PIEMONTE ARTE: VENEZIA NEL ‘700, BISTOLFI, PALAZZO MADAMA, PORPORATO, MIRO’ AD AOSTA, POIRINO PER GAIDANO, VINOVO, BOFFA…

Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

FONDAZIONE ACCORSI-OMETTO: VENEZIA NEL ‘700

Ambito bolognese-Antonio Vivaldi_

La Fondazione Accorsi-Ometto rende omaggio al mito di Venezia con una mostra, curata da Laura Facchin, che intende raccontare la vita della città lagunare nell’ultimo periodo della sua fulgida storia, delineandone la società e mostrandone gli aspetti più affascinanti e curiosi. L’immagine di Venezia e la sua fama di meta prediletta del Grand Tour vengono restituite attraverso molteplici rappresentazioni: le vedute realizzate dai grandi nomi della tradizione veneziana, come Luca Carlevarijs, Canaletto e Michele Marieschi; le tele a soggetto mitologico e sacro che evocano i maestri “itineranti” come Giambattista Tiepolo; i delicati ritratti di Rosalba Carriera e le celebrazioni del Carnevale e della sontuosa festa della Sensa (Ascensione). La variegata produzione di arredi e di suppellettili veneziani è rappresentata non solo nelle intime vedute di interni, rese paradigmatiche dai Longhi, ma anche dai mobili laccati del Museo Accorsi-Ometto, dai preziosi argenti di produzione lagunare ed ebraica e dalle pregiate porcellane Cozzi. Infine non poteva mancare un riferimento alla musica e ad Antonio Vivaldi, che ne è la figura simbolo.

Nel 1797, in seguito agli accordi di Campoformio, termina la millenaria storia della Serenissima Repubblica di San Marco. Un senso di lenta, ma inarrestabile decadenza ben traspare nelle opere degli artisti della seconda metà del Settecento, da Giandomenico Tiepolo allo zio, Francesco Guardi. Ma prima di giungere alla fine, Venezia si propone ancora sulla scena internazionale in una stagione di favolosa bellezza il cui mito viene ripreso dalle due tele di Giorgio de Chirico che, con uno stupefacente coup de théâtre, concludono la mostra.

 

PALAZZO MADAMA. CONCLUSO IL RESTAURO DELLE STATUE DI GIOVANNI BARATTA

È stato ultimato il restauro delle quattro monumentali statue allegoriche della Giustizia, della Liberalità, della Magnanimità e dell’Abbondanza, realizzate dallo scultore carrarese Giovanni Baratta (1670-1747) su incarico di Filippo Juvarra, a completamento della balaustra del corpo centrale di Palazzo Madama.  L’intervento, iniziato nell’autunno del 2022, è stato eseguito dall’équipe della restauratrice Cristina Arlotto per conto della ditta Denimo S.r.l. all’interno di un apposito padiglione eretto dinanzi alla facciata di Palazzo Madama in piazza Castello. I lavori, per circa 160.000 euro, sono stati interamente finanziati dalla Fondazione CRT.

Il restauro si è rivelato particolarmente complesso per le problematiche condizioni di conservazione delle statue e per l’avanzato stato di degrado del delicato marmo delle antiche cave di Brossasco, usato per scolpirle. Ogni figura è composta da cinque blocchi separati e sovrapposti. Decine di staffe e perni in ferro fissati con piombo, molti aggiunti nel corso dei secoli, trattengono tra loro le singole parti e le molte lesioni che avevano causato il distacco di grossi frammenti scultorei. L’intera superficie risultava erosa a causa degli agenti atmosferici e dell’aggressività dei gas inquinanti.

È stato effettuato un preventivo trattamento di pulizia con più cicli di biocida per eliminare l’attacco microbiologico di muffe e funghi, che ricoprivano quasi interamente tutte le superfici; è seguita una fase di lavaggi e di rimozione delle muffe e delle croste nere, causate principalmente dai depositi atmosferici saturi di gas di combustione, depositi tenaci concentrati soprattutto nelle zone non soggette a dilavamento e tra le pieghe dei panneggi.

Dopo l’asportazione delle vecchie stuccature incongrue e il controllo di tutte le staffe antiche per verificarne lo stato di efficienza, sono state rimosse le lunghe aste metalliche in ferro posteriori, risultate obsolete e non efficienti dal punto di vista statico. Contestualmente, per settori, sono stati inseriti alcuni elementi e perni in acciaio inox e fasce in fibra di carbonio per stabilizzare le parti in precario stato e suturare alcune lesioni importanti.

La stuccatura con malte selezionate e polvere di marmo, in corrispondenza dei giunti e delle lesioni e a copertura delle vecchie staffe metalliche, ha preceduto l’intervento di ritocco cromatico per ridurre le interferenze più evidenti lungo le linee di sovrapposizione dei blocchi principali, con applicazione finale di un protettivo superficiale idrorepellente.

Le statue saranno posizionate su cavalletti provvisori per consentire di rimuovere i perni ossidati inseriti nei piedistalli e sostituirli con nuovi elementi in acciaio inox conformati, che permetteranno in futuro più agili operazioni di traslazione ed esposizione.

 

CASALE MONFERRATO. IL RESTAURO DI “TESTA DI DONNA”DI LEONARDO BISTOLFI

Presentazione del nuovo allestimento per l’opera di Leonardo Bistolfi recentemente restaurata

Domenica 30 aprile, alle ore 15.30 nella Sala Lunette del Museo Civico verrà presentata dopo il recente restauro, con un evento riservato, Testa di donna opera di Leonardo Bistolfi (1859-1933), acquisita dal Museo grazie alla generosa donazione da parte della signora Vanda Martelli vedova Bistolfi. Il nuovo allestimento della scultura sarà visibile al pubblico a partire da lunedì 1° maggio con i consueti orari dei giorni festivi: 10,30-13,00/15,00-18,30. L’iniziativa è la sintesi di una felice collaborazione tra il Soroptimist International Club di Casale Monferrato e il Museo Civico: nell’ambito del percorso di valorizzazione dell’opera di Bistolfi che il Museo ha intrapreso, il Soroptimist ha finanziato il restauro della scultura in gesso Testa di donna donata recentemente entrata a far parte del patrimonio museale. L’opera verrà esposta al pubblico nella Sala delle Lunette con un allestimento dedicato e inserendo la scultura nel percorso di visita del Museo, nell’ambito del progetto “Gli Imperdibili” intrapreso già da qualche anno per valorizzare e segnalare ai visitatori le opere di maggior pregio. Anche la Testa di donna diventa così un “imperdibile” poiché la qualità della sua esecuzione, messa ancor più in risalto dall’intervento di restauro condotto da Maria Luisa Lucini, è davvero altissima.

L’Assessore alla Cultura Gigliola Fracchia afferma che “L’Amministrazione Comunale e il Museo ringraziano sentitamente per la sensibilità e disponibilità dimostrata, tutte le socie del Soroptimist di Casale Monferrato, la guida turistica Tata Spada che, grazie alla sua sensibilità ed entusiasmo si è fatta tramite tra i due enti e Marco Palandella, light designer, per i preziosi suggerimenti che valorizzano un’opera straordinaria che oggi è patrimonio di tutti i casalesi, grazie all’eccezionale generosità della famiglia Bistolfi”.

 

 

CONSERVATORIO “VERDI”. “LA MUSICA NEI SEGNI”, MOSTRA PERSONALE DI LUISA PORPORATO

 

 

APRE AD AOSTA LA MOSTRA JOAN MIRÓ. E’ QUANDO SOGNO CHE VEDO CHIARO

Il Museo Archeologico Regionale di Aosta presenta al pubblico per la prima volta in Italia una mostra inedita su Joan Miró, uno dei massimi protagonisti dell’arte del secolo scorso. Il percorso espositivo delinea la figura dell’artista-uomo, sfiorando le peculiarità della sua persona, dalle convinzioni ecologiste (che oggi chiameremmo di “sostenibilità ambientale”) all’impegno nella lotta antifascista, dall’esigenza fortissima di libertà alla sua ribellione verso ogni forma di tirannia fino alla sua capacità di intrecciare arti lontane come la poesia, la scultura, il teatro, la fotografia.

Le sezioni della mostra mettono in evidenza il triplice impegno morale di Miró: il rispetto per la natura, la libertà politica e l’innovazione del linguaggio artistico, temi scelti dal Comitato scientifico di cui fanno parte Riccardo Auci, Andrea Filippo Cremonesi, Enrique Longinotti, Daria Jorioz, Josep Maria Camps Codina, Josep Massot, Paula Virginia Serè Villarino.

La mostra è stata prodotta, per conto della Regione Valle d’Aosta, da Visivalab di Barcellona.

Disse Joan Miró nel 1979 in occasione del conferimento del dottorato honoris causa presso l’Università di Barcellona: “Un artista è qualcuno che, tra il silenzio degli altri, fa sentire la sua voce per dire qualcosa, e che ha l’obbligo che questa cosa non sia inutile, ma che serva all’umanità”. Dopo quarant’anni di dittatura, in un paese finalmente restituito alla democrazia, Miró manda un messaggio di fedeltà alla terra, di solidarietà tra gli uomini e di dedizione alla ricerca della libertà aldilà di ogni barriera sociale.

Per far comprendere il suo processo creativo e la sua connessione con la natura Miró diceva: “Un quadro non si finisce mai, non si inizia nemmeno, un quadro è come il vento: qualcosa che cammina sempre e senza pausa”.

Scrive Daria Jorioz nel catalogo: “Miró ha percorso l’arte del Novecento come una stella luminosa, amatissima da molti, ritenuta scontata da alcuni: acclamato per la limpidezza del suo sguardo infantile e per l’esuberante creatività, ma anche criticato per l’accattivante facilità di lettura e per l’immediatezza delle sue opere. Surrealista multiforme e indisciplinato, attratto dal dadaismo e ispirato dalla dimensione onirica e dall’automatismo psichico, l’artista catalano ha fatto della libertà espressiva il fondamento della sua avventura creativa, con inattesi e imprevedibili mutamenti di stile che, superando ogni teorizzazione precostituita, tracciavano un percorso zigzagante “tra eclettismo e azzardo sperimentale”.

Nelle diverse sezioni del percorso espositivo troviamo sculture, olii, i fantocci di Mori el Merma (Morte al fantoccio), la sovversiva e festosa opera teatrale del 1978 ma anche tredici famosi libri d’artista e quattro videointerviste – realizzate appositamente per questa mostra – a persone che conobbero o lavorarono con Miró: il nipote Joan Punyet Miró, Rosa Malet, Colita, Joan Baixas.

Le opere presenti all’interno delle sale del Museo Archeologico di Aosta sono state gentilmente fornite da varie istituzioni quali la Fundació Pilar e Joan Miró de Mallorca, il Museu Es Baluard d’Art Contemporani de Palma, la Diputació d’Alacant, Harvard Art Museums de US, il fondo familiar de Succesió Miró e da diversi collezionisti privati.

Il materiale audiovisivo e le fotografie fanno parte dell’archivio storico del COAC-Col·legi d’Arquitectes de Catalunya, dell’Arxiu Nacional de Catalunya, della Fundació Joan Miró di Barcellona, del Centro Documental de la Memoria Histórica di Salamanca, della Foundation Ernst Scheidegger archive, del MAE-Centre de Documentació i Museu de les Arts Escèniques de Catalunya, del Archivo de Fotografía Colita e di Film59.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/francese edito da Dario Cimorelli Editore con saggi di Josep Maria Camps Codina, Daria Jorioz, Enrique Longinotti e Josep Massot, acquistabile al prezzo di 32 euro.

Biglietti: Intero 6 euro, ridotto 4 euro.

La mostra è inserita nel circuito di Abbonamento Musei.

Orario di apertura: tutti i giorni, dalle 9 alle 19.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 29 aprile al 1° ottobre 2023.

 

POIRINO. CONCORSO DI PITTURA “PAOLO GAIDANO”

 

ARCHEOLOGI DEL MUSEO EGIZIO, DEL MINISTERO DELLE ANTICHITÀ EGIZIANE E DEL MUSEO DELLE ANTICHITÀ DI LEIDEN SCOPRONO A SAQQARA UNA TOMBA DI 3200 ANNI FA

Nuovo ritrovamento archeologico in Egitto nella necropoli di Saqqara, a 30 km a sud de Il Cairo. Gli archeologi del Museo Egizio, del Ministero delle Antichità Egiziane e del Museo Nazionale di Antichità di Leiden in Olanda, sotto la direzione del direttore dell’Egizio, Christian Greco e della curatrice della Collezione Egiziana e Nubiana del Museo di Leiden, Lara Weiss, hanno rinvenuto i resti della tomba di Panehsy, che risale al primo periodo Ramesside (1250 a.C.).  Panehsy era il responsabile del tempio dedicato al dio Amon. La spedizione archeologica ha inoltre portato alla luce alcune cappelle funerarie.  La scoperta getta nuova luce sullo sviluppo della necropoli di Saqqara, nel periodo Ramesside. Saqqara è la necropoli della capitale dell’antico Egitto Menfi, che stando alla tradizione egizia fu fondata nel 3000 a.C. dal re Menes, il primo faraone dell’Egitto unito.

La tomba di Panehsy ha la forma di un tempio, con un ingresso monumentale e una corte con portico colonnato al cui centro c’è un pozzo che dà accesso alle camere sepolcrali ipogee. Sul lato ovest la corte è chiusa da tre cappelle. Il complesso funerario di forma rettangolare, di 13,4 metri per 8,2 metri, confina a sud con la celebre tomba di Maya, alto funzionario, responsabile del tesoro del faraone Tutankhamun. I muri di mattoni crudi della struttura superiore della tomba di Paneshy sono ancora in piedi e raggiungono un’altezza di un metro e mezzo e sono decorati da ortostati, lastre di rivestimento in pietra calcarea, che mostrano rilievi colorati in cui si distinguono il proprietario della tomba Panehsy e sua moglie Baia, cantante di Amon, e diversi sacerdoti e portatori di offerte. Il nome di Panehsy significa il Nubiano, ma questo non necessariamente è una indicazione delle sue origini. Con l’aggiunto “da Menfi”, Panehsy vuole sottolineare il suo legame con questa città, un importante centro amministrativo e religioso al tempo in cui visse Panehsy, che quindi potrebbe essere nato lì.

 

L’ARTE MITOMAGICA DI MARIO ZANONI E  I TAROCCHI DI THEODOR DE BRY AL CASTELLO DI VINOVO

Al Castello Della Rovere sono state inaugurate due nuove mostre: una selezione di opere in terracotta del Maestro Mario Zanoni e i Tarocchi delle Grottesche ispirati a 22 acqueforti dell’incisore cinquecentesco Johann Theodor De Bry .

L’ambiente espositivo è straordinario: un chiostro verdeggiante sulle cui colonne spiccano, rosso su bianco, le splendide formelle in terracotta applicate agl’inizi del Cinquecento. Fu il cardinale Domenico Della Rovere a commissionare la ristrutturazione dell’antico castello per farne un elegante palazzo in stile rinascimentale. Lo stesso cardinale commissionò, probabilmente ad allievi del Pinturicchio, i magnifici fregi  nel Salone d’Onore e le decorazioni a grottesca nel piano superiore, delle quali resta integra la Stanza delle Stagioni, nello stile elegantissimo della Domus Aurea neroniana. Quella tradizione decorativa è ripercorsa, nelle sue evoluzioni storiche, nella straordinaria esposizione allestita al Castello di Vinovo, aperta fino al 14 maggio: Enigmi dipinti. Dalla Domus Aurea di Roma alle grottesche di Vinovo, a cura di Giordano Berti. Un percorso espositivo che si avvale di un coinvolgente allestimento scenografico, firmato dalla designer Letizia Rivetti, e delle videoproiezioni create dal Teatro Carillon di Torino.

Giordano Berti presenta il Tarocco delle Grottesche. foto E. Arpaia

Alla mostra storica si affiancano, dunque, due mostre collaterali molto diverse, ma entrambe legate alla tradizione delle grottesche. Il “Tarocco delle Grottesche” ripropone il meraviglioso alfabeto inciso da Johann Theodor De Bry nel 1595. Le tavole, abbellite con vividi colori dalla pittrice milanese Miriam Laffranchi, ci mostrano un mondo onirico nel quale spiccano personaggi misteriosi circondati da armi, strumenti musicali e attrezzi d’ogni genere, assieme a un variegato campionario animale e vegetale. La coincidenza dell’alfabeto di De Bry con i 22 Arcani dei Tarocchi riafferma, una volta di più, l’universalità di un “gioco” che, da un’epoca all’altra, si apre a suggestioni artistiche sempre nuove, pur conservando intatti i significati più profondi, celati ermeticamente in un groviglio di simboli.

Veniamo alle terrecotte di Mario Zanoni, maestro di un genere che Giordano Berti ha definito “mitomagico” in quanto l’arte di questo Maestro è imbevuta di tradizioni esoteriche. Certamente Zanoni si sforza, in tutte le sue opere  di dare vita a un mondo onirico, come fecero tanti artisti rinascimentali che si sono dedicati alla pittura “grottesca”, da Raffaello a Giovanni da Udine a Vasari, fino a Heinrich Aldegrever, Cornelis Floris e tanti altri. Come loro, anche Zanoni ha meditato sui testi classici e ha scavato nell’animo dei personaggi per dare corpo alle loro tensioni interiori. Ma il “dare corpo” messo in atto dall’artista di Lugo somiglia più a un atto demiurgico: modellando la terra, Zanoni ha plasmato nuovi esseri, come gli dei creatori delle antiche narrazioni mitologiche.

Si potrebbe dire che a queste terrecotte manca l’anima, ma c’è una dettaglio che le rende assolutamente affascinanti. Scrive Giordano Berti, curatore della mostra: “Zanoni  ha lasciato in ciascun personaggio un vuoto interiore che evoca la presenza invisibile dell’anima. Nella tensione di quei corpi, di quei volt e di quelle mani , intuiamo l’anelito delle anime a fuggire dalla prigione materiale nelle quali sono costrette, per arrivare almeno a percepire un barlume della Prima Luce da cui tutto ebbe inizio.”

Le tre mostre al Castello di Vinovo  resteranno aperte fino al 14 maggio.

ORARIO DI APERTURA:

Giovedì e Sabato 14.30-18.30

Domenica 10-12.30 e 14.30-18.30

INGRESSO:

Intero € 7 – Ridotto € 5 per comitive scolastiche, gruppi di minimo 15 persone, possessori abbonamento Musei. Gratuito per minori di anni 12, persone disabili certificate, studenti degli Istituti scolastici di Vinovo.

INFO: Comune di Vinovo, 011.9620413 – manifestazioni@comune.vinovo.to.it

 

IL MUSEO EUSEBIO DI ALBA APRE LA MOSTRA “GIOVANNI BOFFA: LA MAGIA DEL MARE NELLA PITTURA”

Boffa_ritratto

Sabato 29 aprile 2023, alle ore 17:30, il Museo civico F. Eusebio di Alba inaugura la mostra “Giovanni Boffa. La magia del mare nella pittura”. L’esposizione nasce dalla singolare donazione, nel 2022, di oltre 100 Quaderni Malacologici redatti dal pittore torinese Giovanni Boffa (1935-2017) al conservatore delle sezioni di Scienze Naturali Giovanni Repetto. Autore della donazione il veronese Valter Borsato, amico ed estimatore del pittore, nonché curatore di molte sue personali. La mostra, proposta da Repetto a Borsato, è frutto di un progetto per valorizzare la figura dell’artista, una voce della genialità artistica piemontese. Con le sue prime tele, riferibili ad un tipo di pittura “classica”, Giovanni Boffa ha coniugato, nel corso della sua vita, uno spirito di osservazione quasi scientifico per la natura con una rappresentazione simbolica ed immaginifica della stessa, arrivando ad un realismo visionario nelle sue diverse declinazioni.

Nella sala Maccario, fino al 31 dicembre 2023, saranno esposti quadri ad olio che rappresentano opere scelte per far emergere quel “legame d’amorosi sensi” che il pittore aveva con il mare, oltre ad un video nel quale l’artista esprime il proprio rapporto con la pittura.

Orario di apertura: dal martedì al venerdì dalle ore 15 alle ore 18. Sabato, domenica e festivi dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19

Per info e prenotazioni: Museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” – Via Vittorio Emanuele II, 19 – Alba

museo@comune.alba.cn.it – 0173 292473

 

OFF TOPIC PRESENTA  ‘PLAYING WITH WILDFIRE’

Dallo studio di ricerca al palcoscenico del teatro, in scena i drammi dei grandi incendi nella regione Chiquitania in Boliviaattraverso oltre 20 fotografie di Max Hingel

OFF TOPIC

via Giorgio Pallavicino 35 – Torino

Dagli incendi della regione di Chiquitania in Bolivia, una delle sfide socio-ecologiche più urgenti del nostro tempo. È in mostra a OFF TOPIC, da martedì 25 a venerdì 28 aprile, ‘PLAYING WITH WILDFIRE’ con oltre 20 fotografie di Max Hingel. In occasione dell’Earth Day, un’anteprima va inoltre in scena sabato 22 aprile, ai Giardini Reali di Piazza Castello presso la Fontana delle Nereidi e dei Tritoni. E venerdì 28 aprile anche un talk, preceduto dalla proiezione del documentario ‘Cenizas’ che dalle ore 18 racconta il più ampio progetto di ricerca finanziato dall’Arts and Humanities Research Council (AHRC) e sponsorizzato dall’Università di Glasgow e dall’Università di Newcastle, insieme alla docente Lorenza Fontana, responsabile del progetto e il fotografo Max Hingel.

‘Playing with Wildfire’ è il nome del progetto di ricerca che trae le proprie metodologie e tecniche dalla tradizione del Forum Theatre, che affonda le proprie radici nel “Teatro degli oppressi” del drammaturgo brasiliano Augusto Boal, per generare dialoghi di comunità in risposta ai più complessi conflitti culturali, politici e ambientali scatenati dagli incendi nella regione boliviana della “Chiquitania”, la sede di una delle più grandi foreste secche del mondo e immensamente vulnerabile agli incendi estremi.

Oltre 20 scatti del fotografo di Max Hingel indagano, in una anteprima della mostra, attraverso i volti dei protagonisti,  alcune delle tragiche esperienze vissute, a causa dei grandi incendi, dalle comunità della regione di Chiquitania in Bolivia. Un’area che presenta oggi una delle foreste secche più grandi e meglio conservate al mondo, in un ecosistema altamente esposto agli incendi, dove le comunità della regione sono state e continuano ad essere profondamente colpite dall’intensificarsi di questo fenomeno. Gli incendi boschivi sono infatti una delle sfide socio-ecologiche più urgenti del nostro tempo, legate non solo all’aumento della temperatura e alla siccità prolungata causate dai cambiamenti climatici, ma anche ai cambiamenti delle attività umane, comprese le attività agricole, lo sviluppo delle infrastrutture, i cambiamenti demografici e l’urbanizzazione.

La dimensione multi-culturale dell’area della Chiquitania ospita indigeni, comunità contadine, insediamenti mennoniti, e abitanti appartenenti a gruppi etnici differenti. La migrazione rurale e  l’espansione della frontiera agraria insieme ai nuovi grandi progetti infrastrutturali parallelamente all’endemica mancanza di risorse, provocano ogni giorno conflitti a bassa intensità tra diverse comunità con modalità differenti di gestione della terra e delle risorse, oltreché tra diverse comunità con pratiche culturali e visioni differenti di sviluppo. Lorenza Fontana, nata a Novara, si è laureata a Torino e proprio da qui ha cominciato i suoi percorsi di ricerca e studio, che l’hanno portata in giro per tutto il mondo, e in particolare in america latina, fino a diventare studiosa e professoressa associata all’Università di Glasgow. Questo progetto di ricerca-azione, da lei coordinato, si evolve dal seminario al teatro quando nel marzo 2022 circa 28 partecipanti, provenienti da 22 comunità, si sono riunite in un workshop di cinque giorni, condividendo le proprie storie derivanti da esperienze vissute in occasione degli incendi boschivi. Da queste storie sono nati quattro spettacoli del Forum Theatre in cui sette partecipanti al seminario sono stati selezionati per esibirsi in quattro comuni della Chiquitania. Dalle piazze principali delle città alle remote comunità rurali indigene e contadine questi spettacoli sono stati rappresentati 14 volte in differenti location, coinvolgendo oltre 800 persone. Nella tradizione del Forum Theatre, i membri del pubblico sono inoltre stati invitati a intervenire e salire sul palco per esplorare le possibili e future alternative ai conflitti presentati sul “palcoscenico”. La mostra condivide quindi alcuni dei ritratti delle persone che hanno dato vita alla rappresentazione teatrale, le cui vite sono state profondamente segnate dagli incendi. I loro ritratti sono affiancati a scene dell’opera teatrale. La mostra vuole trasmettere  l’urgenza e l’intensità di come gli incendi boschivi siano connessi ed interconnessi ad una fitta rete di problemi endemici: espropriazione della terra, corruzione istituzionale, gravi mancanza di servizi sanitari di base, fallimento delle infrastrutture sistemiche, estrema disuguaglianza, controversie politiche e molto altro. Queste immagini raccontano storie di sopravvivenza e resilienza – di persone e comunità che sopportano e superano circostanze difficili e precarie, intensificate da ricorrenti crisi socio-ecologiche.

OFF TOPIC – Hub culturale, Via Giorgio Pallavicino 35

 

AVIGLIANA. SUGGESTIONI, CERAMICHE DI ROMANA PAVAN

Galleria “Arte per Voi”-Piazza Conte Rosso, 3 – 10051 Avigliana (To). Organizzazione:   Associazione culturale “Arte per Voi” – Avigliana (To)

Apertura: sabato 29 aprile 2023 ore 16:00. Periodo: da sabato 29 aprile a domenica 28 maggio 2023. Orario di apertura:    sabato e domenica     15:30-19:30

…. l’esperienza creativa è la forma di vita più compiuta che possa conoscere l’essere umano… La passione per la lavorazione della ceramica ha costituito il segno peculiare di tutto il percorso da me svolto da oltre quarant’anni nel mondo delle lavorazioni ceramiche. Ad arricchire conoscenze e capacità è stata preziosa la frequentazione di laboratori di noti ceramisti in Francia, Gran Bretagna e, in Italia, soprattutto in Toscana. L’esperienza di lavorazioni prevalentemente con argille da alta temperatura mi ha indirizzata a prediligere la realizzazione di opere con impasti da gres e di porcellana. Una caratteristica della mia opera è la complessità tecnica con la quale scelgo ed elaboro i soggetti delle opere. Ho svolto ricerche su diversi tipi di lavorazioni rivolte in particolare ad antiche tradizioni della ceramica quali: “terra sigillata” molto usata da Greci e Romani e la tecnica della cottura “raku” derivante da un’antica tradizione giapponese.  Nel corso degli anni ho avuto occasione di partecipare ad innumerevoli mostre e concorsi di ceramica. Negli ultimi 20 anni mi sono dedicata in particolare alla trasmissione dei saperi alle nuove generazioni di esperienze e tecniche attraverso corsi di formazione per conto della Regione Piemonte sostenuti dal Fondo Sociale europeo. La mia attenzione è rivolta alle fasi di trasformazione e contaminazione nella esperienza non industriale di oggetti ceramici: più discipline, dal design alla psicologia della forma, fanno parte integrante nella scelta creativa delle opere. Con i gruppi di allievi intendo costruire un taglio professionale e produttivo attuale, proiettato verso il futuro, tenendo conto delle nuove possibilità tecnologiche, mantenendo lo spirito del lavoro ben fatto tipico del lavoro artigianale così poco riconosciuto ma ricco di tradizioni millenarie soprattutto nel nostro paese.

Romana Pavan