligarchi internazionali conducono a valutazioni assolutamente impensabili in precedenza. Da un punto di vista stilistico nel decennio d’esordio del nuovo millennio si intravede la possibilità di una “terza via” al di là di una improbabile volontà di restaurazione di una classicità statica o di un totale annullamento dell’arte nel reale e nella comunicazione : un atteggiamento che, pur partecipando alle vicende del quotidiano, interviene su di esse per gettarvi verità, resistendo al conformismo ed alla massificazione dell’opera per restituire all’arte grandezza progettuale e dignità estetica. Lo scenario del Piemonte, in particolare di Torino, segna, dopo i Novanta “decennio delle illusioni”, una sorta di consolidamento del sistema, anche nella convinzione che le scelte imposte negli anni precedenti sullo sfondo di quanto avveniva nel resto d’Italia, hanno determinato, piaccia o meno, un equilibrio difficile da scalfire in tempi brevi pena cadere nel velleitarismo. Quindi, anche i molti operatori in disaccordo approfittano del mutato clima frutto dell’allargamento delle possibilità comunicative e divulgative, per costruirsi i propri spazi di manovra. Torino si caratterizza per un’ampia offerta di proposte, istituzionali ed alternative, migliora la sua immagine con una riqualificazione soprattutto degli edifici del centro e , grazie alla pubblicità fornita dalle Olimpiadi Invernali del 2006, si fregia del titolo, un po’ enfatizzato ma in quegli anni giustificato soprattutto dalla crisi di proposta di molti altri centri italiani, che nei successivi anni Dieci recupereranno terreno, di “capitale dell’arte contemporanea”.

Le vicende del decennio saranno divulgate con ampiezza di particolari dal curatore Edoardo Di Mauro nel saggio in catalogo.

Artisti invitati  :

Angelo Barile, Pierluigi Fresia,  Sophie Anne Herin, Ernesto Morales, Octavio Floreal, Cinzia Ceccarelli, Massimo Spada, Cornelia Badelita,  The Bounty Kill Art, Guido Bagini, Silvia Fubini, Roberta Toscano, Daniele D’Antonio, Gianni Gianasso, Max Petrone, Domenico Piccolo, Walter Vallini, Tea Giobbio, Riccardo Ghirardini, Carlo Gloria, Luciano Gaglio, Matteo Ceccarelli, Diego Pomarico, Carlo Galfione, Alberto Castelli,  Antonio Mascia, Maria Bruno Sisterflash, Miki Wubik, Bostik, Gianluca Nibbi, Roberta Fanti, Chen Li, Laura Valle, Carlo D’Oria, Diego Scroppo, Sarah Bowyer,  Francesca Sibona, Francesca Renolfi,Claudio Cravero, Alessandro Fabbris, Dario Colombo, Stefania Di Marco.

 

 

MONDOVI’, MUSEO DELLA CERAMICA: OMAGGIO A MARCO LEVI CON LA MOSTRA “IL LIBRO DELLO SPLENDORE. MONOTIPI E ACQUERELLI” DI FILIPPO DI SAMBUY

Giovedì 17 settembre ore 18

Inaugurazione della mostra

“Il libro dello splendore (Zohar), monotipi e acquerelli”, è il titolo della mostra promossa dalla Fondazione Museo della Ceramica di Mondovi, che inaugurerà il 17 settembre prossimo (ore 18) nelle sale del Museo della Ceramica. Vi sono esposte 18 opere fra acquerelli e monotipi, oltre a un dipinto, eseguiti dall’artista Filippo di Sambuy e scelti dalla Fondazione per una mostra in ricordo di Marco Levi, ideatore e promotore del Museo, cui ha donato la sua importante collezione di ceramiche. In occasione dell’apertura della mostra, che è stata curata da Ermanno Tedeschi, insieme al catalogo edito da Silvio Zamorani, verrà anche inaugurato il percorso di ingresso rinnovato e la nuova targa in ceramica del Museo, ideata da Ilaria Bossa con lo studio Manfredi di Mondovì, a cui è anche dovuta la concezione del portone. Targa e Museo saranno dedicati a Ettore e Marco Levi. La rassegna fa parte degli eventi del decennale del Museo e in occasione dell’inaugurazione sarà possibile visitare la piccola e preziosa sinagoga di Mondovì, tramite visite guidate per piccoli gruppi su prenotazione.  “Sono certo che la Mostra su “Il Libro dello Splendore” (Sefer ha -Zoar) avrebbe fatto particolare piacere a mio Zio Marco Levi, ideatore e fondatore della Fondazione del Museo della Ceramica, purtroppo mancato prima di vederlo nascere – scrive Guido Neppi Modona, Presidente onorario Fondazione Museo della Ceramica di Mondovì –. Questa mostra dedicata a Marco Levi e istituita nel Museo a Lui intitolato suona quindi come un doveroso riconoscimento della Sua funzione, meno conosciuta ma coltivata per tutta la Sua vita, di divulgatore della cultura e della religione ebraica”. Le opere esposte rappresentano, in modo immaginario, alcuni concetti e frasi dello Zohar (Libro dello Splendore), opera, scritta parte in ebraico, parte in aramaico, che assume la forma di un commento mistico e allegorico al Pentateuco. “Filippo Sambuy, artista eclettico e di spessore culturale – afferma Ermanno Tedeschi – da alcuni anni ha deciso di studiare la dottrina ebraica, cercando di interpretarla attraverso le sue opere nel rispetto totale della tradizione, che impone forti limiti all’uso dell’immagine”. L’artista torinese, affascinato dalla ricchezza della Qabbalah e dello Zohar, ha compiuto approfonditi studi, avvalendosi anche della consulenza di alcuni Rabbini, che hanno avuto modo di vedere e analizzare i suoi lavori. “Il percorso non è stato semplice – prosegue Tedeschi – data la delicatezza della materia e la sua non facile comprensibilità. Il rapporto tra culture diverse è da anni al centro della ricerca artistica di Filippo di Sambuy che offre una chiave pacificatrice che solo la pittura può comunicarci”. “Gli acquerelli, le carte preparatorie e i quadri di Sambuy – conclude Tedeschi – emanano una autentica luce di splendore attraverso i colori e le forme, che riprendono concettualmente in modo delicato e ineccepibile lo spirito dello Zohar. Questa mostra è sicuramente il modo migliore per rendere omaggio a Marco Levi. Ultimo ebreo della plurisecolare comunità ebraica di Mondovì, riuscì non solo a trasformare l’importante esperienza industriale e artistica della ceramica monregalese nell’attuale prestigioso museo, ma soprattutto lasciò a Mondovì il ricordo di un imprenditore illuminato da straordinaria generosità e saggezza”.

L’opera di Filippo di Sambuy, “Il libro dello Splendore” ­- scrive Andreina Galleani d’Agliano, Presidente, Fondazione Museo della Ceramica di Mondovi – comprende 18 opere, 9 acquerelli e 9 monotipi e costituisce, con la sua delicata, luminosa e contemporaneamente deferente interpretazione dello Zohar, uno splendido omaggio a Marco Levi, completando un itinerario già affrontato nel 2013 dalla Direttrice Christiana Fissore, che aveva voluto onorare la matrice ebraica del museo con una mostra dedicata ai candelabri a nove bracci che si accendono in occasione della festività ebraica di Hanukkah”.

La mostra, aperta negli abituali orari del Museo (venerdì e sabato: 15-18; domenica: 10-18), sarà visitabile fino al 5 novembre 2020.

La mostra è realizzata con il patrocinio del Comune di Mondovì e della Regione Piemonte, promossa dalla Fondazione Museo della Ceramica di Mondovì ed ha il sostegno della “Fondazione Compagnia di San Paolo” e della “Fondazione CRC”.

 

 

 

 

MOSTRA “ALMA ZOPPEGNI SEGNI DI LUCE, LUIGI FARINA IL PENSIERO DELLE MANI”

A cura di Pino Mantovani

Sale espositive della Fondazione Giorgio Amendola e dell’Associazione Lucana in Piemonte Carlo Levi

via Tollegno 52, Torino

Inaugurazione 18 settembre 2020, ore 17

nel giardino antistante la Fondazione e con ingresso subordinato alle norme vigenti

la mostra resterà aperta fino al 25 ottobre 2020

lunedì-venerdì 10-12 • 15:30-19, sabato 10-12:30

sabato pomeriggio e domenica visite guidate

su prenotazione: 011 2482970 – 348 2211208

Cataloghi in mostra

Alma Zoppegni e Luigi Farina sono due artisti di assai diversa provenienza che hanno completato il percorso formativo all’Accademia Albertina di Torino rispettivamente nella scuola di Pittura di Sergio Saroni e Mario Davico e in quella di Scultura di Sandro Cherchi e Pietro Lorenzoni. Nell’arco degli anni Settanta, in coincidenza con l’affermazione del poverismo in ambito torinese, si pongono con diversi atteggiamenti, strumenti, intelligenza e sensibilità oltre la stagione post-informale, in consapevole posizione alternativa rispetto alla concettualità, al neo dadaismo e alla pop. Entrambi caratterizzati da introversione e rigore operativo che si traduce in atteggiamento analitico nell’elaborazione testuale e materica, superano ogni condizionamento ambientale travalicando l’alternativa tra astrazione e figurazione. Un viaggio in parallelo, uniti dalla stessa tensione emotiva e dalla ricerca di leggerezza tra luce e materia, proiettati nel futuro attraverso lo scavo in profondità alla ricerca delle proprie memorie storiche, dei simboli ancestrali e dei segni archetipici. Fondamentale è per loro la necessità di sperimentare nuove forme, accogliendo suggerimenti della natura psichica e materiale e mettendoli a confronto con i procedimenti operativi: togliere o mettere, scavare o incidere, depositare o plasmare. Ritmo e armonia al servizio della bellezza, come valore e come etica, stile di vita e appagamento estetico, da raggiungere mediante una continua applicazione alla ricerca dell’identità del sé e del senso dell’esistenza. L’ampiezza articolata dello spazio espositivo consente ai due artisti, che sulla separatezza e il dialogo hanno costruito le proprie storie, di documentare in forma pressoché antologica un lavoro di oltre un decennio segnando incroci e divaricazioni. Sull’autonomia puntano i cataloghi distinti, con una presentazione comune di Pino Mantovani e interventi critici specifici di Alexandra Wetzel e Armando Audoli. “Non c’è soggetto nei lavori di Alma Zoppegni, non ci sono ‘cose’. Solo luce. È la luce dello spettro visibile, che non si spande in raggi, prende invece forma in un’infinità di particelle che si addensano e si dilatano, affiorano e svaniscono, solcano, trapassano e si infrangono. Nella fisica sono i fotoni a determinare la propagazione dei fenomeni nel campo elettromagnetico,rendendoli percettibili e dunque ‘reali’. […] Alma  Zoppegni dà corpo ai fotoni, li converte in segno e materia preservandone le caratteristiche. Il segno è strutturato in un sistema di grafemi, la materia si realizza nei pigmenti. Moltiplicandosi, alternandosi e rinforzandosi vicendevolmente, i due poli compongono immagini invariabili di fenomenale precarietà. Il dualismo è presente anche nella scelta del supporto – rigido o morbido – e del metodo – sottrazione o addizione –, ma in tal caso le coppie alleate s’intersecano: una dura superficie in gesso o in metallo (ottone o rame) viene scalfita dal bulino mentre colore e linea si posano dolcemente sulle tele di juta e di lino o sulle veline sovrapposte e penetrano per gradi nella profondità della carta. […] In tutte le sue espressioni, la ricerca di Alma Zoppegni tradisce sempre il suo desiderio, anzi, il suo assoluto bisogno di trovare la struttura della realtà. Per documentare i moti del cosmo, l’artista ne riproduce i meccanismi. Il corpo contiene tutto lo spazio e si fa luogo d’azione, l’energia si libera nel ritmo del gesto regolare, che rende visibile,illumina, fa affiorare per un attimo ciò che ancora non è nemmeno stato immaginato.” (A. W.)

“Nel sistema estetico di Farina è implicito un ethos del fare, un ispirato sentimento normativo del lavoro “ben fatto”. Egli ci conduce per mano nel controtempo di un’anti-storia, che si pone al di là di ogni possibile conflitto dialettico tra arte e artigianato, tra ideazione concettuale ed esecuzione manuale. Il conflitto è superato ab origine, nel momento in cui l’artefice scavalca i limiti forzati della logica dualistica per andare altrove. E andare altrove, per Farina, vuol dire innanzitutto regredire. Tutto il suo lavoro è un regressus al primitivo, un eterno ritorno a un primevo spazio atemporale dove l’uomo – depositario di una sapienza recondita delle dita – è integralmente “ fabbricatore”. […]  L’opera – forma in divenire, frammento di una realtà mutevole – non è altro che se stessa. Complessa perfino nelle sue espressioni più semplici, […]. Un ulteriore nodo sciolto ab origine da Farina è l’abrogazione della figura umana: le sue sculture intonano una nascosta inclinazione dell’anima e si dispongono nello spazio in maniera tale che ci si riconosca nella loro dimansione spirituale, non fisica. La scultura, insomma, è una tensione primordiale dello spirito, non una rappresentazione della nostra figura e tantomeno un racconto della nostra individualità. Farina, scultore pitagorico, non è un narratore convenzionale: i suoi volumi e le sue geometrie  sono piuttosto lacerti lirici di un remoto idioma contadino, suggestioni timbriche osche, musiche inudite.” (A. A.)

 

MUSEI REALI: INCĒNSUM: SUGGESTIONI DALLA TERRA DELL’OMAN

Per Fumum è alla sua terza edizione. Quest’anno la rassegna si apre con la mostra INCĒNSUM, che è stata inaugurata giovedì 10 settembre ai Musei Reali, nello Spazio Passerella del Museo di Antichità. La mostra sarà visitabile fino al 10 gennaio 2021 con accesso da Piazzetta Reale 1, ogni venerdì dalle 10 alle 13, sabato e domenica dalle 14 alle 17 (ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali).

“L’evento Per Fumum da tre anni a questa parte è diventato un punto di riferimento per tutti coloro che coltivano la passione o si avvicinano interessati al tema del profumo. Fare cultura dell’olfatto e farsi promotori di disseminazione culturale ancora oggi in Italia, è un tema complesso. La pandemia, purtroppo, ha acuito alcune criticità. Tuttavia la grande forza e la determinazione di tutti i soggetti coinvolti in questo progetto ha permesso di superare brillantemente questo momento e di portare a termine un lavoro iniziato più di un anno fa. Condividere con il nostro pubblico e, soprattutto, donare alla nostra Città questa mostra interamente finanziata dalla nostra associazione è e sarà la soddisfazione più grande”, osserva Roberta Conzato, Presidente dell’Associazione Per Fumum.

LA MOSTRA INCĒNSUM

La mostra Incēnsum ospita come special guest una materia prima meravigliosa ed estremamente evocativa, il franchincenso o lacrime degli Dei. Cristalli lattiginosi con sfumature verdi che ancora oggi sono estratti e lavorati in quello che gli esploratori definivano un mondo a parte, il Sultanato dell’Oman. Più precisamente è nella regione del Dhofar che troviamo la Valle dell’Incenso, un luogo straordinario in cui crescono numerosi alberi di Boswellia sacra. L’aria profuma di buono nei mercati di Muscat o Salalah, ed è facile perdersi, annusando tra sacchi pieni di incenso, di mirra, di oud e naturalmente di franchincenso. L’Oman vanta inoltre un’altra produzione preziosa, quella dell’Attar o Acqua di rose che si ricava dalla distillazione dei petali di rosa damascena, così denominata perché originaria di Damasco, coltivata sulla “montagna del miele e delle rose” esattamente nei giardini del Jahal Akhdar. Il Sultanato è un territorio meraviglioso che vale ben più di un viaggio.

Venerdì 18 settembre

PROMENADE OLFATTIVA PER LA CITTÀ

Dalle ore 11 alle ore 20 le profumerie e le boutique più esclusive di Torino, capitale europea della profumeria artistica, aprono le porte agli appassionati, ai curiosi e agli esperti del settore con eventi, nei quali potranno incontrare “nasi”, direttori creativi o scoprire nuove fragranze in anteprima, per un’esperienza olfattiva unica. Possibile consultare i negozi che hanno aderito sul sito www.perfumumtorino.com.

CONFERENZE E LABORATORI AI MUSEI REALI

Sala Conferenze del Museo di Antichità, Corso Regina Margherita 105, Torino

Sabato 19 settembre

ore 10,30

LA GRAMMATICA DEI PROFUMI. Conferenza a cura di Giorgia Martone, modera Roberta Conzato. L’olfatto è il regno impalpabile dell’immaginazione, i profumi sono le porte per arrivarvi. Giorgia ci condurrà alla scoperta olfattiva di legni, resine, radici e balsami ambrati.

Ore 15,30

INCĒNSUM. Le antiche vie dei mercanti e delle spezie. Conferenza a cura di Silvana Cincotti, curatrice scientifica della mostra Incēnsum, Jamal Al Moosawi, Direttore Generale delle collezioni museali del National Museum di Mascate, Roberta Conzato e François Dadah in cui ripercorrere la storia della Via dell’Incenso in un itinerario attraverso il tempo, la geografia, la storia e la cultura dell’olfatto. Il pubblico avrà la possibilità di immergersi in un’esperienza olfattiva in cui il protagonista è il franchincenso, materia prima di cui il Sultanato dell’Oman è ancora oggi il maggior produttore al mondo.

Domenica 20 settembre

ore 10,30

GRASSE EXPERTISE Alla scoperta di un ecosistema unico, il territorio di Grasse. Conferenza a cura di Claire Lonvaud e Genevieve Juge. L’associazione, che raggruppa importanti aziende del settore, illustrerà come è nato l’ecosistema del territorio di Grasse dal punto di vista storico, della produzione delle materie prime e del marketing e quali possano essere le vie di formazione per aspiranti profumieri.

Ore 14,30

WEB GARDEN

Anna Chiusano, insieme al fotografo Marco Beck Peccoz, ci presenterà il suo blog, accompagnandoci in una passeggiata tanto virtuale quanto sensoriale, attraverso parchi e giardini segreti.

Ore 15,00

IL CHINOTTO, UNA STORIA TUTTA DA GUSTARE Conferenza-laboratorio a cura di Carla Lertola e Marco Abaton. Il Citrus myrtifolia approda dalla Cina al territorio ligure nel Cinquecento, grazie a un navigatore savonese. Le sue molteplici proprietà verranno raccontate attraverso una degustazione olfattiva multisensoriale, grazie ai fondatori dell’associazione che ne preserva la produzione, oggi presidio SlowFood. Interverrà lo chef Christian Mandura.

La partecipazione alle conferenze è gratuita fino ad esaurimento posti. Per ulteriori informazioni consultare il sito https://www.perfumumtorino.com e la pagina FB https://www.facebook.com/perfumumtorino/.

Per i laboratori è necessaria la prenotazione scrivendo a info@perfumumtorino.com.

 

CAMERA, LA NUOVA MOSTRA: PAOLO VENTURA. CAROUSEL

17 settembre – 8 dicembre 2020

si entra nel vivo dell’allestimento con cui CAMERA si trasformerà in un grande “studio d’artista”, una fucina di creatività in cui poter ripercorrere la carriera artistica di Ventura. Un viaggio che sarà anche un racconto. Le sale del museo per la mostra Paolo Ventura. Carousel – che apre al pubblico il 17 settembre – si trasformeranno, infatti, in una vera e propria messa in scena di tutti i temi più frequenti della sua poetica, fra i quali spiccano quello del doppio e della finzione, e diventeranno un vero e proprio ingresso nell’officina dove nascono e si compongono le storie elaborate dall’artista, anche grazie all’allestimento di alcuni degli elementi che concorrono alla loro realizzazione come disegni, modellini, scenografie, maschere di cartapesta e costumi teatrali. Un viaggio all’interno dei temi e delle modalità espressive predilette da Ventura, rappresentante di una fotografia volutamente narrativa: non a caso, i testi che accompagneranno questo percorso saranno stesi e scritti direttamente dall’artista, che diviene la voce narrante della mostra.

 

TORINO, LA VENERE DEGLI STRACCI DI PISTOLETTO APPRODA ALLA FABBRICA DELLE E

Nel suo percorso itinerante la Venere degli Stracci, opera di Michelangelo Pistoletto, grazie alla collaborazione con il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Cittadellarte – Fondazione Pistoletto è approdata alla Fabbrica delle E. Mercoledì 16 settembre apertura ufficiale dell’esposizione con il dialogo tra Michelangelo Pistoletto e il presidente del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, sul Valore dell’arte nell’incontro con l’altro. Introduce Anna Pironti. Ingressi limitati per le misure anti-Covid. Diretta streaming sul canale Facebook @GruppoAbele Onlus. «Nella Venere degli stracci io vedo una provocazione politica. Provocazione forte perché in quest’epoca le povertà sono cresciute a dismisura, hanno toccato livelli mai visti nella storia. E gran parte dell’umanità vive da “stracciona”, privata di dignità, di lavoro, di libertà. In quegli stracci io vedo le moltitudini dei migranti, dei rifugiati, degli esclusi. Persone che in questa “Fabbrica” del Gruppo Abele sono di casa». Con queste parole, il fondatore dell’associazione Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, riassume le motivazioni per cui l’opera La Venere degli Stracci, – ideata nel 1967 da Michelangelo Pistoletto e in grado di attraversare le epoche e la Storia reinterpretandole – è approdata nella “casa” del Gruppo Abele, la Fabbrica delle E, con sede in corso Trapani 91/b a Torino: uno spazio che costruisce reti, relazioni, scambi e incontri, in cui la bellezza e l’arte si incrociano con le storie di uomini e donne, bambini e adulti, italiani e migranti.  Proprio per questo è luogo ideale per ospitare la Venere itinerante in luoghi di frontiera e di accoglienza delle sofferenze umane, ma anche animati da speranze e segnali di futuro. Il progetto è reso possibile dalla collaborazione del Gruppo Abele con il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli, che da tempo condivide con Michelangelo Pistoletto, Cittadellarte e la Rete Ambasciatori Terzo Paradiso un percorso culturale e di ricerca, volto a superare i confini tra arte e vita – attitudine che accompagna Pistoletto da sempre. In particolare la Venere degli stracci – opera simbolo dell’Arte Povera e icona della cultura di consumo contemporanea – negli ultimi anni è già stata accolta in luoghi simbolo di emergenza sociale, come l’Isola di Lampedusa, il MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Roma, la città di Ventimiglia con il complesso delle Gianchette. «Vedo in quella Venere – prosegue don Ciotti – la bellezza che potrebbe sorgere se fossimo in grado di accoglierli, di ospitarli come fratelli in una società giusta e solidale. Imparando a riconoscere gli altri non solo fuori e attorno a noi, ma dentro di noi. Sentendo sulla nostra pelle le loro ferite e le loro speranze». Anna Pironti, Responsabile Capo del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli, afferma «Già sul finire degli anni ‘60, la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto apriva a una diversa prospettiva artistica, creativa ma anche politica. La Venere, rinunciando ad esibire il suo primato estetico, proponeva una nuova visione dell’arte, della vita e della responsabilità sociale, connessa alle pratiche artistiche. Dopo mezzo secolo l’opera mantiene inalterata la sua grandezza, l’aderenza al termine contemporaneo, l’adesione al contesto sociale e alla storia: tutto questo può essere inteso come il prodotto autentico dell’Arte Contemporanea». La Venere degli Stracci resterà alla Fabbrica delle E fino alla fine di dicembre, con un ricco calendario di incontri e iniziative.

L’evento è condiviso con Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e Rete Ambasciatori

Terzo Paradiso.

La sala è sold out, ma si potrà seguire l’iniziativa in streaming sul canale Facebook @GruppoAbele Onlus

 

BIELLA, MOSTRA DELLA PITTRICE MARIELLA CALVANO

SABATO 19 SETTEMBRE alle ore 16.30 si terrà presso il MUSEO DEL TERRITORIO BIELLESE ,con il patrocinio del Comune di Biella, l’inaugurazione della mostra personale della pittrice MARIELLA CALVANO dal tema ” 50 anni di pittura – DAL SEGNO ALLA LUCE”, testo critico e presentazione di Angelo Mistrangelo. La mostra, allestita nelle tre sale al piano terra del Chiostro, comprende una quarantina di opere significative dell’attività pittorica dell’artista dagli anni Settanta ad oggi. La mostra sarà aperta al pubblico da domenica 20 settembre a domenica 18 ottobre, con il seguente orario da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 18.30 . domenica dalle 10.30 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30.

 

 

 

 

ALMESE, MOSTRA FOTOGRAFICA “IL CAMMINO DEL CIELO – LE VIE FRANCIGENE DEL PIEMONTE”

Il Ricetto per l’Arte di Almese ha inaugurato, sabato 12 settembre, la mostra fotografica Il Cammino del Cielo – Le Vie Francigene del Piemonte. L’esposizione realizzata con il Patrocinio della Regione Piemonte e dell’Unione Montana Valle Susa continua il programma espositivo delle mostre realizzate lo scorso anno con artisti di fama nazionale e internazionale: Antonio Carena, Dario Lanzardo, Claudio Giacone, Eugenio Comencini, Ivo Bonino, Gabriel e Leonardo Girardi che  hanno dato nuovo lustro alla struttura Medioevale. La mostra fotografica Il Cammino del Cielo – Le Vie Francigene del Piemonte dedicata a Claudio Bussolino, dirigente della Regione Piemonte e grande viaggiatore scomparso nel mese di Dicembre 2019 in Cambogia dove risiedeva da anni, mira a far conoscere la storia e la riscoperta del territorio valsusino da ripercorrere a piedi o in bicicletta, le antiche strade della Via Francigena: una Regione in grado di accogliere i turisti con le sue eccellenze naturalistiche, storiche, artistiche, culturali, di cui il Ricetto con la sua Torre Medioevale ne è testimonianza. L’esposizione è a cura dell’Associazione Il Terzo Occhio photography composta dai fotografi Valerio Bianco, Franco Bussolino, Marco Corongi, Emilio Ingenito, Giorgio Veronesi e Pier Paolo Viola  ha come oggetto dell’indagine fotografica l’area piemontese che viene attraversata dalle Vie Francigene.    I sei fotografi autori del progetto hanno ripercorso queste strade con l’occhio del moderno viaggiatore, evitando di darne una rappresentazione troppo enciclopedica o didascalica. Ognuno di loro ha voluto reinterpretare il “cammino” seguendo le proprie inclinazioni e sensibilità. Sono sei sguardi che nell’originalità della visione, ci restituiscono una rappresentazione a 360° di un percorso fatto di tradizione, fede, arte e natura, che nel tratto piemontese si è arricchito nel corso dei secoli di magnifici luoghi di culto inseriti in contesti paesaggistici tra i più belli d’Italia, la Sacra di San Michele con il Monte Pirchiriano in primis. Ombretta Bertolo Sindaco di Almese e vice presidente dell’Unione Montana Valle Susa dichiara: “ Tanto l’impegno in questi anni da parte di tutti i Comuni dell’Unione Montana Valle Susa di cui anche Almese fa parte per far conoscere e apprezzare il nostro territorio. Una mostra, questa, fortemente voluta a supportare il lavoro svolto e i progetti futuri legati alla Via Francigena della nostra Valle che sono prioritari per lo sviluppo culturale-turistico, che punta molto anche sui prodotti locali quali il vino Baratuciat, l’olio Evo e le cipolle di Rivera” Virna Suppo presidente dell’Associazione Culturale Cumalè dice “Il Ricetto per l’Arte ospitando la mostra sulle Vie Francigene del Piemonte dà una nuova spinta al progetto che ha coinvolto tutta la Comunità nell’impegno per valorizzare e far conoscere le risorse e le peculiarità di un territorio ricco di bellezze naturali”. Molto soddisfatto il direttore artistico del Ricetto per l’Arte Giuseppe Misuraca: “Il sogno dell’Agorà della Bassa Valle di Susa si sta concretizzato ancora di più grazie a questa importante mostra realizzata insieme alla Regione Piemonte che dà un grande valore aggiunto alla storia e alla riscoperta del nostro territorio e amplia ancora di più il progetto artistico-culturale del Ricetto per l’Arte. La sede del Ricetto che si trova sulla Via Francigena della Valsusa – Moncenisio è il luogo ideale per accogliere questa mostra”.  La mostra che si compone di 65 immagini è visitabile fino al 04 ottobre seguendole linee guida Covid-19 con i seguenti orari: sabato dalle 15.30 alle 18.00, domenica dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.00; in settimana il Ricetto è aperto per diverse attività e la mostra è visibile su prenotazione.

Nell’anno 990 l’arcivescovo Sigerico di Canterbury giunge a Roma per ricevere l’investitura da papa Giovanni XV. Sulla strada del ritorno Sigerico tiene un diario, dove annota giorno dopo giorno le tappe di questo viaggio. Nasce il primo documento ufficiale che visualizza sul territorio quella che sarà chiamata “Via Francigena” (ma anche Via Francisca, Romea o Iter Sancti Petri). Il percorso descritto da Sigerico dopo Vercelli prende la direzione della Valle d’Aosta sulla direttrice della Serra Morenica che da Santhià giunge ad Ivrea, per poi arrivare ad Aosta e da qui al valico del Gran San Bernardo. In seguito altri documenti medievali del XIII secolo, trattando dei percorsi seguiti dai grandi pellegrinaggi, fanno riferimento ai valichi del Moncenisio o del Monginevro: quindi un percorso che conduce a Torino attraverso la Valle di Susa e poi a Vercelli, con un itinerario inizialmente parallelo a quello del Po fino a Trino, mentre a Chivasso un altro percorso si dipartiva verso Livorno Ferraris, per poi pervenire a Santhià, dove si riuniva al ramo della Francigena proveniente dal passo del Gran San Bernardo.

Il Terzo Occhio photography , nasce nel 1995 come gruppo di ricerca e di seguito diventa  Associazione Culturale Artistica Fotografica, grazie alla comune collaborazione di alcuni fotografi dell’area metropolitana torinese. In oltre 20 anni ha prodotto  diversi progetti fotografici realizzati in proprio  o commissionati da enti territoriali: Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Torino, Fondazione italiana per la Fotografia, e altri soggetti privati. La loro ricerca ha spaziato nei diversi ambiti della fotografia: tematiche concettuali con lavori che hanno indagato il rapporto tra uomo e televisione, con tutte le contraddizioni della video dipendenza o la positività  dell’atto del leggere come momento di crescita culturale, ma anche l’interpretazione personale dei fotografi del concetto di memoria. Altre ricerche sono andate  verso il filone della fotografia che racconta aspetti del territorio, a volte urbano o più orientato verso il paesaggio. Nel 2001, su incarico della Fondazione italiana per la fotografia, ha realizzato un reportage  sugli abitanti di Torino, riprendendo il filone della “Street Photography” continuato anche nei loro lavori successivi. Il Terzo Occhio photography ha realizzato diverse pubblicazioni e mostre in Torino, Milano, Genova, Bologna, Padova, Cuneo, Alessandria, Vercelli, Ivrea, Sassocorvaro, Spoleto, Carmagnola, Racconigi, Foiano della Chiana, Ventimiglia, Ivrea, Santhià e all’estero Lille(F), Berlino (D) e Nice (F).

La sede espositiva, il Ricetto per l’Arte un piccolo borgo all’imbocco della Valle di Susa, situato sulla destra orografica del fiume Dora e parte del percorso della via Francigena, una Valle che fin dall’antichità è stata tra le aree privilegiate per il collegamento dell’Italia con l’oltralpe, grazie ai colli del Monginevro e del Moncenisio.

S.Mauro situato nel territorio della città di Almese, circondato dai monti, il Musiné, il Monte Curt, la cima di Roccasella, mete di camminatori e amanti della natura incontaminata, un luogo dove il cielo e la terra si sfiorano, come nell’immaginario di ogni sognatore.

Una terra contadina che dona frutti preziosi come le uve per produrre un vino da un antico vitigno come il Baratuciat, o le cipolle che nei giorni di festa con un’ antica ricetta si degustano ripiene di carne o dolci.

Passeggiando nel piccolo borgo viene spontaneo innalzare gli occhi per osservare la magnificenza della Torre Medievale, che con i suo 26 m è la più alta ancora esistente in tutta la Valle, ed è proprio in quel gesto che lo sguardo incontra il cielo, e con lui le nuvole, che creano disegni sempre diversi. Un paesaggio in continua mutazione cromatica in cui ogni stagione sembra creata da mano d’artista.

Mostra: Il Cammino del Cielo – Le Vie Francigene del Piemonte

Autori: Valerio Bianco, Franco Bussolino, Marco Corongi, Emilio Ingenito,

           Giorgio Veronesi e Pier Paolo Viola

Luogo: Ricetto per l’Arte

Inaugurazione: Sabato 12 settembre 2020, ore 11.00

Periodo: dal 12 settembre al 11 ottobre 2020

Orari:  sabato 15.30 – 18.00 e domenica 10.30 – 12.00 e 15.30 – 18,00.

           In settimana su prenotazione

Info e prenotazioni: Associazione Culturale Cumalè – cumale.ass@gmail.com

Tel : 328 9161 589

 

sito web: www.ilterzoocchiophoto.it

contatti : Emilio Ingenito    ingenito.emilio@gmail.com  tel 335 477532

 

A MILANO LA MOSTRA “INTRA MONTES. LA VALLE D’AOSTA IN 30 IMMAGINI” DI STEFANO TORRIONE.

 L’Assessorato del Turismo, Sport, Commercio, Agricoltura e Beni culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta comunica che a partire dal 25 settembre 2020, in Via Dante a Milano, sarà a disposizione del pubblico la mostra INTRA MONTES. La Valle d’Aosta in 30 immagini di Stefano Torrione. Per la durata di un mese, dal 25 settembre al 25 ottobre 2020, Via Dante, nel cuore di Milano, si trasformerà in una galleria d’arte open-air attraverso l’esposizione di 30 immagini fotografiche scattate dall’autore come omaggio alle bellezze monumentali di cui la Valle d’Aosta è ricca. Il progetto espositivo, promosso dalla Regione autonoma Valle d’Aosta e inserito nel programma espositivo annuale della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, si propone di far conoscere ad un ampio pubblico, valorizzandoli, i siti più importanti dal punto di vista storico, culturale e architettonico presenti in questa regione incastonata nel cuore delle Alpi. Per immortalarli Stefano Torrione ha scelto di utilizzare il linguaggio del reportage e le sue fotografie non sono mai statiche “cartoline” dei monumenti, ma immagini che fanno vivere i luoghi scelti, catturati in speciali momenti dell’anno e attraversati dall’umanità di chi li frequenta, calcando le “antiche pietre” sia nel proprio quotidiano che durante momenti di festa. Ecco allora apparire la ritualità, la tradizione popolare di una regione ricca non solo di monumenti, ma anche di cultura e di vita, secondo un approccio che è già stato il fil rouge della mostra ALPIMAGIA. Riti, leggende e misteri dei popoli alpini, curata da Stefano Torrione con Daria Jorioz e realizzata al Museo Archeologico Regionale di Aosta nell’inverno 2016-2017. Il progetto espositivo INTRA MONTES, che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Milano, sarà visitabile in Via Dante per un mese intero, 24 ore su 24, anche di notte grazie a un impianto di illuminazione hi-tech alimentato da pannelli fotovoltaici, fino al 25 ottobre 2020. Valdostano di nascita e milanese di adozione, Stefano Torrione dopo la laurea in Scienze Politiche si dedica alla fotografia. Professionista dal 1992, inizia la carriera a Epoca e vince nel 1994 ad Arles (Francia) il Premio Kodak Europeo Panorama. Si specializza nel reportage geografico ed etnografico viaggiando negli anni in molti paesi del mondo e pubblicando servizi su numerose riviste italiane e straniere tra cui Geo, Bell’Italia, Meridiani Montagne e National Geographic Italia.

 

PREMIO LATTES GRINZANE 2020, ECCO I FINALISTI

Giorgio Fontana, Daniel Kehlmann (Germania), Eshkol Nevo (Israele), Valeria Parrella,

Elif Shafak (Turchia) sono i finalisti del Premio Lattes Grinzane 2020

Da Trieste a Lampedusa, gli studenti delle Giurie Scolastiche

leggono i cinque romanzi finalisti e a ottobre voteranno il vincitore 2020

Premio Speciale Lattes Grinzane 2020

alla Protezione Civile

La somma da sempre destinata a un’autrice o autore di fama internazionale

quest’anno sarà devoluta all’ente impegnato nell’emergenza sanitaria Covid-19

SABATO 10 OTTOBRE, ALBA

Giorgio Fontana con Prima di noi (Sellerio), Daniel Kehlmann (Germania) con Il re, il cuoco e il buffone (traduzione di Monica Pesetti; Feltrinelli), Eshkol Nevo (Israele) con L’ultima intervista (traduzione di Raffaella Scardi; Neri Pozza), Valeria Parrella con Almarina (Einaudi) ed Elif Shafak (Turchia) con I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo (traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani; Rizzoli) sono i finalisti del Premio Lattes Grinzane 2020, riconoscimento internazionale giunto alla decima edizione, che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri ed è dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno. Il Premio Speciale Lattes Grinzane, da sempre dedicato un’autrice o un autore internazionale che nel corso del tempo abbia riscosso condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico, in questo anno drammatico che vede il pianeta duramente colpito dalla diffusione del contagio da Covid-19, viene riconosciuto alla Protezione Civile. La somma di 10.000 euro, di consueto destinata a una scrittrice o a uno scrittore internazionale (come Haruki Murakami nel 2019, Ian McEwan nel 2017, Amos Oz nel 2016, Javier Marías nel 2015), sarà devoluta all’ente impegnato nell’emergenza sanitaria Covid-19. I cinque romanzi finalisti sono stati scelti dalla Giuria Tecnica: il presidente Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista), Valter Boggione (docente), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell’Accademia della Crusca), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Loredana Lipperini (scrittrice, giornalista, conduttrice radiofonica), Bruno Luverà (giornalista), Alessandro Mari (scrittore ed editor), Romano Montroni (presidente Comitato scientifico del Centro per il libro e la lettura), Laura Pariani (scrittrice), Lara Ricci (giornalista culturale) e Bruno Ventavoli (giornalista, critico letterario). La cerimonia di premiazione si terrà sabato 10 ottobre al Teatro Sociale di Alba alle ore 16.30, in presenza fino a esaurimento posti, e in diretta streaming, nel pieno rispetto delle normative di sicurezza per l’emergenza Covid-19. Lo spoglio dei voti delle Giurie Scolastiche per proclamare il vincitore avverrà nel corso della cerimonia che si concluderà con la proclamazione della vincitrice o del vincitore. Prenotazione obbligatoria: inviare mail con nome e cognome a: book@fondazionebottarilattes.it. Nella mattina di sabato 10 ottobre, alle ore 10, i cinque autori saranno alla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba per incontrare gli studenti), in un appuntamento proposto anche in diretta streaming.

 

TORRE PELLICE, PRESENTAZIONE LIBRO SU GINZBURG

Sabato 19 settembre alle ore 17.30, presso la Galleria Scroppo di Torre Pellice, via R. D’Azeglio 10,  presentazione del libro di Angelo d’Orsi “L’intellettuale antifascista. Ritratto di Leone Ginzburg” – Neri Pozza editore 2019. Accompagnamento musicale e dialogo con l’autore a cura di Diego Meggiolaro. L’evento è in collaborazione con Una Torre di Libri, Libreria Claudiana e Biblioteca Civica Carlo Levi di Torre Pellice

 


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