“MA SOLO I BAR DELLE ASSOCIAZIONI E DEI CIRCOLI DI CHIERI DEVONO RIMANERE CHIUSI?”

 “E’ una domanda che mi pongo dopo le segnalazioni che mi sono giunte in questi giorni – dichiara Rachele Sacco consigliera comunale del gruppo Progetto Per Chieri – Salviamo l’Ospedale Insieme – ma solo da noi a Chieri i bar gestiti dalle associazioni e dei circoli all’interno delle strutture sportive devono stare chiusi? Me lo hanno chiesto i responsabili della Bocciofila chierese e del centro sportivo di Via Santena a seguito delle parole dell’Assessore allo Sport Quattroccolo, che si è presentato personalmente per vietare ogni tipo di attività, anche di asporto. L’Assessore, infatti, avrebbe detto ai gestori dei bar di chiudere. Non riusciamo, però, a capire in base a quale norma o ordinanza. Le norme nazionale prevedono, a seguito dell’ultimo Decreto Legge, che bar e ristoranti dal 26 aprile possano riaprire con somministrazione all’aperto. In precedenti disposizioni, lo Stato, ha poi equiparato i bar e i circoli che somministrano cibi e bevande alle attività di ristorazione. Ovviamente esattamente come i ristoranti anche i bar dei centri sportivi si devono attenere alle disposizioni nazionali per la zona gialla ovvero niente servizio al bancone, si asporto e si alla consumazione al tavolo ma solo se all’aperto. E’ possibile che l’Assessore Quattrocolo faccia riferimento a qualche disposizione comunale della quale noi non siamo a conoscenza? Non voglio pensare che abbia agito in maniera arbitraria senza avere a sostegno del suo intervento una norma o legge che preveda la chiusura dei bar e dei circoli delle associazioni sportive chieresi. Se la questione non sarà chiarita credo che presenterò le stesse domande con un’interrogazione nel prossimo consiglio comunale che si terrà tra una decina di giorni>. La norma di equiparare bar associativi e circoli alle attività di ristorazione nasceva dall’esigenza di dare un po’ di respiro alle associazioni che non potendo svolgere eventi e attività sociali, sportive e culturali, almeno potevano avere qualche provento dall’asporto, prima, e ora con i dehors, al tavolo all’esterno.”

 

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