Morata sì, Dybala no: l’attacco della Juventus di Pirlo

Morata sì, Dybala no: al 14 dicembre, è questa la forte sentenza che emerge dal primo (quasi) terzo di campionato di Serie A e dal girone di Champions League, concluso al primo posto dalla squadra bianconera dopo la meravigliosa impresa fatta al Camp Nou, dove nella sesta e ultima giornata del girone la squadra di Andrea Pirlo è riuscita a vincere per 0-3 contro Messi e compagni, sopravanzandoli in classifica in virtù della differenza reti.
Nonostante un inizio difficoltoso, la Juventus in questo inizio di stagione ha mediamente ottenuto dei risultati più importanti rispetto a ciò che ha subito fornire a livello prestazionale: dopo undici giornate di Serie A, la Juventus si trova a sole quattro lunghezze dal Milan capolista ed è ancora regolarmente in corsa per vincere lo scudetto, naturalmente obiettivo numero uno per la squadra di Pirlo, come confermano le scommesse sportive di Betway a quota 3,25 al 15 dicembre e come già tutti gli addetti ai lavori confermavano a inizio stagione, designando i bianconeri e l’Inter di Conte come le due principali contendenti per il primo posto. A livello di prestazioni, però, non tutto è stato roseo per il neo allenatore e storico centrocampista di Inter, Milan e Juventus.
Il mercato estivo ha portato, oltre che in panchina, un profondo cambio tecnico e generazionale in seno alla rosa della Juventus: gli arrivi dei giovani e talentuosi Kulusevski, Chiesa, McKennie e Alvaro Morata hanno fatto da contraltare alle partenze di giocatori esperti ma ormai giunti ad un’età troppo avanzata come Mandzukic, Higuain e Matuidi. L’ultimo tassello riempito, negli ultimi giorni di mercato, è stato proprio la casella del ‘numero nove’ da affiancare a Cristiano Ronaldo, cercando anche di farlo convivere con Dybala (dopo una grande annata 2019\20) e con i tanti talenti offensivi presenti in rosa: il casting per la posizione, dopo settimane in cui i grandi favoriti sembravano essere il romanista Edin Dzeko e l’ex-blaugrana oggi all’Atletico Madrid Luis Suarez, è alla fine stato vinto da Alvaro Morata, arrivato proprio dall’Atletico Madrid in prestito per 10 milioni di euro con un diritto di riscatto a 45 milioni, 35 se invece esercitato nella stagione successiva, con prolungamento del prestito.
Cifre che sembravano abbastanza alte per un giocatore che per anni, nelle sue esperienze al Chelsea e all’Atletico Madrid, ha deluso le aspettative, con una bassa media realizzativa e prestazioni non all’altezza del blasone delle squadre in cui ha militato. L’arrivo a Torino ha però consegnato a Pirlo e al suo staff un Alvaro Morata totalmente cambiato: se inizialmente l’ideale spalla di Ronaldo sembrava poter essere Dzeko, per la sua abilità nel gioco spalle alla porta e nello svariare sul fronte offensivo, alla Benzema, per aprire spazi al fenomeno portoghese, Morata ha dimostrato di saper svolgere ampiamente questi compiti offensivi di regia, unendoli a una grande abilità realizzativa in questo inizio di stagione (già nove goal realizzati in quattordici partite stagionali), come mai ha saputo fare in carriera.

 

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Se Morata ha saputo svolgere perfettamente il ruolo di spalla di CR7, l’inizio di stagione di Paulo Dybala disegnato da Tuttosport è stato totalmente opposto. Fin da subito, si è intuito come non ci fosse spazio sia per lui che per Morata, dal momento che Pirlo sta sviluppando l’impianto di gioco della Juventus con un attacco a due, talvolta supportato da una difesa a tre e un centrocampo a tre elementi, talvolta da una difesa a quattro, con un centrocampo due e due esterni alti. E le caratteristiche di Dybala sono diametralmente opposte a quelle di Morata: l’argentino è abile nello scendere tra le linee e unire il centrocampo e l’attacco, per poi arrivare in area soltanto in un secondo momento. Con questo stile di gioco, però, e con la presenza di Ronaldo, si è capito fin da subito come un vero ‘nove’ da area di rigore e capace di svolgere un gioco fisico e associativo con i compagni fosse fondamentale per gli equilibri offensivi della Juventus, più che il gioco qualitativo ma anarchico del talento ex-Palermo, che infatti sta trovando poco spazio.
A ciò bisogna aggiungere anche le problematiche fisiche, che hanno tenuto Dybala lontano dal campo per diverse settimane: se ad una scarsa forma fisica aggiungiamo l’incompatibilità con il sistema di gioco bianconero, è chiaro il responso che ha dato questo avvio stagionale. Morata sì, Dybala no.

 

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