PIEMONTE ARTE: MUSEO DEL TESSILE, DE-COLL, ALBERTINA, NERVO, MONFORTE, M.A.O. …

coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

 

MUSEO DEL TESSILE DI CHIERI – CICLO DI CONFERENZE 2021 “ARS ET INDUSTRIA”

Da sabato 20 febbraio Interventi di specialisti dell’arte e della manifattura del tessile, della sua storia e degli sviluppi nella contemporaneità. Con esposizioni temporanee di disegni e altro materiale di interesse storico-artistico.

Il tessile e la creatività nel passato, nel presente e guardando al futuro.  Un ciclo di conferenze in cui la tradizione della manifattura tessile chierese si intreccia con l’arte contemporanea. Il Museo del Tessile di Chieri organizza, a partire da sabato 20 febbraio fino al mese di dicembre, il ciclo di conferenze «ARS ET INDUSTRIA», 15 appuntamenti, tra incontri, eventi e mostre, con cui si inaugura il nuovo corso culturale del Museo, ed il parziale riallestimento delle collezioni. «ARS ET INDUSTRIA» è un Progetto realizzato con il patrocinio del Comune di Chieri, della Città Metropolitana di Torino, della Regione Piemonte e di UICI (sezione di Torino), il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e la sponsorizzazione tecnica di Cascina Gilli. Si inizia sabato 20 febbraio, alle ore 15, nella sala della Porta del Tessile in via Santa Clara 5, a Chieri, con la presentazione del programma culturale ed espositivo del Museo da parte di Melanie Zefferino, Presidente della Fondazione Chierese per il Tessile e Museo del Tessile. Seguiranno la relazione di Vincenzo Tedesco (Responsabile dell’archivio storico del Comune di Chieri) sul tema «Le aziende tessili chieresi tra memoria e documentazione», mentre Marinella Bianco (Archivista co-titolare di Acta Progetti snc di Torino) racconterà come «Scoprire l’archivio d’impresa e stimarne la heritage». Interverranno Alessandro Sicchiero, Sindaco della Città di Chieri, Antonella Giordano, Assessore alla Cultura della Città di Chieri, il Comm. Filiberto Martinetto (Socio Fondatore e Consigliere di Amministrazione della Fondazione Chierese per il Tessile, Presidente del Martinetto Group) e Laura Vaschetti (Consigliere di Amministrazione della Fondazione). Spiega Melanie Zefferino, Presidente della Fondazione Chierese per il Tessile e Museo del Tessile: «Per questo ciclo di conferenze che vedrà protagonisti specialisti dell’arte e della manifattura tessile, insieme ad artisti affermati a livello internazionale o giovani emergenti, ho scelto il titolo di Ars et Industria, ispirandomi da quello che fu il motto della Lenci di Torino, “Ludus est nobis constanter industria” (il gioco è per noi un continuo fare industrioso). Infatti, sabato 6 marzo dedicheremo una conferenza proprio alla storica manifattura Lenci, esponendo le bambole della collezione di Lorena Cascino, perché in quella fabbrica, che prima della guerra impiegava oltre 500 persone, la produzione si intrecciava con la creatività artistica. Artisti come Umberto Mastroianni, Marcello Dudovich, Gigi Chessa e altri disegnavano modelli e lavoravano insieme a ceramisti, decoratori e sartine. Allora si parlava di “arti applicate”, ovvero quello che oggi per certi versi associamo al design. Nel nuovo millennio stiamo assistendo al ritorno della convivenza tra realtà produttiva e realtà artistica, tra il fare industrioso ed il talento artistico, tra la manifattura e la creatività, infatti si parla di creative industries. E cosa c’è di più creative industry del tessile?». «Siamo molto soddisfatti del progetto di rilancio del Museo del Tessile messo a punto dalla Presidente Melanie Zefferino – dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Chieri, Antonella Giordano – Il ciclo di conferenze che inauguriamo a febbraio presenta contenuti di grande qualità, e rispecchia appieno la visione dell’amministrazione comunale rispetto al Museo. Il tessile rappresenta per Chieri un patrimonio non solo storico-produttivo ma anche un know-how artigianale, creativo e artistico. Il tessile è un qualcosa di vivo, continua a caratterizzare l’identità del nostro territorio. Avevamo bisogno di un’iniezione di competenza e innovatività, per valorizzare le collezioni del Museo del Tessile e farne un polo culturale dinamico e attrattivo, dove le arti incontrano l’industria, dove la creatività del design, della Fiber Art e della moda si possano intrecciare con il fare produttivo di ieri e di oggi. Il Museo non solo come un luogo che custodisce reperti ma come un’istituzione capace di parlare alle giovani generazioni, dove si fa divulgazione ma anche ricerca».

GLI ARTISTI OSPITI

Protagonisti degli incontri saranno innazitutto i materiali e i tessuti: gli abiti che venivano sfoggiati nelle feste dei Savoia tra Cinque e Seicento, quando Chieri era un’importante città regia (27 marzo), quindi il gualdo e il fustagno che a partire dal Medioevo hanno fatto la fortuna del tessile chierese (18 settembre) fino alla ginestra, fiore che viene utilizzato per la tintura e nel passato anche per la tessitura, ricavandone un filato oggi assai prezioso impiegato anche in opere d’arte da autori quali Maria Lai (4 settembre, in mostra tessuti e manufatti tessili storici realizzati con la ginestra). Numerosi gli artisti ospiti, alcuni di fama internazionale, altri giovani emergenti, «perchè il tessile si presta più di ogni altra arte ad includere generazioni diverse, nel segno del passaggio generazionale-commenta la Presidente Melanie Zefferino-non a caso le tre Parche, che rappresentavano il ciclo della vita, filavano, tessevano e tagliavano. Quello del tessile è un tempo lungo, bisogna realizzare un disegno, poi metterlo in carta, quindi trovare i materiali, tingerli, ordirli, infine tesserli. Un processo fatto di tanti passaggi, ognuno fondamentale per la qualità del manufatto finale».

Sabato 8 maggio, Lisa Fontana, giovane artista originaria di Firenze ma chierese acquisita, riceverà il Premio “Navetta di rame”, istituito quest’anno per simboleggiare la trasmissione di energia che dal passato viene a dare luce al presente, infatti, l’artista ha recuperato disegni tradizionali, reinterpretandoli in chiave contemporanea e utilizzando per le sue opere i telai storici conservati al Museo del Tessile.

Sabato 17 maggio, inaugurerà la mostra di Liku Maria Takahashi, artista giapponese, teorica dell’arte ed educatrice che ha ideato un metodo (Maris), che combina tatto, vista e olfatto, creando un ordine sensoriale integrato, una sorta di braille della pittura che permette anche a chi non vede di percepire non solo i disegni ma anche le sfumature (l’artista condurrà anche un workshop, traducendo alcuni disegni dell’archivio del Museo del Tessile in pitture tattili e olfattive).

Sabato 16 ottobre, il Museo del Tessile ospiterà la mostra fotografica di Adam StClair, con esposizione di manufatti d’arte tessile provenienti dal Kashmir: l’attore, fotografo ed educatore inglese Adam StClair ha condotto per conto dell’Università di Manchester un lavoro di ricerca nell’India del Nord sulle tradizioni tessili locali, in particolare i lavori ad ago e i ricami con la seta.

Sabato 6 novembre, sarà consegnato il Premio “Navetta d’oro” a Franca Pisani, artista eclettica, stilista, pittrice, scultrice, designer e poetessa (è stata protagonista della stagione della poesia visiva nella seconda metà degli anni Settanta), che esporrà le sue famose “Sete di Lione” e i cappelli creati utilizzando i tessuti delle manifatture socie del Museo del Tessile.

LE COLLEZIONI DEL MUSEO DEL TESSILE DI CHIERI

Il Museo del Tessile di Chieri nasce nel 1997, ha sede nell’edificio che un tempo ospitava il Convento di Santa Chiara, fondato nel 1494 e trasformato agli inizi dell’Ottocento in opificio dall’imprenditore David Levi. Il Museo ospita un’importante collezione di oltre 3.000 pezzi che raccontano la storia del tessile dal Medioevo all’Ottocento: telai perfettamente funzionanti, i più antichi risalenti al XVI secolo (telai a mano, telai con navetta, telai a nastro fino ad un telaio Jacquard); strumenti di misurazione  (aspino a mano, bilancia romana, torsiometro); attrezzature per filare (conocchia, arcolaio, perfino una matassiera composta da canne di bambù); orditoi orizzontali e verticali; attrezzi utilizzati per la coltivazione del gualdo, per la tintura delle pezze, per la filatura, tessitura ed imbiancatura dei tessuti; passamanerie (nastri, fiocchi, cordoncini, frange e galloni per impreziosire abiti arredi e tendaggi); campionari di tessuti e filati (cotoni, sete, lane); disegni tessili e messe in carta di diverse epoche; una collezione di 200 figurini realizzati tra gli anni Trenta e i Cinquanta; un’esposizione di piante tintoire e un Orto Botanico (Gualdo, Agarico, Campeggio, Cartamo, Curcuma, Legno brasiliano, Crespino, Rubia); documenti e materiali provenienti dagli archivi delle aziende chieresi; cartoline ed affiches pubblicitarie; una biblioteca che custodisce oltre 600 testi sulla storia della moda e del tessuto.

A FINE MARZO IL PARZIALE RIALLESTIMENTO

«Il 27 marzo inaugureremo anche il parziale riallestimento del Museo, che ha lo scopo di valorizzare la collezione storica e le nuove acquisizioni-aggiunge la Presidente Melanie Zefferino-l’obiettivo è quello di avere sempre più giovani che frequentino, usufruiscano e collaborino con il Museo, così da renderlo più vitale. Abbiamo voluto riorganizzare gli spazi, modificare il percorso espositivo così da renderlo accattivante anche per i più piccoli e per le famiglie, migliorare la fruizione degli oggetti, introdurre una stratificazione dei contenuti implementando la narrazione video attraverso l’uso di QR Code, prestare maggiore attenzione alla storia del Novecento. Nei mesi scorsi, i volontari si sono prestati alla realizzazione di brevi video, in cui raccontano e spiegano la storia o la funzione di alcuni oggetti esposti. La comunità dei volontari rappresenta una risorsa preziosa, è grazie al loro impegno anche in questi mesi difficili se è stato possibile smontare e rimontare alcuni telai, rendendoli perfettamente funzionanti, restaurare oggetti storici in deposito e attuare pratiche di riuso. Riprenderanno presto anche i workshop di tessitura mentre la sartoria sociale non ha mai cessato il proprio lavoro. Speriamo di poter avviare una collaborazione con un istituto di alta formazione italiano o straniero, in modo tale da attivare progetti di ricerca che consentano di valorizzare quella parte della collezione e dell’archivio che, per ragioni di conservazione, non può essere esposta con frequenza. Frattanto abbiamo acceso diversi partenariati internazionali, a partire da quelli con il Museo di Buzau (Romania), il Central Museum of Textiles di Łódź (Polonia) e la Fondazione Osten di Skopje (Macedonia del Nord). Il nostro vuole essere un ‘museo scrigno’, in cui si conserva e preserva un tesoro materiale e immateriale, ma al contempo un’occasione per trarre ispirazione per il futuro dell’arte e della manifattura tessile».

 

IL CHIERESE DE-COLL A BOLOGNA

Il pittore chierese Pier Tancredi De-Coll è tra gli artisti della nuova galleria Arte è Kaos nel centro di Bologna che ha aperto la scorsa settimana.

 

 

 

 

 

 

UN CATALOGO RACCONTA L’AULA DI SCULTURA DELL’ACCADEMIA ALBERTINA

Le numerose iniziative dell’Accademia Albertina di Belle Arti offrono un panorama variegato di conferenze, visite guidate e mostre, tra le quali si ricorda “ReviviscentiArt”, allestita nella grande aula di scultura nello scorso mese di novembre. Di quella esposizione è stato relizzato un catalogo, curato da Elena Radovix, come la rassegna, corredato dai testi di Edoardo Di Mauro e Paola Gribaudo, rispettivamente direttore e presidente dell’Albertina, che hanno concesso il patrocinio all’iniziativa, e di Enrico Zanellati sulla storia dell’aula, che ha visto impegnati, fra i numerosi docenti che si sono susseguiti nel tempo, Odoardo Tabacchi, Sandro Cherchi, Riccardo Cordero ed ora Franko B. Un catalogo arricchito dalle riproduzioni dei lavori esposti, pubblicato da Aziende Grafiche Torino nel gennaio 2021. Entrando all’interno degli aspetti delle opere presentate, sembrano affiorare i versi “Il grido di un fiore/ cerca di giungere a esistenza” di Paul Celan (Cernauti 1920, oggi Cernovcy-Parigi 1970) che svelano, con una parola altamente evocativa, la visione di una umanità perseguitata, descritta in “Todesfuge” (“Fuga dalla morte”). In tale angolazione, gli artisti invitati a “ReviviscentiArt” mettono in evidenza l’essenza di un riscatto sociale che è documento, testimonianza e comunicazione della volontà di travalicare la più scontata quotidianità per entrare nel mondo della fantasia, delle immanenti intuizioni, dei metafisici silenzi. Per questo incontro, tra storia e contemporaneità, la curatrice Elena Radovix ha coinvolto un gruppo di autori, tra personalità affermate e giovani emergenti, intorno al valore culturale e alle riflessioni “di una società in cammino verso un futuro incerto e instabile in cui ciascun individuo, con le sue scelte e azioni, può fare la differenza”. E sono lavori che esprimono, attraverso un’ampia pluralità di interventi, l’essenza di personalissime e incisive sperimentazioni che in Franko B, artista e titolare della Cattedra di Scultura dell’Albertina, si identificano, in questa occasione, con la ceramica “Pink house with the dog”. Una singolare casa-struttura che simbolicamente rappresenta un punto di riferimento per l’accoglienza, per il possibile approdo delle popolazioni migranti in uno spazio altro, senza barriere, confini e condizionamenti. L’aula diviene, quindi, il luogo della libertà d’espressione, del rapporto tra opera e linguaggio contemporaneo, dei materiali innovativi per la scultura, e non solo. E, così, s’incontra la tavola “Asfissia” di Dede Varetto con una figura che cerca disperatamente di svincolarsi da un avvolgente, soffocante e inquinante telo di plastica. Un’inquinamento che aggredisce la foresta amazzonica che, a condizione che cessino gli incendi e la deforestazione, può rinascere grazie alla forza di rigenerazione dell’ecosistema. Una denuncia che Piero Gilardi ha affidato all’installazione “Amazzonia Revival”, composta da alberi carbonizzati in poliuretano espanso, con un sottofondo sonoro di pioggia scrosciante. Il tema generale dell’esposizione si sviluppa perciò attraverso esperienze diverse e diversamente unite fra loro, in una sorta di itinerario sottolineato dal silenzio che avvolge la triade di elementi, materna e femminile, di “Coltura” di Patrizia Bonardi, realizzata con bende intinte nella cera d’api, o l’esplorazione dell’ambiente naturale espressa con l’albero “Alterazioni” di Andrea Rinaudo o, ancora, le “Terre sommerse” di Ciro Rispoli, in bronzo ossidato, che racconta delle “stratificazioni di città distrutte dai cambiamenti climatici o dall’intervento dell’uomo”. Il dialogo fra opere, materiali e pigmenti, mette in evidenza una dimensione espressiva che richiama l’inarrestabile trascorrere del tempo scandito dalle policrome tessere musive in rame di Nicolò Borgese, mentre le impronte impresse sulla pietra (Bardiglio) testimoniano, in “Io esisto” di Lucia Corino, la presenza e l’inesausto cammino dell’umanità. Un cammino che, di volta in volta, è il segno di una rilettura dell’attuale società affidata alle figure “Ferite” di Carlo D’Oria, che specchiandosi in rosse pozze “restituiscono un Narciso di dolore”, alla elaborazione pittorico-fotografico-digitale di “Demeter, naturae monumentum” con gli alberi monumenti di Mery Rigo, al “Giudizio Universale” di Gabriele Domenico Casu con i corpi contorti fra gli stracci di un infernale girone di dantesca memoria. E poi emerge la sottile grafia e dripping della composizione “IntelliSenza artificiale” dell’”era magnetica” di Carlo Mariano Sartoris. La narrazione racchiude le “scene sospese” di Lorenzo Gnata, che parla delle sottili e insinuanti angosce della società contemporanea e la tela “Svoltare l’angolo-inconoscibilità di sé” di Sofia Fresia, interprete di un’intensa ricerca sulla nostra segreta identità. Andrea Chidichimo con i dipinti “Conosco il mio destino” ricerca una gestualità che “non abbia nulla a che vedere col “segno” o con la demarcazione di confini”. In Eric Pasino Bio, invece, le pagine pittoriche di “Beati gli avanzi” e “Lacuna” rivelano, mediante la tecnica “scortificazione”, la realtà che vive al di sotto dell’immagine primaria. Di Carla Iacono si notano i lavori della serie fotografica “Faire Glaze”, che presentano le espressioni dei volti-ritratti legati al complesso passaggio dall’adolescenza alla maturità. Nella tecnica mista “Le Scomparse” di Bahar Hz, si coglie la relazione che intercorre tra l’artista, i luoghi e i volti che appartengono, tra passato e presente, alle memorie della propria esistenza. Elena Radovix espone i bronzi “Corpi Segnanti” con le indelebili cicatrici-trauma, che, pur con profondi riflessi sulla psiche, sono il segnale di una possibile rinascita.

Angelo Mistrangelo

 

EXHIBITION: ROCAILLE COULISSE. ELISA FILOMENA – EMILIA FARO – 18 FEBBRAIO – WHITE LANDS

 

 GALLERIA WEBER & WEBER: MOSTRA COLLETTIVA “INTERMEZZO”

La Galleria Weber & Weber presenta nei propri spazi la mostra collettiva Intermezzo: diciassette artisti fra pittura, scultura ed installazioni. In musica, per intermezzo si intendono brani per l’orchestra, all’origine eseguiti tra un atto e l’altro e successivamente divenuti brani strumentali, collocati nel mezzo di una scena drammatica; come ad esempio gli atti di una commedia o i movimenti di un lungo lavoro strumentale. L’arte in questo periodo sta vivendo la medesima situazione, questa mostra vuole dunque essere uno stacco, una pausa da un momento drammatico del nostro tempo.

L’ingresso, gratuito e aperto al pubblico, sarà regolato in base alle vigenti normative anti Covid 19

  

G.A.M.: ANCORA LUCE. LUIGI NERVO

nell’ambito del public program del progetto Luci d’artista – XXIII edizione

3 marzo – 2 maggio 2021

Educational Area GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Centro Civico della Circoscrizione 5 di Torino

La GAM di Torino inaugura negli spazi dell’Educational Area al piano terra una mostra dedicata a Luigi Nervo (Torino 1930 – 2006) pensata e organizzata dal Dipartimento Educazione GAM insieme alla Circoscrizione 5 nell’ambito della XXIII edizione di Luci d’Artista promossa dalla Città di Torino. La mostra è una delle azioni previste nella terza edizione del progetto Incontri illuminanti con l’arte contemporanea – promosso dal 2018 dalla Città di Torino – intitolato quest’anno Nuovi Equilibri. Le attività educative-culturali previste negli Incontri Illuminati realizzati nel territorio della Circoscrizione 5 sono dedicate quest’anno all’opera e alla figura di Luigi Nervo. Oltre alla mostra alla GAM, è prevista una seconda esposizione dedicata al maestro, allestita negli spazi del Centro Civico della Circoscrizione 5 in via Stradella 186, nel territorio dove Nervo ha lavorato e vissuto. Le due mostre e il volume, pubblicato per l’occasione, sono resi possibili grazie al sostegno economico della Circoscrizione. Da oltre vent’anni nel mese di novembre Torino accende le sue Luci d’Artista, allestite negli spazi pubblici in occasione del mese dedicato all’Arte Contemporanea. La manifestazione è un appuntamento caro ai cittadini torinesi e un progetto culturale apprezzato in Italia e all’estero diventando, per questo, simbolo della Città. In occasione della XXIII edizione, su proposta della Città di Torino, la GAM ha scelto di rinnovare la collaborazione con la Circoscrizione 5, con due mostre che valorizzano l’opera di Luigi Nervo, uno dei grandi protagonisti della kermesse. Artista eclettico, Nervo inizia la sua carriera come designer per l’industria per poi sperimentare diverse forme d’arte, scoprendo infine una predilezione per il materiale ligneo. Dalle sculture alle “macchine-gioco” e agli “automi”, nelle sue opere è sempre presente una componente ludico-fiabesca ed è sempre vivo il legame con la terra. Insieme al suo celebre Vento Solare, installazione luminosa cosmologica raffigurante il sole da cui si originano raggi multicolori, entra quest’anno a far parte del programma di Luci d’artista 1706, monumento commemorativo della battaglia di Torino situato nel cuore di Lucento. Ed è proprio in questo quartiere che Nervo ha trascorso l’infanzia, rimanendo anche oggi personaggio molto amato grazie all’impegno profuso tanto in campo artistico quanto didattico. Credendo molto nell’importanza dell’apprendimento attraverso la manualità, nel corso della sua vita ha cercato di trasmettere le sue competenze e i suoi valori durante i corsi tenuti presso l’Accademia Albertina e i laboratori svolti presso la scuola elementare Margherita di Savoia e il CADD (Centro di Addestramento Diurno Disabili) di via Pianezza. La ricerca avviata intorno all’artista ha riportato alla luce molti materiali, sculture, disegni e documenti riferiti al suo impegno educativo nella circoscrizione e il quaderno originale di Vento Solare, anch’esso espressione della predisposizione alla manualità dell’artista. Il tutto ha costituito l’occasione per realizzare in GAM la mostra-racconto, che permette di delineare la figura di Luigi Nervo in ambito artistico e didattico e, nelle sale del Centro Civico della Circoscrizione 5, di approfondire il suo impegno profuso sul territorio negli ultimi anni della sua vita, così come testimoniato dai suoi collaboratori più stretti, il CADD e il Gruppo di Volontariato civico Lucento. Le attività educative-culturali denominate Naturalmente, previste all’interno progetto Incontri illuminanti con l’arte contemporanea – Nuovi Equilibri, prevedono workshop rivolti agli insegnanti e laboratori realizzati con 13 classi della scuola elementare Margherita di Savoia e attività con gli utenti del Centro Drop-in presso l’Ospedale Amedeo di Savoia. Il museo ha scelto di dedicare il progetto espositivo allo stimato ex assessore comunale Fiorenzo Alfieri, scomparso recentemente nella sua Torino, ideatore di Luci d’Artista e grande amico di Nervo. Il programma delle attività educative e culturali previsto nel territorio, è arricchito dal volume “Ancora Luce. Luigi Nervo” realizzato grazie al sostegno della Circoscrizione 5, curato dal Dipartimento Educazione GAM, ed edito da Silvana Editoriale, che include circa 30 immagini, testi che raccontano l’esperienza didattica e le Luci d’artista, oltre a una ampia biografia a cura del CDS5 – Centro Documentazione Storica della Circoscrizione 5.

GAM – GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA – Via Magenta, 31 – Torino

Orari di apertura: mercoledì e giovedì: 11.00-19.00; venerdì 11.00 – 20.00,

Chiuso sabato domenica lunedì e martedì

La biglietteria chiude un’ora prima. www.gamtorino.it

CENTRO CIVICO DELLA CIRCOSCRIZIONE 5 – Via Stradella, 186 – Torino

Orari di apertura: da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00

                                                                                                                       

MONFORTE D’ALBA: LA MOSTRA “I MONDI DI MARIO LATTES # “APRE AL PUBBLICO

Il viaggio nella nuova collezione della Fondazione Bottari Lattes è ora visitabile anche in presenza dal 10 febbraio 2021

Orario: mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 14.30 alle ore 17 – Monforte d’Alba – CN

La mostra “I mondi di Mario Lattes #1”, allestita alla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba, nel cuore delle Langhe, e visitabile online dal 22 dicembre, apre ora le porte al pubblico per permettere visite dal vivo a partire da mercoledì 10 febbraio 2021, fino a data da definire.

Sarà visitabile nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 14.30 alle ore 17, nel rispetto di tutte le normative sulla prevenzione dell’emergenza sanitaria Covid-19, con ingressi contingentati e con la prenotazione consigliata per i gruppi (info: 0173.789282 – book@fondazionebottarilattes.it).

La mostra rimane visitabile anche online sul sito della Fondazione Bottari Lattes www.fondazionebottarilattes.it, con una pagina di approfondimento sempre aggiornata con nuovi contenuti fotografici e video.

Ideata da Caterina Bottari Lattes e curata da Alice Pierobon in collaborazione con Chiara Agnello,“I mondi di Mario Lattes #1” presenta una brochure digitale con un testo critico di Vincenzo Gatti.

Pittore e incisore, disegnatore e acquerellista, Mario Lattes (1923-2001) è stato un artista prolifico e instancabile. La sua vasta produzione pittorica testimonia una passione per l’arte sbocciata da giovanissimo. Una passione che inizia a farsi conoscere al pubblico nel 1947, anno della prima mostra di Lattes a Torino, alla galleria La Bussola. Seguiranno, fino alla fine degli anni Novanta, diverse personali di Mario Lattes: a Torino, Roma, Milano, Firenze e Bologna, incluse le partecipazioni a due edizioni della Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Torino e di Roma, oltre a diverse esposizioni collettive. Numerose opere realizzate entreranno così nelle sale espositive e nelle dimore di diversi collezionisti. Al fine di recuperare, conservare e far conoscere al grande pubblico quadri e lavori di Lattes mai esposti prima, nel corso degli ultimi anni la Fondazione Bottari Lattes ha acquisito diversi dipinti da collezionisti privati. Opere che ora entrano a far parte del prezioso patrimonio della sua pinacoteca e che saranno rese visibili al grande pubblico in più esposizioni nel corso del tempo.

“I mondi di Mario Lattes #1” è la prima di queste mostre e si concentra sui dipinti figurativi realizzati dal 1959 al 1990, scelti da Caterina Bottari Lattes tra le opere di recente acquisizione. Nelle due sale espositive del primo e secondo piano della Fondazione Bottari Lattes i nuovi dipinti dialogano così con i lavori già presenti nella collezione della pinacoteca. I temi affrontati nelle quattro sezioni in cui la mostra è suddivisa, sviluppati in una quarantina di opere esposte, sono alcuni tra quelli cari a Mario Lattes: figure archetipiche; marionette e alter ego; nature morte e “cianfruscole” (termine usato da Lattes per indicare le cianfrusaglie); oggetti simbolici; temi surreali; volti e personaggi. Tra i dipinti esposti: “Il cardinale” (tecnica mista su carta intelata, 50×35 cm); “Il Re” (1969, tecnica mista su carta intelata, 70×50 cm); “Marionette e manichino” (1990, olio su carta intelata, 50×70 cm); “Beute, conchiglie, insetti” (olio su tela, 60×80 cm); “L’ostensorio e la rosa” (1969, olio su carta intelaiata, 50×35 cm); “Lo specchio rotto” (1969, tecnica mista su carta intelata, 70×50 cm); “La caduta” (1969, tempera su tela, 140×100 cm); “Figura con nuvola” (1970, tempera e china su carta intelata, 70×50 cm). «L’accesso ai mondi di Lattes – spiega Vincenzo Gatti nel suo testo critico – è insidioso. Occorre adeguarsi alle sue luci e alle sue ombre, intuire l’indefinito pur sapendo che esiste un lato oscuro che non potrà disvelarsi. Le teste, gli idoli, i manichini sono icone di un’individualità attonita, consapevoli delle inquietudini che da sempre pervadono l’animo umano. La complessa trama pittorica che mostra e nasconde, che lamenta e afferma, indica strade segnate dalla conoscenza del dubbio e l’artista, indifferente alla prassi, manipola materie grafiche e pittoriche per giungere a una vertiginosa discesa nelle profondità dove le forme affondano e riemergono mutate.» La mostra è realizzata con il sostegno di Regione Piemonte.

 

M.A.O.: PROROGATA AL 9 MAGGIO LA MOSTRA “CHINA GOES URBAN. LA NUOVA EPOCA DELLA CITTÀ”

In occasione della riapertura dei musei, il MAO ha deciso di prorogare al 9 maggio la data di chiusura della mostra “China goes Urban. La nuova epoca della città”. L’esposizione, curata dal Politecnico di Torino e da Prospekt Photographers con la Tsinghua University di Pechino, e organizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo, è frutto di una ricerca pluriennale e propone al pubblico una prospettiva nuova e ampia che traccia una linea di continuità tra passato, presente e futuro, mettendo in relazione la cultura della Cina tradizionale con le imponenti trasformazioni delle città cinesi contemporanee. Un’occasione per approfondire e interrogarsi sulle sfide lanciate dai cambiamenti urbani in atto non solo in Cina, ma in tutto il pianeta. Partendo dall’esplorazione di alcune new town cinesi e delle contraddizioni innescate dai frenetici processi di inurbamento e di espansione urbana, la mostra punta infatti a stimolare una riflessione sulla città di oggi e del futuro. China Goes Urban rappresenta anche un’interessante occasione per sperimentare una possibile revisione dei modelli di accesso alla cultura e si pone anche come caso pilota di “mostra all’epoca del Covid-19”, attraverso cui offrire soluzioni innovative che possano essere discusse e ampliate in altri contesti. La progettazione della mostra ha l’obiettivo di consentire un accesso in sicurezza al pubblico, direzionando razionalmente i flussi: attraverso un’apposita segnaletica i visitatori saranno indotti a spostarsi temporaneamente o a muoversi a velocità diverse, evitando assembramenti. Inoltre, in corrispondenza di tre varchi lungo il percorso di mostra, saranno anche allestiti dei segnali luminosi e alcuni QR code, che porteranno il visitatore a scoprire spazi virtuali dove poter fruire di contenuti visivi e approfondimenti aggiuntivi scaricabili sui dispositivi mobili personali. Il sistema di regolazione dei flussi di visita con interfaccia digitale è stato realizzato con il contributo della Camera di commercio di Torino.

La mostra

Ogni anno, in Cina, oltre 16 milioni di persone si spostano dalle aree rurali a quelle urbane dando origine a quella che è considerata la più grande migrazione di massa che il mondo abbia mai visto. Non si tratta di un processo “eccezionale”, ma di un trend globale: come rilevato da UN-Habitat, nel 2007 infatti la popolazione urbana del pianeta ha superato la popolazione rurale. Il fenomeno dell’urbanizzazione planetaria non implica però solo l’aumento della popolazione delle città o lo sviluppo degli insediamenti, ma anche l’incremento di sempre più intense relazioni sociali, economiche, politiche e funzionali tra le diverse regioni del mondo. Questo modello di sviluppo, che si è affermato nel corso dei secoli, presenta limiti e contraddizioni, sia dal punto di vista ambientale sia da quello socio-economico, particolarmente evidenti nell’attuale fase di incertezza dovuta all’emergenza sanitaria e alle conseguenze in termini economici e di inasprimento delle diseguaglianze. “China goes Urban. La nuova epoca delle città” intende interrogarsi sui processi urbani, architettonici e di cambiamento socio-economico della Cina contemporanea, considerati come uno specchio in cui si riflettono le possibilità e i limiti della città contemporanea, in Cina come altrove. Intrecciando ricerca e immaginazione, la mostra è un’esplorazione di quattro new town – Tongzhou, Zhengdong, Zhaoqing e Lanzhou – attraverso cui indagare la nuova urbanizzazione cinese e condurre il visitatore a interrogarsi sul (nostro) comune futuro urbano. Il percorso della mostra si snoda lungo due sequenze logiche: la prima prende il via dalla ricostruzione di una exhibition hall, luogo iconico tipico delle new town cinesi, in cui le amministrazioni pubbliche e le imprese di costruzioni mettono in scena la città per promuoverne lo stile di vita e i successi raggiunti, e arriva all’urbanizzazione globale. La seconda sequenza si muove partendo da spazi vuoti e atoni per arrivare alle persone, ai singoli individui ripresi nelle loro attività quotidiane o in ritratti “situati” dentro i nuovi insediamenti. Le due sequenze si intrecciano continuamente, smontando via via il rassicurante concetto di “eccezionalità” cinese: ciò che da lontano e a uno sguardo superficiale appare esotico e distante, si rivela molto più familiare di quanto crediamo. Le nuove urbanizzazioni cinesi non appaiono più come “altro da noi”: nelle new town della Cina contemporanea la vita quotidiana è fatta degli stessi piccoli gesti di cui è fatta la vita a ogni latitudine e le persone che li compiono non sono diverse da noi nei comportamenti, nelle pratiche, nei desideri.

 

YOU’RE MY FRIEND: VIETATO CALPESTARE IL DIRITTO DI SOGNARE    

Ci sono date destinate a restare impresse nella storia nel tentativo di cambiare, in qualche modo, il corso degli eventi. Il 20 novembre 2019, in concomitanza del 30° anniversario della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, l’etichetta modenese Senza Dubbi lancia nella rete un teaser di 30 secondi per annunciare la realizzazione di un progetto musicale dalla finalità benefica: YOU’RE MY FRIEND. Mentre 194 Stati del mondo si assumono l’impegno di difendere il diritto di essere bambino senza distinzione di razza, colore, lingua, nazionalità e religione, nel cuore dell’Emilia Romagna il “sogno” muove il primo passo. A tendergli la mano un team di professionisti in campo fotografico, grazie ad una serie di loro scatti d’autore donati per alimentare un impegno sociale tangibile a supporto dei più deboli. Fotoreporter di fama mondiale come Paolo Siccardi (Famiglia Cristiana, il Venerdì di Repubblica, Time International, Der Spiegel, Geo Japan, TheGuardian, Courrier International), già vincitore del premio giornalistico nazionale nella categoria “Reportages di guerra 2002”, Stefano Stranges (Rolling Stone, Il Reportage, Il Manifesto, La Stampa, Jesus Magazine, Left Magazine, Lo Stato delle Cose, Voci Globali) collaboratore con ONG nazionali ed internazionali, Alessandro Bergamini (National Geographic, Repubblica, Digital Camera) e Mauro Raffini (photoeditor della mostra Exodos della Regione Piemonte, curatore della mostra “Migreye”). Ma non è tutto. La magia della creatività accomuna nuovi amici come la realtà reggiana Officina delle Immagini, specializzata nel valorizzare la diffusione della cultura attraverso la macchina da presa, e così prende forma il videoclip ed il videolyric di YOU’RE MY FRIEND. Già, perché ad un anno di distanza tutto è ormai pronto per l’uscita del brano inedito scritto ed interpretato dall’artista modenese Michela Costi, prodotto dal coautore Lorenzo Confetta, con la straordinaria partecipazione del cantautore Matteo Becucci (vincitore X Factor 2009, Tale e Quale Show, Nazionale Italiana Cantanti), de cantante Raphael ( The Voice 2016 ), del rapper emergente Andy Cream e di musicisti del calibro di Raffaele Chiatto ( Chitarrista di Tozzi e di tanti artisti top itlaiani), Daniele “Barny” Bagni ( Ex Bassista dei Litfiba e dei Ladri di biciclette), Tommy Graziani (Figlio d’arte  e attualemnte batterista di Sarah Jane Morris ) e con la collaborazione di Fabiano Costi per gli arrangiamenti ritmici originali del brano. Un inno all’amicizia, alla solidarietà, al coraggio della verità, alla forza dell’unione il cui obiettivo è quello di sensibilizzare l’attenzione pubblica sulla condizione dei più deboli, in particolar modo dei bambini vittime di terremoti, carestie, guerre, violenze, malattie. Bambini a cui è stato negato il dono dell’infanzia, della dignità, quella spensieratezza che a tutti noi ha permesso di essere, oggi, donne e uomini responsabili e consapevoli. I bambini sono per tutti noi un costante esempio anche davanti alle avversità della vita. Contrappongono la loro fantasia, i desideri, le speranze ed il gioco come autentico salvagente in grado di farli evadere dalla realtà per sopravvivere. Hanno la musica nel cuore, hanno imparato a sorridere anche dietro alle lacrime e non perdono la dignità neppure sotto le bombe. Ci insegnano ogni giorno che “La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli”. YOU’RE MY FRIEND è un megafono, un eco di risonanza che propaga musica nell’intento di ribadire la necessità di un impegno universale per la tutela dei minori in tutto il mondo. Un progetto di sensibilizzazione modulabile, aperto, che mette l’arte al servizio della solidarietà con lo scopo di collaborare con fondazioni e associazioni No Profit alle quali poter convogliare i proventi ricavati da donazioni e sponsorizzazioni del progetto. Un “disegno” non solo musicale ma una progettualità ad ampio respiro comprendente eventi ed iniziative concrete sull’intero territorio nazionale.

Il progetto YOU’RE MY FRIEND si è già attivato nei mesi scorsi per creare una rete di pubblico, la più vasta possibile, pronta a condividere all’unisono il battito di tanti piccoli cuori colmi di speranza. Una traccia, una chiave di lettura, una di quelle magiche sette note che, anche nell’epoca del virtuale, ritrova la propria essenza nella semplicità dell’unione d’intenti. Nel popolare portale Ebay, infatti, YMF è stato riconosciuto come Genuine Charity Seller attraverso la creazione di un profilo autenticato e certificato abilitato alla partecipazione nell’esclusiva sezione Aste di Beneficenza ufficiali. L’avvio di un processo di autofinanziamento basato sulla raccolta di oggetti autografati donati spontaneamente da personaggi del mondo dello sport, della musica e dello spettacolo per alimentare una catena solidale e raccogliere contributi utili al sostegno delle tante cause umanitarie che caratterizzano l’operatività di YMF. Non solo. Il progetto è patrocinato dalla Nazionale Italiana Cantanti, a testimonianza della massima trasparenza che caratterizza gli intenti dell’intera macchina organizzativa, che sarà parte attiva del progetto grazie alla disponibilità ed alla generosità di tanti artisti.

 

IL MAU RIAPRE!

Anche se il Museo di Arte Urbana è all’aperto, siamo rimasti chiusi fino ad oggi, in rispetto dei DCPM: un ossimoro a cui abbiamo dovuto abituarci. Festeggiamo il 20 febbraio alle 15.30 con una visita guidata organizzata per noi da CulturalWay! Quest’anno il MAU ha deciso di affidarsi in via prioritaria all’esperienza di Alessia Orofino e delle guide turistiche abilitate di CulturalWay. CulturalWay si avvale della collaborazione delle guide turistiche abilitate della città, che possono coprire tour in più lingue, ove richiesto; Alessia Orofino è una storica dell’arte, guida e accompagnatrice turistica, rappresentante legale di CulturalWay e referente nazionale della CNA per il Piemonte e Torino, nel settore turismo e commercio.

Vi aspettiamo al MAU!!

 

 

 

 

 

PHOS CENTRO FOTOGRAFIA TORINO: “A-TYPICAL URBAN VISION”, UNA MOSTRA DI ELISABETTA RICCIO.

Phos Centro Fotografia Torino è lieto di presentare “A-Typical Urban Vision”, una mostra di Elisabetta Riccio. “A-typical Urban Vision” è una mostra composta da 19 opere frutto di 10 anni di esplorazioni fotografiche tra Italia, Francia, Stati Uniti, Messico, Repubblica Dominicana, Cuba e Israele. Lo sguardo atipico di Elisabetta Riccio si è soffermato sulla mutevolezza dell’architettura di quelle aree urbane che sono state vissute dall’uomo e poi abbandonate: frame di edifici fatiscenti, vecchie fabbriche dismesse, scorci di ferro e cemento riconquistati dalla natura. “Atypical Urban Vision” è un’indagine visiva che raggruppa un’accurata selezione di fotografie tratte dal progetto RES.TI.TU.ZIO.NE iniziato nel 2010 dall’artista torinese. La sua ricerca diventa sociale nel momento in cui immortala la rinascita dello scenario urbano segnato dalla traccia indelebile del passaggio dell’uomo, ora assente, ma un tempo protagonista.

L’intera esposizione è un viaggio intercontinentale alla scoperta di luoghi tanto lontani e diversi quanto simili tra loro. Luoghi silenziosi in cui è ancora possibile udire l’eco del brulicare di un tempo; rovine di un passato in continua trasformazione, in grado di fondersi con la natura alla conquista di una nuova vita.

La mostra ha una doppia chiave di lettura come doppia è l’esposizione di alcune immagini scattate in quegli scenari nascosti, dimenticati ma pieni di fascino e poesia. Un percorso immersivo che racconta l’eterno dualismo tra i resti di un passato sfuggente e una natura incontaminata che afferma la sua maestosità rimpossessandosi del territorio.

Un viaggio per riportare la luce laddove l’ombra aveva occultato anche i ricordi.

L’ingresso, gratuito e aperto al pubblico, sarà regolato in base alle vigenti normative anti Covid 19.

L’appuntamento sarà doppio:

Giovedì 18 febbraio dalle ore 18:30 alle ore 21:30

Venerdì 19 febbraio dalle ore 15:00 alle ore 20:00

 

ARTE A TORINO. IL ‘900. IL GRUPPO DI LETTURA DEL CIRCOLO DEI LETTORI INCONTRA LE COLLEZIONI DELLA GAM

Il martedì alle 19.00: Movimenti, protagonisti e fatti d’arte dal secolo scorso a oggi con Luca Beatrice

Il mercoledì alle 16.00: Visita guidata a tema nelle sale della collezione del ’900 alla GAM

Dal 16 febbraio al 3 marzo

Insieme alla Fondazione Circolo dei lettori, la GAM offre la possibilità di seguire visite guidate in museo legate alle tematiche affrontate il giorno prima nel gruppo di lettura guidato da Luca Beatrice, a tu per tu con le opere d’arte esposte. Ogni martedì sera il gruppo di lettura, scandito in episodi, ripercorre movimenti, protagonisti e fatti d’arte che attraversano il ‘900. Il mercoledì alle 16.00 coloro che hanno seguito la lezione potranno partecipare alla visita alle rinnovate collezioni del Novecento: Il primato dell’opera, della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea e scoprire da vicino gli artisti e le opere di cui si è discusso.

Il programma:

–      martedì 16 febbraio h 19-20

Dal Secondo Futurismo al ritorno alla pittura

Negli Anni ’20 alla ricerca avanguardista dei seguaci di Marinetti & c. si sovrappone una figurazione sobria, che non scende a patti con la propaganda del regime. Sono i Sei di Torino, cresciuti nell’egida di Felice Casorati.

–     mercoledì 17 febbraio h 16

Visita guidata a tema alle collezioni GAM

–         martedì 23 febbraio h 19-20

Eccentrici, visionari, informali

Torino città di luci e ombre, dietro l’apparente rigore si alimenta di figure misteriose e di difficile lettura. Parliamo di Carol Rama, Carlo Mollino, Italo Cremona, Luigi Carluccio, Piero Ruggeri, Riccardo Gualino e altri protagonisti.

–         mercoledì 24 febbraio h 16

Visita guidata a tema alle collezioni GAM

–         martedì 2 marzo h 19-20

L’Arte Povera e gli “altri” Anni Sessanta

Nel 1967 l’Arte Povera anticipa l’età della contestazione e dei grandi cambiamenti. Ma gli anni ’60 sono molto più complessi e articolati: la pop, il design, la pittura monocroma per una Torino laboratorio di sperimentazioni.

–     mercoledì 3 marzo h 16

Visita guidata a tema alle collezioni GAM

 

VERBANIA: BUON COMPLEANNO BIBLIOTECA CERETTI!

Un appuntamento online mercoledì 17 febbraio alle 17.00

Per partecipare all’evento online è possibile collegarsi alle ore 17 di mercoledì 17 febbraio alla homepage del sito www.bibliotecheVco.it

La Biblioteca Popolare Pietro Ceretti venne inaugurata ufficialmente alle ore 10.30 di domenica 17 febbraio 1907 e fu aperta al pubblico il 21 febbraio in un locale posto al secondo piano del palazzo della ex Pretura. Il numero di libri non superava gli 800 volumi. La biblioteca popolare riscosse in breve tempo un notevole successo tra i cittadini, soprattutto fra gli operai e gli studenti. E così, dopo pochi mesi, furono presi in affitto dal Comune altri tre locali, inaugurati il 2 maggio. I primi anni di vita della biblioteca furono ricchi di iniziative. L’8 dicembre 1907 si inaugurò il primo corso della Scuola Popolare, a cui si affiancò per qualche anno la Scuola Samaritana per fornire «le più elementari cognizioni mediche» al personale addetto al pronto soccorso nelle fabbriche. Il 13 luglio 1909 si inaugurò la Sala Storica Intrese, un piccolo museo di storia locale. Nell’ottocentesco palazzo a due passi dal teatro la Biblioteca Civica Ceretti rimase  fino all’aprile del 1981, quando fu trasferita nell’attuale sede di Villa Maioni. Per celebrare e festeggiare i 114 anni di vita della biblioteca cittadina il Comune di Verbania ha organizzato, per mercoledì 17 febbraio alle ore 17.00, uno spettacolo online con la partecipazione dell’attrice Betty Colombo, che legge pagine scelte della poetessa Wislava Szymborska. Pagine preziose, scritte dalla poetessa polacca premio Nobel per la letteratura 1996, che rappresentano un invito alla lettura e alla libertà di pensiero.

Per partecipare all’evento online è possibile collegarsi alle 17 di mercoledì 17 febbraio alla homepage del sito www.bibliotecheVco.it

 

UN WIKIPEDIANO IN RESIDENZA AL POLO DEL ‘900

Un esperto dell’enciclopedia più consultata del web in arrivo al Polo del ‘900. Sarà Marco Chemello, wiki-esperto da oltre 15 anni, ad accompagnare per 6 mesi l’istituzione torinese in un percorso di valorizzazione digitale dei patrimoni custoditi.  Un wikipediano in arrivo al Polo del ‘900 di Torino. Un esperto dell’enciclopedia libera e collaborativa più consultata del web che accompagnerà, per sei mesi, il centro culturale torinese in un percorso formativo rivolto ai propri enti e collaboratori. L’obiettivo è favorire uso, visibilità e condivisione dell’enorme patrimonio custodito dal Polo e, allo stesso tempo, contribuire a migliorare i contenuti culturali di Wikipedia. Sarà Marco Chemello, wiki-esperto da oltre 15 anni e wikipediano in residenza di altre istituzioni culturali come Accademia delle Scienze di Torino, Fondazione BEIC e Archivio storico Ricordi di Milano – a guidare il gruppo di lavoro, in un percorso di 15 seminari, in partenza il 18 febbraio. Nel corso di 6 mesi, si andrà alla scoperta delle potenzialità dei progetti Wikimedia (tra cui Wikipedia, Wikimedia Commons e Wikidata), con attività pratiche mirate a contribuire alle voci di Wikipedia esistenti e crearne di nuove, partendo dai temi di studio e ricerca del Polo.

L’opportunità di ospitare un “wikipediano in residenza”, arriva grazie alla collaborazione con Wikimedia Italia – capitolo nazionale del movimento Wikimedia per la diffusione della conoscenza libera – che ha premiato il Polo come miglior progetto candidato al Bando 2020 per le istituzioni culturali.

Come spiega Alessandro Bollo, direttore del Polo del ‘900: “La collaborazione con Wikimedia Italia rappresenta un’opportunità di sperimentazione per valorizzare i patrimoni del Polo,  raggiungere nuovi pubblici e cogliere nuovi vantaggi del digitale attraverso progetti consolidati come Wikimedia. Rappresenta, soprattutto, una meravigliosa possibilità di apprendimento, di ripensamento e di confronto, in una fase storica che obbliga gli istituti culturali a un surplus di consapevolezza, competenza e visioni per stare al passo con la trasformazione digitale. Grazie a questa collaborazione, in primavera, il Polo dedicherà alcuni momenti di approfondimento ai progetti Wikimedia, rivolgendosi agli enti culturali del Piemonte e alla cittadinanza. In più, l’esperienza con il wikipediano si concluderà con un convegno sul tema della comunicazione dei patrimoni culturali nell’era digitale che si terrà nell’ambito del festival Archivissima 2021 a giugno”.

L’iniziativa “un wikipediano in residenza” rientra nel più vasto mondo dei progetti GLAM (acronimo inglese di Galleries, Libraries, Archives and Museums) promosso e sostenuto dalla Wikimedia Foundation e dai suoi capitoli nazionali per favorire la collaborazione e la trasmissione di saperi tra istituzioni culturali e i progetti Wikimedia. Il primo museo ad aver ospitato un wikipediano in residenza è stato il British Museum di Londra nel 2010, con risultati a vantaggio non solo della valorizzazione delle sue opere ma della conoscenza collettiva.

“Come ben sappiamo Wikipedia è divenuta, nei suoi 20 anni di vita, il principale progetto di scrittura collettiva al mondo, oltre che la più grande e più consultata enciclopedia; non possiede una redazione – spiega Marco Chemello – perché tutti i contenuti sono scritti, alimentati e corretti da una grande community multilingue di volontari, in un’ottica collaborativa e libera che rappresenta l’aspetto più rivoluzionario, affascinante e allo stesso tempo sfidante dell’universo wiki. Per questa ragione nel corso degli anni ci siamo posti – anche come Wikimedia Italia – sempre più la questione di coinvolgere in quest’opera le istituzioni detentrici di contenuti e fonti autorevoli: oggi lavoriamo tutti i giorni con archivi, musei, biblioteche, scuole e università, enti pubblici e privati; è così che nasce il “wikipediano in residenza”, una figura di facilitatore per i progetti GLAM con esse, che si sono diffusi anche in Italia a partire dal 2011. E’ vero che sono ancora relativamente poche le realtà italiane coinvolte – spesso le più innovative e coraggiose – ma sono davvero molte le possibilità di agire nella direzione dell’open access e della cultura libera e collaborativa. Sappiamo che è questa la direzione tracciata da alcune delle maggiori istituzioni culturali a livello internazionale e indicata del resto dalle direttive europee. Produrre risultati tangibili e utili per tutti collaborando con il Polo del ‘900 è molto stimolante e per me, come wikimediano, è un piacere e una bella sfida”.

 

 

 

 

 

 


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