PIEMONTE ARTE: CERONETTI, CALDIRON, PERSICO, MALVANO, COLOMBO, INSOLERA, MIIT, SALUZZO, CUNEIFORME, GILARDI, VENTURA…  

Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

 

GUIDO CERONETTI. LA PROFEZIA DELLE PAROLE

25 settembre- 22 ottobre

Circolo dei Lettori, Torino

Ricordi, evocazioni fantasmatiche, letture, musica e marionette per inaugurare la mostra Guido Ceronetti. La profezia delle parole, esposizione che celebra quarant’anni di sodalizio tra Tallone Editore e il genio di Ceronetti: bozze, scambi epistolari e le 37 edizioni di pregio edite da Tallone sono esposte per la prima volta, visitabili presso le sale del Circolo dei lettori fino al 22 ottobre. Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria (massimo 2 posti) presso la biglietteria del Circolo dei lettori (via Bogino 9, Torino) oppure telefonando al numero 366 2107136 o scrivendo a prenotazioni@torinospiritualita.org (indicando nome, cognome e numero di cellulare), entro 24 ore dall’inizio dell’evento.

 

MOSTRA DI CALDIRON AL BROLETTO DI NOVARA

Sabato 19 settembre è stata inaugurata a Novara la mostra di Alfredo Caldiron, dal titolo “Gradazioni spaziali”. La rassegna, allestita al Palazzo del Broletto di Corso Italia (salone al piano terra) e curata da Federica Mingozzi, presenta una quarantina di grandi opere appartenenti alla produzione degli ultimi anni e proseguirà fino al 30 settembre. Il pittore utilizza nei suoi lavori uno schema-base di astrazione geometrica, completato con una scelta cromatica variegata e avvincente. Su questo schema-base si innestano poi contributi diversi: da reminiscenze figurative (profili di montagne, sagome femminili, una palma, una panchina, barche a vela, bottiglie omaggio a Morandi, ecc.) a inserti poveristi (brani di tela juta con o senza scritte) fino a qualche frammento di carattere informale, che troviamo in particolare nelle opere del 2019 e 2020. La scelta tematica, che si colloca nel vasto contesto dell’Astrattismo, con richiami all’insigne maestro Piet Mondrian come al nostro famoso Valerio Adami (periodo astratto), è poi resa da una perizia tecnica, che caratterizza tutti i lavori esposti. Il catalogo della mostra apre con una frase di Wassily Kandinsky: “Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde”. Anche la curatrice della mostra riprende la stessa frase nella sua presentazione a catalogo e lo fa perché, come scrive, “Caldiron fa sue queste parole e con il suo cromatismo, unito alla sua sensibilità interpretativa, muove le mille corde dell’anima, permettendo al riguardante di trovare l’accordo perfetto della bellezza, celata e contestualmente evidente nelle sue opere”. Il colore ha quindi un ruolo fondamentale nella sua produzione. Federica Mingozzi lo ricorda con chiarezza nella presentazione: “Nelle sue opere più recenti infatti è proprio il colore, segnato da linee nere che si assottigliano o si inspessiscono seguendo quasi la cadenza del respiro, a tracciare una netta linea di demarcazione spaziale, ma anche interpretativa delle sue tele: le sue tessiture ritmico-cromatiche raccontano di paesaggi che vibrano della forza primordiale della natura antropomorfizzata, diventano ambienti in cui la vita sembra trapelare timidamente per farsi via via bagliore pulsante di campiture dense e quasi materiche”. Alfredo Caldiron è nato a Conca d’Albero di Correzzola, in provincia di Padova, nel 1939 e si è trasferito in Piemonte nel 1954, dove attualmente vive e lavora a Borgo Ticino (prov. Novara). Avvicinatosi all’arte nel 1957, non l’abbandonò più, sviluppando tuttavia la sua arte attraverso numerose e diverse fasi pittoriche: dal figurativo all’informale fino al più recente e personale astratto-geometrico, dai suoi lirici e affascinanti paesaggi alle vibranti geometrie degli ultimi anni.

Enzo De Paoli

 

MOSTRA DI GUIDO PERSICO “LE SUDATE CARTE”

Con Mauric Renaissance Art a.c. la stagione espositiva 2019/2020 di CSA Farm Gallery prosegue con le recenti opere dell’artista chierese Guido Persico, dal titolo Le sudate carte. L’evento è inserito nel progetto Exhibi.TO: 34 gallerie torinesi, dal 21 al 28 settembre 2020, inaugurano eventi e mostre nei propri spazi espositivi.

 

 

 

 

 

 

 

GALLERIA DEL PONTE: UGO MALVANO. TRA TORINO E PARIGI. DIALOGO CON LA NATURA

Fino al 24 ottobre 2020

C.so Moncalieri 3, 10131 Torino

Dopo le antologiche dedicate all’artista dalla Città di Cherasco (2002), dall’Archivio di Stato di Torino (2006) e dalla Città di Rivoli (2015), la Galleria del Ponte ripropone oggi all’attenzione del pubblico e degli studiosi la pittura di Ugo Malvano (1878-1952), presentando un’ampia selezione di opere dell’artista che ne delineano il percorso pittorico, a partire dagli anni Venti fino agli ultimi lavori negli anni Cinquanta. Di formazione piemontese, Ugo Malvano trascorre lunghi periodi a Parigi dall’inizio del 900 fino al 1930, anno del suo matrimonio con la  pittrice Nella Marchesini, già allieva di Casorati.  A Parigi ha uno studio, lavora intensamente e frequenta artisti e intellettuali, gallerie e Salon. A partire dal 1909 espone più volte ai prestigiosi Salon: al Salon d’Autumne, al Salon des Artistes Français, al Salon des Artistes Indépendants. Nel 1928 organizza una personale presso l’importante Galleria Chéron. I lunghi soggiorni parigini lo pongono a contatto con l’impressionismo e post-impressionismo fino a Cézanne, e lo spingono ad allontanarsi dalla tradizione paesistica piemontese e ad aggiornare il linguaggio pittorico, per proseguire poi un percorso autonomo a fianco dell’esempio torinese dei Sei di Torino e di Casorati.

Catalogo in galleria a cura di Alessandro Botta con la collaborazione di Anna Malvano

ORARI  APERTURA: dal martedì al sabato 10.00-12.30;16.00-19.30

 

INAUGURATA NEL NOVARESE L’INSTALLAZIONE DI GP COLOMBO

Domenica 20 settembre, alle ore 17,00, è stata inaugurata l’installazione permanente di Gianpiero Colombo presso il Museo Etnografico di Villa Marzoni, Via San Carlo, Tornaco (prov. Novara). Si tratta dell’ultima opera dell’artista. L’installazione è stata posizionata sulla parete esterna di Villa Marzoni ed inaugura l’idea di un museo all’aperto che in futuro potrà arricchirsi di altre opere di noti pittori. Nello specifico l’intervento è consistito nel posizionamento di pannelli con elaborazioni fotografiche di una immagine storica proveniente dall’Archivio Publifoto Intesa San Paolo. Si tratta di una fotografia di Tino Petrelli, che ha fissato in uno scatto le mondariso nello svolgimento del proprio lavoro, nei dintorni di Binasco (comune attualmente nella città metropolitana di Milano) nel giugno del 1951. Si tratta sostanzialmente di elaborazioni fotografiche della stessa immagine in quattro varianti (colorazioni) diverse in stampa digitale. I quattro pannelli di forma quadrata (un metro per un metro) si presentano sulla parete esterna della Villa Marzoni con una infilata in verticale di quattro metri. L’elaborazione fotografica in stampa digitale rappresenta una delle ultime tecniche artistiche utilizzate da Gianpiero Colombo, senza dubbio un artista poliedrico e brillante, ma anche preparato ed esperto, come ampiamente documentato dal suo ricco curriculum. Colombo (nato a Marano Ticino nel 1954 e diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera) è artista novarese molto noto per le sue opere concettuali e per le molte iniziative culturali organizzate. La sua produzione degli ultimi anni, oltre ad occuparsi di temi di attualità o di carattere sociale (come nel caso di questa installazione nella Villa Marzoni), ha anche privilegiato la mitologia classica (particolarmente nota la sua serie di opere dedicate ad Efesto e al suo oggetto simbolo: l’incudine). Ho già avuto occasione di scrivere che la sua lunga frequentazione dell’archeologia e l’interesse per il mondo antico lo portano a concepire e realizzare opere che uniscono i contenuti della mitologia alle forme e alle espressioni dell’arte contemporanea, unendo quindi il linguaggio figurativo a quello puramente concettuale. La sua è una ricerca attraverso le stratificazioni del tempo, reali o artificiose che siano, in bilico tra immagine pop e tradizione storiografica: dall’iperrealismo del primo periodo al concettualismo dei vestiti fossilizzati fino alle incudini e alle punte di freccia o fulmini che richiamano il mito (Efesto-Vulcano e Zeus-Giove) ed alla immagine di tematica sociale, come quella ben rappresentata in quest’opera. Realizzata in quattro pannelli è dedicata a figure fondamentali per la società agricola delle nostre terre nel secolo scorso: le mondariso o mondine, quelle lavoratrici stagionali delle risaie, il cui lavoro ha colpito l’immaginazione popolare e ha ispirato molti canti popolari, oltre che opere letterarie e cinematografiche, come “Riso amaro” di Giuseppe De Santis del 1949 e “la Risaia” di Raffaello Matarazzo del 1956. Il lavoro delle mondine era molto faticoso ed era praticato da persone di bassa estrazione sociale (soprattutto donne), provenienti non solo dal Piemonte, ma anche dall’Emilia Romagna, dal Veneto e dalla Lombardia, che prestavano la loro opera soprattutto nelle risaie delle province di Vercelli, Novara e Pavia. Nelle risaie di Molinella si verificarono le prime proteste di mondine per ottenere migliori condizioni di vita. Villa Marzoni, sede di un Museo Etnografico che presenta attrezzature, manufatti e quindi la storia reale dell’agricoltura della nostra terra è collocazione ideale per l’installazione di GP Colombo, che propria alla “mondina”, protagonista di quella storia è dedicata.

Enzo De Paoli

 

POLO DEL ‘900, MOSTRA FOTOGRAFICA DI ITALO INSOLERA

Giovedì 17 settembre al Polo del ‘900 (ingresso corso Valdocco 4a) si è inaugurata la mostra fotografica di Italo Insolera Saper vedere le città. L’urbanistica, la fotografia, Roma curata da Cristina Archinto e Alessandra Valentinelli e organizzata dall’UC in collaborazione con il Polo del ‘900, il Gruppo Città & Territorio e gli eredi di Italo Insolera. Prenotazione obbligatoria .

La mostra nasce dalla sistematizzazione dell’archivio fotografico avviata dallo stesso Insolera. Un patrimonio largamente inedito e poco conosciuto. 50 fotografie, scattate a partire dagli anni ‘50, che rappresentano, secondo lo stesso autore lo “strumento di una nuova critica” che, puntando “l’obbiettivo sul mondo vivo”, indaga i “valori sostanziali dell’architettura come scena di vita”.

Alla mostra si affianca un calendario di 5 appuntamenti (proiezioni, dialoghi, ospiti, libri) ogni giovedì alle 17 al Polo del ‘900 dal 17 settembre al 15 ottobre

 

MUSEO MIIT: “ITALIA IN ARTE E ITALIAN AND EMIRATES PAVILLIONS”

Arriva da Dubai e fino al 23 settembre viene ospitata al Museo MIIT di Torino l’esposizione internazionale “Italia in Arte” che affiancherà in un dialogo interessante e internazionale l’esposizione di alcuni dei maestri del Museo MIIT di Torino. Si tratta di una Mostra itinerante che dopo il Piemonte farà tappa a Roma, dopo aver presentato i lavori degli artisti alla Marguttiana di Forte dei Marmi. L’evento è ideato e curato da Aurela Cuku, gallerista e curatrice di Dubai e collaboratrice internazionale della Marguttiana Arte, mentre l’esposizione degli artisti del MIIT è curata da Guido Folco e dal Comitato scientifico del MIIT.  Partecipano all’esposizione le peruviane Maco Vargas, Iris MacKenzie, Rocio Valdes, Monica Tambini; le guatemalteche Romi Maegli, Gina Figueroa; i canadesi Rob Pennino e Babita Shamji; la libanese Youmna Chaoul; l’olandese Majo Portilla, la salvadoregna Andrea Prado; l’emiratino Abdulrauf Khalfan, le iraniane Narges Soleimanzadeh, Shohreh Damestani, Yegane Khosravimanesh. Per il MIIT si affiancano la brasiliana Izabel Alcolea, lo spagnolo Ricardo Asensio, l’olandese Trudy Bersma, la tedesca Christel Sobke e gli italiani Attilio Azimonti, Carlo Bellomonte, Federica Bertino, Luciano Bonetti, Silvia Della Rocca, Giovanni Di Ceglie, M. Elisabetta Donadio, Angela Esposito ‘Aster’, Lucia Filippi, Guido Forlani, Maria Pia Giacomini, Bartolomeo Giraudo ‘Battista’, Federico Grazzini, Roberta Gulotta, Fabiana Macaluso, Gabriele Maquignaz, Luca Givan, Mary Nunziata, Barbara Pecorari, Claudio Rabino, Renato Raggi, Antonio Saporito, Giovanni Siciliano, Annalisa Silingardi, Marilena Visini e Andrea Zanchi. In mostra opere di scultura, pittura in varie tecniche e materiali, gioielli di design artistico e installazioni luminose di videoarte. L’esposizione intende aprire una finestra sull’arte internazionale, dando la possibilità ai visitatori di immergersi in un contesto molto suggestivo di stili, tecniche e approcci diversi alla creatività.

FINO AL 23 SETTEMBRE 2020

ORARI: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30; su appuntamento domenica, lunedì e festivi per visite guidate, gruppi, scolaresche.

MUSEO MIIT     CORSO CAIROLI 4 – TORINO

TEL. 011.8129776 – 334.3135903 –   WWW.MUSEOMIIT.IT – INFO@MUSEOMIIT.IT

INGRESSO LIBERO

 

SALUZZO, MOSTRA “CINA. RIVOLUZIONE – EVOLUZIONE. MANIFESTI DELLA PROPAGANDA (1949-1983)

La Castiglia di Saluzzo

Piazza Castello 1, Saluzzo (CN)

19 settembre – 1 novembre 2020

Venerdì 18 settembre, a Saluzzo, negli spazi storici de La Castiglia, sede della Collezione dell’Istituto Garuzzo, ha aperto la mostra d’arte contemporanea Cina. Rivoluzione – Evoluzione. Manifesti della Propaganda (1949-1983). In esposizione 89 manifesti della Hafnia Foundation divisi in dieci tematiche del periodo maoista. La mostra è ospitata dall’Istituto Garuzzo e si inserisce all’interno della manifestazione Start/SToria ARTe a Saluzzo che, per l’edizione 2020, sarà incentrata sul tema della “Rivoluzione”. A metà degli anni ‘90, prima della creazione della Fondazione Hafnia, iniziò per Stevens Vaughn e Rodney Cone l’interesse per i manifesti sulla propaganda cinese che, in quel momento, avevano perso popolarità a favore della costruzione di una Cina moderna e aperta al mondo. Per questo motivo la gente iniziò a custodire i vecchi manifesti, alcune volte utilizzati per decorare le case e gli ambienti di lavoro, sotto il letto, nei cassetti o in altri angoli nascosti. Stevens Vaughn e Rodney Cone cominciarono così a visitare le case di numerosi cittadini cinesi, per comprare questi manifesti e creare quella che ora è una delle più grandi collezioni della propaganda cinese Maoista nel mondo. Invece che custodirli accumulando polvere e lasciandoli deteriorare, questi manifesti furono restaurati e catalogati. Nei Manifesti della Propaganda Cinese si alternano diversi stili artistici, incluso il realismo sociale e il tradizionale acquerello cinese. Alcune opere, come i dipinti rupestri, sono bellissimi esempi di arte naif, lineari e pieni di colori, con un leggero e bizzarro senso della prospettiva. Senza dubbio, l’indiscusso talento naturale dei pittori è inconfondibile. Questi dipinti furono particolarmente idonei in un’epoca in cui Mao ha sostenuto la naturale creatività del popolo cinese. La Fondazione Hafnia è orgogliosa di presentare la sua collezione in Europa e mostrare a più persone la bellezza e l’ambivalenza di questi manifesti di Propaganda Cinese. Start/Storia ARTe Saluzzo, è alla quarta edizione, 65 giorni di arte contemporanea, antiquariato e artigianato  per ripartire in autunno raccontando Saluzzo, le sue eccellenze architettoniche, le sue peculiarità, la sua  storia.

 

CUNEIFORME, LA NUOVA “GRANDA” RASSEGNA CULTURALE NEL CUNEESE TRA LETTERATURA, TEATRO, DANZA, MUSICA E SPORT

Lella Costa

Da settembre la prima edizione dedicata al tema Re(L)azioni

Tra gli ospiti: Lella Costa, Luca Mercalli, Nives Meroi, Giovanni De Luna, Aldo Agosti, Abbondanza Bertoni, Scena Verticale, Bernabéu/Covello, Il Mutamento Zona Castalia

 Una nuova rassegna di appuntamenti culturali abbraccia le terre del cuneese, tra letteratura, teatro, danza, musica, arti visive e sport, per offrire nuove occasioni di conoscenza e riflessione sul mondo contemporaneo. Da settembre prende il via CuneiForme, ideato e organizzato da Progetto Cantoregi, che si presenta all’insegna della pluralità: più discipline e linguaggi artistici contemplati, più luoghi attraversati, più varietà nella scelta degli ospiti, più punti di vista per riflettere su un tema che varia di anno in anno, più soggetti pubblici e privati coinvolti. CuneiForme impugna idealmente il testimone dal festival teatrale La fabbrica delle idee, che Progetto Cantoregi ha realizzato fino al 2017 nell’ex ospedale psichiatrico di Racconigi (Cn), per proporre una rassegna multidisciplinare e diffusa nel territorio del Cuneese, partendo dal quartier generale della Soms di Racconigi, che continui ad avere nell’impegno civile e sociale il centro della propria ricerca, per proporsi come un partecipato laboratorio di idee e di approfondimento culturale, un luogo dell’ascolto, del dialogo, dell’accoglienza. Il nome scelto, CuneiForme, ospita in sé diverse suggestioni, perché richiama il territorio del Cuneese, ma anche le forme espressive delle diverse discipline artistiche, rimanda a uno strumento incisivo come il cuneo (perché incisiva intende essere la rassegna) e a una scrittura, quella cuneiforme, usata dai Sumeri e dagli Assiro-Babilonesi, innovativa per quei tempi, così come innovativo intende essere il nuovo progetto culturale. Il palcoscenico di CuneiForme sarà composto dalle tante piazze del territorio cuneese, con Racconigi città capofila e, per la prima edizione inizia a coinvolgere Bra e Cavallermaggiore. Un tessuto territoriale che attraverso CuneiForme genera fertili sinergie e collaborazioni virtuose tra i paesi della Granda, creando un’identità di sintesi che non sia solo la somma delle singole peculiarità e memorie che ciascuna città esprime. Ogni anno un tema di stretta attualità, al centro del dibattito culturale e sociale, sarà affrontato e declinato in profondità, attraverso i linguaggi di diverse discipline espressive (teatro, danza, letteratura, arti figurative, fotografia, musica, cinema e anche lo sport), per meglio tentare di capire il presente e intuire il futuro, per aiutarci a interpretare la complessità contemporanea e a orientarci nel flusso dello scorrere rapido degli accadimenti, per stimolare la riflessione e l’azione attraverso la conoscenza. Il tema di CuneiForme 2020 sarà “Re(L)azioni”, giocando sul doppio lemma “relazioni” e “reazioni”. Il mondo in cui viviamo è, infatti, continuamente plasmato da relazioni e reazioni ai rapporti che ognuno di noi instaura con l’altro e con l’ambiente circostante, in un continuo scambio, movimento, adattamento. Inoltre, la crisi sanitaria che attraversiamo ha oltretutto rivoluzionato le relazioni sociali e dettato nuove regole per l’espressione degli affetti. Molti legami si sono stretti, in modo imprevisto, altri sono svaniti. Tutti hanno sperimentano modi nuovi di vivere amore, amicizia, rapporti familiari, rapporto con la propria città, con l’ambiente circostante, con la natura. Si indagherà quindi a tutto campo sul mondo relazionale: dai rapporti famigliari a quelli amorosi, dal rapporto con il diverso a quelli di amicizia (virtuale o digitale), dalle relazioni e gli scambi tra comunità, paesi e civiltà, al rapporto tra il singolo e la natura e l’ambiente, dal rapporto con le passioni, la morte, la sessualità e la vecchiaia, fino alla relazione con se stessi. Ampio quindi sarà lo spettro attraverso cui riflettere sul mettersi in connessione e su come si reagisce al mondo.

ma “Re(L)azioni vuole celebrare il fatto che più comuni del territorio condividano un progetto culturale, un’esperienza innovativa per la provincia di Cuneo a abbiano saputo mettersi per la prima volta in relazione, appunto.

Gli ospiti della prima edizione di CuneiForme sono:

– l’attrice Eliana Cantone di Il Mutamento Zona Castalia, che con lo spettacolo “Favola di un’altra giovinezza” porta in scena la relazione con il proprio sé e con il tempo che scorre e che paradossalmente può anche tornare indietro (sabato 26 settembre, ore 21, Racconigi, Soms);

– il drammaturgo, regista e attore Saverio La Ruina di Scena Verticale, che con lo spettacolo “Mario e Saleh” affronta le paure, le diffidenze, ma anche le emozioni e le scoperte, delle relazioni con chi appartiene a culture e mondi lontani dai nostri (mercoledì 30 settembre, ore 21, Racconigi, Soms);

 

– gli storici Giovanni De Luna a Aldo Agosti, che indagheranno sulla passione per il calcio e la propria squadra, l’unica relazione che dura una vita, partendo dal loro libro Juventus. Storia di una passione italiana. Dalle origini ai giorni nostri edito da Utet (venerdì 2 ottobre, ore 21, Racconigi, Soms);

– l’attrice e scrittrice Lella Costa, che con il reaging-spettacolo “Questioni di cuore” e con la sua cifra profonda e ironica che la contraddistingue indaga le relazioni d’amore e come sono cambiate nel corso delle epoche che l’Italia ha attraversato (sabato 3 ottobre, ore 21, Bra, Teatro Politeama);

– la compagnia Abbondanza Bertoni, che con lo spettacolo di danza “La morte e la fanciulla”, in cui le ballerine danzano sulla musica dell’omonima opera di Schubert, scruterà l’animo umano e le sue relazioni con la vita e la morte (venerdì 23 ottobre, ore21, Racconigi, Soms);

– il meteorologo e climatologo Luca Mercalli, che ci aiuterà a capire com’è cambiata la nostra relazione con l’ambiente e il clima, com’era e come sarà dopo il Coronavirus (mercoledì 4 novembre, ore 18.30, Bra, Teatro Politeama);

– il duo Bernabéu/Covello che con “Un po’ di più” si infilano dentro l’intimità a due per scandagliare reazioni, incontri e scontri di quando due anime iniziano a relazionarsi tra loro. In collaborazione con Concentrica e Teatro della Caduta (giovedì 5 novembre, ore 21, Racconigi, Soms);

– l’alpinista Nives Meroi, che nella sua carriera ha scalato tutti i quattordici Ottomila della Terra sempre senza ossigeno né portatori d’alta quota, metterà a nudo il rapporto dell’uomo con la montagna e la natura estrema (venerdì 27 novembre, ore 21, Cavallermaggiore, Teatro San Giorgio. In collaborazione con la Fiera Piemontese dell’Editoria).

Gli appuntamenti si svolgeranno nel pieno rispetto delle normative di sicurezza per l’emergenza Covid-19.

Gli appuntamenti con gli autori sono a ingresso gratuito.

Gli spettacoli sono a ingresso a pagamento: 10 euro intero / 8 euro ridotto.

 

ROCCATRE: “WORKS ON PAPER”

22 settembre –24 ottobre 2020

“La nuova esposizione collettiva proposta dalla Galleria Roccatre, diretta da Alessandro Toppino, si incentra su una ricca raccolta di importanti opere su carta di Maestri italiani ed internazionali del ‘900.I lavori su carta rappresentano da tempo uno degli ambiti più gettonati dai collezionisti di tutto il mondo,  specie  quelli  più  giovani,  che  in  queste  opere  ritrovano  quella  qualità  artistica  ed espressiva che solitamente si ricerca soprattutto nelle opere su tela.La mostra si snoda attraverso un percorso che tocca momenti fondamentali della storia dell’arte, in particolar  modo  il  periodo  informale-astratto  e  concettuale  che  dagli  anni  ’50  agli  anni  ’70  ha segnato la vis artisticaitaliana ed internazionale, senza tralasciare quelle esperienze figurative più trasversalmente espresse durante tutto il XX secolo.Lungo il percorso non si può non rimanere stupiti di fronte al grande capolavoro di Piero Ruggeri degli  anni  ’70,  una  tecnica  mista  e  pastelli  ricca  di  campiture  cromatiche pseudodivisioniste di commovente armonia spaziale, come al cospetto di una tempera storica di Bruno Munari e di un guazzo raffinatissimo di comprovato pedigree dell’americano Paul Jenkins.I  segni  ineguagliabili  e  assolutamente  personali  di  giganti  come  Lucio  Fontana  e  Georges Mathieu, di un rivoluzionario silenzioso come Emilio Scanavino, di un visionario come Achille Perilli e di donne d’astrazione come Bice Lazzari e Dadamaino, fanno da contraltare allo stile figurativo di campioni della pittura come Mario Sironi (di cui il sommo Picasso diceva “avete in Italia un grande artista,  forseil  più  grande  del  momento,  e  non  ve  ne  rendete  conto”,  presente  con  un  gustoso fumetto),  Ennio  Morlotti,  Fausto  Pirandello.  Senza  dimenticare  il  nostro  (in  senso  torinese-piemontese)  grande  Enrico  Paulucci,  che  in  una  guache  anni  ’50  dalle  tonalità  tenui ma  ben contrastate  di  ambientazione  marina  manifesta  ancora  una  volta  le  potenzialità  di  un  artista  che meriterà in futuro il raggiungimento delle vette del mercato.E la rarissima carta di Natalia Gončarova? E la chicca coloratissima di Nicola De Maria? Il dialogo incessante tra le opere prosegue poi con una rara scatola di Rodolfo Aricò, di bellezza minimale, una  storica  carta  di profili di  Mario  Ceroli,  un  collage  e  una  matita  tipici  della  genialità  di  Aldo Mondino,   una   austera   realizzazione   di   Enzo   Cucchi   in   chiave   Transavanguardia…   Senza dimenticare  il  genio  tuttora  incompreso  di  Piero  Rambaudi  e  Adriano  Parisot,  presenti  con  rare opere degli anni ’50. E un Marco Gastini di grandissima qualità, e Gastone Novelli…In  definitiva,  il  viaggio  attraverso  queste  carte  del  ‘900  ci  aiuta  a  ritrovare  il  senso  di  una  solidità espressiva e di modernità che solo i grandi artisti, grandi per la qualità e non solo per le quotazioni di mercato, sanno rivelare.

Galleria d’arte Roccatre Via della Rocca, 3/b –10123 Torino Tel. +39 011 836765 -roccatre@gmail.com www.galleriaroccatre.com martedì-sabato 10.30-12.45 15.30-19.30

 

BIASUTTI&BIASUTTI: MOSTRAI CINQUANTA GIARDINI DI PIERO GILARDI”

22 settembre – 14 novembre 2020 *

Biasutti & Biasutti propone una mostra dedicata a Piero Gilardi (Torino, 1942). Cinquanta opere caratterizzano questa esposizione che illustra il suo lavoro dedicato alla natura. Il giardino rappresenta un luogo nel quale si possono trovare conforto, serenità e l’interiorità del lavoro di un artista. Un “hortus conclusus” in versione moderna. Giardini curiosi, animati da palme esotiche, ninfee, pitaje, viti, pini di montagna, grano e papaveri, cactus, cavoli canari, opunzie, datteri, germogli di banano, girasoli, rose, sterlizie, ireos, peonie, pesche, rizomi, melograni, aceri rossi, betulle e funghi. I giardini di Piero Gilardi sono un impercettibile passaggio attraverso il quale si può raggiungere un posto in cui è bello perdersi. Essi sono vitali e pulsanti, sono emozione ed emotività. Dalla realtà all’incontaminato sono l’energia per creare un mondo fatto di storie e favole contemporanee. Un dizionario di colori che si arricchisce di volta in volta esplorando territori nuovi. Appunti, disegni, scritti e riflessioni proprio sulla natura con la quale ha, sempre, avuto rispetto nel raccontarla e nell’interpretarla secondo le regole dettate da qualcosa di più grande di lui.

Catalogo in galleria

*ATTENZIONE Ricordiamo che gli ingressi saranno gestiti garantendo le misure necessarie per la sicurezza dei visitatori, in accordo con le prescrizioni governative. La mostra aprirà martedì 22 settembre 2020 seguendo il normale orario di galleria, dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30.

 

CAMERA: PAOLO VENTURA. CAROUSEL

Torino, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

17 settembre – 8 dicembre 2020

Mostra a cura di Walter Guadagnini, con la collaborazione di Monica Poggi

Dal 17 settembre al 8 dicembre CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia ospita “Carousel”, un percorso all’interno dell’eclettica carriera di Paolo Ventura (Milano, 1968), uno degli artisti italiani più riconosciuti e apprezzati in Italia e all’estero. Dopo aver lavorato per anni come fotografo di moda, all’inizio degli anni Duemila si trasferisce a New York per dedicarsi alla propria ricerca artistica. Sin dalle sue prime opere Ventura unisce alla grande capacità manuale una particolare visione poetica del mondo, costruendo delle scenografie all’interno delle quali prendono vita brevi storie fiabesche e surreali, immortalate poi dalla macchina fotografica. Con “War Souvenir” (2005), ambientato in un tempo imprecisato che rimanda alle atmosfere dell’Italia della Seconda Guerra Mondiale, ottiene i primi importanti riconoscimenti, come l’inserimento all’interno del documentario della BBC “The Genius of Photography” nel 2007. Dopo dieci anni negli Stati Uniti, rientra in Italia dove realizza alcuni dei suoi progetti più celebri, all’interno dei quali mescola fotografia, pittura, scultura e teatro, come ad esempio nella scenografia di “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, frutto dell’importante collaborazione con il Teatro Regio di Torino, di cui CAMERA ha esposto alcuni lavori preparatori a gennaio del 2017. In quest’occasione le sale del museo ospitano alcune delle opere più suggestive degli ultimi quindici anni – provenienti da svariate collezioni, oltre che dallo studio dell’artista – in un’assoluta commistione di linguaggi che comprende disegni, modellini, scenografie, maschere di cartapesta e costumi teatrali. Non mancano i progetti più iconici della prima fase della sua produzione: il già citato “War Souvenir”, “L’Automa” e una selezione da “Winter Stories”, in cui i protagonisti delle narrazioni sono dei burattini e gli ambienti dei piccoli set teatrali costruiti dallo stesso Ventura sul tavolo del suo studio. Con le “Short Stories” inizia una fase nuova della sua ricerca: di ritorno dalla Grande Mela si stabilisce nel piccolo borgo di Anghiari, nei pressi di Arezzo, dove, all’interno di uno studio particolarmente luminoso ricavato da un vecchio fienile, allestisce una pedana e un fondale su cui lui stesso impersona, insieme alla moglie e al figlio, brevi vicende paradossali e fiabesche. Un elemento che ritroviamo anche nei progetti più recenti che, pur perdendo la sequenzialità narrativa, rimangono ricchi di una suggestione surreale. In particolare, lo si nota nei collage in cui i soggetti – gli stessi che ricorrono nell’intera produzione dell’artista: soldati, maghi, artisti, pagliacci e saltimbanchi – si stagliano su una superficie che nel corso degli anni ha lasciato sempre maggior spazio alla pittura. Non si tratta, tuttavia, di un percorso lineare né di una retrospettiva, quanto piuttosto di una messa in scena di tutti i temi più frequenti della sua poetica, fra i quali spiccano quello del doppio e della finzione. Le prime sale dello spazio espositivo torinese diventano quindi un’autentica full immersion nella poetica di Ventura, un vero e proprio ingresso all’officina dove nascono e si compongono le storie elaborate dall’artista, anche grazie all’allestimento di alcuni degli elementi che concorrono alla loro realizzazione. Un viaggio e un racconto, dunque, secondo quelli che sono i temi e le modalità espressive predilette da Ventura, rappresentante di una fotografia volutamente narrativa: non a caso, i testi che accompagneranno questo percorso saranno stesi e scritti direttamente dall’artista, che diviene la voce narrante della mostra. La seconda metà dell’esposizione sarà invece dedicata interamente a due nuovi e inediti progetti: il primo è “Grazia Ricevuta”, rivisitazione affettuosamente ironica del tema dell’ex voto, che Ventura naturalmente rielabora a partire dalla manipolazione dell’immagine e dalla presenza costante della sua figura e di quella delle persone a lui vicine. Un ulteriore affondo nella cultura popolare, così amata e ben conosciuta da Ventura, una cultura che da sempre fornisce icone e tematiche al multiforme artista milanese. Il secondo lavoro inedito, “La Gamba Ritrovata”, esposto in questa occasione è il frutto di una residenza svolta presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma, avviata grazie alla collaborazione fra CAMERA e l’ente ministeriale. Sulla scorta dello studio e della riflessione sulla rappresentazione delle vicende risorgimentali, a partire dagli Archivi dell’ICCD, Ventura allarga il proprio orizzonte ai temi della rappresentazione della guerra attraverso la fotografia e della difficile accettazione della modernità del mezzo fotografico in un paese fortemente legato alla tradizione come l’Italia del XIX secolo. Tutto questo attraverso il romanzesco rinvenimento di una serie di rare carte salate, risalenti al periodo risorgimentale, nel corso della residenza romana dell’artista. Pressoché sconosciute al pubblico sono anche le prime opere, che ritroviamo eccezionalmente in mostra, con le quali Ventura inizia a sperimentare con un obiettivo close-up e un flash anulare alla fine degli anni Novanta, dopo essersi allontanato dall’ambiente della carta patinata. Conclude il percorso una grande e spettacolare installazione, che trasforma l’intero lungo corridoio di CAMERA nel palcoscenico sul quale appare e si sviluppa una città immaginaria, composta dalle tante architetture realizzate da Ventura nel corso degli anni, riassemblate e reinventate per questa occasione in un allestimento di grande suggestione.

Orari di apertura (Ultimo ingresso, 30 minuti prima della chiusura)

Lunedì 11.00 – 19.00

Martedì Chiuso


Mercoledì 11.00 – 19.00

Giovedì 11.00 – 21.00

Venerdì 11.00 – 19.00

Sabato 11.00 – 19.00

Domenica 11.00 – 19.00

 

LA GALLERIA IN ARCO OSPITA LA MOSTRA: “A CHE PUNTO È LA NOTTE?”- LEANDRO AGOSTINI, MARCEL DZAMA, CHRIS HAMMERLEIN

dal 22 settembre 2020 al 16 gennaio 2021

Galleria In Arco, Piazza Vittorio Veneto 1/3, Torino

Leandro Agostini

In mostra grandi disegni su carta che prendono varie declinazioni, come corpo, messaggio, contesto. La prima sezione è dedicata a ritratti femminili: le Naiadi. Creature evanescenti, sensuali e irrequiete, che condensano il senso profondo della femminilità. Ninfe e donne senza tempo. La partenza è il gesto, sempre a matita in grafite. L’essenzialità ne è la caratteristica primaria che racchiude tutto in pochi tratti evocativi. Pochi segni per scolpire, senza il peso della materia o della definizione compiuta. La linea accenna una forma e attorno ognuno ne vede il paesaggio o gli altri dettagli, in libere composizioni personali. La seconda è dedicata a disegni fatti con le matite acquerellabili dove l’acqua intercettata dalla punta della matita si spande fino al suo prosciugarsi in superfici colmate da una ripetuta segnatura pop. Personaggi dei fumetti si alternano a scene rubate al cassetto della memoria, dove la percezione sfuma continuamente dall’astratto al figurativo, suggerendo racconti senza mai darne conferma.

Marcel Dzama

Lo stile apparentemente innocuo di Dzama svela a questo punto una funzione che ha ben poco a che spartire con l’evasione fantastica: la sottile linea chiara è affilata come un coltello e cattura con precisione chirurgica un universo selvaggio, dominato da pulsioni primitive, irrazionali e violente, molto più nero della più oscura foresta delle fiabe. Seguire i sentieri delle favole di Dzama significa, prima o poi, uscire dal percorso battuto e ritrovarsi in un campo di prigionia. Senza lieto fine. È allora ironico, crudele, provocatorio raccontare una tragedia con la grammatica di una fiaba? Secondo Deborah Solomon “la lugubre sensibilità da favola di Dzama esemplifica in qualche modo la più recente tendenza dell’arte contemporanea. Chiamiamola ‘cute tragedy’ o ‘tragic cuteness’ in entrambe i casi fa riferimento agli impulsi di una generazione postwarholiana che usa le forme dell’arte popolare dei bambini per esprimere un sorprendente assortimento di sentimenti adulti.

Chris Hammerlein

Emerso nell’edizione del 2000 di Greater New York, Hammerlein usa il disegno come libero sfogo di una volontà liberatrice, in cui possono emergere i lati più oscuri ed inquietanti della personalità umana. Utilizzando toni linguistici in continua evoluzione, con tratti spesso più marcati e quasi gestuali, la sua vena risulta contemporaneamente comica e drammatica, ironica e triviale. I suoi disegni sono un proliferare apparentemente caotico di mille spunti e idee, utilizzando spesso tematiche sessuali in una versione cruda e anticonsolatoria, frutto di fantasie apparentemente distorte ma rese normali, se non addirittura banali, senza alcuna intenzione moralistica, come nella migliore tradizione dell’american trash e dello splatter. Tutto quello che può apparire provocante ed offensivo viene catturato dal suo talento visivo, che sa stemperare la volgarità con sottile e lucida ironia.

 

 


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